Il mestiere più antico del mondo, il goleador


25 Lug , 2020|
|Sport

Nella scorsa rubrica ci siamo dilettati nello scoprire quali siano stati i “best caps players” delle squadre della nostra serie A, mentre il campionato galleggia verso la vittoria della Juve che, come ha detto un mio amico, vincerà lo scudetto con Sarri e nonostante Sarri. Con la sincera stima che ho verso l’allenatore tosco – napoletano e la sincera antipatia che ho verso la squadra Agnello – torinese, l’oggettivo modo non indimenticabile con il quale Sarri sta avvicinando il suo primo scudetto personale e sta dando alla “vecchia signora” il nono consecutivo viene ormai criticato dai più, e la sconfitta di Udine lo certifica in maniera piuttosto netta; da Sarri si voleva vincere giocando e divertendo, per smentire Allegri e le sue teorie del “bel gioco inesistente”. Sarri ce la sta mettendo tutta per dar ragione al collega livornese.

Ma dicevamo che insieme alla carrellata di risultati e commenti alla 35° giornata, andremo alla scoperta di nuovi e vecchi nomi dei migliori storici “goleador” dal termine spagnolo, o “cannonieri” dal bellico modo di dire italico delle 20 squadre di serie A.  Chi ha segnato di più nella storia delle nostre 20 sorelle che ormai quasi quotidianamente invadono i nostri pomeriggi e le nostre serate? Iniziamo.

L’Atalanta non perde un colpo e prosegue la sua marcia di avvicinamento al secondo posto e alla Champions di agosto battendo anche un Bologna stavolta combattivo per 1 a 0. Il meraviglioso talento di Muriel sblocca una partita incastrata. La lite Gasperini – Mihajlovic ascoltata in diretta non è di quelle da inserire nel “corretto modo di comunicare tra colleghi”, ma ha fatto audience e tanto basta.

112 gol in 323 presenze con la Dea danno ancora il titolo di miglior marcatore di sempre a Cristiano Doni, non il personaggio più simpatico della storia del calcio, ma centrocampista offensivo di grande qualità che in 13 stagioni spezzate in 2 tronconi ha esultato con il mento rivolto vero l’alto; il signor Angelo Schiavio, nato a Bologna nel 1905 e morto a Bologna nel 1990 non poteva che essere il miglior cannoniere della storia rossoblù con 244 gol in 384 partite giocate tra il 1922 e il 1938. Una storia di odio e di botte in campo con Luis Monti, centromediano oriundo del periodo e di tanti gol, anche con la nazionale italiana che nel 1934 vinse il titolo mondiale anche grazie ai suoi 4 gol.

Pioli, ex terzino ricciolone molto anni ‘80 in tutto e per tutto, sta rendendo il Milan una squadra. Era quello che serviva all’ammucchio di acquisti senza logica di questi anni rossoneri che, con gli ultimi gioielli del bazar di Zlatan lo svedese, continua a vincere e convincere anche nella difficile casa del Sassuolo, che poi è lo stadio di Reggio Emilia, che cito per prendere spunto e salutare il ritorno in B della Reggiana, grande decaduta che finalmente torna nei cadetti. Doppietta di Ibra e diciannovesimo gol di Caputo per la vittoria esterna del diavolo.

E se per il Sassuolo citiamo il notissimo mancino Domenico Berardi che in più di 250 partite neroverdi ha già realizzato 87 gol in attesa di farne altri, il mito Gunnar Nordhal da Hödefors in 8 stagioni ne ha fatti 221 in maglia milanista e rimane, staccatissimo, una medaglia d’oro difficile da scalzare. Io che ho visto qualche suo goal nei vecchi video, credo il concetto di “centravanti di sfondamento” sia nato proprio con lui.

Sorprendente vittoria 2 a 1 del Parma contro un Napoli un po’ scarico (già l’ultima vittoria casalinga lo aveva denotato); 3 rigori per 3 goal, per aumentare in un’iperbole mostruosa la percentuale dei rigori assegnati durante la prima VAR – stagione. Realizzazioni di Caprari, Insigne e Kulusewski, che saluta il Tardini con un goal.

