La difesa dell’interesse nazionale alla prova del Monte Bianco


30 Ott , 2020|
|Sassi nello stagno

L’Italia sta perdendo uno dopo l’altro suoi importanti asset industriali ed oggi si ritrova a subire un’occupazione, seppur molto piccola, di territorio da parte della Francia. Un’ulteriore occasione anche per riflettere sulla qualità della nostra classe politica e dell’informazione che, davanti a questo, dimostra di rimanere sostanzialmente inerte.

In questi giorni, in cui gran parte della comunicazione politica e giornalistica è naturalmente presa dai problemi legati al Covid-19, in Italia accade pure molto altro e non certo di poca importanza per la nazione. Tra queste, la perdita ulteriore di ricchezza italiana, con una parte del sistema portuale strategico che va sempre più in mano straniera, e la Francia che ha occupato una parte della vetta del Monte Bianco in territorio italiano.

E si, fino ad almeno qualche decennio fa, specie quest’ultima notizia avrebbe fatto molto scalpore, memori di vecchie questioni di confine che hanno dato vita a guerre, pure mondiali. Però, ecco che nella nuova Europa si riaffaccia tale fantasma. La novità, però, consiste nel fatto che tale avvenimento ha occupato nella politica e testate d’informazione italiane dominanti una posizione di irrilevanza, ovvero di indifferenza. I Francesi sarebbero andati a ripescare un armistizio napoleonico del 1796, con il quale la Francia sottraeva una prima volta Savoia e Nizza al Piemonte, compresa la vetta del Monte Bianco annettendola a sè, per giustificare oggi questa nuova sottrazione di territorio italiano. E’ noto che la restaurazione del 1815 ristabilì nuovamente i vecchi confini. Seguì, nel 1860, il nuovo trattato tra Regno di Sardegna e Francia il quale, cedendo a quest’ultima la Savoia, stabiliva l’attuale confine sul Monte Bianco, affidando allo stato piemontese anche punta Hellbronner con il rifugio Torino, che invece oggi viene rivendicata dalla Francia. Eppure, tale confine è stato confermato anche in successivi trattati, per cui ad oggi è riconosciuto anche nelle carte militari della Nato. Ebbene, oggi la Francia è giunta a far modificare a proprio piacimento quei confini sulle mappe di Google maps!

Il territorio conteso ha un’estesione di 300 metri e vi arriva la funivia “skyway” da Courmayeur. È dal 2019 che i limitrofi comuni francesi stanno riscuotendo i proventi degli impianti sciistici della zona. Pertanto, tale sottrazione di territorio non ha solo valore simbolico ma anche economico. Ora, non si tratta di certo di portare la questione sul piano militare; d’altronde, entrambi i Paesi fanno parte sia della UE che della Nato, però, in caso di mancato accordi, vi sono Corti internazionali che si potrebbero adire. Nel frattempo, l’unica informazione dal governo a riguardo si è avuta attraverso il sottosegretario agli Esteri Scalfarotto e solo il 12 ottobre del corrente anno  a fronte di una interrogazione parlamentare presentata la scorsa estate. Il sottosegretario informava che il governo avrebbe comunicato con fermezza alla Francia la posizione italiana a riguardo; seguiva una manifestazione di disappunto del nostro Ministro degli Esteri alla Francia. Però, intanto il governo Macron continua a trattare come propria quella vetta e dal nostro governo non giunge alcun segnale di reazione.

E’ vero che non è la prima volta che la Francia ci ha conteso, spesso con successo, territori italiani occidentali; però, questa attuale rivendicazione della Francia nei nostri confronti dovrebbe comportare una riflettessione sul perché essa ritenga di potersi ancora permettere tale tipo di atteggiamento verso il nostro Stato – che in altri momenti storici ed, ancora oggi, presso altri Stati, sarebbe considerato un grave gesto ostile – nonché quale considerazione il suo governo abbia della nostra classe politica. In proposito, non si può non ricordare di come la Francia, grande acquisitrice di importanti società o di rilevanti quote di queste in Italia, durante la scorsa legislatura si comportò in maniera ostile dinanzi la legittima acquisizione da parte dell’Italiana Leonardo S.p.A. dei cantieri navali STX in Francia. La risposta che viene da dare a quella domanda è facile da immaginare e non è confortante.

Inoltre, vi è da chiedersi come sia possibile che, nell’Europa del 2020, un tale partner europeo possa tornare a fare rivendicazioni territoriali e nei confronti della nostra Penisola. E, poi, è possibile che solo un parlamentare di FdI si sia interessato della questione dall’anno scorso attraverso un’interrogazione parlamentare? Ed ai politici di sinistra questo problema non importa? Non l’avvertono come questione nazionale? Per quanto l’informazione ed il dibattito politico sia, comprensibilmente, monopolizzato dalla pandemia, è giustificato giungere a questo generalizzato disinteresse? E pensare che dinanzi alle mire di De Gaulle del 1945 sulla Val d’Aosta, i partigiani del comandante Augusto Adam giunsero addirittura ad allearsi con i soldati repubblichini pur di respingere il tentativo di occupazione da parte dei soldati francesi!

