La campagna diffamatoria contro Cuba e la brigata “Henry Reeve”


2 Dic , 2020|
| Terza Pagina

Cuba non ha fatto in tempo a dichiararsi libera nel 1959 che già le compagne di diffamazione contro di lei e gli attentati erano una dura realtà. Oggi, a distanza di sessant’anni dalla rivoluzione, la guerra contro Cuba viene portata avanti ostinatamente sia sul piano economico – attraverso il tuttora vigente “bloqueo” (l’embargo economico) – sia su quello ‘informativo’.

A settembre 2020 è giunta la notizia della candidatura al premio Nobel per la pace della brigata cubana medico-sanitaria “Henry Reeve”, una delle tante organizzazioni che Cuba ha predisposto per la solidarietà sanitaria internazionalista nel mondo. Della brigata Henry Reeve ha beneficiato anche l’Italia a partire da metà aprile 2020 quando, in piena emergenza pandemica, ‘sbarcarono’ a Torino 38 sanitari e medici cubani accolti dall’ambasciatore cubano in Italia e dalle autorità locali[1].

Così l’ambasciatore cubano Ruiz: “La nostra brigada sanitaria arriva con molta umiltà per sostenere lo sforzo enorme che state facendo. E’ tutto quanto Cuba può offrire. Noi siamo un Paese che dà alla solidarietà un forte valore. Abbiamo davanti una sfida che tutti insieme dobbiamo affrontare. Cuba ha mandato 21 brigate sanitarie in altrettanti paesi, in tutto il mondo. Siamo particolarmente lieti di essere qui considerata l’amicizia per l’Italia e per il Piemonte, una regione che ha un rapporto storico con Cuba. Ora non ci resta che lavorare: i nostri medici ed i nostri infermieri offriranno la loro esperienza nel seguire i protocolli stabiliti e resteranno qui sino a quando ne avrete bisogno”[2]

Molte regioni italiane hanno fatto richiesta di nuovi interventi ed è questa, probabilmente, la ragione dei recenti incontri diplomatici dell’ambasciatore Ruiz e il viceministro della salute Sileri durante i quali si è parlato della volontà di avviare una cooperazione stabile e vantaggiosa per entrambi i paesi in materia di salute come riporta il Faro di Roma in cui si parla, peraltro, di un memorandum di intesa per la cooperazione tra i due paesi[3].

A seguito degli avvenimenti appena richiamati, non è difficile immaginare cosa sia riuscita a scrivere certa stampa giornalaia: “altro che solidarietà, solo propaganda del castrismo mentre a Cuba non ci sono le medicine” […] “Il governo cubano lo fa per intascarsi i soldi del Nobel che prenderebbe lui direttamente” e altri non-sense.

Per comprendere meglio la storia dell’internazionalismo cubano e questa antica tradizione di solidarietà ‘sanitaria’ abbiamo intervistato per La Fionda Anna Serena Bartolucci, Presidente dell’associazione Asicuba Umbria; Serena vola a Cuba dal 1992, ne ha potuto conoscere l’anima, i segreti e osservare il cambiamento.

Recentemente, proprio su questo tema, Serena ha inviato una lettera al direttore di Radio3Mondo, Marino Sinibaldi, il quale – lo riconosciamo – si è adoperato per una rettifica. La rettifica si è resa necessaria a seguito delle parole della giornalista serba Marina Lalovic che – forte delle sue fonti statunitensi – si è resa complice della campagna di diffamazione U.S.A. già denunciata nel dicembre 2019 dal Ministero degli esteri cubano[4].

La campagna diffamatoria contro Cuba e la brigata “Henry Reeve”

Serena Bartolucci. Foto di Marco Francalancia.

Riportiamo di seguito la sua lettera:

“Ascolto con stupore la voce di Marina Lalovic, nel programma Radio3Mondo di stamattina, mentre fa da megafono alla campagna di diffamazione delle missioni mediche cubane al lavoro in molti Paesi del globo, campagna che viene da lontano (da oltreoceano, per l’esattezza) e che dimostra quanto siano disperati gli accusatori: la colpa dei medici cubani sarebbe quella di essere remunerati.