Hernan “valdanito” Crespo, 6 stagioni e 94 goal con i gialloblù emiliani, nel periodo d’oro del Parma della fine degli anni novanta. Centravanti strepitoso in area, di grande tecnica e con tempi d’anticipo e gioco acrobatico di altissimo livello, Crespo nella sua carriera piena di trofei ha timbrato 272 volte nei club, 41 volte con la maglia Argentina ed unico calciatore ad aver segnato una doppietta in una finale di Champions League e di Coppa Libertadores, rispettivamente nel 2005 e 1996.

Lo 0 a 0 tra Inter e Fiorentina sancisce l’incapacità della squadra di Conte di dare costanza ai risultati e la solidità “iachiniana” che, da DNA, se fa il suo e pensa a non prenderle ottiene quello che gli serve.

Giuseppe Pepìn Meazza, uno di quei nomi che fanno tremare le ginocchia perché lo senti da quando sei piccolo ma non ne sai mai abbastanza, è per distacco con i suoi 288 gol il “cannoniere” dell’Inter che nel periodo fascista si chiamava Ambrosiana perché Internazionale non lo potevi neanche pensare, e rimane lo stereotipo del centravanti con la brillantina e il sorriso straziante. E per non farsi mancare nulla, più avanti, è diventato anche stadio, che dal nome del quartiere San Siro, oggi chiamiamo “Giuseppe Meazza”. Il quasi novamtenne Kurt Hamrin da Stoccolma (segnavano questi svedesi eh….) quando Batistuta ha deciso di chiudere con la Fiorentina avrà tirato un sospiro di sollievo, 208 gol a 207 per lo scandinavo che non ha una statua tutta per lui allo stadio, ma che essendo un’ala destra (“Uccellino” il suo soprannome) detiene anche un altro record clamoroso, quello dei cinque gol fatti in trasferta in un’unica partita. Quinto figlio di un’imbianchino, Hamrin giiocò in Italia, segnando molto meno, anche alla Juve, al Napoli e al Milan, mentre nel Padova di Nereo Rocco ne fece 20 su 30 partite portando i biancoscudati al terzo posto in serie A.

Il Lecce tiene viva la fiammella e ributta il Brescia nella serie cadetta, dopo un anonimo campionato condito dalla scomparsa dai radar di Balotelli, dall’improbabile conoscenza di Canchellor (forse uno dei più scarsi difensori centrali stranieri visti in A) e dalla capacità di Diego Lopez di essere retrocesso “non alla Zeman”, come disse lui in un’intervista… caro Diego, te la sei cercata. 3 a 1 per i salentini con doppietta del figliol prodigo Lapadula e Saponara, mentre Dessena aveva accorciato con gol da bomber.

E il bomber giallorosso di sempre? Chevanton? Pasculli? Ma neanche per idea… negli anni ‘50 in milanesissimo Anselmo Bislenghi, anche detto “il bisonte della C”, bucava le porte della terza serie italiana a raffica e con 87 gol all’attivo nessuno, con la maglia del lupo salentino, ha ancora fatto meglio. Andrea Caracciolo ne fa 39 di anni, l’Airone che dopo i gol muove le lunghe braccia come fossero ali, è ancora il miglior marcatore del Brescia con 179 gol, molti anche bellissimi viste le bizzarre caratteristiche di un giocatore di 194 centimetri, ma sempre pronto alla giocata di qualità vista la buonissima tecnica. La Feralpisalò, di cui è ancora oggi capitano, sta ancora godendo della sua esperienza in area di rigore.

Il derby di Genoa con la sua inquadratura televisiva molto inglese ha sempre il suo fascino, ma senza pubblico mi sono rifiutato di guardarlo. Quindi la vittoria genoana, per 2 a 1, fondamentale per la classifica, con i gol del capitano Criscito e Lerager ed il momentaneo pareggio di Gabbiadini li ho visti dopo, scusatemi ma alcune cose sono cult e quel derby è un insulto senza le gradinate piene.

Però, sul revival il Genoa va fortissimo perché il suo bomber di sempre è il genovese Edoardo Catto, 97 gol in rossoblù e 2 scudetti negli anni ‘20 con il grifone. Attaccante vecchio stampo, ma lo scrivo perché è proprio vecchissimo visto il periodo, lo ricorderò per lo splendore della maglia del Genoa, divisa a metà rossa e metà blu con i laccetti sul colletto e i pantaloncini ascellari. Della Samp e di Mancini abbiamo parlato nell’ultima rubrica, ma i 173 gol del mancio sono il timbro di uno di quelli che hanno giocato E segnato più di tutti e in tutti i modi possibili.

