Andrà meglio, se lo faremo andare meglio


24 Dic , 2020|
|Sport

Una raffica di meteoriti a forma sferica ha attraversato il nostro stivale poco prima di chiuderci nel Natale con distanziamento di quest’anno maledetto. Il vaccino per il Covid con relativi commenti, la Brexit che si manifesta insieme a una minacciosa “variante inglese” del Virus, il Decreto Legge che ci ha fatto passare le feste ipoteticamente a casa, ma non troppo perché in 2, ma con under 14 anche in 35, fino alle 22 e dopo le 5, con deroga per andare in farmacia ma se vivi in un comune sotto i 5000 abitanti anche in una farmacia fino a 30 km… una supercazzola di Tognazzi la direbbe in maniera più chiara e definita.

Tre giornate di campionato in 7 giorni; ripartiremo il 3 gennaio di un 2021 che, fossi un lui, vivrei con un’ansia da prestazione mica da poco visto questo capolavoro di 2020 che va concludendosi.

Abbiamo visto un Milan che sembrava stesse perdendo qualcosa, ma non troppo; un’Inter che piace poco, ma vince sempre; una Juventus che piace di più, ma poi crolla; e dietro forse la Roma, forse l’Atalanta, chissà se il Sassuolo… molte domande, poche certezze per un campionato che ci ha fatto vedere la Madunina milanese in vetta con le sue rappresentanti e strisce rossoneroazzurre.

La nostra rubrica questa settimana si fermerà sulle 20 protagoniste, seguendo la classifica, raccontando cosa è successo prima delle festività natalizie e cosa, sulla base dei pregi e dei difetti visti finora, potrebbe dirci il futuro, senza pendolini, oroscopi o scommesse eh… siamo materialisti noi.

Milan, 34 punti. Ultima squadra imbattuta in serie A, rendimento costante, concetti chiari che Pioli (da allenatore con la gavetta seria) ha fatto pervenire in giocatori di medio e medio-alto livello, con alcune eccellenze chiamate Donnarumma, Ibra e Theo Hernandez. Pareggio per 2 a 2 a Marassi contro il miglior (e forse unico) Genoa della stagione con gol dei difensori Calabria e Kalulu (segnali da stagione con il quadrifoglio) e poi 6 punti Di Origine Controllata a Reggio Emilia contro il Sassuolo (vinta con il coltello in mezzo ai denti, difendendosi e segnando il gol più veloce mai fatto nei 5 Top campionato europei, raddoppiando con il ritrovato Saelemaekers e resistendo con corazza solida) e in casa (di nuovo) al 93’ contro la Lazio che perde in zona “Lazio”. Il 3 a 2 di Theo Hernandez celebra una vittoria sempre sofferta, ma globalmente convincente e in alcuni momenti anche netta.

Punti forti: compattezza del gruppo; sistema di gioco rodato; condizione atletica

Punti deboli: potenziale non tenuta mentale di un gruppo giovane; senza Kjaer fa fatica a non prendere goal.

Inter, 33 punti. 7 vittorie consecutive inframezzate dal fallimento europeo per la truppa di Antonio Conte. Un cognome che non fa DPCM né Decreti Ristoro, ma che con un’antipatia dilagante e una piattezza tattica imperiosa (compensata però da una rosa forte come poche) sta mettendosi contro tutti i giornalisti sportivi italiani in una veste polemica che, all’Inter lo conoscono bene, sta compattando la squadra trovando risultati, con fatica, ma con importante costanza. Vittoria di rigore con il Napoli, e due 2 a 1 tirati in casa contro lo Spezia e in campo difficilissimo come Verona all’insegna dei rigori di Lukaku ma anche delle prestazioni solide di Hakimi, di un terzetto difensivo forte e di meccanismi che non resteranno ai posteri nelle tesi di Coverciano ma che, va detto, stanno portando punti.

Punti forti: nessun impegno europeo; capacità realizzativa costante; Lukaku.

Punti deboli: possibile facilità di lettura delle partite degli avversari nel girone di ritorno; poca qualità in mezzo al campo.

Roma, 27 punti. A meno 7 dal Milan ci sta una squadra bella e strana, la Roma di Fonseca. Capace di schiacciare tutte le squadre sotto in classifica, dominare per 70 minuti la Juve, rimontare il Milan in casa sua ma perdere male a Napoli e Bergamo. La capacità offensiva degli undici giallorossi è di quelle internazionali, la crescita di Veretout e Spinazzola verticale e i meccanismi visibili si alternano a momenti delle partite inquietanti in cui va in bambola e prende gol. Per noi può essere la terza o la quarta della classe, ma se con le piccole quei momenti puoi non pagarli, e gennaio giocherà contro Inter e Lazio, e lì i 10 minuti avuti contro un Torino in 10 (vittoria per 3 a 1), il secondo tempo di Bergamo (rimontata e schiantata 4 a 1) e i 20 in casa contro il Cagliari (vittoria per 3 a 2) potrebbero avere effetti collaterali spiacevoli, finora però, onore a Fonseca e i suoi. Europa League e campionato hanno visto sempre una Roma presente.

