Il calcio ai tempi del solleone


3 Lug , 2020|
|Sport

Non si fa in tempo a chiudere il capitolo della giornata precedente, che eccoti altre 10 partite nelle quali le prime quattro della nostra Serie A sono sempre più sole a cogliere la mela della prossima Champions League.

Piccolissima parentesi sul tema del “il calcio in Italia e le strategie metodologie di spostamento dell’attenzione”.

Mentre tutti noi ci “appassioniamo” alla grandi partite dell’Atalanta, alla diatriba Juventus e Lazio per il titolo e all’Inter terza e lontana incomoda (senza dimenticare una discreta presenza di brutte partite), c’è tutto un calcio con la punta del naso fuori dall’acqua; quel calcio che galleggia a fatica tra professionismo e dilettantismo, che affonda e risale decreto dopo decreto ma che lascia tanti addetti ai lavori senza lavoro, precari, e settori giovanili ormai in mano a lobby di persone che spostano soldi e ragazzi senza guardare una partita, ma solo conti correnti e attività lavorativa di genitori illusi (il figlio del notaio è più forte del figlio dell’operaio, notoriamente).

 La Fionda lancia il sasso che arriva all’obiettivo, spesso un obiettivo troppo grande da sconfiggere, ma l’importante è dar risalto al percorso fatto, sennò che fionda sarebbe? Quindi parliamo di serie A, di grandi atleti, ma il calcio italiano non sta andando nella direzione giusta, per l’ennesima volta rischia di guardare da lontanissimo ciò che di buono viene fatto fuori dai nostri confini con quella spocchia tutta nazionale che quando si auto celebra non porta mai niente di buono.

Ma comunque giornata 29, mini torneo a 33 gradi fissi.

Oggi seguiamo le partite in ordine di calendario, così da dare una mano anche al ritmo alla classifica. Il solito bruttissimo Torino (che peccato, avrebbe giocatori per fare molto di più) segna con Belotti dagli undici metri e poi prova a rintanarsi in area di rigore mentre la Lazio, ancora non troppo brillante, pareggia e poi vince con il solito Immobile (diciamo stavolta più Sirigu) e un tiro deviato di Parolo, jolly uscito fuori da un mazzo che sembrava da non utilizzare più. Quindi per poche ore Lazio a -1… ma poi una Juve che ha in Dybala un meraviglioso interprete di questo gioco (per lui biliardo e calcio sembrano mescolarsi) e in Cristiano Ronaldo un bombardiere spaventoso (5 tiri tutti nello specchio ad una media di quasi 100 km orari l’uno) riallunga a +4 vincendo contro un Genoa dignitoso, ma pericoloso solo a partita finita.

Il tardo pomeriggio del primo di luglio ha visto Bologna-Cagliari (pareggio un po’ scritto, ma squadre che ci hanno provato entrambe) con un Barrow sempre più sotto i riflettori e il bellissimo post partita tra Mihajlovic e Zenga che celebra un’amicizia vera tra 2 persone sincere; sul concetto di simpatico invece lascio ai posteri e alle opinioni personali. Contemporaneamente, il Brescia di Lopez (che ricordo: ha detto orgogliosamente non giocherà alla Zeman per non retrocedere) ne prende 6 da una Inter scatenata in fase offensiva, che manda in gol ben 4 centrocampisti (Candreva, Young, Eriksen, Gagliardini) e 1 difensore come D’Ambrosio. Conte sarà contento, ma l’avversario sembra ormai poter lasciare punti a tutti.

La serata di inizio luglio invece regala un’abbuffata di partite, gol e interessanti argomenti da raccontare. Un ottimo, ma veramente ottimo Verona batte un ottimo Parma in una partita tutta gialloblu: 3 a 2 per gli scaligeri con ritmi alti, giocate in verticale e movimenti dei 22 alla ricerca della vittoria, della superiorità in zone calde (quelle intermedie centrali per il Verona, quelle esterne per gli 1 contro 1 per il Parma) e una globale parità nella proposta tattica con un importante numero di tiri nello specchio dell’undici di D’Aversa, al quale recapito i miei complimenti per aver modificato in senso offensivo il gioco di un Parma prima troppo “difendo e riparto”.

