Ci sono oltre 60 mld di “soldi freschi” e il governo non li usa


10 Dic , 2020|
| Sassi nello stagno

Meno 10% ė la perdita di PIL italiano nel solo 2020 e chiunque millanti un rimbalzo nel prossimo anno è un illuso o un mentitore, mentre il rapporto debito pubblico su PIL cresce a circa il 160%, ovvero quasi 30 punti percentuali in un solo anno. Niente di buono tra queste prime poche righe. 

Tra fine marzo e aprile c’erano già alcuni sognatori come me (si fa per dire) che auspicavano a gran voce una forte esposizione dello Stato affinché intervenisse prontamente con una immissione positiva di denaro pubblico, in modo da sostenere la perdita di investimenti e consumi tramite la spesa pubblica; imploravamo una grande emissione di titoli sostenendo peraltro che il sopracitato rapporto debito/pil sarebbe cresciuto in egual misura sia per effetto della diminuzione del denominatore della frazione, sia per effetto di crescita del numeratore.

In grave ritardo, dopo mesi, a poco a poco, il governo è intervenuto attraverso i vari “scostamenti”, ovvero l’autorizzazione ad aumenti di deficit via via più consistenti, grazie anche alla sospensione momentanea di tutti i parametri imposti da Maastricht, dal Fiscal compact al cambio drastico sulla linea di governance della BCE, che tanto graziosamente, dopo anni di austerità anti-inflazione (in realtà veniamo da anni di deflazione) ha iniziato a fare il normale lavoro di una banca centrale.

Mentre il confronto politico tra forze di governo e di opposizione si concentrava tra banchi a rotelle, monopattino e altre idiozie, molti dei sognatori come me, però, nel corso di questi ultimi mesi, si arrovellavano su una questione tanto accademica quanto pratica: i conti aggregati non ci quadravano e i nostri convincimenti basati su solide conoscenze letterarie – ci riferiamo a letteratura strettamente economica – veniva meno, poiché non era chiaro come mai all’interno di una somma elementare, quella del calcolo aggregato del PIL, non si verificasse la “proprietà dissociativa”, cioè che il saldo restasse comunque negativo sostituendo con la spesa pubblica il valore perso da consumi e investimenti. 

Ci sono voluti alcuni mesi affinché ci fosse risposta al nostro quesito e la risposta è tutta qui:

I soldi c’erano, ma non sono stati spesi e immessi nel mercato.

Viene fuori che dei circa 110 miliardi di euro raccolti tramite l’emissione di nuovi titoli, più della metà sono ancora ben saldamente fermi all’interno del conto cassa del Tesoro.

Come se non bastasse,  la presa in giro aumenta quando sai che fino a cinque giorni fa il parlamento ha votato quasi all’unanimità un ulteriore scostamento di 8 miliardi e contestualmente invece viene pubblicata una nota del Ministero Economia e Finanze in cui si comunica che “in considerazione dell’ampia disponibilità di cassa e delle ridotte esigenze di finanziamento … alcune aste di titoli fissate per il mese di Dicembre sono sospese, in particolare quelle dei BTP a 10 anni, invece si terranno quelle di titoli con scadenza a più breve termine come 3-7 anni e BOT”.

Ci sono oltre 60 mld di “soldi freschi" e il governo non li usa

Che dire, sembra quasi che con la mano destra il governo abbia proteso la mano all’elemosina della BCE e dei mercati, e con l’altra abbia ben nascosto queste enormi somme per non spenderle in favore della propria economia e dei cittadini; tutto ciò per ben sette mesi. Ora, con la cintola sciolta per far spazio a una pancia ben piena, ritira persino la mano che elemosinava, dichiarando di avere le tasche piene.

Più volte ci siamo chiesti se i continui errori in campo economico posti in essere da questo governo fossero frutto di ignoranza e incapacità o se invece fossero frutto di dolo e di una espressa volontà,  ancora una volta non abbiamo risposte certe a questo quesito però possiamo fare delle brevi quanto chiare considerazioni: quando in origine era chiaro che ci fosse bisogno di ingenti somme di denaro, essi dichiaravano con non era affatto così; quando poi si decisero a recuperarle, una buona parte è stata sperperata in provvedimenti inutili e forse anche dannosi, mentre un’altra ancor più grande non è neppure stata spesa. Per finire, una chicca tecnica: adesso che i tassi d’interesse sono ai minimi storici si preferisce emettere titoli a breve termine, più volatili per chiare caratteristiche temporali, e si evitano quelli a lunga scadenza che garantirebbero lunghi anni di maggiore solidità. 

Chiudiamo facendo cenno ad un’ultima quanto breve considerazione: in un momento in cui migliaia di aziende abbassano inesorabilmente la saracinesca o portano i libri in tribunale, la disoccupazione aumenta a ritmi vertiginosi, la povertà e la fame stringono le spira catturando sempre più larghe fette di popolazione,  ci sono più di 60 miliardi di euro fermi nelle casse dello Stato e sembra che tutto il nostro futuro sia legato ai fantomatici spiccioli europei del “Recovery Fund”/ “Recovery Plan” / “ Next Generation UE” o come diavolo si chiama, che conta tutt’al più in 29 miliardi l’anno.

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