Detto in premessa che è francamente disgustoso il prestarsi a questa campagna mistificatoria proprio ora e proprio qui in Italia, dove abbiamo all’opera gratuitamente più di 80 operatori sanitari cubani, mi appello all’etica professionale di chi dirige questa rete e di chi ci lavora, inclusa la signora Lalovic –che voglio supporre semplicemente ignara-, perché si dia spazio alla rettifica. 

Le missioni mediche cubane hanno organizzazioni diverse.  

Le Brigadas Henry Reeve (che portano il nome di un giovane statunitense morto al fianco dei cubani nella guerra d’indipendenza dalla Spagna), vennero formate nel 2005, dopo il devastante uragano Katrina, con sanitari preparati per interventi di risposta rapida ad eventi catastrofici, in patria come dovunque nel mondo siano richieste, e in forma assolutamente gratuita. Hanno operato in decine di Paesi (America Latina, Africa, Asia), dopo terremoti, inondazioni, epidemie. Si tratta di volontari, che accettano il rischio insito in ognuna di queste missioni, solo mossi da etica solidale e umanistica (certo, dalle nostre parti questi termini risultano incomprensibili e perfino sospetti), gente per la quale il paziente non è un cliente e la medicina non è una merce.

Poi esistono professionisti cubani della sanità che prestano la propria opera all’estero (sempre come volontari), dietro accordi fra il Governo cubano e quello del Paese terzo, e sono accordi di diverso tipo, a seconda delle relazioni fra i due Paesi: dalla totale gratuità a diverse forme di ingaggio. E comunque, anche quando esiste un ingaggio, sempre i sanitari cubani vanno a coprire le falle di assistenza medica del Paese ospitante, vanno cioè in quei luoghi difficili, abbandonati, lontani dalla “civiltà”, dove i medici locali non vogliono andare e dove spesso i beneficiari non hanno mai visto un camice bianco.

Se e quando queste prestazioni fossero remunerate mi domando e vi domando dove sia lo scandalo. Cuba –avverto- esporta anche altre professionalità: ingegneri, docenti, istruttori sportivi… Cuba non esporta petrolio. Esporta invece scienza e coscienza. E in questa nostra parte del mondo, soprattutto la seconda ricchezza pare ad alcuni molto nociva.

Aggiungo un’altra spina: proprio per rifornire i popoli di canne da pesca invece che di pesci, per formare medici locali invece che mandare in soccorso i propri, nel 1999 Cuba istituì la Escuela Latinoamericana de Medicina (ELAM) che ha laureato finora, gratuitamente, più di 30.000 giovani provenienti da famiglie povere di Paesi poveri di tutto il mondo (compresi statunitensi).

La signora Lalovic, stamattina, si è prestata alla campagna diffamatoria che ha lo scopo di offuscare la capacità scientifica e umana dei professionisti cubani della sanità, campagna montata e alimentata da chi non ha capacità, volontà e interesse per emularli.

Infangare l’altro per coprire il proprio puzzolente fango.

Abbiamo chiesto a Serena Bartolucci di raccontarci la sua esperienza:

D. Ricordi altri episodi della storia in cui la solidarietà internazionalista sanitaria di Cuba è stata determinante?

R.: “Dopo il disastro nucleare di Chernobyl, Cuba offrì ciò che aveva, la cura. Da allora sono stati curato 18.000 bambini colpiti dalle conseguenze delle radiazioni, ospitati in riva al mare, vicino a L’Avana, in un’area che prima della Rivoluzione era la residenza estiva dell’élite privilegiata. […] Cuba continua a investire nella ricerca scientifica (una scelta precisa di Fidel) che ricordava come Cuba, senza risorse minerali, aveva solo l’intelligenza da vendere al mondo. In accordo con gli organismi internazionali, Cuba vanta ed esporta vaccini e preparati farmaceutici riconosciuti e brevettati”.

