Sardinismo regressivo


5 Apr , 2020|
|Sassi nello stagno

Evviva! Abbiamo il nuovo Keynes: è Mattia Santori, tolto dalla naftalina dall’informazione mainstream per tornare ad inebetire i progressisti neoliberali, scossi di fronte all’urto rivelatore del coronavirus e al fallimento politico dell’eurozona e dell’UE (che aveva sostituito nei loro sogni il Paradiso in terra). Dunque, cosa propone il Nostro per affrontare l’abisso economico e sociale nel quale l’Italia sta precipitando? Ma una bella patrimoniale generalizzata all’1%, per tutti, ricchi e poveri. Ovvero la tassa più regressiva che si possa immaginare, l’opposto di quello che stabilisce la nostra Costituzione. E il bello è che tutto viene ammantato di un buonismo fatuo e perbenista: chiamiamolo “patto di solidarietà”,  tutti devono dare qualcosa, dove non arriva lo Stato arrivano le persone (quindi, si intuisce, in fondo  il “pubblico” non è così importante). Come se il problema, poi, fossero le parole, e non il fatto che si realizzerebbe un prelievo eccezionale anche su chi ha poco o pochissimo, e si ritroverà in difficoltà abissali per la crisi post-coronavirus, della stessa misura percentuale che si applicherebbe su chi ha molto o moltissimo. Oltretutto, in un momento in cui di tutto c’è bisogno, meno che di togliere soldi alle persone e all’economia reale, ma semmai di immetterveli massicciamente. Certo, si tratta solo di una baggianata emerita, da non prendere sul serio. Ma il punto è che è eloquente, perché rivela  i riflessi condizionati di un ceto mediamente abbiente, pseudo-riflessivo, da decenni  soggettivato ai luoghi comuni rigoristi:  ovvero classismo travestito da buonismo. Del resto, non a caso questa della patrimoniale sul ceto medio impoverito e  sui ceti popolari è l’idea che hanno in mente, da sempre, i tecnocrati euristi, Monti in testa. Tanto non toccherebbe le immani ricchezze finanziarie,  piazzate nei vari paradisi fiscali, anche europei. Ma la ricchezza (peraltro già assai ridotta e taglieggiata) dell’italiano medio, della gente comune. Cioè l’eredità e il futuro del Paese. Hai una casa? Paga. Ci vivi? Paga. Sono due camere e cucina? Non importa. Hai un po’ di risparmi? Paga. Sono pochi? Servono anche quelli. Poi, quando vi sarete scordati del coronavirus, arriverà anche il resto del conto (del MES, e non solo): chi vorrà far studiare i figli all’università (si, anche quelli dell’operaio…), dovrà pagare molto di più. E poi, davvero potete pensare che il servizio sanitario sia universalistico e gratuito? Per potenziarlo di fronte alle emergenze, facciamo pagare i servizi ordinari. E le pensioni, non vanno sforbiciate anche quelle medio-basse (altrimenti non siete solidali con le nuove generazioni, voi che non siete stati eliminati dal virus)?   Per finire, privatizzazioni a gogo di ciò che resta dei gioielli di famiglia e taglio agli stipendi dei pubblici dipendenti, cioè anche di quei medici e infermieri che oggi vengono giustamente osannati (o forse proprio licenziamenti di massa). Insomma, la fase 2 della famosa lettera della BCE del 2011, firmata Draghi-Trichet.  E non lamentatevi, anzi chiedete scusa, per aver goduto di diritti sociali che la Costituzione vi ha concesso, ma che voi con “azzardo morale” avete utilizzato per evitare il dolore che tempra (principio che non vale però per i manager che smerciavano prodotti finanziari spazzatura, né per chi sacrifica alle stock options il futuro economico delle imprese e di chi ci lavora, o per chi in una notte ha creato il dramma esodati). Ecco, adesso il dolore che tempra è arrivato, inatteso e repentino, con il virus “globale” (altro che “sovrano”…), che invera (e, si spera, chiude) la globalizzazione neoliberista. Ma sarà una lotta, alla quale bisogna farsi trovare pronti. L’establishment sa che per un po’ bisognerà fare buon viso, riparandosi dietro la retorica della solidarietà (pelosa: quella delle patrimoniali regressive e dei prestiti europei, peraltro del tutto inadeguati, con condizionalità da rendere gravosissime, non appena sarà possibile). Ma in realtà, il mantra che i globalisti in servizio permanente effettivo sono già pronti a rilanciare non cambia:  onora il dio della globalizzazione, che stabilisce la regola ferrea per cui i capitali possono spostarsi dove vogliono, e mascherine, presidi sanitari  e ventilatori polmonari salvavita si producono solo in Cina; non azzardarti a pensare che il mercato non debba essere   un “assoluto” insindacabile, da immunizzare in ogni modo dall’invadenza della sovranità democratica; e soprattutto, onora l’Unione Europea e l’euro, che ci hanno dato la pace  e la giustizia. Tu, che sei schiacciato sul tuo territorio, ora isolato nella tua comunità per la quarantena,  non hai ancora bevuto abbastanza l’amaro calice: devi farti estrarre ancora più plusvalore. Per dare un contentino al cretinismo politico, e far dimenticare  le vere colpe, strutturali, della tragedia in atto, diremo che in fondo tutti sono stati egoisti, e quindi ci vuole un contributo economico da parte di tutti (indifferentemente: cioè inversamente proporzionale alla ricchezza e al potere sociale). La  conferma della lotta di classe dall’alto, su cui giustamente richiamava l’attenzione Luciano Gallino (nell’indifferenza della post-sinistra: impossibile immaginare che il sardinismo, sottoprodotto caricaturale dell’ulivismo, ne abbia contezza).  Dovete essere solidali, cari italiani che rischiate il fallimento: soprattutto con Ursula, Christine, Angela, Romano, Mario (ce ne sono due…) ecc. Guai a farli arrabbiare, guai a porsi qualche domanda, guai a dubitare della loro bontà. Parafrasando il divino Marchese: ancora una sforzo, italiani, per farvi spolpare! Ve lo dice anche Mattia Santori. Nuovo guru del nulla. Beniamino di un  nichilismo mediatico che cinicamente si traveste di moralismo, non avendo più alcuna etica.

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