Punti forti: identità tattica; tridente offensivo.

Punti deboli: (non me voglia), portiere titolare non da grande squadra; black out nei secondi tempi; impegni serrati da febbraio.

Sassuolo, 26 punti: la struttura societaria (insieme all’Atalanta) migliore della serie A, il miglior allenatore italiano oggi in rampa di lancio, una capacità offensiva che mescola idee tattiche a talento puro; il Sassuolo quarto fa scalpore, ma fino a un certo punto. Turn over strutturato, ma con risultati simili. Il lavoro di De Zerbi è visibile, non solo per il primo posto del possesso palla del nostro campionato (si può discutere dell’utilità del possesso senza contestualizzarlo), ma anche per la capacità (prima non presente) di prendere punti anche senza brillare. Il pareggio a Firenze è stato altalenante ma forse sta stretto; la sconfitta col Milan 2 a 1 giocata fino al 96’ tentando la rimonta e mettendo la capolista nella sua metà campo e, infine, la vittoria 3 a 2 contro la Samp a Marassi, con una bella concretezza frutto anche di giocatori che vogliono vincere, non solo convincere.

Punti forti: identità tattica; qualità offensiva, ritorno di Caputo e crescita di Traorè.

Punti deboli: potenziale tenuta sulle 38 partite; palle gol non sfruttate in partite determinanti.

Napoli, 25 punti: recuperata la possibilità di giocare la partita con la Juventus dopo la decisione del Collegio di Garanzia del CONI, il Napoli sta attraversando il peggior momento della sua stagione, con un punto nella terna di partite di questa settimana, e preso grazie a un miracolo tecnico di Insigne contro il Torino all’ultimo minuto. Prima di quello, due sconfitte esterne. A San Siro, il già citato 1 a 0 targato Lukaku dagli undici metri e poi un netto 2 a 0 all’Olimpico contro la Lazio. Gattuso, a cui auguriamo il meglio per le sue condizioni di salute, dovrà ritrovare il filo tattico e dinamico di una squadra che ha già perso Oshimen e Mertens, ma soprattutto sembra aver perso la caratteristica principale della prima parte della stagione: la capacità di riconquistare il pallone nella metà campo avversaria.

Punti forti: qualità dei giocatori offensivi; miglior difesa del campionato.

Punti deboli: qualità in costruzione; ritmo gara altalenante.

Juventus, 24 punti: persi i 3 punti e dovendo, come detto, giocare la partita contro il Napoli, vedere la Juventus sesta fa un effetto strano. Il progetto tattico di Pirlo latita, con alcuni picchi (Barcellona) e alcune cadute (Crotone, Benevento, Fiorentina). Dopo un ottimo primo tempo contro l’Atalanta (partita non chiusa e poi pareggiata), la Juve sembrava tornata schiacciasassi imbattibile in casa del Parma (ma alla fin di quella partita ricorderemo anche un pessimo Parma) con un rotondo 4 a 0, ma poi uno stranissimo, quasi innaturale, 0-3 casalingo contro una Fiorentina in lenta ripresa ha rimesso quella sensazione che non possono essere cancellate soltanto dalla (giusta) espulsione di Cuadrado e da alcuni errori arbitrali non favorevoli alla Vecchia Signora (sicuramente non abituata all’evento). Vedremo alla ripresa se questo 4-4-2 pieno di rotazioni e, a mio parere, con alcuni giocatori inadatti alle sue richieste, saprà trovare una continuità in una piazza che non aspetta.

Punti forti: CR7; qualità generale della rosa; giovani potenzialmente fortissimi.

Punti deboli: autorevolezza e credibilità di Pirlo nel tempo; squadra che si allunga troppo facilmente.

Atalanta, 22 punti (una partita in meno): l’Atalanta che fa parlare di sé, l’Atalanta che espugna Anfield, l’Atalanta con Gomez separato in casa, e poi l’Atalanta che si difende e riesce strappare un punto alla Juve, che soffre mortalmente il primo tempo e poi distrugge la Roma 4 a 1, e che si fa rimontare due gol di Muriel da 2 difensori del Bologna. In campionato, almeno per ora, è un’Atalanta che fa vedere a sprazzi la devastante macchina da gol e ritmo degli ultimi 12 mesi e più. Ilicic, quando è in buona, sembra un marziano e la crescita di Romero e Djimsiti sembrano dare nuova linfa a un modo di giocare dispendioso.

