L’unico soggetto immune al Covid-19 è la regionalizzazione del diritto alla salute


30 Nov , 2020|
|Sassi nello stagno

Il processo di regionalizzazione del diritto alla salute viaggia spedito anche in piena pandemia, l’unico vero soggetto immune al Covid-19 presente sul suolo nazionale. Un ulteriore esempio, se ancora fosse necessario, ci viene dal Lazio, dove il Sindacato Medici Italiani (SMI) ha impugnato davanti al giudice amministrativo l’Ordinanza del Presidente della Regione Lazio del 17.3.2020 e tutti gli atti correlati, con cui venivano adottate le principali misure per gestire la pandemia nel territorio regionale tra cui quelle per la gestione dell’assistenza domiciliare ai pazienti positivi al Covid-19 che non necessitano di cure ospedaliere.

Il sindacato ha sostenuto davanti al giudice che la Regione Lazio avesse affidato illegittimamente ai Medici di medicina generale (MMG) l’assistenza domiciliare dei pazienti positivi al Covid che non avevano bisogno delle cure ospedaliere, anziché costituire delle apposite Unità Speciali di Continuità Assistenziale Regionale (USCAR), che l’Ordinanza considerava facoltative e lasciava la loro costituzione alla discrezionalità della Direzione salute dell’amministrazione regionale, ma che invece la legge (sia con l’art. 8 del decreto legge 9 marzo 2020, n. 14, sia l’art. 4-bis del decreto legge 17 marzo 2020, n. 18) le indicava come obbligatorie e da costituire in tutte le regioni per svolgere in via esclusiva questa delicatissima attività.

Il Tar del Lazio, con la sentenza 16 novembre 2020, n. 11991 ha accolto il ricorso del sindacato dichiarando illegittima l’Ordinanza e gli alti atti impugnati per violazione della legge.

In questa vicenda ognuno avrà avuto le sue buone ragioni per avere scelto di arrivare davanti ad un giudice per regolare aspetti così cruciali per la situazione che stiamo vivendo e non voglio entrare nel merito della diatriba, che ha la sua complessità, ma il risultato mi sembra chiaro: ad oggi non si capisce chi nel Lazio assicurerà l’assistenza domiciliare per i positivi al Covid. E mi pare di capire che, di fatto, non la farà nessuno perché, da un lato, i medici sono oberati fino al collo con le visite ordinarie (non Covid) e, dall’altro, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale Regionale (USCAR) sono (ora) mezze illegittime e sono dalla loro costituzione fortemente sottorganico. E stiamo parlando di una delle prestazioni sanitarie determinante per curare tempestivamente i positivi, per tutelare i loro famigliari e per alleggerire il lavoro delle strutture ospedaliere in perenne sofferenza da mesi. Tra l’altro una prestazione garantita efficacemente in molte regioni italiane, dove il doppio canale (assistenza ordinaria e assistenza straordinaria) è a disposizione dei cittadini di quelle regioni.

Insomma per i cittadini del Lazio l’assistenza domiciliare per i positivi al Covid-19 sarà un miraggio… a differenza della regionalizzazione del diritto alla salute, che neanche una pandemia mondiale è riuscita a dispensarci dalla sua ingombrante ed imbarazzante presenza. Tutto questo dopo quasi un anno di stato di emergenza.

E le domande sorgono spontanee: ma questi poteri di emergenza nazionali e regionali a cosa servono?! A chiudere e riaprire tutto a intermittenza o anche ad organizzare meglio i servizi pubblici e l’intervento amministrativo nazionale e regionale per convivere davvero con il virus in questo periodo transitorio?! La profilassi sanitaria internazionale (ex art. 117 comma 1 lett. q) della Costituzione) a cosa serve se non a garantire che il governo e la sua amministrazione IN VIA ESCLUSIVA pianifichino il contrasto epidemiologico alla pandemia e uniformino su tutto il territorio nazionale l’accesso alle prestazioni sanitarie come prescrive l’art. 32 della Costituzione, anche a dispetto del Titolo V?! E infine questi poteri commissariali, che tanto ci hanno tragicamente divertito in queste settimane, servono solo a chiudere piccoli ospedali e tagliare voci di bilancio o anche a garantire a tutti i cittadini della regione commissariata le stesse prestazioni sanitarie garantite nel resto dell’Italia?!

Il Sistema Sanitario Nazionale così non funziona. E no, non va solo rifinanziato, ma va rifondato da cima a fondo ed in via prioritaria, con serietà, con obiettività e con una visione costituzionalmente orientata, fondata sull’art. 32 della Costituzione. E questo dipenderà anche da quanto saremo capaci, come collettività, di ricordare, dopo che tutto questo sarà finito, come 30 anni di politiche sanitarie votate all’efficienza e alla produttività hanno ridotto il nostro Sistema Sanitario Nazionale e di farlo valere nei momenti opportuni.

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