Oggi dobbiamo citare il Soberana (Sovrana), che è il significativo nome scelto per il vaccino contro la pandemia Covid-19: Cuba ne ha in sperimentazione 3 tipi riconosciuti dalla OMS.

D. Quando sei stata per la prima volta a Cuba, cosa è cambiato da quel giorno a oggi e cosa hai imparato?

R.: “Quando arrivai per la mia prima volta, nel 1992, il Paese stava già completamente dentro la grande crisi –che a Cuba venne definita periodo especial, periodo di guerra in tempo di pace-, scatenata dalla rottura di tutti i rapporti commerciali e finanziari con l’URSS e i Paesi dell’Est: dalla sera alla mattina non arrivarono più petrolio, grano, pezzi di ricambio per i macchinari…, solo qualche esempio. E questo nel contesto delle leggi USA che vietavano –e vietano- per Cuba tutti i normali rapporti internazionali che ha qualsiasi Paese: quindi senza lo sbocco del mercato est-europeo, Cuba era isolata in un assedio ferreo. Il Paese intero si mobilitò per inventarsi soluzioni, per trovare “cerotti” di sopravvivenza, aspettando che la buriana passasse e si riuscisse a ritornare in piedi: orti “di guerra” in qualsiasi pezzetto di terra (fabbriche e scuole riuscirono a mantenere le mense interne); i mezzi di trasporto al servizio delle imprese e dei Ministeri imbarcavano chi restava per strada nell’inutile attesa di autobus (bloccati da mancanza di combustibile o ricambi o gomme); gli alberghi distribuivano cibo avanzato dai propri ristoranti… Alcuni “cerotti” si dimostrarono soluzioni strategiche: esemplari i casi della riconversione dal fossile al rinnovabile, e l’abbandono dell’allevamento intensivo (scomparsa dei mangimi e strage dei bovini) e il ritorno al pascolo.

[…] “In tutti questi anni ho molto imparato, leggendo, studiando e frequentando Cuba: questo è un Paese, un popolo che si svela lentamente, occorre rispetto e pazienza; ti stimola a riflettere e trovare risposte, sulle relazioni sociali, economiche, religiose… non c’è tema che non trovi analisi e discussione a Cuba. Ecco perché dopo 28 anni di contatti con Cuba, lontano dall’aver perso interesse, continuo a scoprire e imparare da quel popolo”. 

La campagna diffamatoria contro Cuba e la brigata “Henry Reeve”

Ci dispiace per coloro che non riescono a vedere il bene dove ce n’è, ci auguriamo che siano in buona fede e non vogliano, invece, prendere le difese della Cuba di Batista quella della prostituzione, della mortalità infantile, delle malattie infettive, del gioco d’azzardo, della corruzione, della mafia, di Al Capone, a proposito consigliamo una serata al ristorante “Casa di Al”, nella splendida ex villa del mafioso,  sta a Varadero, in Avenida Kawama, prima della rivoluzione non era un ristorante…[5]

La campagna diffamatoria contro Cuba e la brigata “Henry Reeve”

Un condominio a Guantanamo, Cuba. Foto di Marco Francalancia.


[1] https://www.lastampa.it/rubriche/specchio-dei-tempi/2020/04/13/news/coronavirus-sbarcano-a-torino-medici-e-infermieri-cubani-resteremo-fino-a-quando-avrete-bisogno-di-noi-1.38713995

[2] https://www.lastampa.it/rubriche/specchio-dei-tempi/2020/04/13/news/coronavirus-sbarcano-a-torino-medici-e-infermieri-cubani-resteremo-fino-a-quando-avrete-bisogno-di-noi-1.38713995

[3] http://www.farodiroma.it/torneranno-i-medici-cubani-il-vice-ministro-sileri-a-colloquio-con-ambasciatore-di-cuba-di-a-puccio/

[4] http://it.granma.cu/cuba/2019-12-06/la-crociata-degli-stati-uniti-contro-la-cooperazione-medica-internazionale-di-cuba

[5] https://www.paesionline.it/cuba/altre-attrazioni-varadero/casa-di-al-capone

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