Punti forti: ritmo partita insostenibile; giocatori emergenti in crescita.

Punti deboli: abitudine delle squadre avversarie che trovano contromosse; spogliatoio non sereno.

Lazio, 21 punti: non è un caso che l’altra squadra “con rosa stretta” e con un ottimo passaggio di turno in Champions stia faticando non poco in Serie A. Nonostante Immobile ormai segni un gol a partita da ogni posizione, a Luis Alberto, un po’ meno costante, illumini il cammino con giocate visionarie, la truppa di Inzaghi sta lasciando punti un po’ ovunque; pareggia a Benevento dopo un primo tempo dominato: vince, con la miglior prestazione della stagione in serie A, contro un Napoli senza contromosse efficaci e poi, almeno questa volta, perde al 93’ contro un Milan che, nel complesso, comunque aveva meritato qualcosa di più. La Lazio, e si sapeva, ha 11 titolari credibili contro chiunque, 3 riserve di qualità e poco altro.

Punti forti: il rombo Acerbi, Luis Alberto, Milinkovic, Immobile; la credibilità di Inzaghi.

Punti deboli: rosa poco profonda; troppi gol subiti da palla inattiva.

Hellas Verona, 20 punti: Juric sa quello che ha in mano, e lo sa far rendere al massimo. Con lui abbiamo rivisto marcature a uomo a tutto campo sulle mezzeali avversarie (Lovato su Milinkovic -Savic), finti centravanti di movimento che svuotano spazi (Tameze), addirittura rinvii del portiere (è la squadra in Serie A che ne fa di più). Il Verona è una squadra che non vuole affrontare nessuno, perché tutti sanno che dovranno correre tanto, affrontare tanti duelli e soffrire sulle palle inattive. Nelle ultime 3 partite solo un punto; strana sconfitta in casa contro la Sampdoria che quando si tratta di chiudersi e ripartire dà fastidio a tutti; poi un pareggio a Firenze per 1 a 1 dopo un’ora giocata molto bene, a la sconfitta casalinga contro l’Inter che l’ha vista soccombere per una marcatura sbagliata su Skriniar, ma che globalmente ha corso, lottato e reagito alla pari contro la corazzata neroazzurra.

Punti forti: Juric; la qualità della catena sinistra Di Marco – Zaccagni.

Punti deboli: momento di difficoltà di chiudere le partite; infortuni e assenze numerose.

Benevento, 18 punti: ha dominato la B senza avere mai avversari la scorsa stagione, e se a fine 2020 si ritrova (per la prima volta nella sua storia) sul lato sinistro della classifica, un motivo ci deve essere. Ottima la programmazione biennale finora svolta dalle streghe giallorosse. Allenatore giusto, ambiente caldo, rosa mix di esperienza, talento e giocatori da mercato futuro. Abbastanza profonda da potersi permettere cambi e rotazioni quando possibile, ben 7 punti nelle ultime 3. Con il pareggio casalingo contro la Lazio e poi il doppio 2 a 0 contro l’ultimo Genoa di Maran e a Udine, campo davvero complesso e ben superato. Insigne jr., Schiattarella, Sau, Caprari e Letizia i marcatori distribuiti nei tre match.

Punti forti: rosa profonda per gli obiettivi; idea tattica definita; capacità di andare in gol con molti giocatori.

Punti deboli: rilassarsi troppo presto durante la stagione; pochi centrimetri in attacco.

Sampdoria, 17 punti: il 4-4-2 ben visibile della nostra serie A, strutturato e senza fronzoli è quello della Samp di Ranieri. Non vi aspettate di prendere 5 pagine di appunti vedendola, ma i punti e gli obiettivi di inizio campionato, almeno a oggi, sono rispettati. Ben 7 punti dalla zona salvezza, alcuni giovani (perlopiù scandinavi) sotto osservazione e questa fase della stagione con una vittoria a Verona, una casalinga contro il Crotone prima della sconfitta in casa con il Sassuolo (ma con grande arrembaggio finale). Si è parlato di screzi con Candreva e Quagliarella, ma mastro Ranieri la sa lunga e con sorriso beffardo, piano piano, arriverà presto ai 40 punti richiesti, non così scontati viste anche le problmeatiche societarie di inizio stagione.

Punti forti: esperienza Ranieri; solidità in mezzo e capacità di non giocare con paura.

