Sulla condizione degli artisti. Una lettera di Roberto Michelangelo Giordi al Presidente Mattarella


31 Dic , 2020|
|Voci

Caro Presidente Mattarella,
le scrivo per parlarle del mio 2020 che volge al termine. Credo che quello che dirò possa valere per tante altre persone. Tanto, troppo disagio, una grande sofferenza, un radicale senso di sfiducia. Tutto ciò genera una profonda rabbia, che cercherò di contenere soltanto perché mi ostino ad avere rispetto per le Istituzioni.
Il Covid 19 è un problema che ha sconvolto gli equilibri dell’Occidente, arrivato come un kairos rivelatore, a dimostrare il fallimento della società neoliberista globale, di cui fa parte anche l’Italia. Non entro nel merito scientifico – incentivare le cure alla malattia o puntare sull’efficacia dei vaccini – perché non rientra nella sfera delle mie competenze. Sono un artista, scrivo canzoni e poesie, in italiano, la nostra bella lingua, e non lavoro ormai da un anno.
Quello che voglio porre alla sua cortese attenzione è il senso di totale abbandono sperimentato da tanti di noi nel corso di questa prigionia, come singoli e come collettività. Mi chiedo se siamo ancora una nazione, una democrazia ispirata ai valori repubblicani. Mi sembra che nella nostra Costituzione la parola “nazione” ricorra più volte, e in senso positivo, ovviamente. Ad esempio nell’art. 9, in riferimento al “patrimonio storico e artistico della nazione” da tutelare.
Il Paese è in preda al caos per un disastro sanitario generato principalmente dalle scelte politiche neoliberiste adottate negli ultimi decenni, che hanno ridotto all’osso i diritti sociali dei cittadini e smantellato il sistema sanitario, negli ospedali e sul territorio.
Il governo, con una serie di DPCM che si susseguono ormai da ben dieci mesi, con una spettacolarizzazione mediatica che trovo sinceramente pietosa, ha scaricato di fatto tutte le responsabilità di anni di nefandezze sulle spalle dei cittadini, togliendo loro i diritti fondamentali di libertà e riunione, in qualche modo colpevolizzandoli. Ho trovato indecente poi, nel corso dei mesi passati in reclusione, lo spettacolo mediatico della virologia vanesia, la squallida narrazione terroristica perpetrata ogni sera ai telegiornali e nei talk show, amplificata spasmodicamente dai social networks. Siamo arrivati al punto di accettare il dogma scientista così come fino all’Illuminismo si accettava dogmaticamente l’esistenza di Dio. Quanto di più antiscientifico, cioè antirazionale, possa immaginarsi. Per fortuna c’è ancora chi crede in Dio come speranza di riscatto, e chi ha aspettato invano il Natale, che ovviamente ci è stato negato. Ma come fa un cittadino ad abbassare la testa davanti a una risposta come “lo dice la scienza”? La scienza può anche condurre a esiti applicativi atroci, basti pensare alla bomba atomica. Non può essere la “scienza” – o meglio un’accolita di esperti in lotta tra loro e schierati – a governare. Io, in quanto cittadino, non ho votato uno scienziato come mio rappresentante; ho votato dei rappresentanti politici!
Caro Presidente, ma lei ha mai pensato di rivolgere una parola ai giovani, che fosse qualcosa di diverso dalla retorica e dalla mera rappresentazione? Ha mai dialogato con loro per sapere quale sia realmente la loro visione del futuro? E ha mai dialogato con gli anziani ultra-ottantenni, i più esposti al rischio dell’infezione, per sapere se sono contenti della loro reclusione e se vogliono davvero cedere sine die la loro “quota di libertà” (espressione neoliberista, ripetuta ossessivamente nei media)?
Il Covid si presenta innocuo nel 95% della popolazione ed è letale nello 0,6%: allora perché a fronte di un tale rischio dobbiamo alimentare l’angoscia e il senso di colpa delle future generazioni? Si può proteggere i fragili, organizzare razionalmente quanto serve a curare i malati (priorità assolutamente fondamentali) senza rinunciare in toto alla libertà e alla vita sociale.
