Chi sono i ministri del governo Draghi?


13 Feb , 2021|
|2021|Visioni

Alle ore 19:40, dopo quasi tre quarti d’ora di colloquio con il Presidente della Repubblica Mattarella, il Presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi è uscito per annunciare la sua squadra di Ministri. Ma chi sono?

MINISTRI SENZA PORTAFOGLIO

Ministra per il sud e la coesione territoriale: Mara Carfagna (Forza Italia) nasce a Salerno, il 18 dicembre 1975, deputata per quattro legislature, è stata Ministra per le pari opportunità nel Governo Belusconi IV.

Ministro per la pubblica amministrazione: Renato Brunetta (Forza Italia), Venezia, 26 maggio 1950. Deputato da tre legislature ed eurodeputato per due mandati dal 1999 al 2008, aveva già ricoperto la carica di Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione nel Governo Berlusconi IV.

Ministro per i rapporti col Parlamento: Federico D’Incà (Movimento 5 Stelle) Belluno, 10 febbraio 1976. Ha mantenuto la stessa carica che aveva ottenuto con l’inizio del Conte II nel 2019. È molto vicino al Presidente della Camera Roberto Fico.

Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale: Vittorio Colao (tecnico) 59 anni, bresciano, considerato un “super manager”, tra gli altri incarichi è stato Amministratore Delegato di Vodafone. L’anno scorso è stato designato dal Presidente del Consiglio Conte per guidare la task force per la ricostruzione economica del Paese che ha portato al famoso “Piano Coalo” poi accantonato dal Governo.

Ministra per gli affari regionali e le autonomie: Mariastella Gelmini (Forza Italia) nata a Leno (BR) il 1° luglio del 1973, ex Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca nel Governo Berlusconi IV, autrice di una riforma che ha contribuito a letteralmente devastare il mondo universitario con tagli e accorpamenti.

Ministra per le politiche giovanili: Fabiana Dadone (Movimento 5 Stelle) Cuneo, 12 febbraio 1984, Probiviro del Movimento, deputata per due legislature e Ministro per la pubblica amministrazione con il Governo Conte II.

Ministra per le disabilità: Erika Stefani (Lega) nata a Valdagno, provincia di Vicenza il 18 luglio 1971, avvocato, eletta deputata nel 2013 e senatrice nel 2018, al secondo mandato diventa Ministro degli affari regionali e delle autonomie con il Governo Conte I.

Ministra per le pari opportunità e la famiglia: Elena Bonetti (Italia Viva) nata ad Asola (MN) il 12 aprile 1974 professoressa di Analisi Matematica all’Università di Milano, di area cattolica, ha aderito ad Italia Viva dopo essere uscita dal Partito Democratico. Ha mantenuto il ruolo di Ministra per le pari opportunità e la famiglia che già ricopriva nel Governo Conte I. Il 13 gennaio 2021 si era dimessa scatenando la crisi di governo che ha portato alla capitolazione di Conte. Il 14 gennaio aveva dichiarato che sarebbe tornata ad insegnare.

MINISTRI CON PORTAFOGLIO

Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale: Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle) nato ad Avellino il 6 luglio 1986, nel suo primo mandato è stato Vicepresidente della Camera dei deputati (2013 – 2018) capo politico e candidato premier per il Movimento alle elezioni del 2018, diventa Ministro dello sviluppo economico e del lavoro nel Governo Conte I, poi Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale con il Conte II, carica che mantiene anche nel Governo Draghi.

Ministra dell’interno: Luciana Lamorgese (tecnico) Potenza, 11 settembre 1953, ex prefetto di Venezia e di Milano, ha sostituito Matteo Salvini come Ministro dell’interno con il Governo Conte II, stessa carica nel Governo Draghi.

Ministra della giustizia: Marta Cartabia (tecnico) San Giorgio su Legnano (MI), 14 maggio 1963, professoressa universitaria e costituzionalista, membro dell’Associazione italiana dei costituzionalisti e dell’European Law Institute, ha ricoperto la carica di Presidente della Corte Costituzionale dal dicembre 2019 al settembre 2020.

Ministro della difesa: Lorenzo Guerini (Partito Democratico) Lodi, 21 novembre 1966, ha iniziato la carriera politica nella Democrazia Cristiana, Sindaco di Lodi per il centrosinistra dal 2005 al 2012, si è dimesso nel 2013 per la candidatura alla Camera dei deputati, alla quale è seguita l’elezione. Deputato anche in questa legislatura, diventa Ministro della difesa con il Governo Conte II e mantiene l’incarico con Mario Draghi.

Ministro dell’economia e delle finanze: Daniele Franco (tecnico) 67 anni, di Trichiana (BL), nel 1979 entra in Bankitalia, successivamente è Consigliere Economico presso la Direzione Generale degli Affari Economici e Finanziari della Commissione Europea, salvo poi tornare in Bankitalia. Dal 17 maggio 2013 al 14 maggio 2019 è stato presidente della Ragioneria generale dello Stato. È stato criticato in passato sia da Renzi, al quale aveva dato parere negativo per gli 80 euro, sia dal Movimento 5 Stelle per via delle coperture riguardanti il reddito di cittadinanza. Molto vicino a Mario Draghi.

