Cari bottegai…


1 Nov , 2020|
| Voci

Cari “bottegai”, ristoratori, piccoli commercianti, gestori di palestre, partite iva, cari artisti, teatranti, musicisti. Care categorie dell’arte, della tradizione, della cultura e della socialità colpite e additate, precarizzate e abbandonate, invitate spesso più o meno velatamente a cambiare mestiere, ad abbandonare la passione e l’impegno che mettete nel vostro lavoro e a rassegnarvi a convertirvi in una categoria più smart, moderna, al passo con i tempi. A voi che con coraggio e testardaggine non vi siete ancora arresi a lasciare l’eredità e l’economia reale di questo Paese in mano alle multinazionali e alla grande distribuzione, innanzi tutto voglio dire grazie. Grazie anche per essere qui oggi, oltre i colori politici, i partiti e gli egoismi personali.

Mi chiamo Lorenza, ho 27 anni e da più di 10 lavoro nel mondo della ristorazione. A 16 anni questo lavoro mi ha permesso di dare una mano alla mia famiglia, a 19 di trasferirmi e lavorare all’estero, a 23 di tornare in Italia e mantenermi agli studi, come son certa sia capitato a centinaia di giovani universitari passati in questi anni da Parma. A quanti sarà poi successo di conoscere persone, ascoltare storie e confidenze che a volte risulta più facile raccontare a un barista piuttosto che a un familiare… perché diciamolo, questo è anche e soprattutto un settore di relazioni umane.

Ebbene, io di studiare ho quasi finito, per il momento, il settore in cui ho sempre lavorato versa in una situazione drammatica e casualità vuole che la mia tesi verta su qualcosa che in questi giorni ho sentito richiamare spesso: la nostra Costituzione.

Ora, sia chiaro, non son qui a dispensar lezioni, ma alcune riflessioni son d’obbligo per capire perché ci troviamo in questa situazione oggi.

Dicevo, recentemente ho sentito spesso invocare gli articoli della nostra Costituzione, la centralità del lavoro, sul quale la nostra Repubblica si basa. Mi ha commosso, non lo nego, veder rinascere questo sentimento di appartenenza nei confronti di una Carta che, come molti sapranno, è stata falcidiata e storpiata per fare in modo che fosse coerente con un impianto sovranazionale in così aperto conflitto con essa. Per anni ci è stato detto che la nostra Costituzione era troppo rigida, troppo garantista, troppo sociale, troppo poco liberista. Sappiate che il fatto che il lavoro sia menzionato al primo articolo, non vuol meramente dire che ognuno ha il diritto di avere un lavoro… vuol dire anche quello. Ma più precisamente significa che il lavoro deve garantire dignità ad ogni cittadino che si sentirà così parte del tessuto sociale e vorrà partecipare attivamente alla vita politica del Paese realizzando in ultima analisi la democrazia!

Non solo, tra le garanzie sancite dalla Costituzione vi sono il diritto alla salute e la previsione di un sistema sanitario nazionale gratuito, il diritto alla pubblica istruzione, il diritto all’uguaglianza sostanziale.

Questi diritti negli ultimi anni sono stati tristemente rinominati “sprechi” e la qualità di vita dei cittadini italiani, ad essi strettamente connessa, è stata messa alla mercé di scellerate politiche di taglio.

Misure lacrime e sangue che hanno corroso la vera essenza della nostra Costituzione. Ben 63 raccomandazioni inviate dall’Unione Europea agli Stati Membri nel periodo 2011-2018 menzionano l’inefficienza e i costi della sanità pubblica e ad oggi sappiamo, grazie ad un rapporto della Fondazione Gimbe, che nel decennio 2010-2019 tra tagli e definanziamenti al SSN sono stati sottratti 37 miliardi.

Misure che abbiamo pagato a caro prezzo questo Marzo, quando le ormai fragili gambe del sistema sanitario nazionale sono crollate.

Dopo 9 mesi, troppo poco è stato fatto, troppo poco è cambiato. Le terapie intensive sono oggi poco più di 6000, con la possibilità di attivarne altre 3000, per le quali però servirebbero 9000 operatori tra medici e infermieri, che al momento, riporta il Sole24 del 27 ottobre, mancano. Istruzione e trasporti pubblici non sono neanche lontanamente vicini ad essere stati potenziati in modo adeguato e la responsabilità ancora una volta viene riversata sui cittadini, nemmeno in modo paritario. Tutto questo benché l’Italia sia da ben 25 anni in avanzo primario, ovvero benché il popolo paghi in tasse più di ciò che gli viene restituito in termini di servizi. Questo perché per una rigida e spietata logica di bilancio di origine europea il benessere sociale è uno spreco, un peso, qualcosa di superfluo. Superfluo come la regolare riapertura delle vostre attività, messe in sicurezza a vostre spese, oggi, signori miei.

Concludo dicendo che l’Italia di oggi mi sembra sempre più lontana dal Paese che potrebbe essere, dal Paese che i costituenti avevano in mente.

Siamo qui oggi a difendere non solo il diritto al lavoro, ma anche quello alla salute, quello all’istruzione, siamo qui oggi a rivendicare il patto sociale! Perché nelle parole di Lelio Basso, padre costituente: “finché questi articoli non saranno veri, non sarà vero il resto; finché non sarà garantito a tutti il lavoro, non sarà garantita a tutti la libertà; finché non vi sarà sicurezza sociale, non vi sarà veramente democrazia politica; o noi realizzeremo interamente questa Costituzione, o noi non avremo realizzata la democrazia in Italia.”

N.d.R: Intervento di Lorenza Serpagli alla manifestazione “entrata di emergenza” svoltasi a Parma il 31/10/2020.

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