Quello che abbiamo imparato dal 2020…


2 Gen , 2021|
| 2021 | Sassi nello stagno

… che il fascismo poteva essere un mojito bevuto in spiaggia al ritmo di musica, e la democrazia invece chiudere in casa per mesi un’intera popolazione.

Che andare al cinema, al teatro, al ristorante, allo stadio, in palestra, al mare, in montagna, a prendere un caffè sono stravizi che non ci possiamo permettere, e che il solo desiderarli ci rende inopportuni e sacrileghi.

Che il superfluo e il necessario si stabiliscono per decreto.

Che chi ha trascorso anni a chiudere ospedali, può in una notte reinventarsi paladino del diritto alla salute.

Che la scienza e lo spettacolo debbono sposarsi, e se qualcuno non è d’accordo con questa unione taccia ora e taccia per sempre.

Che una comunità si costruisce caldeggiando la delazione, il sospetto, la gogna, trattando i nonni “come degli estranei” e bambini e adolescenti come dei pericoli.

Che il modo migliore per rispettare un’immane tragedia e tanti, tanti morti è quello di portare alla rovina un paese e il suo popolo.

Che è così importante difendere il pensiero ufficiale dalle patenti scempiaggini, da non poter tollerare il dubbio.

Che in politica esistono gli avversari e i nemici, e che gli amici di ieri diventano con più facilità i nemici di oggi.

Che a volte cambiare idea è vivida intelligenza, e a volte proprio no.

Che alcune normalità sono sorprendentemente più normali di altre.

Che lasciarci soli è il modo migliore per trovare un colpevole, purché non sia quello giusto.

Che chi oggi vorrebbe che riscoprissimo i “veri valori”, è chi ieri si è adoperato per raderli al suolo.

Che quando si chiedono sacrifici a tutti, per pochi significa sacrificare nulla, e per tanti significa sacrificare tutto.

Che talora ci si allontana oggi per stare più vicini domani, ma che spesso ci si allontana e basta.

Che la storia presenta sempre il conto, ma che il più delle volte lo paga il tavolo sbagliato.

Che i pochi che hanno costruito il mondo di ieri, amano reclamare un mondo nuovo per domani. E ai tanti, a tutti gli altri, non resterà che subire il nuovo mondo come hanno subìto il vecchio. Forse.

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