Nella Transizione


4 Apr , 2020|
|Visioni

Del momento attuale si possono dire tre cose in generale:

1) la crisi è già di dimensioni tali da segnare una cesura storica con un prima ed un dopo;

2) l’entità di questo “prima e dopo” è però funzione della gravità e lunghezza della crisi stessa, quantificazione che non siamo in grado di fare poiché lo svolgimento è in corso;

3) la crisi interviene in un transizione storica già in atto, dal moderno che termina così definitivamente la sua lunga vigenza penta-secolare a quella che io chiamo l’era complessa , la nuova era che da circa sessanta anni si è sovrapposta, come in un dissolvenza incrociata, al declino del moderno.

L’era moderna-contemporanea sopravvenne al medioevo con una lunga transizione iniziata, secondo alcuni storici, a partire da la Peste del ‘300, catastrofe tra l’altro anticipata ed accompagnata da diverse carestie ed anche una inversione climatica che impattò su raccolti, prezzi, nutrizione e salute. La transizione, localizzata in una Europa i cui abitanti erano meno degli attuali nella sola Germania, con un mondo con un po’ più di abitanti degli attuali Stati Uniti d’America e nel quale i contatti erano rarefatti e sporadici, portò ad un rivoluzione artigianale, ad un alacre “darsi da fare”, alla dilatazione del mondo europeo nella lunga stagione delle Grandi Navigazioni, nel mentre si configuravano i primi stati centralizzati, che solo dopo divennero Stati-nazione mentre la mentalità passava dal mondo magico alla razionalità calcolante, dalla religione alla scienza. Fu una transizione molto lunga, almeno tre secoli dalla Peste Nera a Westfalia. Questa lunga epoca ha iniziato la transizione ad un’altra dalla fine della Seconda guerra mondiale ma non durerà tre secoli perché nei sistemi più densi il tempo è più veloce. Dal 1950 la popolazione mondiale è triplicata in un tempo brevissimo, sono triplicati gli Stati, sono parallelamente aumentate tutti gli attori istituzionali e non, sono esplose le interrelazioni già premesse nelle rivoluzioni dei trasporti e delle telecomunicazioni di primo Novecento. Già tra 1950 e 1973, il volume degli scambi commerciali aumentò di sette volte, la c.d. “globalizzazione” dà solo forma specifica secondo gli intenti programmatici del Washington Consensus, ad un processo di inflazione di complessità già in corso. In ambito economico, Il “modo moderno” (scienza-tecnica-capitale-mercato), è stato adottato in Asia, aumentando di pari passo la pressione verso risorse ed ambiente. Sono settanta anni che il mondo ha iniziato una transizione planetaria ad un nuova era, ma non ce ne siamo accorti, non ci siamo posti il problema dell’adattamento al quadro generale che andava mutando rapidamente. Quest’ultimo aspetto riguarda nello specifico le forme di vita associata occidentali, sistemi intrecciati di economia-società-politica-mentalità, che dovranno trasformarsi in profondo per adattarsi ad un mondo che prima hanno lungamente dominato e che ora vedono transitare verso il nuove forme, equilibri e contesti. E’ il mondo intero ad esser già da tempo in transizione verso nuove configurazioni date dalla demografia e dalla situazione ecologico-ambientale, con dinamiche d’accompagno specifiche dell’ambito tecno-scientifico e, come detto, geopolitico, oltre a quelle economiche-finanziarie e politiche.  La crisi pandemica, sappiamo esser letale per anziani con patologie pregresse e l’era moderno-contemporanea ha cinque secoli, nacque in tutt’altre condizioni di mondo e nella sfera occidentale sono decenni che mostra patologie sempre più gravi, dall’ipertrofia finanziaria alle crescenti diseguaglianze.

La pandemia accelererà la transizione il che, nonostante in tributo di vite umane, è un bene, di solito tali epocali transizioni pretendono un tributo ben maggiore. Potrebbero sortirne tre diversi esiti.

Il primo sarebbe in dipendenza di una crisi grave e profonda per quanto breve, ritenuta però non decisiva. Il sistema dominante all’interno dell’Occidente potrebbe in senso ampio fare effettivamente “whatever it takes” per guadagnare tempo e cercar un successivo ripristino di sistema. Ma alcune qualificate stime di sviluppo della pandemia, indicano come inevitabile una possibile durata con cicli di “up-and-down”, a diciotto mesi. Tale durata eccederebbe la logica del “tener botta”, la botta potrebbe esser più forte della capacità di trattener il fiato e ricominciare un nuovo ciclo. 

Il secondo esito sarebbe in dipendenza di una crisi più profonda e radicale con notevoli cambiamenti nel rapporto tra finanza ed economia, tra economia pubblica e privata, quindi tra economia e politica, tra globalizzazione e più moderata internazionalizzazione con ripristino delle principali industrie nazionali, tra potenze principali e Stati-nazione, tra aree geopolitiche a centro occidentale ed asiatico. In più, nel mentre si cercheranno nuovi adattamenti le variabili dell’ecologia e della tecnologia, complicheranno di molto i processi. Più che un esito, sarebbe l’inizio di una ulteriore fase di transizione assai complessa e conflittuale, non breve.

Infine, il terzo esito sarebbe in ragione di un conteggio dei danni generali finali portati dalla pandemia, tale da richiedere una reset epocale. Anche questo esito sarebbe comunque l’inizio di un percorso decennale e complicato, ma anche incredibilmente vivace ed attraente.

Penso che si procederà con la prima ipotesi, poi ci si troverà comunque nella seconda, ma infine si comprenderà di esser nella terza. Se invece avessimo la fortuna intellettuale e culturale di riuscir a condividere conoscenza diffusa non dopo gli eventi, ma durante, invece che subirli passivamente, potremmo produrli noi stessi. Forse il significato di questa nuova scommessa adattiva, è proprio nell’invertire il nostro modo di stare al mondo. Fino ad oggi l’impostazione è stata: “aspettiamo di non avere scelta e poi ci adattiamo”.

La nuova era, il mondo nuovo, la sua complessità sembrano invece chiederci di progettare ex ante la nostra nicchia adattiva, i nostri veicoli adattivi, i modi di fare e pensare più adatti ad un mondo nuovo e complesso che già è e sempre più sarà.

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