Tre rigori decidono lo scontro salvezza del Via del Mare tra Lecce e Sampdoria, con gli uomini di Ranieri che la sfangano (ma quando mai Ranieri, alla fine, non la sfanga?) e i giallorossi in caduta libera.

Di Biagio invece sembra avere ancora in pugno una Spal semi spacciata, ma che stava prendendo tre punti al Milan se non fosse stato per la sciagurata scivolata di Vicari (ma le scivolate lasciamole a Maldini e Cannavaro no?) all’ultimo secondo. Il 2 a 2 finale è chiaramente giusto viste le occasioni del Milan, ma il solo gol del quasi 39enne Sergio Floccari da Vibo Valentia sarebbe valsa la vittoria: davvero stupenda la balistica del gesto per un attaccante ancora in tiro con più di 60 gol nella massima serie.

Un passaggio su Fiorentina-Sassuolo merita un nuovo capoverso: come sempre i neroverdi fanno la partita, la giocano, a volte la dominano e stavolta la vincono pure. Doppietta di Defrel (merce rara) e gol di un altro esterno molto interessante, Mert Müldür, 21enne viennese con passaporto turco. Segniamolo. Al netto dei meriti del Sassuolo, la Fiorentina resta elemento di depressione, almeno per chi vi scrive. Ribery, Chiesa, Castrovilli (o ciò che ne resta), Milenkovic, Pulgar, Duncan e altri meriterebbero altro trattamento; la squadra è spenta, con poche idee, tutte individuali e spesso inefficaci. Insomma, ad oggi la gestione Iachini fallisce un po’ su tutta la linea, nelle prestazioni prima ancora che nei risultati. Ma su questo non troverete  stupore.

Ed infine, per concludere l’ennesima tre giorni di calcio televisivo che ci inquadra tanti sponsor e nessuno spettatore: Atalanta-Napoli e Roma-Udinese.

All’Olimpico la Roma più brutta della stagione perde un’altra partita e ringrazia, mentre il Milan e il Napoli non accorciano lasciandola in un desolante quinto posto, ma lontana anni luce da tutto ciò che conta (l’Europa League ora diventa fondamentale). Formazione piena di gente fuori condizione (e non all’altezza) per Fonseca che impatta e perde meritatamente contro un’Udinese sottovalutata, che già contro l’Atalanta aveva dimostrata solidità, e Rodrigo De Paul, ormai un giocatore di calcio a tutto tondo: 0 a 2 con Perotti che si fa buttare fuori nel primo tempo con la fascia di capitano al braccio, sottile e drammatica metafora di una barca al largo senza meta.

Chiudiamo, com’è giusto, con l’Atalanta degli 82 gol fatti che batte un buon Napoli (almeno nel primo tempo) con l’ennesimo assist vincente di Gomez (e gol di Pasalic) e il nono gol di Gosens, esterno tedesco mancino  ormai tra i più ricercati in europa. Il gol dell’uno a zero è lo specchio di quello che ti fa l’Atalanta: ti riconquista palla con ferocia al limite della tua area, ti mette in confusione e ti colpisce con i suoi inserimenti da dietro. Per gli amanti dei fermo immagine, il Napoli ripiega molto male dopo aver perso palla non leggendo Pasalic che parte da dietro e distribuendo le marcature malissimo, guardando la palla e non gli uomini. Gasperini sorride per la settima volta di fila. Sarà ancora Champions: la Bergamo calcistica sorride dopo aver sofferto come poche altre città italiane durante i mesi di lockdown.

La fionda oggi in mano la tiene Robin Gosens, ventiseienne tedesco con nazionalità olandese (quale nazionale lo accalappierà?) che corre sulla fascia sinistra con la palla, attacca il secondo palo e fa gol, difende più che decentemente e sta diventando una sentenza e un punto di riferimento importante per i bergamaschi e il nostro campionato.

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