Giocatori di Gamb…ia


6 Lug , 2020|
|Sport

La storia del Gambia non è così diversa dalla storia delle tantissime nazioni africane devastate dal colonialismo, terra di conquista prima per i portoghesi e poi per gli inglesi, criminale supermercato di schiavi presi e venduti come bestiame in giro per il mondo. Storie che oggi raccontiamo con la faccia triste, mentre per i poco meno di due milioni di abitanti che oggi popolano uno dei più piccoli stati del continente  rappresentano una discendenza di drammi, sfruttamento e violenza. Il Gambia, lingua di terra dentro il Senegal e sviluppato intorno al fiume omonimo, ha Banjul come capitale (poco più di 40000 abitanti), Serrekunda come città principale e Tujereng come uno dei centri turistici più importanti. In molti si chiamano Musa da quelle parti ed in troppi scappano da una terra povera e con poche prospettive in cerca di fortuna, che in quei casi significa soltanto sopravvivere. Musa Juwara è nato a Tujereng nel 2001, è salito su una barca (i nuovi schiavi in fondo cosa sono se non questi esseri umani?) a 15 anni e in un centro d’accoglienza ha incontrato il suo futuro papà adottivo in provincia di Potenza che lo ha svezzato calcisticamente fino alla chiamata del Chievo Verona. Da lì un crescendo di ottime prestazioni, condite da quel sorriso che fino a ieri, momento del gol a San Siro, è stato quello di un bambino sognante. Musa Barrow è nato a Banjul nel 1998; ricevette un pallone durante una degenza all’ospedale della capitale e non se ne staccò più. Luigi Sorrentino, splendido scout dell’Atalanta, lo vede giocare e lo porta a Bergamo, dove comincia a segnare e a correre con quella falcata tra duecento e quattrocento metri, si fa notare in prima squadra e, per avere più minutaggio, va in prestito con obbligo di riscatto a Bologna dove sta diventando una sentenza, di destro, di sinistro, sempre correndo con un passo lungo e potente. Giocatori gambiani, che sbancano San Siro ribaltando il gol di Lukaku, di origine congolese, belga a causa di quel sanguinario di Leopoldo II, definito re dei belgi da Wikipedia, ma non assassino di un popolo. Juwara e Barrow, protagonisti di un Bologna che non vinceva contro l’Inter a San Siro dal 2013 con gol di Gilardino e che non consente all’Inter di agganciare la Lazio. I biancazzurri romani pagano profondamente le assenze di Immobile e Caicedo (ecuadoregno sempre più importante nelle rotazioni) cadendo male in casa contro un buon Milan, che riscatta il mezzo stop di Ferrara con una prestazione maiuscola. Troppo difficile pensare alla Lazio senza quella verticalità che Immobile garantisce anche solo mettendo in stress le difese avversarie.

Lo scudetto, quindi, si ritinge di bianconero, come i palloni degli anni ‘80 e come i film degli anni ‘30, non voglio dire come i derby degli anni ‘40 perché quelli li vinceva tutti il Torino, che oggi recita la parte di una squadra troppo brutta per quanto ci sta simpatica. Dybala (dribbling e sinistro, un mantra), Cuadrado (ripartenza gestita perfettamente), Ronaldo con la sua prima punizione vincente e un autogol di Djidji sanciscono il 4 a 1 della Juve contro Belotti, perché il Toro è lui poco altro.

Entrando dentro la giornata appena finita troviamo un Verona un po’ in calo per ritmi, idee e rotazioni in campo perde addirittura contro un Brescia un po’ più tonico (giuste le scelte di puntare su nomi nuovi e più motivati); nel frattempo Roberto de Zerbi da Brescia continua a far giocare il suo Sassuolo divinamente bene (92% di passaggi riusciti è da prime 3 nella giornata) e farlo segnare a grappoli; il tridente Caputo Boga Berardi segna tutto, e Muldur (si legga l’ultima rubrica) continua a farci strizzare gli occhi in attesa di giudizi più netti. Il Lecce, dal canto suo, rimonta 2 volte con Lucioni e l’ennesimo rigore di Mancosu, ma comincia pericolosamente a giocare quelle partite all’arma bianca tipiche delle squadre con poche fermate prima del capolinea (21 goal subiti nelle ultime 5 giornate sono obiettivamente troppi).

Il VAR gestisce e domina la partita di Parma con 3 rigori (2 dubbi) che danno respiro e 3 punti alla Fiorentina con un ottimo Venuti e un sempre pimpante Ribery, e gettano nel veleno della polemica un Parma un po’ sottotono e con forse troppi giocatori sovra utilizzati in queste giornate. Mister Ranieri la sfanga (ormai mi viene sempre questa parola…) e chiude la porta delle possibilità alla SPAL con un 3 a 0 che la Samp vive come una manna (e vista la doppietta di un Karol polacco – Linetty – ci può pure stare come parola), mentre l’altra sponda genovese recupera di nuovo 2 goal in trasferta, stavolta a Udine, ma di nuovo su rigore, di nuovo Pinamonti, stavolta all’ultimo secondo… punto… Prezioso.

Ciò che resta della Roma ammirata in diversi momenti della stagione si schianta contro il solido Napoli di Gattuso, che ha, a differenza dei giallorossi, le idee chiare su ciò che fare in campo. La Roma, che non gioca neanche la peggior partita di questo periodo, va sotto per il solito goal con “taglio Callejon” (e non mi riferisco ai baffi e ai capelli gomorriani dello spagnolo), pareggia con Mkhitaryan (bella la transizione che porta al tiro dell’armeno) e subisce la delpierata di Insigne, che la mette sotto il sette da sinistra a giro. Il Napoli ha vinto con merito contro una Roma che neanche ha giocato male, un discorso che si fa di solito con le squadre mediocri.

Chiudiamo questa trentesima giornata con l’ottava vittoria consecutiva dell’Atalanta che vince con difficoltà  a Cagliari con un rigore di Muriel, dopo essere andata sotto grazie a una grande giocata di Simeone (che crescita….), vistosi però annullare dall’inquisitorio VAR la sua prodezza. Fallo di mano dicono… fatto sta che Luis il colombiano con i movimenti e le fattezze più simili a Ronaldo il Fenomeno (non me ne vogliano i puristi, è ovviamente una somiglianza che avete pensato tutti pur su livelli infinitamente diversi) trasforma un rigore, prende un palo, semina scompiglio e così, la banda di Gasperini arriva a -1 dal terzo e -5 dal secondo posto. 100 gol fatti in stagione e tanta corsa e qualità da togliere il fiato a chi osserva e agli avversari.

Per questa giornata lasciamo che sia tutta una nazione a lanciare la fionda; il Gambia con i suoi 2 attaccanti oggi rossoblu che fanno faville su un prato verde. Se ci perdete un attimo di tempo, la bandiera della loro nazione ha proprio questi 3 colori. Bravissimi loro, speranza sportiva per nazioni che nelle fortune dei loro atleti ripongono sogni e esistenze intere.

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