Il Milan, gli anni ‘90 e i fratelli goleador


27 Ott , 2020|
|Sport

Carmine Insigne e Abedi Ayew “Pelè”.

Uno di Frattamaggiore – Napoli -, uno nato a Domè – Ghana. Del primo si sa poco, se non che gli venne attribuita una frase (poi smentita) contro Ancelotti quando allenava il Napoli di cui il figlio Lorenzo era capitano a seguito di una sostituzione contro l’Arsenal. Dell’altro si possono vedere dribbling, assist, gol e interviste di tutta una carriera giocata tra Ghana, Svizzera, Qatar, Italia, Germania e tanta Francia. Due uomini, due papà così diversi.

Uno spiccato accento partenopeo ed un poliglotta internazionale con tanti figli calciatori. Carmine ne ha 4; Antonio, Marco (che giocano nelle serie minori), Roberto (mancino del Benevento) e Lorenzo (destrorso del Napoli e della nazionale). Abedi ne ha 3; Abdul Rahim (difensore che gioca a Gibilterra), Andrè (centrocampista dello Swansea) e Jordan (attaccante del Crystal Palace) ed aveva anche un fratello minore con treccine alla Gullit che agli inizi degli anni ‘90 ha provato a segnare e lo ha fatto poco e male a Lecce, il mitico Kwame.

Tutti calciatori e, in qualche caso, tutti goleador. Settanta anni fa i fratelli franco – ungheresi Nyers segnarono uno per l’Inter e uno per la Lazio e fu l’ultimo precedente in serie A di fratelli in gol da avversari; nel weekend i napoletanissimi fratelli Insigne hanno siglato entrambi nel campanissimo derby Benevento – Napoli. Primo in serie A per il mancino Roberto, gioiello (di sinistro) per il più famoso Lorenzo. Il Napoli, entrando nella partita, si dimostra squadra con una panchina che fa vincere le partite, stavolta è Petagna a far male alla squadra di Inzaghi, che se le gioca sempre ma che dietro balla da morire. Napoli secondo.

I fratelli ghanesi invece l’accoppiata realizzativa l’hanno effettuata ben 2 volte e in ben 2 campionati diversi ma sempre nel 2015. Marsiglia – Lorient 3-5 con doppietta di Jordan per il Lorient e gol di Andrè per l’OM all’epoca di Bielsa. Pochi mesi dopo, traslocati oltre Manica, Jordan portò in vantaggio l’Aston Villa ma, con vena cainesca, Andrè completò la rimonta al 91’ dando i 3 punti ai cigni gallesi dello Swansea.

Storie di fratelli, calcistiche, umane e sempre molto interessanti.

La quinta giornata della Serie A più prolifica di sempre conferma il Milan in testa, dopo la roboante partita di ieri contro la Roma di Fonseca, che più lo attaccano, più fa crescere la squadra della capitale. Bellissimo 3 a 3 con gol, giocate, errori (arbitrali soprattutto) e tanta voglia di provare a farne uno in più. Mattatore Leao, autore di 2 assist (bravissimo Pioli con il giocatore portoghese che prima non la passava mai); ma la Roma, sotto per 3 volte, risponde con ottimo carattere e i gol di Dzeko (su regalo di Tatarusanu in campo per il positivo Donnarumma), Veretout (su rigore a dir poco dubbio) e Kumbulla che ci sta prendendo gusto.

Di Ibra (doppietta con un rigore proprio invisibile) e Salemaekers i gol rossoneri.

Mister De Zerbi e i suoi neroverdi si inceppano in casa contro un Torino finalmente con lo spirito giusto e con la voglia che il suo capitano Belotti mette in ogni palla. Un altro 3 a 3 con perle tecniche da rivedere più volte (tacco di Djuricic, bomba di Chiriches da 30 metri, gol in solitaria di Belotti); una bella partita che sblocca il Torino in classifica e tiene comunque al secondo posto gli imbattuti folletti emiliani.

Si diceva che se a mister Ranieri dai giocatori che sanno fare il 4-4-2 che piace a lui è dura per tutti, e riteniamo che a oggi la Samp che espugna Bergamo con questa solidità ed intelligenza sia quanto di più vicino si possa dare ad un allenatore di grande esperienza e sagacia. L’Atalanta perde ancora in campionato e domani ha l’Ajax in Champions, vediamo se la rosa di Gasperini saprà gestire tutte queste emozioni sportive ravvicinate. Segnaliamo un ragazzo di 37 anni campano, tale Fabio Quagliarella, con la maglia blucerchiata, quei movimenti, la facilità coordinativa bipodalica e la voglia di collaborare, correre e lottare è quanto di più simile a quel Gianluca Vialli doriano ricciolone che vinse con Boskov e segnò in acrobazia. Seguiamolo.

