La grande paralisi


18 Gen , 2021|
| 2021 | Visioni

L’Italia è il Paese al mondo con il più alto numero di decessi da Covid in rapporto alla popolazione; l’Italia è il Paese al mondo che si attende la più alta contrazione del Pil a causa del Covid; forse gli Usa ci uguagliano o ci superano per confusione istituzionale nel combattere il Covid, ma almeno quelli sono una federazione mentre l’Italia no: ha solo le Regioni, che litigano fra di loro e con Roma su tutto, a partire dalla DAD.

Saputo che Olanda ed Estonia sono entrate in una crisi di governo a causa delle dimissioni dei loro primi ministri – entrambi di centro-destra –, anche l’Italia sta provando a fare lo stesso, per rimanere nella pattuglia di testa dei Paesi più dissestati. L’artefice di questo tentativo è Matteo Renzi, che, a coronamento di una carriera ricca di soddisfazioni, ha pensato di sradicare Conte dalla poltrona di Presidente del Consiglio, e di sostituirsi a lui (direttamente o per interposta persona) come trait d’union fra PD e M5S, come perno della governabilità.

La vicenda è in corso di evoluzione e al momento non si sa come finirà.  Le perplessità di alcuni renziani a rischio disoccupazione (o immediata, o dopo un periodo di opposizione) hanno fatto tramontare (forse) l’ipotesi di una crisi vera al buio, e anche di una crisi pilotata che implichi una sostituzione di Iv con Mastella-Maie-responsabili-costruttori (il Conte Tre); e hanno anche reso improbabile che dalla crisi emerga un altro Presidente del Consiglio, come Renzi sperava. Così, tutto quanto potrebbe perfino finire nel nulla, con un “abbiamo scherzato” e con il buon vecchio rimpasto, cioè con la sostituzione di qualche ministro non particolarmente brillante con qualcuno di più accreditato, e con una scissione del già scissionista partito renziano. Oppure il Conte Due potrebbe restare in carica come governo di minoranza, salvato al Senato dall’uscita dall’Aula di qualche volenteroso (ipotesi che esonererebbe Conte dal dare le temute dimissioni).

In attesa di conoscere quale sarà il giudizio del mondo su di noi dopo questo film dell’orrore (farsa o tragedia che lo si giudichi), e soprattutto di sapere da chi saremo governati, vaccinati e rivitalizzati economicamente, alcune considerazioni. La forza di questo governo nasce evidentemente dal fatto che non si può andare al voto anticipato prima dell’elezione del nuovo Capo dello Stato, nel gennaio 2022 (in realtà, prima dell’inizio del semestre bianco, in agosto 2021); la già nota conventio ad excludendum verso le destre è rafforzata dal fatto che, nel caso probabile di una loro vittoria elettorale, eleggerebbero anche il Presidente della Repubblica.  Dati questi vincoli, le opzioni restanti sono piuttosto poche – appunto, quelle sopra elencate – . 

Altra considerazione. Conte si è affrancato dalle forze politiche e naviga per conto proprio, con una invidiabile capacità multi-ruolo. Se non un uomo per tutte le stagioni – difficilmente tornerà a governare con la destra –, certo un bell’esempio di autonomia del politico (maschile, non neutro). E ha anche la fortuna di essere attaccato dal politico meno popolare e più arrogante d’Italia (Renzi) con argomenti talmente mal posti (il ricorso al Mes, che nessuno vuole e che a nulla serve, dato lo scostamento di bilancio recentemente votato) che la loro pretestuosità è a tutti evidente. Del resto, criticare Conte con argomenti seri sarebbe difficile, per chi ha fatto parte fino a ora del suo governo.

Ultima considerazione. La forza (d’inerzia) del governo attuale, l’abilità manovriera di Conte, il velleitarismo di Renzi, descrivono una situazione peggio che allarmante. La politica è in folle, gira a vuoto: non c’è raccordo col Paese e con i suoi problemi reali. E’ il prezzo dell’assenza dei partiti e della inadeguatezza di quelli che esistono: il Pd (l’unico che si autodefinisca partito) e il M5S (che appunto è un movimento) non hanno toccato palla in questa crisi, se non per manifestare il terrore delle elezioni anticipate.  La vicenda si è consumata all’insegna della lotta fra due persone sotto lo sguardo di un arbitro (il Capo dello Stato) attento e presumibilmente preoccupato, che tuttavia non può sostituirsi alle forze politiche, se queste sono troppo deboli. Di fatto, oggi l’Italia non ha la capacità di agire politicamente. Lo scenario meno rischioso (la prosecuzione del Conte Due, con o senza Iv – cioè con rimpasto oppure come governo di minoranza –) è in ogni caso un indebolimento rispetto al recente passato. Quello astrattamente più appropriato, le elezioni anticipate che oltre a ridimensionare Renzi potrebbero costringere il centro-sinistra a tentare di rivitalizzarsi (oppure potrebbero vedere l’affermarsi di un Partito di Conte), è per almeno un anno inibito oltre che dalle circostanze politiche anche dal Covid.  Eppure, si tratta di far sì che in questo anno la politica non sia colpita da paralisi, proprio in una fase in cui di essa c’è assoluto bisogno perché le terribili questioni che si sono aperte possano avere qualche risposta. E perché l’unico modo per evitare il caos non si riveli ancora una volta un governo “tecnico”.

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