Il 27 dicembre sono arrivati i vaccini in Italia e c’è già chi dice dal CTS – sempre loro, coloro che non abbiamo votato – che dobbiamo proseguire a rispettare le regole del distanziamento sociale almeno per tutto il 2021. Questo significa cinema, teatri, sale concerti, ristoranti, scuole, università, musei chiusi per un altro anno? Ma lei lo sa cosa crea questo continuo allarme nella visione della vita dei cittadini? Caos, miseria, angoscia! Non tutti vivono in ville o grandi appartamenti, non tutti dispongono di un affaccio sul verde. Ancora, quale sarà il destino degli operai e dei lavoratori licenziati? E come faranno a risollevarsi quelle piccole e medie imprese che costituiscono tanta parte dell’economia reale del Paese? Amazon, mi consenta la battuta, non riuscirà mai a dare lavoro a tutti gli italiani! Ci state trattando come dei militari abbandonati in trincea, mentre da qualche altre parte si tiene il teatrino mediatico travestito da scienza e conoscenza dogmatiche.
La vera scienza, così come la vera politica, ha un ethos, e chi ha veramente una morale non parla a vanvera, non terrorizza, parla con amore e accoglienza. Rassicura e fa i fatti (quelli reali, che servono: risana la sanità territoriale, riorganizza i trasporti, le scuole e le università, i luoghi di lavoro). Dimostra con l’esempio, non dice prima una cosa e poi il suo contrario, non promette sapendo che smentirà.
E vogliamo parlare dell’arte, della cultura e dello spettacolo? L’Italia, non dovrebbe esserci bisogno di ricordarlo, ha proprio in ciò il suo patrimonio più importante. Eppure gli artisti sono massacrati, schiacciati, derisi dall’infimo spettacolino offerto in TV. E il ministro Franceschini, che in un anno ha saputo soltanto promuovere la sua piattaforma “Netflix”? Qual è il progetto che hanno in mente per noi? Isolati a casa, smarriti, passivi, a consumare i prodotti preconfenzionati dei colossi tecnologici dell’intrattenimento?
Ma lei ci è mai stato al teatro? Sicuramente, di questo ne sono certo! E allora avrà sentito il calore degli attori, dei cantanti in scena. Si è reso mai conto di quanto è vitale per loro quel lavoro? Non bastano i ristori agli artisti, peraltro sempre più rari benché promessi; agli artisti serve mettere in pratica la loro arte con dignità. Per loro e per gli amanti dell’arte è vitale il luogo della rappresentazione scenica, uno spazio laicamente sacro così come lo sono i luoghi di culto giustamente lasciati aperti durante gli ultimi confinamenti. Perché tenere aperti i centri commerciali e lasciare chiusi i cinema e i teatri? I controlli possono essere applicati ovunque. Perché avvilire lo spirito autentico dell’uomo e del cittadino ed esaltare soltanto quello del consumatore?
Ecco, vede, è questo che mi fa profondamente avvilire. Non è solo una deriva anticostituzionale che va contro i principi fondamentali della convivenza civile, ma una degradazione antropologica.
La pandemia ha fatto molti morti, è vero, e tutti ne siamo profondamente addolorati, ma ha causato anche un forte senso di malessere diffuso, che non può più continuare. Sono in gioco non solo gli interessi economici della nazione, ma anche la salute mentale dei cittadini, i loro diritti democratici e di libertà.
Caro Presidente, la prego di intervenire per dire alla Scienza di fare la Scienza e alla Politica e alla Democrazia di fare la Politica e la Democrazia.
Quest’anno volge al termine e nuove angosce si profilano per l’Italia e l’Europa. Io le faccio gli auguri, sperando di vederla presto tra noi, magari sulle tavole di un palcoscenico, per sentirle pronunciare parole di verità sulla situazione reale del Paese e sull’emergenza non più sostenibile che il mondo della cultura e l’Italia intera stanno vivendo. Parole all’altezza della nostra grande, cara e abbandonata REPUBBLICA.

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