Quello zero del Consiglio Europeo


4 Mag , 2020|
|Visioni

La coscienza del fatto che ci approssimiamo verso la peggiore crisi economica da molte decadi a questa parte sta raggiungendo la maggioranza dei cittadini. I suoi contorni restano largamente inediti anche se una fonte piuttosto prudente e molto istituzionale quale l’Uffico Parlamentare di Bilancio (UPB) parla di un “crollo […] di intensità mai registrato nella storia della Repubblica”.

Per questo i due vertici di aprile, l’eurogruppo (ministri delle finanze dei paesi dell’eurozona) e il Consiglio europeo (capi di Stato e di Governo della UE) avvenuti rispettivamente il 6-9 e il 23 dello stesso mese, avevano acceso aspettative di qualche proposta che cancellasse l’onta della mancanza di solidarietà che appare evidente a tutti, sospingendo nelle regioni dell’euroscetticismo anche molti di coloro che in nome degli ideali europeisti avevano bollato in tal modo chi criticava le modalità dell’integrazione.

I due vertici invece presentano un esito così evidentemente inadeguato da confermare appieno le peggiori previsioni. Tanto che se a proposito dell’Eurogruppo si è potuto parlare di una capitolazione.

È chiaro a tutti che il crollo verticale dell’economia dovuto alle misure di restrizione per il Covid-19 comporta grandi impegni finanziari da parte dello Stato: sostegno ai redditi dei lavoratori (Cassa integrazione e sostegno alle partite iva), contributi alle imprese, tassazione ritardata o diminuita, tributi che diminuiranno proporzionalmente alla restrizione della produzione; calo che può essere frenato da una forte spesa pubblica, o che può essere amplificato da una rinnovata austerità come nota la professoressa Antonella Stirati.

Quindi la domanda da porsi è quanto denaro fresco arrivi da questi incontri: impegni effettivi su cifre che prima di essi non esistevano. Cosa si è deciso in concreto?

In sostanza il Consiglio europeo ha approvato le misure decise dall’Eurogruppo, aggiungendovi un consenso sull’ancora misterioso Recovery Fund, di cui nulla sappiamo di certo: come verranno raccolti i fondi, chi vi contribuirà, in che misura, e cosa dovranno fare i beneficiari per riceverli. Data tale inconsistenza concentriamoci sulle altre misure approvate. Ossia il famoso “pacchetto” da 540 miliardi di cui parla la Commissione (seguita a ruota da tanti media). Qual è la sua composizione?

37 miliardi vengono dal bilancio Ue (poco più dell’1% del pil: briciole), di cui 8 già in possesso degli Stati (che dovevano essere restituiti ma si condonano); altri 29 già a bilancio. Risorse aggiuntive: zero.

 Sempre parte dei fondi già staziati sono quelli del Fondo di Solidarietà (800 milioni, mero cambio di destinazione) e Emergency Support Instrument (2,7 mld più contributi degli Stati volontari).

Risorse aggiuntive: zero.

La Banca Europea degli Investimenti aveva fatto una sua proposta di mobilitazione di 200 miliardi a favore delle imprese (soprattutto pmi). Tuttavia si tratta di chiederli a prestito sul mercato finanziario con le garanzie di 25 mld che dovrebbero mettere gli Stati membri.(“The pan-European guarantee fund would serve as a protective shield for European firms facing liquidity shortages. It could be set up with contributions provided by the Member States”)  E si tratta di prestiti che i beneficiari dovranno evidentemente restituire.

In ogni caso (al momento) risorse aggiuntive: zero.

Il MES viene autorizzato a fare prestiti con condizioni alleggerite ma solo per le spese sanitarie e non più per il 2% del PIL di ogni singolo Stato. Se tutti ne usufruissero verrebbero corrisposti 200 mld; a parte che è improbabile che ciò avvenga (e sul suo sito il MES onestamente lo riporta), all’Italia spetterebbero non più di 36 mld. Ricordiamo solo che il MES chiede in prestito i soldi ai mercati per riprestarli agli Stati che ne richiedono l’assistenza. E trattandosi di prestiti con una priorità sugli altri creditori, è immaginabile che ogni passo per entrare nella sua orbita anche per una linea di finanziamento limitata e circoscritta, crei aspettative negative e renda più oneroso l’indebitamento. È notiza recente il declassamento dell’Italia da parte di Fitch

Anche qui, risorse aggiuntive: zero.

Resta solo il fondo SURE, una iniziativa per finanziare i disoccupati di 100 mld; anche questi presi a prestito dal mercato dei capitali basandosi su un capitale che dovrebbero mettere – al solito – gli Stati, gestito dalla Commissione (“form of loans granted on favourable terms from the EU to Member States, of up to EUR 100 billion in total […] on guarantees provided by Member States to the EU budget).  la cifra di partenza dovrebbe essere di 25 mld, ma chi vi contribuisca davvero e quali siano i meccanismi concreti non è ancora dettagliato.

In ogni caso al momento attuale, risorse aggiuntive: zero.

La fumosità del pacco si disvela totalmente: non si tratta di fondi scuciti con un impegno formale, ma di programmi e promesse di contribuzione per farli marciare i cui termini esatti evidentemente non sono stati concordati, e non sappiamo quanto possa durare tale negoziazione, visto che i paesi più forti hanno uno spazio fiscale più ampio e possono permettersi tempi che soprattutto l’Italia non ha, se vuole avere ancora un’economia non di sussistenza l’anno prossimo.

Attendendo maggiori dettagli sul mitico Recovery Fund (su cui si possono accampare dubbi più che significativi), le cifre mostrano in modo inequivoco che la tanto vantata solidarietà europea al momento si riduce a promesse e progetti di schemi di indebitamento che ricorrono ai soliti meccanismi del mercato finanziario, di chiedere soldi a prestito per darli a credito ai beneficiari, e la dura logica del “no free lunch” non viene scalfita di un’unghia. Al contrario si aprono possibiltà di profitto per gli investitori (anche se bisogna capire quali saranno i tassi), mentre i cittadini degli Stati più colpiti dovranno pagare con maggiore tassazione e austerità tutte le cifre intascate.

Alla fine l’Italia rimane appesa a promesse, schemi di indebitamento con ricadute potenzialmente negative e alle disponibilità della Bce (la cui azione per abbassare il costo dell’indebitamento italiano per aprile non pare stia funzionando particolarmente bene). In termini finanziari stiamo a zero.

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