Punti deboli: a volte eccessiva prevedibilità; difficili modifiche ai principi di gioco.

Udinese, 15 punti (una partita in meno): la banda internazionale di Gotti (con il piacevole ritorno di Mandragora) sta dando piccoli segnali negativi in questo dicembre, dopo aver attaccato una serie di risultati positivi, un pareggio casalingo contro il Crotone, uno a Cagliari e la brutta sconfitta casalinga contro il Benevento, forse nella peggior Udinese della stagione. Globalmente però, come rosa, obiettivi e qualità generale siamo dentro lo standard, De Paul e Musso sono mezza squadra, gli altri sanno dare quello che serve per essere sempre a galla, fuori dalle zone “rosse”, visto che siamo in tema.

Punti forti: conoscenza del campionato e dei momenti giusti per fare punti; De Paul.

Punti deboli: piattezza nel ritmo della gara; assenza di un bomber.

Bologna, 15 punti: ci si aspettava davvero qualcosa di più (almeno a livello di punti) da questo Bologna? Io la squadra, a parte alcuni buoni giocatori da rivedere in contesti più elevati, la trovo da 13° posto, e lì sta. Pause difensive che può concedersi solo chi, nel medio periodo, sa di poter segnare tanto; e queste garanzie la squadra di Mihajlovic non ce le ha. Dopo il dramma calcistico vissuto contro la Roma, tre rimonte, segno che, almeno, il carattere c’è. Due gol rimontati contro lo Spezia (e rigore sbagliato per possibilità di sorpasso); recupero contro il Toro con il solito Soriano e poi altri 2 gol rimontati all’Atalanta con l’ottimo Tomyiasu e Paz, che di nome fa Nehuén, stupendo nome “mapuche” che significa forte.

Punti forti: gruppo solido ed esperto; fase offensiva ben definita.

Punti deboli: assenza di un centravanti; mancanza solidità difensiva

Fiorentina, 14 punti: non saprei dire se la cura Prandelli sta uscendo, o sta finendo l’intossicazione da gestione precedente; la rosa della Fiorentina non è comunque da questo tipo di campionato. I due pareggi in casa con Sassuolo e Verona ci hanno raccontato di una squadra comunque viva, che ha i piedi e il fosforo in mezzo per poter mettere in difficoltà le avversarie. E l’incredibile vittoria all’Allianz contro la Juventus ha certificato che un asse Borja Valero – Ribery che lavorano per le imbucate giuste possono e devono dare lo sprint a una squadra fino a poche partite fa troppo timorosa di tutto.

Punti forti: qualità oggettiva del reparto “costruzione e rifinitura”; crescita di Vlahovic.

Punti deboli: poca chiarezza del progetto tattico; alternative in difesa non di livello.

Cagliari, 14 punti: abbastanza simile (ma senza Ribery) il discorso del Cagliari di Di Francesco; doveva essere una stagione di rilancio per tecnico e società che, annualmente, sta investendo parecchio. Finora pochi lampi, la conferma che João Pedro è un cecchino di alto livello e che in difesa stanno uscendo giocatori interessanti come Walukiewicz, Zappa e Carboni. Il giocatore sopra livello della squadra, a mio parere, rimane Alessio Cragno, che per la prossima stagione aspetta porte italiane ed anche europee da difendere. Il progetto tattico del 4-3-3 è tramontato subito per un più noto 4-2-3-1 (poi 3-5-2), neanche così aggressivo. I pareggi con il Parma e con l’Udinese hanno fatto da prefazione ad una sconfitta (3-2) contro la Roma che inganna un po’ nel risultato, potenzialmente molto più largo a favore dei giallorossi.

Punti forti: la rosa con qualità e alternative; Cragno.

Punti deboli: progetto tattico basic; inesperienza in difesa (buono il rientro di Ceppitelli).

Parma, 12 punti: Liverani doveva modificare il percorso (ottimo) di D’Aversa mettendo il Parma al centro di un calcio più palleggiato e meno sparagnino ma, come spesso accade, i giocatori hanno caratteristiche non adattabili a tutto e, con la stessa squadra dell’anno scorso, il passaggio non c’è stato. Così il Parma è ancora un pericoloso ibrido che, in alcune partite, risulta una spremuta di concetti da facile lettura per gli avversari. Continuano ad essere le migliori partite quelle giocate in ripartenza, ma la classifica non aspetterà per sempre la chiarezza da trovare. Dopo il pareggio interno con il Cagliari, la migliore Juve italiana la distrugge al Tardini e poi, di slancio, la sconfitta di Crotone ci racconta che il Parma, la salvezza, non se la porterà da casa.

