Quello che ci rimane del Servizio Sanitario Nazionale


11 Apr , 2020|
| Visioni

Il Servizio Sanitario Nazionale italiano nasce oltre 40 anni fa  con la  Legge 883 del 23 dicembre 1978 che si basa su tre principi cardine: l’universalità, l’uguaglianza e l’equità.

Prima di allora il regime delle mutue (provenienti dal mutuo soccorso fra lavoratori) garantiva assistenza sanitaria diversificata in base alla ricchezza dei lavoratori che vi appartenevano, soprattutto per quello che riguardava l’assistenza territoriale. Chi aveva una mutua più ricca si curava meglio, gli altri si arrangiavano come potevano, con scarsi mezzi. Le mutue ricche rimborsavano anche le visite private, le mutue povere spesso avevano i proprio ambulatori sui quali stendiamo un velo pietoso.

Per cominciare a parlare del nostro Servizio Sanitario Nazionale dobbiamo partire da qui. Universale, cioè per tutti. Uguale, per tutti le stesse cose. Equo, cioè giusto.

Quasi nessun altro servizio sanitario al mondo è veramente così, i più simili sono quello canadese e quello inglese, quest’ultimo in grandissime difficoltà dalla Tatcher in poi.

Moltissimi servizi sanitari pubblici invece stabiliscono differenze legate al censo, al pagamento dei contributi, alla condizione lavorativa, e riducono le risorse destinate a chi non contribuisce (Francia e Germania, per dirne due con buoni livelli di assistenza) o non assistono affatto chi non contribuisce, come la Romania.

Noi abbiamo un servizio sanitario fra i primi nel mondo, insieme al Canada, appunto, in cui i cittadini hanno ben presente il diritto alle cure, qualunque sia la loro condizione economica, anche se negli ultimi anni abbiamo ceduto alla stupida differenziazione fra inoccupati, (cittadini che non ha mai avuto un lavoro in regola) che devono pagare il ticket, e disoccupati (cittadini che  hanno perso un lavoro in regola) che non lo pagano. E’ incostituzionale in Italia, ma funziona così lo stesso. Gli inoccupati sono troppo deboli per lottare per i loro diritti.

Negli anni ‘90  con i decreti di riordino del 1992-1993 e del 1999 (riforma Bindi), si rafforza il potere delle Regioni e si introduce l’aziendalizzazione, le unità sanitarie locali (USL) diventano aziende sanitarie con autonomia organizzativa (ASL), con doveri di bilancio che oltrepassano le necessità sanitarie dei cittadini. Non si valuta quanto curi e come, ma quanto spendi. Ogni tanto ti si chiede cosa fai, il numero delle prestazioni, le ore di utilizzo delle macchine. ( ma una macchina può essere molto costosa, servire a pochi cittadini, ed essere indispensabile….)

La legge 3 del 2001 (riforma del Titolo V della Costituzione) all’art.117 ridisegna le competenze di Stato e Regioni in materia sanitaria. Lo Stato ha competenza esclusiva per la profilassi internazionale, determina i “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti sul territorio nazionale” e i principi fondamentali nelle materie di competenza concorrente. Ogni Regione assicura i servizi di assistenza sanitaria e ospedaliera. Dal 2001 gli accordi tra Stato e Regioni sono lo strumento con cui si disegna l’assistenza pubblica in Italia.

In questo modo purtroppo la sanità è diventata terra di conquista da parte della classe politica regionale. Il servizio pubblico è stato costantemente definanziato, anche su spinta europea, a favore di servizi privati convenzionati e accreditati,  a favore della sanità religiosa, a favore del welfare aziendale e del terzo settore  religioso e no. Questo gigantesco giro di denaro  con ogni probabilità supporta le campagne elettorali milionarie e gli uffici “Stampa e propaganda” delle classi politiche regionali, di destra e di centrosinistra allo stesso modo, ahimè.

Rende inoltre le attività sanitarie merce sul piano internazionale, che il TISA[i] consente di comprare e vendere, come se fossero fabbriche di lavatrici.

La sanità  viene così trasformata in merce, più lavori, più fai esami, più fai girare i soldi, più sei  gradito al potere. Se invece curi i cittadini, fai prevenzione,  usi ciò che serve quando serve e come serve sei di intralcio al giro vertiginoso di denaro. Qualcuno ha detto “la sanità è il volano dell’economia”.

La facile idea che basti avere soldi per curarsi ha portato alla morte, speriamo non definitiva, dell’assistenza di qualità, cioè l’assistenza basata sulle vere esigenze delle persone. Le persone che pensavano che l’assicurazione individuale li proteggesse hanno trovato le porte delle lussuose cliniche private chiuse, i costosi medici da cui andavano, invidiati da chi non poteva permetterseli, totalmente inutili per proteggerli da questo male.  Potrà essere la pandemia dovuta al corona virus a spiegarcelo di nuovo ? Si potrà capire che la sanità o salva tutti o non salva nessuno ? Potremo smettere di definanziare la sanità pubblica capendo che serve a chi non ha, ma anche a chi ha, perchè tutti hanno diritto a essere curati  con le migliori evidenze, e non a fini di guadagno ? Non sono troppo fiduciosa, ma dobbiamo provare a raccontarlo, e a cercare di farlo succedere.


[i] TISA: Accordo sugli scambi di servizi,trattato commerciale internazionale proposto tra 23 parti, tra cui l’Unione europea e gli Stati Uniti che mira a liberalizzare il commercio mondiale di servizi come banche, assistenza sanitaria e trasporti.

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