Se solo provassimo ad immaginare se fosse stata l’Italia, come qualsiasi altra nazione, ad operare una tale violazione di sovranità nei confronti della Francia, difficilmente questa avrebbe, come noi, aperto ancora i TG ed i titoli dei giornali solo con notizie sul coronovirus. In tal caso, certamente tale fatto sarebbe stato al centro – probabilmente insieme a quelle sulla pandemia – delle notizie e del dibattito politico transalpino. Di conseguenza, sicuramente Macron non avrebbe fatto conferenze stampa solo sul covid ma anche sulla violazione di sovranità subita e su possibili reazioni. Da noi, invece, nulla; così come non c’è stato dibattito sulla cessione dei nostri porti, sullo scarso utilizzo della “golden power” su aziende strategiche, sugli affari che sul nostro sistema industriale con accaparramenti di nostri saperi e risorse, i grandi operatori stranieri continuamente operano. Viene anche da chiedersi, davanti a questa nostra inerzia, quale idea abbiamo noi del nostro Paese e quale, poi, ne abbiano i nostri politici, di qualsiasi orientamento, ivi compreso chi dirige le testate giornalistiche.  

Nel contempo, come sopra accennato, in questi giorni ci si è privati anche di ulteriore ricchezza italiana, come quando si è disposto, dopo averlo privatizzato, di cedere il 51% della Piattaforma logistica dell’importantissimo porto di Trieste, una delle più grandi opere marittime costruite in Italia negli ultimi 10 anni, ad una società tedesca già operante nel porto nordico di Amburgo, come in altri porti d’Europa e del Mediterraneo, la Hamburger Hafen und Logistik Ag (Hhla). Fatto, questo, contro cui si è innalzata l’allarmata quanto inascoltata voce di protesta del vice presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena; ma nulla più. Similmente, è accaduto con i cinesi per il porto di Vado Ligure ed ora vi sono trattative per l’ingresso degli stessi anche nella gestione del delicato porto di Taranto attraverso la controllata società nautica Ferretti Group; ennesima società italiana di eccellenza, questa, passata in mano straniera, attraverso cui, come le altre numerose società anche europee comprate dai cinesi, il governo di Pechino acquisisce continuamente preziose conoscenze tecniche dall’Occidente. Riguardo a tale ultimo porto, poi, questo ha natura chiaramente strategica, dato che qui vi è la principale base alleata nel Mediterraneo, americana e Nato, ove si ha il controllo della parte centrale di tale mare. Una situazione, come ricorda preoccupato il nostro diplomatico ed ex Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, che ha anche ripercussioni sulla sicurezza nazionale.

Per cui, la decisione francese di impossessarsi di quel, seppur piccolo, fazzoletto di territorio italiano, con la pressoché indifferenza ed inerzia della classe politica italiana a riguardo, si inquadra in questa incapacità di tale classe dirigente di saper interpretare e perseguire qualsiasi tipo di interesse nazionale.

Allora, non è sufficiente giustificare questo silenzio delle nostre autorità con l’emergenza covid. Ora, è anche vero che con l’entrata dell’Italia nella UE, le nostre politiche economiche, industriali ed estere sono pressochè un ricordo del passato, dato che l’Italia ha in gran parte abdicato a queste facendole praticamente scomparire dall’agenda politica nazionale. Però, occorrerebbe tener anche conto che, diversamente da noi, invece, gli altri partner e competitori europei quali Germania e Francia, si sono conservati ampi margini di manovra per quelle politiche e che Paesi extra UE, quali, appunto, la Cina, le hanno interamente in piedi e molto attive. Come se non bastasse, per noi pare che quest’anno, con la pandemia, le cose siano andate peggio da tale punto di vista; eppure, anche nelle altre nazioni c’è il covid, ivi compreso, appunto, la Francia che, senz’altro e nonostante tutto, non si è fatta sfuggire la pensata di prendersi un pezzo di nostro territorio. Allora, perché, ad esempio, l’Italia non ha dimostrato alcun sussulto davanti a tale usurpazione dei propri confini? Solamente perchè alle prese con il Covid? Difficile ritenerlo, conoscendo i nostri governanti, e l’opzione politico-ideologica sopra accennata lo spiega. 

Infatti, non si può dimenticare che, quantomeno in questo secolo, sono state dominanti le tendenze alla desovranizzanzione ed allentamento dell’idea di comunità nazionale in Italia, che sono andate di pari passo con la progressiva depoliticizzazione della vita pubblica. Di conseguenza, con campagne elettorali in cui non vi sono più occasioni per confrontarsi su politiche di programmazione economico/industriale ed estere, ecco che alla nostra classe politica le si chiede meno qualità, preparazione e visione politica. E così, essa si può scatenare su altri temi più di breve periodo, quali tasse (entro gli stretti margini dei vincoli di bilancio europei), immigrazione, spese per i parlamentari, autonomie ed incentivi vari (continuando a tacere sui futuri tagli di spese e diritti sociali); problematiche che comportano una selezione al ribasso dei nostri rappresentanti politici. Per cui, alle domande avanzate sopra, questa può essere una buona risposta. Cosa simile si può sostenere di chi gestisce grandi giornali e TG nazionali, specie quando i relativi dirigenti sono nominati da quegli stessi politici.

Tutto questo, come noto, ha determinato un impoverimento generale dell’Italia, con l’aumento di accaparramento di nostre ricchezze da parte di stranieri i quali, invece, sanno ben perseguire i loro interessi nazionali, con grave danno delle nostre future generazioni. In definitiva, al banco degli imputati non può non esserci la nostra classe dirigente, gravemente distratta ed indifferente alla difesa degli interessi collettivi degli italiani.

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