Punti forti: chili e potenza fisica utili nei momenti di lotta delle partite; Gervinho.

Punti deboli: difficoltà di apprendimento delle richieste di Liverani (poi cambiate); centrocampo molto predisposto ad andare in avanti e poco a difendere.

Spezia, 11 punti: la serie A, più o meno luccicante di stelle, non perdona. Lo Spezia di Italiano non deve accontentarsi di prendere i complimenti degli avversari dopo ogni partita tornando a casa a mani spesso vuote, perché così retrocederà. Il 4-3-3 dei liguri è piacevole, aggressivo, spavaldo e sta facendo uscire fuori giocatori interessanti (Nzola centravanti da tanti gol è una novità), ma i punti cominciano ad essere pochi e le sconfitte troppe. Perdere a San Siro con l’Inter ci sta; ma i punti buttati in casa contro il Bologna dopo il vantaggio di 2 gol e la sconfitta (bruttissima) casalinga contro il nuovo Genoa del vecchio Ballardini peseranno alla conta di aprile. Io faccio il tifo per loro, ovviamente.

Punti forti: presenza e identità tattica solida; capacità di reazione e di opposizione collettiva.

Punti deboli: difesa e fase difensiva ancora troppo da Serie B; troppe rimonte subite.

Genoa, 10 punti: dopo il promettente pareggio contro il Milan, Maran aveva pensato a una lenta ripresa ma la trasferta di Benevento fu fatale all’assonante coppia Maran – Maraner e così, a sorpresa, dopo un rullo di tamburi lungo 3 decimi di secondo, tornò Davide Ballardini con zuccotto e occhiale scuro. Simpatico come un notaio lituano, per la quarta volta riproverà a salvare il Genoa con la sua pragmaticità. L’inizio è stato, come spesso capita, positivo e fortunato. Rimonta a Spezia con un Mattia Destro che, capigliatura a parte, sembra un giocatore voglioso di dare il proprio contributo per più di 3 minuti a partita. La quota salvezza di quest’anno parrebbe bassina, staremo a vedere.

Punti forti: entusiasmo nuova gestione tecnica; rilancio dei giocatori con meno partecipazione.

Punti deboli: squadra globalmente debole in tutti i reparti (esclus; impensabile pensare che Pandev possa risolvere ancora i problemi da solo.

Crotone, 9 punti: se Stroppa dovesse riuscire a salvare il Crotone, dovrebbe ricevere subito una statua accanto a quella di Rino Gaetano sul lungomare; la lentissima, ma palese, risalita di una squadra che sembrava dover tenere come ricordo di questa serie A il pareggio contro la Juve, è ormai una realtà. Il pareggio di Udine, la sconfitta non terribile contro la Samp hanno fatto da prologo all’ottima vittoria in casa contro il Parma che ha messo sugli scudi gallici Messias Jr., cognome perfetto per il periodo natalizio. Attaccante tecnico, rapido, e non fine a sé stesso.

Punti forti: Messias Jr. e Molina; la coerenza e la presenza di entusiasmo.

Punti deboli: la rosa più debole del campionato; la difficoltà di fare gol senza realizzare grandi azioni o grandi giocate.

Torino, 8 punti: il Torino con le partite finite al 75’ minuto avrebbe quasi 20 punti in più. Con questo non significa che stia facendo un grande campionato ed è solo sfortunato, bensì che ha un problema di tenuta clamoroso, pericoloso. Ultimo con 8 punti, 1 sola vittoria e il terrore di arrivare ai 10 minuti finali e di prendere goal decisivi. La sconfitta di Roma in 10 per tutta la partita fa poco testo; qualche segnale nei due pareggi (Bologna e soprattutto Napoli) successivi si è visto, soprattutto nella compattezza intorno a Gianpaolo, palesemente non abbandonato dal gruppo. Se il Torino dovesse riuscire a trovare un paio di vittorie a gennaio tornerebbe in lotta vera, a darebbe fastidio ad altre che oggi si sentono più sereni.

Punti forti: Belotti e la sua classe e generosità; una tenuta mentale non scontata.

Punti deboli: incapacità di gestire i 90 minuti; troppi giocatori sotto tono contemporaneamente.

Cosa ci aspetta? Il vaccino ci farà godere di nuovo dal vivo anche il calcio, insieme a tutto il resto? E da quel momento, cosa cambierà nella testa delle squadre? Fino a questo momento, la città di Milano sembrerebbe farla da padrone, ma se c’è qualcosa che ci ha insegnato questo 2020 è che davvero “di doman non v’è certezza”…. A risentirci, l’anno prossimo.

Di: