Servizio idrico: socializzare i debiti e privatizzare i profitti? ORA BASTA!


22 Dic , 2020|
|Sassi nello stagno

La maggior parte del territorio italiano è interessato, specialmente durante i periodi estivi, da crisi idriche dovute fondamentalmente alle diffusissime perdite nelle reti di adduzione e distribuzione con un tasso di dispersione al 48%. È bene ricordare che la gestione dell’acqua è business altamente redditizio, e anche se le reti di distribuzione sono di proprietà pubblica, la gestione del servizio è regolata dal mercato, dunque indirizzata a massimizzare i profitti degli azionisti, senza i dovuti investimenti per l’ammodernamento dell’infrastruttura idrica (demandandola spesso al pubblico!), che secondo le leggi di iniziativa popolare per la pubblicizzazione dell’acqua presentate dai Movimenti per l’Acqua Pubblica (mai discusse o boicottate tramite gli emendamenti), potrebbero essere finanziati grazie agli utili delle tariffazioni (che non finirebbero nelle mani dei vari azionisti) e con un fondo apposito attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Le dinamiche nazionali tendono invece a rilanciare i processi di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua, riflettendosi ad esempio sull’attuale fase politica in Calabria. A giorni, l’Autorità Idrica della Calabria (AIC), dovrà individuare il nuovo gestore unico del servizio idrico regionale, ma quale sarà la forma di affidamento? La discussione è tuttora in corso, ma leggendo tra le righe degli interventi di alcuni “addetti ai lavori” si può azzardare una previsione sul disegno in atto. La gestione idrica in Calabria non è attualmente appetibile a nessuna grossa azienda privata, per questo è prevedibile la seguente operazione: pubblicizzazione dell’acqua come scelta obbligata in situazione d’emergenza (e non per garantirla come diritto fondamentale del cittadino), ovvero revoca della liquidazione alla So.Ri.Cal, (attuale gestore, società per azioni a capitale misto pubblico-privato, in liquidazione dal 2012) che viene rifondata e ridenominata, e con l’acquisizione delle quote della società privata da parte dei Comuni, trasformata dunque in una società a totale capitale pubblico ma con la forma di S.P.A. che permetterà, una volta arrivata a una sistemazione dei conti e nuovamente in grado di garantire utili e profitti a qualche multinazionale straniera, di cedere le quote e ripartire con le privatizzazioni favorendo questi soggetti che operano secondo logiche predatorie di guadagno. È la solita operazione di “socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti”, strategia consolidata e diffusa, in un sistema che permette ai grandi speculatori di trattenere gli utili e scaricare le perdite sulla società, sui contribuenti, sui lavoratori. Si andrebbero ad utilizzare capitali e fondi pubblici per la ristrutturazione delle reti idriche, mentre quello era un compito che per contratto doveva spettare ai soggetti privati, sempre garantiti nelle loro operazioni affaristiche da tutti i grandi partiti di destra e sinistra, a loro volta serviti dai mass media che hanno costruito una narrazione mistificata e tendenziosa contro le gestioni pubbliche. In realtà in Calabria le difficoltà gestionali sono da imputare principalmente ai mancati investimenti iniziali mai effettuati da parte del gestore privato della So.Ri.Cal., la multinazionale francese VEOLIA. L’unica forma legittima di gestione, come suggerito dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica, non è la Società per Azioni ma l’Azienda Speciale regionalizzata completamente pubblica e sottratta alle logiche del mercato, e prodigarsi nel restituire competenze tecniche, organizzative ed economiche ai Comuni, trasformando ad esempio i debiti verso So.Ri.Cal in risorse da destinare obbligatoriamente al miglioramento della rete di distribuzione locale. È ora di dire basta a un sistema di speculazioni e profitti per pochi affaristi, con disservizi ed elevati costi sociali per intere popolazioni, soprattutto innanzi all’esito referendario del 2011 sui servizi pubblici locali, tuttora inapplicato ledendo sanguinosamente i principi democratici del nostro Paese. I Beni comuni, proprio come i diritti sociali (lavoro, salute, istruzione) e i diritti di libertà (personale, di stampa, di circolazione, di riunione), sono alla base del modello di democrazia sostanziale a cui guarda la nostra Costituzione. La campagna per l’acqua pubblica è fondamentale in quanto si rivendicano rapporti sociali ed economici fondati sull’eguaglianza e sulla soddisfazione delle necessità di tutti, praticando una partecipazione popolare contro gli interessi delle élite: senza questo la democrazia non è che una forma più raffinata di controllo e gestione del potere.

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