La vittoria dell’Inter a Genoa è stata più facile di quello che si è visto. Lukaku è una sentenza spaventosa e D’Ambrosio fa sempre i gol giusti; Il Genoa non è stato praticamente mai in partita, la squadra di Conte ha dovuto solo aspettare il momento giusto per colpire facendo anche riposare qualche giocatore in vista dei molti impegni europei futuri. I nerazzurri salgono a 10 punti e accorciano sulle squadre di testa, davvero una situazione entusiasmante, per ora è davvero il campionato di nessuno.

Torna alla vittoria anche la Lazio, non bella, ma con un Luis Alberto divino nelle vesti di rifinitore e stoccatore. Il Bologna ha creato molto, giocato forse meglio, ma raccolto zero. Immobile la chiude alla sua maniera e il laziale De Silvestri continua nella sua carriera a segnare contro la sua squadra del cuore.

Comincia a girare il Cagliari di Di Francesco, che abbandonato un non convincente 4-3-3 con Joao Pedro dietro la punta e Nandez in fascia a correre e creare, gioca meglio, segna e stende un Crotone di nuovo in partita quasi sempre, ma troppo leggero dietro. Bellissima la punizione di Lykogiannis e il gol tutto in verticale di Simeone, per il Crotone continua a convincere Messias Jr su tutti. Rivedibile il terzetto difensico Magallan, Golemic, Luperto.

Ritorniamo a bomba sul Parma di Liverani che non convince affatto, e strappa, immeritatamente, un punto ad un ottimo Spezia che Italiano mette in campo con idee e proposte verticali, rapide e visibili. Il doppio vantaggio con la testata di Chabot e la stoccata di Agudelo vengono ripresi da un gol in mischia di Gagliolo  e un rigore allo scadere di Kucka (sempre il migliore), ma la partita l’ha fatta lo Spezia e come ci dice il grande vecchio, il risultato può essere casuale, la prestazione no.

Iachini si tiene la Fiorentina e la porterà almeno fino alla trasferta di Roma, battendo una Udinese con delle maglie mozzafiato (la stessa degli anni di Zico) e con problemi di concretizzazione palesi. I 2 gol di Okaka tengono in bilico la partita vinta principalmente dalle giocate di un Castrovilli tornato quello di ottobre 2019, eccezionale cursore, ottimo costruttore, raffinato realizzatore. Bravo il 10 viola. Il 3 a 2 poteva essere altro, ma non lo è stato. La Fiorentina torna a centro classifica, zona che con quella rosa non dovrebbe occupare nemmeno lontanamente.

Mi sono lasciato Juventus Verona per ultimo perché bisogna dire che la Juve ha preso dei pali, ha avuto di nuovo un gol (giustamente) annullato per 2 centimetri di fuorigioco, non ha avuto un arbitraggio a proprio vantaggio. Cose strane, mi rendo conto. Aggiungo, per onestà intellettuale, ha giocato anche bene gli ultimi 18 minuti quando Dybala (per me fuoriclasse alieno) ha deciso di cambiare marcia. Ma il Verona ha giocato bene, a volte benissimo e sicuramente meglio di una Juventus che senza Ronaldo sta facendo fatica a vincere le partite in attesa di trovare gli equilibri del suo allenatore. Quali siano ancora non è chiaro, ma sicuramente le molte assenze stanno dando una grossa mano a Pirlo per giustificare queste partite a tratti imbarazzanti. Vedremo. Sarri alla quinta ne aveva vinte quattro (compreso il Napoli) e pareggiata una, ed è ufficialmente dichiarato il rovina Juventus.

Chiudo con le interessanti partite europee infrasettimanali di questi giorni; bello vedere tornare l’Atalanta nel suo stadio in Europa, l’ultima volta fu l’andata della Coppa Uefa del 1991 contro l’Inter di Trapattoni e la formazione bergamasca recitava così: Ferron, Contratto, Pasciullo, Porrini, Bigliardi, Progna, Orlandini, Bordin, Bonavita, Perrone, Caniggia. Allenatore: Bruno Giorgi, nomi antichi per emozioni ritornanti.

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