L’incarico


2 Feb , 2021|
| 2021 | Visioni

Eviterò di proposito di fare un discorso complesso, con il solito armamentario di categorie, paradigmi, progettualità, ideologie, utopie ecc. Non è questo il tempo. È l’ora di guardare in faccia la realtà che poi non è così complicata come i protagonisti del dibattito pubblico spesso vorrebbero farci credere: l’esito di questa complessità artificiosa è l’inazione e, in effetti, si ha l’impressione che, da noi, si facciano da troppo tempo solo chiacchere e che dall’inazione, cioè dall’immobilismo, vi sia chi abbia il suo lauto tornaconto. Anzi, non è un’impressione: è quasi una certezza e sono abbastanza sicuro di non essere il solo a pensarla così.

 La gran notizia in arrivo è questa: a breve il Presidente della Repubblica italiana, Prof. Sergio Mattarella, affiderà a qualcuno l’incarico di formare il nuovo governo. Sembra una cosa seria: solenne e istituzionale. La fine di una processione in un Paese che ha introitato nel profondo un certo ritualismo cattolico. E che per questo è capace di inventarsi ritualismi non previsti costituzionalmente e di cui è arduo trovare l’utilità: l’esplorazione dell’esploratore Presidente della Camera pro tempore, Roberto Fico.

 In realtà tutto questo pro-cedere non è serio: è solo un pro-cedere verso il nulla. E la valutazione si rafforzerebbe, a me pare, se l’incarico venisse attribuito al Prof. Avv. Giuseppe Conte. Perché? Per la semplice, ma fondamentale, ragione che i gruppi politici che hanno sostenuto il governo dimissionario non hanno operato bene. E non ha operato bene il Presidente del Consiglio, vertice del Governo e primo responsabile.

 Politicamente, cioè retoricamente, si potrà sostenere esattamente il contrario; e lo si è sostenuto e lo si sosterrà comunque, non so se in buona o malafede. Ma le verità di fatto non possono essere negate o rimosse: se lo si fa, soprattutto da una posizione di potere, magari si riuscirà a condizionare l’immaginario collettivo, ma si tradirà il fondamentale dovere di chi sia al governo di una repubblica, per di più democratica come la nostra, servire l’interesse comune.

 Ora mi sembra che rinnovare l’incarico al Prof. Conte sia contrario all’interesse comune perché egli non l’ha ben servito. In campo vi sono errori gravissimi. L’agere del Governo è stato assorbito, dobbiamo riconoscerlo, quasi integralmente dall’emergenza Covid-19. Non poteva essere altrimenti. Ma essa è stata gestita male fin dall’inizio; meglio, all’inizio non è stata nemmeno avvertita nella sua potenzialità vuoi perché non si è capito, vuoi perché si è fatto finta di non capire (nella speranza che poi non sarebbe stata così disastrosa …). Per vero, nemmeno il CTS è stato all’altezza; però ciò non può essere un esimente perché suscita ulteriori interrogativi (qualcuno avrà scelto e nominato questi tecnici …).

 Questo difetto di percezione ha determinato un ritardo ingiustificabile nell’adozione delle misure necessarie, con le note, dolorosissime, conseguenze. A copertura, e a posteriori, ci si è inventato che le scelte del Governo italiano (il lokdown totale: scelta poi non molto difficile …) sarebbero state, secondo un certo slogan nazionale, ‘le migliori al mondo’: di qui il refrain assertivo (della panzana) di un metodo italiano quale protocollo anti-Covid, quasi un dono del know how italico al mondo. Che cosa sia successo a partire da quest’estate fino ad oggi lo sanno tutti. Un rinnovato difetto di percezione accompagnato dalla perdita di memoria per quanto era drammaticamente accaduto, l’arrendevolezza di fronte alle pressioni del mondo del turismo e della ristorazione, pacchetti di misure blande, macchinose, inefficaci, poi la costante dell’intempestività: queste sono soltanto alcune note, dolenti, dell’agere improvvido di un Governo, e di un Presidente del Consiglio, attenti soprattutto a trovare via via il modo più utile per durare. Nei fatti i risultati sono complessivamente negativi o altamente negativi a cominciare dal primato così acquisito per il numero dei morti e per l’indice di letalità.

 Avrebbe forse fatto meglio l’opposizione? Quasi sicuramente no, anzi avrebbe probabilmente fatto anche peggio avendo più volte dato prova di non comprendere cosa sia una pandemia e che pandemia sia questa. Quanto alle Regioni, esse sono in parte corresponsabili nella produzione dei danni; ma secondo una percentuale non irrilevante, per il grande, e confuso, potere che la Costituzione inconsultamente loro conferisce.

 Giuseppe Conte. Credo che molti ricorderanno la kermesse da lui voluta a giugno dello scorso anno a Villa Pamphili: una cornice maestosa per una settimana di colloqui rivelatisi perfettamente inutili, però, ci diceva il Presidente del Consiglio, all’insegna della “bellezza”. Scenari magnifici per conferenze stampa abbastanza pilotate, parole in libertà, spesso a vanvera, autoelogi, compiacimento personale, desiderio quasi incontenibile di dimostrare o far credere di essere importanti, pandemia come straordinaria occasione di rilancio, progetti utopici e via di questo passo.

