Quattro domande sulla crisi presente | 3/4 – Come si lenisce la nostra ansia?


8 Apr , 2020|
|Visioni

Nota della redazione: pubblichiamo il terzo di quattro articoli del filosofo spagnolo José Luis Villacañas Berlanga, Professore Ordinario dell’Università Complutense di Madrid, in cui si pone quattro domande intorno al significato, ai possibili sviluppi e ai nostri compiti di fronte alla crisi sanitaria, economica, sociale e di senso, che la pandemia di Covid 19 ha aperto. 

 (leggi primo e secondo articolo: 1 -Cosa sta emergendo da questa crisi? 2- Come usciremo da questa crisi

L’ansia è una delle cose che si possono superare solo con il lavoro psichico, e questo lavoro mette alla prova sia la quantità che la qualità delle risorse culturali della persona colpita. Come sempre, come ogni sistema produttivo, non si può improvvisare. Naturalmente, molte delle iniziative a cui stiamo assistendo in questo periodo, come le dimostrazioni di solidarietà, sono sistemi improvvisati di produzione di sentimenti che vanno a tamponare l’ansia. Sono stampanti 3D artigianali per la produzione di relazioni. Il punto è che questi sistemi di tamponamento sono molto precari, e funzionano solo in modo discreto e temporaneo. Non permettono di garantire la serenità, ovvero uno sguardo fiducioso a medio termine, l’unica cosa che stabilizza il sistema psichico ed elimina l’ansia. Credo che all’inizio l’ansia da confinamento non sarà un grosso problema, perché le risorse culturali della società sono abbondanti e già da qualche tempo hanno avuto come aspirazione quella di prevenire la noia. È così che riscontriamo come il mondo della cultura e della comunicazione siano coinvolte, mantenendo una linea di continuità con la vita precedente, in modo tale che nulla presenti l’aspetto del “totalmente sinistro”. Finché le notizie sono puntuali, i documentari ci permettono di dormicchiare, finché i film e le serie funzionano, non credo che l’ansia sia più pressante della perceszione della propria condizione di salute.

Le cose si complicano quando le radici dell’ansia sono contemporaneamente economiche, politiche e sanitarie. Allora le risorse culturali non possono bastare. Credo che l’ansia economica di molte persone si risolverebbe davvero solo con l’approvazione del reddito di base. Andrebbe approvato con urgenza. Altrimenti, l’ansia dominerà in tutto ciò che accade nelle case. La salute psichica ne risentirà profondamente e la convivenza diventerà molto difficile. L’ansia per la salute è, in questa fase, più forte a causa dell’emergenza. Perché l’ansia per il cibo non è realistica nella nostra società, a condizione che si adottino alcune misure in termini di distribuzione e fornitura. Ma l’ansia per la salute, rispetto agli obblighi del sistema produttivo, anche rispetto a ogni residua necessità di partecipare al sistema distributivo e di fare shopping, può essere più intensa. Fortunatamente, le grandi catene si sono dimostrate più capaci di fare politica nazionale, installando paraventi, organizzando turni di acquisto, limitando l’accaparramento, in ottemperanza alle istruzioni della direzione statale. Ma l’ansia per la salute, soprattutto tra gli ultrasessantenni, può essere superata solo se si vede che il potere politico è effettivamente in grado prendere le redini della situazione e se il personale sanitario è ben equipaggiato e in grado di compensare l’assenza per malattia del personale contaminato. Ecco perché l’ansia politica è la prima cosa che deve essere controllata, in quanto chiave di tutte le altre. E questo può essere ottenuto solo con un’autorità pubblica che sia sobria, coerente, sincera, trasparente e capace di ispirare fiducia. Fortunatamente non abbiamo l’ansia della sicurezza, e la reazione eccessiva delle forze armate e della polizia in questo caso non è funzionale, anche se forse può essere necessaria in alcuni paesi come l’Argentina o il Messico.

Il problema psichico può essere grave per quanto riguarda la necessità di trasformare le pratiche del lutto, poiché vedremo migliaia di persone che non saranno in grado di elaborare l’addio dei loro cari in modo tradizionale. L’impatto di una morte massiccia e invasiva sul nostro sguardo, l’impronta che lascerà sui luoghi cittadini e sugli spazi della memoria sarà profonda, proporzionale all’espulsione in cui l’avevamo precedentemente collocata. Questa inversione è drammatica e la situazione ci appare come se la morte è libera mentre noi siamo prigionieri. In ogni caso, qualsiasi deviazione dalle pratiche tradizionali di lutto comporta un lavoro psichico molto intenso e non tutti avranno a disposizione risorse adeguate. Questa sofferenza sarà molto generalizzata. Qui stiamo parlando di molte migliaia di familiari. Non voglio pensare a cosa accadrà in paesi abbandonati a politiche senza scrupoli, che hanno prodotto infinita povertà e insicurezza. Questo genera anche l’ansia per il destino di una grande parte dell’umanità, sofferente vulnerabile, che può essere mitigata solo con l’impegno politico morale più forte e determinato. Questo lavoro politico è anche parte della stabilizzazione psichica ed emotiva e dovrebbe essere inteso dalla popolazione come un modo per migliorare la sensazione di controllo sulla propria vita. Dovremmo appellarci ad esso per la sua possibilità di offrirci la capacità di guardare al futuro che, come ho detto, è la chiave di ogni riduzione dell’ansia.

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