Una giornata particolare


25 Giu , 2020|
|Sport

Alla richiesta di scrivere una rubrica sulla serie A che non celebrasse quello che già si sa (quanto è forte la Juve, perché in Italia si e in Europa no) e che non desse l’impressione di trovare scusanti ad un calcio italiano che, oggettivamente, si sta rinnovando ma che rimane in moltissimi casi ancorato a stereotipi noti e non così convincenti (si pensi al concetto del “eh, ma è un vincente”, “eh, ma cosa ha vinto?”), mi sono ritrovato davanti alla tastiera con la volontà di trovare un filo sportivo dichiaratamente schierato, ma onesto.

Almeno ci  proverò.

Si è appena chiusa la 27° giornata di serie A, o comunque qualcosa di simile, se di calcio e di serie A si può parlare, con stadi fantasma e tutti sui divani di casa a pagare payperview in pieno stile panem et circenses capitalista, per cercare di dimenticare questo drammatico periodo storico con al centro la parola COVID19 a terrorizzarci.

In molti tra gli addetti ai lavori ci siamo chiesti cosa sarebbe stato il ritorno in campo, da un punto di vista dell’intensità delle partite, della proposta in campo, di quanto gli staff tecnici e atletici avrebbero chiesto ai giocatori per “gestire” e ottimizzare fisici sempre allenati, ma con meno contatti sulla pelle, meno partite, meno sudore condiviso.

Ed in fondo i dati ci hanno detto qualcosa: tutte le squadre hanno corso in media di meno a livello kilometrico; le partite si sono spaccate in 2 tronconi tecnico tattici abbastanza evidenti; la possibilità delle 5 sostituzioni hanno dato linfa alle squadre per rendere anche i 25 minuti finali più intensi.

Molti i gol fatti (alcuni anche stupendi), molti i gol subiti (che sembra banale, ma non credo lo sia, perché differenziare i gol subiti – fatti dagli avversari – e quelli presi per errori difensivi individuali, di reparto o del portiere è importante per le analisi delle partite) e tanti gesti tecnici da celebrare.

Ma iniziamo.

Una Juve un filo più bella (ma lungi dall’essere sarriana nelle idee) della bruttissima versione di coppa italia espugna Bologna con – rullo di tamburi – un rigore di quelli per i quali alla fine non ti arrabbi – ma che ne andrebbero dati 5 a partita – ed una giocata di De Ligt, Bernardeschi e Dybala di altissima fattura tecnica (notare i posizionamenti di tutti i giocatori della Juve al momento di partenza della giocata: molto sarriano). Il Bologna di Mihajlovic, sempre interessante nella proposta in campo, lamenta un po’ di decisioni di Rocchi  – tra rigore generoso, rigore al Bologna non dato e Danilo che sarebbe dovuto uscire col rosso molto prima – e non sembra in formissima al rientro in campo.

Giorni dopo (perché la serie A si spalma ormai su 4 giorni) a Bergamo, davanti a nessuno in tribuna, Atalanta e Lazio danno vita a un bellissimo spettacolo calcistico: vincono i neroazzurri in rimonta dopo un 1-2 laziale (con perla di Milinkovic Savic); la partita è di quelle da vedere e rivedere.

Inzaghi punisce i rischi presi dai bergamaschi giocando ripartenze fulminee e attaccando alle spalle dei 3 centrali atalantini – che, si sa, ti aggrediscono in avanti ma lasciano dietro metri di campo importante (va bene Gasperini, a noi qua piace così…) –, ma l’Atalanta è squadra fisica, forte in tutte le zone e soprattutto sa cosa fare in campo, non lascia nulla al caso (e ci piace pure questo…) e ottiene una rimonta incredibile con l’ennesimo gol di Gossens su cross di Hateboer (da quinto di destra a quinto di sinistra), pareggio di quel sinistro sofisticato di Malinowski ed ennesimo gol su palla inattiva di Palomino (con gentilissima concessione di Strakosha, ancora non bene nelle uscite alte). Per il resto, ritmo alto, pressing, giocate in verticale e uno contro uno a tutto campo che, alla fine, fanno sorridere e dimenticare le noie passate. E la Juve se ne va.

Dietro ci piace sottolineare che l’Inter – abbiamo detto che siamo schierati, quindi posso dire che l’idea di calcio contiana non mi ha mai convinto –, ortodossa in negativo, sempre uguale in negativo, con troppi mediani e nessuna interscambiabilità, oggi fondamentale, delle posizioni, si brucia davanti ad un Sassuolo che, ancora una volta, dimostra che le idee sono importanti non per vincere a tutti i costi, ma per essere squadra. Bravo, bravissimo De Zerbi che pur con distrazioni difensive da correggere, muove i suoi giocatori con modernità, qualità e zemaniana voglia di giocare sempre una palla in più. Finale 3 a 3, con secondi pali marcati in stile amatoriale.

Fonseca mi piace, lo apprezzo come uomo, sta provando a fare un calcio diverso che in Italia si è visto poco: un calcio fatto di ricezioni aperte, verticalità e dominio, che però non sempre ci riesce (malissimo ieri con la Sampdoria la riconquista alta della palla). É Dzeko in fondo a fargliela vincere, e ci sta tutto, ma il calcio fatto di cross e seconde palle di Ranieri ieri ha messo eccessivamente in difficoltà la squadra giallorossa.

Gattuso gioca un 4-3-3 – e quindi per me è sempre difficile essere lucido – non canonico, con qualche bella intuizione (costruzioni dal basso) e qualche timore di troppo quando si tratta di coinvolgere tanti giocatori, ma vincere a Verona non è da poco; la squadra di Juric (un simil Gasperini con molta meno qualità in campo) è difficilissima da affrontare, quindi mi sembra che la modalità “vinco 2 a 0 fuori casa” sia poco criticabile, visto l’avversario. Il Napoli comunque è in forma; i suoi giocatori migliori stanno ritrovando contratti e voglia.

Mentre Milan e Parma vincono largamente contro le 2 squadre apparse più in difficoltà al rientro (Lecce e Genoa), proponendosi come squadre in attesa di qualche crollo in zona Europa, il Torino (brutto, sporco e vincente) sconfigge un’Udinese sfortunata in una partita di quelle dimenticabili, anche velocemente.

La SPAL e il Brescia sembrano destinate alla discesa in B – ma noi siamo la Fionda, Davide contro Golia, e gli ultimi li celebriamo come i primi –, ma, mentre la squadra di Di Biagio perde all’ultimo secondo contro un Cagliari che appare più fortunato che altro, il Brescia prende un punto a Firenze subendo quasi 20 tiri senza mollare mai. Viola imprecisa e sfortunata e rondinelle mai dome.

Insomma, un rientro con quasi tutte le forti che vincono, quasi tutte le deboli che perdono e, mentre in Europa Liverpool e Bayern sono vicini all’obiettivo, anche qui in Italia ci addormenteremo con l’idea che la Juventus ne vincerà un altro, senza che il cambio dell’allenatore, di mentalità e di sistema si sia mai realmente visto.

Utopia? Realismo? Il calcio senza spettatori non è né l’uno né l’altro per me, mera macchina economica da portare fino in fondo con l’illusione che tutto questo sia per il nostro svago.

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