 L’azzardo finale a Villa Pamphili: Giuseppe Conte che fa balenare che a settembre sarebbero comparsi i vaccini. Appunto parole in libertà perché ora sappiamo, più o meno, come stanno le cose. Il Governo, spalleggiato o costretto dall’UE, certo con l’UE, dichiarava di aver fatto il massimo: un accordo con Astra-Zeneca che ci avrebbe assicurato milioni e milioni di dosi di vaccino e condotto a debellare Covid-19. Ma Astra-Zeneca è un’impresa anglo-svedese con sede a Londra: era davvero il miglior partner possibile quando l’Inghilterra aveva fatto Brexit? Certo che ora Boris Johnson ha tutto l’interesse a dimostrare che proprio Brexit avrebbe consentito loro di essere avanti, rispetto ai paesi UE, nella campagna di vaccinazione (e, per l’effetto, forse anche nella ripresa economica): il che lascia supporre che l’Inghilterra possa avere un canale privilegiato di trattativa con una Big Pharma che sta a Londra. Come se ciò non bastasse, UE sembra aver gravemente pasticciato nella redazione del contratto di fornitura con Astra-Zeneca.

 Vi sarebbe parecchio da indagare; qui ci limiteremo a una osservazione semplice semplice. Certo l’Italia ha minacciato di ricorrere ai tribunali, mentre noi abbiamo bisogno non di una sentenza chissà quando, ma di vaccini … Però il testo ha varie clausole ambigue e non è proprio così “chiarissimo” come ha pubblicamente dichiarato Ursula von der Leyen. In particolare la clausola del Best Reasonable Effort compare in più punti e vorrebbe significare che l’obbligata – Astra-Zeneca – metterà in campo ogni ragionevole sforzo per produrre i vaccini destinati all’UE. Ora, in una situazione pandemica devastante qual è quella che stiamo vivendo, non era il caso di essere più stringenti? Attraverso il diritto romano nelle università europee dovrebbero ancora insegnare alle matricole che la clausola si potuero – se ce la farò – rende nulla l’obbligazione per la ragione che, a questa condizione, veramente non c’è alcuna obbligazione.

 L’incarico. Le inadempienze che, in questa prospettiva, dovrebbero essere pesate sono quelle del Governo e, prima ancora, del Presidente del Consiglio. È, invece, probabile che non peseranno o che non saranno mai concretamente pesate. Non lo farà Mattarella; ma non lo fa pure una buona parte degli italiani che, secondo i sondaggi, gradirebbero Giuseppe Conte secondo percentuali tutt’altro che irrilevanti. Il dato, se vero, è un poco strano; o anche no perché si ha l’impressione che, specie in questo tempo pandemico, sia diffuso un certo grado di inconsapevolezza circa il dove siamo e il dove stiamo andando.

 Next Generation EU, Recovery Plan, Recovery Fund, Mes ecc. Il Governo si è molto vantato di queste offe elargite da un’Europa a trazione tedesca, dunque impegnata, cripticamente ma non troppo, ad assicurare alla Germania quell’egemonia sul continente europeo da essa sempre ricercata. Offe che, per noi, implicano un incremento comunque notevole dell’ammontare del debito pubblico già immane: il rischio è di trovarci ancor più esposti a fronte dei padroni del credito a cui non sarà tanto difficile imporsi. Ciò nonostante, circola presso i partiti di maggioranza e presso il Presidente Conte il credo europeista, innalzato come un vessillo di unione: in nome dell’Europa, in nome di Giuseppe Conte. Tutti, ora, fermamente europeisti: il giogo europeo in cambio del sostegno per rimanere in sella.

 È mia opinione che Giuseppe Conte e i suoi ministri (non tutti, per vero) siano responsabili di mala gestio nella pandemia sanitaria ed economica che ci sta trafiggendo. A loro attenuante vi è che il Paese era già in ginocchio quando hanno cominciato a governare. Ma loro hanno sbagliato molto, troppo; con l’incomprensibile sostegno del Presidente della Repubblica. Mattarella aveva, ed ha, il potere di intervenire, lui per primo, per “costruire”: dovrà tener conto della maggioranza, ma potrà esigere che questa esprima, finalmente, figure all’altezza, comunque persone migliori dei membri del governo dimissionario. Tanto più che Giuseppe Conte non si è nemmeno presentato alle elezioni, non ha un’investitura popolare a suo sostegno: il dato non è poi privo di significato in una repubblica, seppur non presidenziale. In quella maggioranza persone di valore e con il senso dello Stato ci sono e son note anche a Mattarella: in questa situazione il cambio è imposto dall’interesse comune.

 La Repubblica, però, non è di questi dirigenti, è degli italiani che sono silenti: fanno sorridere le proteste anti DAD e provano quell’inconsapevolezza a cui si è accennato. Ma la colpa è piuttosto di coloro che signoreggiano il dibattito pubblico a tutti i livelli. Mi riferisco anche agli intellettuali, di cui avremmo gran bisogno: troppo spesso si abbandonano, loro per primi, a discorsi inutili o, peggio, mentitori, ragionando e dicendo in forme e modi da non provocare la reazione di chi potrebbe toglier loro il palco a cui ambiscono immensamente per pura vanagloria.

 Vedremo a chi l’incarico sarà alla fine conferito: se vi sarà un barlume o se continueremo a rotolare al buio.

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