Follia ed Eros e civiltà: un inatteso accostamento


12 Lug , 2020|
|Recensioni

L’intensa storia raccontata da Patrick McGrath si posa su di una remotissima verità, forse antica come il mondo, ma che non manca mai di rinnovarsi nell’animo, riservando ancora e ancora, inedite forme di stupore, sotto le fattezze di travolgenti passioni.

Questa evidenza esistenziale è tanto semplice, quanto insospettatamente ben nascosta fra le pieghe del vivere. 

Consiste in quel peculiare fenomeno, in virtù del quale la nostra realtà tende a nutrirsi in continuazione di intenzioni e valori opposti fra di loro.

Se volessimo azzardare una metafora un po’ roboante, potremmo dire che la vita è un iceberg, tenuto a galla dalla propria più vasta porzione sommersa, composta nella sua sostanza di puro paradosso.

Ecco dunque il cuore di quanto McGrath ci racconta nel suo romanzo: la stesse componenti della nostra identità, quelle all’apparenza più vitali e votate alla gioia, ossia l’eros, il desiderio dell’altro, la propensione a fondersi con un “territorio interiore” altrui, visto come oasi di completamento intimo del sé, sono alimentate in gran parte dal contraddittorio combustibile dell’auto-distruttività. 

La bellezza di leggere tanto, risiede anche nel privilegio concesso di poter associare poi idee pescate qua e là, dai più disparati ambiti. 

In questo senso, non è naturalmente mia intenzione invadere campi della conoscenza entro i quali non dispongo delle dovute competenze. 

Voglio solo condividere una semplice meraviglia da lettore, gustata lungo le pagine di “Follia”, ripensando a quanto scoperto nel frattempo in un altro testo dotato della medesima energia fascinatoria, seppur stavolta di natura saggistica. 

Il brano che vi riporto di seguito curiosamente riassume alla perfezione l’essenza del romanzo di McGrath, ed è contenuto in “Eros e civiltà” (1955-1966) di Herbert Marcuse:

<<…Fenichel rilevò che Freud stesso aveva fatto un passo decisivo […] postulando una “energia spostabile, in sé neutrale, ma in grado di unire le proprie forze sia a un impulso erotico, sia a un impulso distruttivo” – all’istinto di vita o a quello di morte. Mai prima di allora la morte era stata compresa con tanta coerenza nell’istinto di vita; ma anche mai fino allora la morte si era tanto avvicinata all’Eros… […]…se il principio del Nirvana è il fondamento del principio del piacere, allora la necessità della morte appare in una luce completamente nuova. L’istinto della morte è necessità non fine a se stessa, ma presente solo per liberare da una tensione. La discesa verso la morte è una fuga inconscia dal dolore e dal bisogno. È un’espressione della lotta eterna contro la sofferenza e la repressione…>>.

Ecco, in queste parole del filosofo-sociologo tedesco, c’è già tutta l’essenza di “Follia”. Con una differenza non da poco, ossia che nella storia di McGrath, possiamo trovare ciò che soltanto la magia romanzesca è in grado di tradurre in parola scritta: il turbamento, la passionalità, l’inquietudine, il fascino dell’irrazionale, la rabbia per l’illogico, la pietà, la bellezza scaturita dalle fonti più inattese, e confezionata al meglio dalla felicissima penna di un narratore d’eccezione, capace di sostenere con grande maestria l’aspettativa del lettore sempre sul punto della massima tensione.

Il che, non di meno, rende assolutamente e ovviamente desiderabile la lettura di questa mirabolante storia, anche a chi già conoscesse per filo e per segno tutta la teoria di Freud e Marcuse.

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