La Roma seppellisce di gol la SPAL (6 a 1) inerme con DOPPIETTA di Bruno Peres (che già fa un po’ ridere…), gol da casa propria di Kolarov (anche Letica però stava a casa propria e non in porta), di Kalinic, e due marcature mancine da urlo di Perez e di Nicolò Zaniolo, che ha ricordato gli sciatori che tanto ci piacevano quando questo sport, almeno io, lo vedevo la domenica tarda mattinata a casa di nonna.

Di Totti e su Totti abbiamo detto tutto, ma come Mancini giù il cappello per il “Pupone” che oltre alle seicento e passa partite, ha realizzato anche 307 gol (250 in serie A, secondo di sempre). Così torniamo agli anni ‘20 con i 129 gol di Mario Romani, ferrarese con viso da attore che vinse una classifica cannonieri nel 1930 e nel 1938, pur scendendo in C, volle chiudere la carriera con gli estensi nonostante i moltissimi acciacchi fisici del finale della sua vita calcistica.

Due gol di 2 giocatori che hanno dato meno di quanto avrebbero potuto, almeno finora, certificano un pareggio giusto tra Torino e Verona. Il rigore dell’accoltellatore Borini e un bellissimo anticipo di testa di Zaza fissano il risultato sull’1 a 1 in una partita che forse ha giocato meglio il Verona, poi dopo il pareggio le due squadre si sono fermate.

Paolo Paolino Pulici, 172 realizzazioni in sedici appassionate stagioni in granata. L’ultimo scudetto torinista del 75-76 in coppia con Graziani e tanti, tantissimi gol al volo, in caduta, in mezza rovesciata, insomma un fenomeno di coordinazione e tecnica calcistica nel magico e misterioso mondo dell’area di rigore avversaria. Per il bomber principe della storia del Verona torniamo agli anni venti, con l’oriundo italo – brasiliano Arnaldo Porta, 74 gol in maglia gialla in diciasette stagioni, è stato il primo oriundo a giocare in Italia, e vanta nel suo curriculum un esordio in Prima Categoria proprio con il Verona senza visita medica né contratto in essere, oggi il procuratore sarebbe stato prima linciato, poi cacciato e poi linciato di nuovo, per sfregio.

E poi, come si diceva, la Juve perde il derby delle zebre contro un’Udinese ancora concentratissima, mettendo in luce una pessima condizione atletica ma anche una sorprendente pochezza tattica e mentale. Doveva essere la vittoria dello scudetto, è stata la partita in cui abbiamo ammirato De Paul regista, oltre ai gol di De Ligt, il bel pareggio di Nestorowski e il gol vittoria allo scadere di un ottimo, ottimo, ottimo Fofana (mi piace molto se non si fosse capito).

Veloce citazione come per Mancini e Totti anche per Di Natale e Del Piero che sono, oltre ai detentori del record di presenze, anche i migliori marcatori delle loro società con i 227 del napoletano e i 289 del fuoriclasse padovano.

Facciamo i complimenti alla Lazio di Inzaghi che si garantisce la prossima Champions con la vittoria contro il Cagliari di Zenga avvelenato per la mancata concessione di un rigore, ma che sostanzialmente merita di perdere contro un Luis Alberto divinamente ispirato. Simeone porta in vantaggio i sardi, ma Milinkovic e Immobile (e sono 31…) ribaltano e danni i 3 punti – Champions ai laziali. Unico giocatore italiano esistente a detenere il record di miglior cannoniere in 3 squadre diverse (Pro Vercelli, Novara e ovviamente Lazio), Silvio Piola è un’altra icona del nostro calcio, considerato tra i più forti attaccanti di sempre, lui nella vita faceva gol; ora, prendetela letteralmente o come metafora, Silvio dalle lunghe gambe non ha mai vinto uno scudetto, ma un mondiale sì, 2 volte la classifica cannonieri della serie A, e nel suo palmarès troverete una serie lunghissima di record individuali di cui cito il più bizzarro che è la tripletta realizzata a più di 37 anni (record) quando giocava con il Novara… ma contro la Lazio.

Di: