GameStop: come i pesci piccoli hanno sbranato i pescecani della finanza


28 Gen , 2021|
| 2021 | Visioni

In un oceano in cui i pesci grossi divorano costantemente i pesci piccoli, a volte accade che siano i pesci grossi ad essere sbranati. È ciò che è accaduto in questi giorni nella borsa di Wall Street: migliaia di piccoli investitori hanno causato perdite miliardarie a vari grandi hedge funds, all’interno di un’operazione di speculazione sulle azioni di GameStop. 

Ma avvolgiamo un attimo i nastri, e partiamo dall’inizio di questa storia. GameStop è un’azienda, con negozi in tutto il mondo, che opera nel settore videoludico; da anni a questa parte, a causa della crescente digitalizzazione dei videogames (una delle due versioni della Playstation 5, uscita lo scorso novembre, non ha neppure il lettore CD: molti videogiocatori ormai si limitano a scaricare i giochi in formato digitale, direttamente dai portali virtuali senza quindi acquistare il supporto fisico), sta costantemente perdendo quote di mercato e valore azionario, al punto che il valore di borsa dei suoi titoli è recentemente giunto ad uno dei minimi storici. È accaduto così che, qualche giorno fa, vari hedge funds e grandi investitori della borsa di Wall Street hanno deciso di mettere in opera una strategia di “short selling”, scommettendo sul ribasso ulteriore delle azioni di GameStop. In cosa consiste lo “short selling”? Solitamente, come potrebbe pensare chiunque sia estraneo al mondo della finanza e quindi ancora rimasto ad un capitalismo vecchio stile, gli investitori acquistano azioni in vista di una crescita del valore di borsa: dopo aver effettuato studi sui fondamentali dell’azienda in questione, ed aver concluso che – ad esempio – in futuro le sue vendite aumenteranno, che il suo reddito d’impresa sarà più elevato o anche semplicemente che il suo attuale valore è sottostimato, comprano azioni in vista di una rivendita futura ad un prezzo maggiorato. Nel caso dello “short selling”, invece, avviene l’opposto: un investitore acquista azioni con la previsione che il suo prezzo diminuirà, e attraverso questo meccanismo viene realizzato un profitto in puro conto capitale (ovvero: semplicemente in base alle variazioni di prezzo azionario). In sostanza, ciò che avviene è la seguente dinamica: l’investitore prende in prestito le azioni da un soggetto che le detiene, sulla base della promessa che gliele darà indietro dopo averle vendute e poi riacquistate ad un prezzo più basso di quello a cui le ha vendute. Facciamo un esempio in termini più quotidiani: Mario si reca dall’ortolano del quartiere, chiedendogli in prestito tutte le mele e promettendogli di restituirle il giorno dopo; prevedendo che il costo delle mele, attualmente a 1 euro, calerà nel corso della giornata, Mario vende tutte le mele ad un euro e, una volta che il prezzo è sceso a 50 centesimi, le riacquista tutte e le restituisce all’ortolano. In questo modo, Mario ha guadagnato 50 centesimi per ogni mela – un po’ meno, dato che nella realtà dei mercati finanziari gli investitori devono pagare delle percentuali in tasse e i vari broker che intermediano le operazioni, e vari eventuali altri costi: il senso finanziario dell’operazione di “short selling”, tuttavia, consiste in questa strategia di profitto in puro conto capitale. di profitto attraverso operazioni di acquisto di azioni che si erano vendute ad un prezzo più elevato.

Non è la prima volta che accade, anzi in passato numerose aziende colpite da questo tipo di operazioni sono fallite o ridotte sul lastrico. Non tutti gli investitori stanno sullo stesso piano, ovviamente: entra in gioco la dinamica delle aspettative, e il potere sui mercati finanziari dipende soprattutto dalla capacità che si ha di influire sulle aspettative altrui. Detto in altri termini: i grandi investitori, i pesci grossi del mare finanziario, sono in grado di influire sulle dinamiche dei prezzi azionari semplicemente attraverso le proprie operazioni di acquisto e vendita, dal momento che queste operazioni influiscono sulle aspettative della platea degli investitori e quindi ne influenzano in modo determinante le decisioni su acquisti e vendite. Il mercato azionario è, fondamentalmente, un mercato dell’informazione: chi ha le informazioni giuste e riesce ad anticipare gli altri investitori è in grado di capire quali azioni aumenteranno o diminuiranno di valore. I grandi investitori e gli hedge funds, da questo punto di vista, sono dotati di particolare autorevolezza: le decisioni di acquisto e vendita sono spesso considerate dei validi indizi di dinamiche dei prezzi che si metteranno in moto, ed accade che – per il meccanismo delle aspettative che si autorealizzano – quelle dinamiche si realizzano davvero. Per capire con facilità il meccanismo delle aspettative che si autorealizzano, è sufficiente ricordare ciò che è avvenuto nei supermercati nei primi giorni del primo lockdown: si è diffusa nella popolazione l’opinione che le persone si stavano recando in massa nei supermercati, e che quindi le scorte sarebbero terminate; tutti, a quel punto, sono corsi al supermercato per fare le scorte, e così la semplice aspettativa che ci fosse la ressa al supermercato (nel momento in cui è stata condivisa da un numero sufficientemente alto di persone) ha fatto sì che la ressa si sia effettivamente verificata in tutti i supermercati d’Italia. Nei mercati azionari accade qualcosa di molto simile: nel momento in cui si diffonde l’opinione che il prezzo dell’azione dell’azienda X salirà, tutti la acquistano; proprio perché tutti la acquistano, il prezzo del valore sale. Fino ad un’inversione della tendenza, che porta al crollo del valore azionario nel momento in cui tutti vendono dal momento che credono che tutti gli altri venderanno – e quindi cercano di anticipare i propri concorrenti e spuntare così un prezzo di vendita maggiore, partecipando così tutti singolarmente al crollo dei prezzi. 

Se i pesci piccoli, i piccoli investitori, sono presi nei gorghi di queste dinamiche azionarie, i grandi investitori hanno la capacità di attivare le maree: sia, semplicemente, acquistando e vendendo, sulla base della propria reputazione, sia attraverso il proprio potere politico e mediatico (ad esempio, facendo circolare sui media notizie relative all’azienda le cui azioni sono l’oggetto della speculazione: a prescindere che tali notizie siano vere o false, se hanno capacità di diffusione riescono a influire sull’operato degli investitori e quindi sui prezzi delle azioni).

Torniamo alla vicenda di GameStop: come si diceva, vari hedge funds e grandi investitori hanno avviato un’operazione di “short selling” sulle azioni di GameStop, sulla base della previsione che (anche grazie alla propria capacità di influenza sulle aspettative degli altri investitori) altri avrebbero venduto le proprie azioni e che quindi i prezzi sarebbero drasticamente calati. Normale amministrazione, per dei pescecani abituati ad azzannare le proprie prede. E invece accade, all’improvviso, l’imprevisto: su Reddit, nella sezione chiamata “Wall Street Bets” (che conta oltre 2 milioni di utenti, che si scambiano opinioni sulle occasioni di investimento finanziario), si diffonde la notizia dell’operazione di “short selling”, e tantissimi utenti (diverse migliaia) decidono di coalizzarsi per acquistare tutte le azioni di GameStop presenti sul mercato. Risultato: il valore delle azioni schizza alle stelle, mandando in grave perdita i grandi investitori che avevano ideato l’operazione di “short selling” (in gergo tecnico si parla, in questi casi, di “short squeeze”: i venditori vengono letteralmente strizzati fino all’ultima goccia). In questi casi, solitamente, per diminuire le perdite i soggetti in questione riacquistano subito le azioni, non appena il prezzo supera quello della precedente vendita: in questo caso particolare, invece, i compratori hanno deciso di non vendere, e quindi il prezzo delle azioni ha continuato a salire fino a vette vertiginose imponendo perdite gigantesche agli ideatori dell’operazione di “short selling”. Nel giubilo generale della comunità di Reddit, cui si è aggiunto anche un festante Elon Musk. 

I grandi investitori che hanno subito al batosta hanno immediatamente gridato alla manipolazione dei mercati, riuscendo a far sospendere il titolo di GameStop varie volte (mentre solitamente non succede, quando a prendere gli schiaffi sono i piccoli investitori), e i telegiornali statunitensi si sono riempiti di commentatori che hanno parlato di “scandalo” e rimproverato la comunità di Reddit. Proprio quei grandi investitori il cui lavoro quotidiano è la manipolazione della dinamica delle aspettative sui mercati, in modo da estrarre valore semplicemente attraverso la speculazione finanziaria. 

Questa volta i pesci piccoli hanno divorato i pesci grandi, ma non c’è molto da esultare. Per vari motivi; ne accenniamo di seguito soltanto alcuni. 

Il primo è che migliaia di piccoli investitori subiranno, a breve, delle perdite drammatiche: dato che ci troviamo di fronte ad una vera e propria bolla speculativa, senza alcun legame con i fondamentali economici dell’azienda GameStop, non appena si invertirà il trend e finiranno le risate della comunità di Reddit i prezzi andranno in picchiata, facendo perdere tantissimi soldi a tantissime persone. Il che ci porta direttamente al secondo motivo che ci deve far riflettere, dopo l’iniziale soddisfazione per i pescecani spiaggiati e ridotti a brandelli: la bolla di GameStop è l’ennesima dimostrazione di come ormai la finanza sia un mondo a sé, completamente svincolato dalla realtà economica e ridotto a puro e semplice casinò in cui i giocatori cercano di macinare profitti, anticipandosi reciprocamente e infliggendosi reciprocamente perdite. Nulla di nuovo sotto il sole: Keynes ha scritto pagine illuminanti su questo mondo di scommettitori sconnessi dall’economia reale, un mondo in cui “è meglio fallire in modo convenzionale, piuttosto che riuscire in modo inusuale”. Rispetto ai tempi in cui scriveva Keynes la situazione è oggi drammaticamente peggiorata: dalla fine degli anni ’80 l’ingegneria finanziaria si è estesa come un cancro, ed ha prodotto un mondo intricatissimo fatto di operazioni tecnicamente sempre più affinate per fare soldi attraverso i soldi in un iperuranio virtuale nel modo più rapido possibile, svincolandosi dunque il più possibile dai processi che avvengono nel mondo terreno dell’economia reale. È quanto mai urgente una nuova, pesante regolamentazione dei mercati finanziari, che li renda marginali nel settore del credito e costringa così i soggetti che ricercano il profitto a sporcarsi le mani con l’economia reale, producendo dunque benefici a livello produttivo ed occupazionale per i territori in cui giungono gli investimenti.

Il terzo motivo, infine, per cui non si può essere troppo soddisfatti per gli schiaffi finanziari subiti dai grandi investitori, è che senza riforme profonde del settore finanziario e senza una nuova stagione di regolamentazione pubblica non si arresteranno i meccanismi di profitti miliardari in puro conto capitale, e non verrà scalfita la capacità dei grandi investitori ed hedge funds di manipolare la dinamica delle aspettative sui mercati finanziari: viviamo oggi in una realtà capitalistica in cui i grandi soggetti finanziari hanno il potere mediatico e politico per orientare le aspettative degli investitori nella direzione coerente coi propri profitti. In una realtà di questo tipo, le affermazioni della teoria economica liberale sul funzionamento efficiente dei mercati sono aria fritta, dato che non si pongono la questione del concreto potere che si manifesta nei concreti mercati del mondo reale. 

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