Siamo diventati offensivi?


23 Ott , 2020|
|Sport

Nel bellissimo libro “La scienza del gol” di Canepa e Canova (Hoepli editore, 2016) esiste un capitolo chiamato “Il vantaggio di giocare in casa” che spiega, con dettagliati dati numerici, ma anche con accorate disquisizioni socio – geografiche che, in medica, l’home advantage incide nei campionati europei per circa il 60% dei punti fatti in una stagione calcistica.

Nello specifico, in Italia fino al 2016 era del 62%, in Spagna del 61%, in Germania del 58%, in Bosnia del 75% ed a Malta del 51%. Nei fattori analizzati ci sono: il supporto del pubblico, la familiarità territoriale, la distanza dei viaggi ed altri meno rilevanti al nostro articolo. Dove voglio arrivare è talmente cristallino che è inutile mettere altre righe sotto il concetto base. In un momento come questo, in cui il supporto del pubblico è inesistente, sembra che le regole si stiano lentamente sovvertendo. Molte più vittorie in trasferta, molti più gol, molta più sfrontatezza delle piccole contro le grandi. Sembrerebbe… meno soggezione. In un test attitudinale raccontato nel testo sopracitato vennero divisi 297 allenatori in 2 macrogruppi: ad un gruppo è stato detto che avrebbero giocato (simulandolo) una partita in casa, all’altro che avrebbero giocato in trasferta. Il dato risultanti è che quasi il 90% degli allenatori (che avevano a disposizione tutti la stessa rosa) sapendo di giocare in casa hanno predisposto squadra, modulo e atteggiamenti generali nettamente più offensivi e predisposti alla vittoria. Viceversa quelli che sapevano di giocare in trasferta per il 76% hanno chiesto il livello dell’avversario prima di mettere o togliere un attaccante nella formazione. Perchè? Non solo, ma anche per le aspettative del pubblico pagante e degli allenatori stessi quando pensano di dover giocare in casa. (testo della simluazione raccontato nel Home advantage in soccer. A matter of…. Di Staufenbiel, Lobinger, dal Journal of Sports Economics, 2015)

In Spagna in testa Real Sociedad e Villareal, in Inghilterra Everton e Aston Villa, il Germania il Lipsia, in Francia il Lille e in Italia… il Milan. Vabbè, ma il Milan è una grande ecc ecc… sappiamo tutti che non è così, e che il lavoro dell’operaio Pioli con il cavaliere del lavoro Zlatan a fare gli straordinari è clamorosamente non aspettato.

Quindi, senza generalizzare ed esultare in alcun modo (il calcio senza pubblico continua ad essere come vedere un puma in gabbia… si ok hai visto il puma, ma è in upload al 23% con il caricabatterie rotto), possiamo dire che l’atteggiamento globale di questo “nuovo” spettacolo sembrerebbe perdere quel freno dato dall’home advantage e farebbe giocare entrambe le squadre con la volontà di “provarla a vincere”. Il tutto in un contesto generale già predisposto ad un calcio più offensivo, con concetti che vanno verso un alti tassi di indice di pericolosità in ogni partita, molte occasioni, molti rischi e, inevitabilmente, più gol.

Preferiamo gli 0 a 0 con il pubblico? A malincuore, dico si (sottovoce io preferisco i 4 a 4 con il pubblico, non me ne voglia mister Fabio Capello eh).

Tornando nel nostro stivale calcistico, abbiamo vissuto una quarta giornata ricchissima di gol, spunti preparatori ai tanti appuntamenti calcistici dei prossimi 10 giorni e soprattutto che ci consegna dopo tanto, tantissimo tempo, il Milan in testa alla classifica.

Vince il derby di Milano con un doppio, stellare, Ibra mettendo Conte già in una situazione non definibile come “in discussione”, ma “discutibile”. Quattro su quattro per i rossoneri di Pioli, mentre il Napoli schianta l’Atalanta con tante, forse troppe, riserve in campo (bello rivedere Ilicic); un 4 a 1 costruito nel primo tempo con la tantissima qualità offensiva in rosa, ed un Lozano tornato versione calciatore e non “simpatica canaglia”, ma fissa in panchina.

Una Lazio ancora da definire come “in crisi” o “tornata sulla terra” perde malissimo contro la Samp del romano Ranieri, solida, efficace e con un gruppo di scandinavi interessanti, non da ultimo Damsgaard, autore del bel terzo gol blucerchiato.

Il Sassuolo, ormai solida realtà come direbbe il parrucchinato Carlino, rimonta nel derby contro il Bologna addirittura da 3 a 1 sotto e va a vincere con una prestazione offensiva mostruosa. Tutti gli attaccanti in gol contro un Bologna difensivamente molto rivedibile, ma che se l’è giocata eccome. Sassuolo secondo, tutto molto bello.

E Pirlolandia? Per ora.. Pirlo…latita. Pareggio a Crotone bruttino, con episodi addirittura sfavorevoli ai bianconeri che quasi da provinciale avrebbero di che lamentarsi con gli arbitri (la pandemia fa questo ed altro…); ma al netto delle gravi assenze juventine, ancora sembra un cantiere con idee da mettere in campo il più presto possibile, perché il luna park promesso sembra il vecchio LunEUR di Roma, pieno di attrazioni senza pubblico presente.

Spezia e Fiorentina si dividono un punto e Iachini già rischia il cappello con la testa dentro; malino i viola che vanno 2 a 0 dopo 5 minuti ma con giocate individuali di Pezzella e Biraghi, ma lo Spezia non molla un centimetro e respira aria belligerante fino alla lenta, ma inesorabile, rimonta. Di Verde e Farias i gol dei liguri. E se in liguria si lotta e si fanno punti, la sponda granata di Torino è ferma al palo degli zero punti. La truppa di Gianpaolo si aggrappa a un Belotti straordinario per rimanere in partita, ma la fragilità difensiva e una non assimiliazione dei principi del tecnico abruzzese rischiano di far cambiare obiettivi al Toro troppo velocemente.

Sblocca la casella dei gol fatti e delle vittorie anche l’Udinese trascinata da un De Paul universale e dai gol di Samir e di Pussetto, inframezzati dall’autogol di Iacoponi, difensore di un Parma che preoccupa. Alla visione della gara sembra che i ducali siano più deboli di quello che vogliono far apparire; dovranno cambiare presto atteggiamento, perché la percezione di una squadra non pronta c’è, eccome.

E mentre Verona e Genoa si dividono un punto senza farsi troppo male (da segnalare l’esordio in attacco dell’uzbeko Shomorodov con il grifone), la Roma di un Fonseca che il martedì è quasi esonerato e poi il lunedì è saldo sulla panca giallorossa per le chiacchiere infinite intorno alla società dei Friedkin, stravince (forse troppo largamente) contro un gagliardo Benevento che se la gioca a viso aperto andando in vantaggio, ma soccombendo sotto i colpi di qualità estrema dei tenori armeno-bosniaco-spagnolo romanisti.

Doppietta di Dzeko, e gol di Veretout, Pedro e Carles Perez (gioiello di tecnica) i marcatori romanisti.

I tifosi non ci sono, i gol si, e pure tanti.

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