Ministro dello sviluppo economico: Giancarlo Giorgetti (Lega) nato a Cazzago Brabbia, Varese, nel 1966, dottore commercialista, è il numero due della Lega. Inizia la carriera politica nel Fronte della Gioventù, la giovanile del Movimento Sociale Italiano. Sindaco del suo paese dal 1995 al 2004, viene contemporaneamente eletto deputato. È in carica da sei legislature. È stato Sottosegretario di Stato del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con Berlusconi nel 2001. Durante il Governo Monti ha ricoperto la carica di Presidente della Commissione bilancio, tesoro e programmazione, scrivendo la legge sul pareggio di bilancio.

Ministro delle infrastrutture e dei trasporti: Enrico Giovannini (tecnico) romano, classe 1957, economista già Ministro del lavoro e delle politiche sociali con il Governo Letta e precedentemente Presidente dell’ISTAT dal 2009 al 2013.

Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali: Stefano Patuanelli (Movimento 5 Stelle) Trieste, 8 giugno 1974 è stato capogruppo al Senato del Movimento con il Conte I e Ministro dello sviluppo economico nel Conte II.

Ministro per la transizione ecologica: Roberto Cingolani (tecnico), nato a Milano il 23 dicembre 1961, è un fisico e professore universitario, ex direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, dal 2019 ricopre la carica di Chief Technology and Innovation Officer per Leonardo S.p.A..

Ministro del lavoro e delle politiche sociali: Andrea Orlando (Partito Democratico) nasce a La Spezia nel 1969, è Vicesegretario del Partito Democratico. Deputato da quattro legislature, ha ricoperto gli incarichi di Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nel Governo Letta e di Ministro della Giustizia nei Governi Renzi e Gentiloni. Si è candidato alle primarie del Partito Democratico nel 2017 arrivando secondo dietro a Matteo Renzi.

Ministro dell’istruzione: Patrizio Bianchi (tecnico) Copparo (FE), 28 maggio 1952, laureato in Scienze Politiche, diventa poi professore universitario di Economia. Ha ricoperto la carica di Assessore all’istruzione della Regione Emilia-Romagna sia nel terzo mandato di Vasco Errani che durante il primo mandato di Stefano Bonaccini. L’anno scorso ha coordinato la task force del Ministro Azzolina delegata a stilare un piano per la ripartenza scolastica.

Ministra dell’università e della ricerca: Maria Cristina Messa (tecnico) nata a Monza 59 anni fa, medico e professoressa universitaria, è stata rettrice dell’Università Bicocca di Milano dal 2013 al 2019.

Ministro dei beni e delle attività culturali: Dario Franceschini (Partito Democratico) nato a Ferrara nel 1958, deputato per cinque legislature, è stato prima capogruppo alla Camera per l’Ulivo e poi per il Partito Democratico. Ha ricoperto la carica di sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri nei governi D’Alema II e Amato II, successivamente quella di Ministro per i rapporti con il Parlamento e il coordinamento dell’attività di governo nel Governo Letta e dal 2014 al 2018  è stato Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo nei Governi Renzi e Gentiloni. Dal 2019 ha ricoperto la stessa carica con il Governo Conte II, quando ha esposto il progetto del “Netflix della cultura” ed è stato riconfermato da Mario Draghi.

Ministro della salute: Roberto Speranza (Liberi e Uguali) nasce a Potenza nel 1979, laureato alla LUISS in Scienze Politiche, ex Segretario del Partito Democratico in Basilicata, viene eletto alla Camera dei deputati nel 2013 e diventa capogruppo per il PD. Si dimette da capogruppo nel 2015 quando Renzi, allora Presidente del Consiglio, pone la fiducia sulla legge elettorale “Italicum”, ed esce dal PD nel 2017 sempre in dissenso con la segreteria Renzi. Aderisce ad Articolo 1 e nel 2018 è eletto alla Camera con Liberi e Uguali. Diventa Ministro della salute nel Governo Conte I, appoggiato da Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Italia Viva e Liberi Uguali. Mantiene la carica con Draghi.

Ministro per il turismo: Massimo Garavaglia (Lega) Cuggiono (MI), 8 aprile 1968, al secondo mandato come Senatore dopo essere stato eletto due volte deputato, viene nominato Viceministro dell’Economia nel Conte I. Ora guiderà il nuovo Ministero per il turismo voluto fortemente sia dalla Lega che da Fratelli d’Italia.

IN SINTESI

Passato e presente, è questo il sunto della nuova squadra del Governo Draghi. Sono infatti presenti Ministri che hanno già ricoperto l’incarico in vari governi passati, da Berlusconi IV a Letta, Renzi, Gentiloni, Conte I e Conte II, con un insieme politico che non sarebbe stato possibile immaginare nemmeno in un romanzo distopico, non tanto per la differenza di idee, quanto per la sfacciataggine con la quale i diversi partiti politici che fino a ieri si dichiaravano “nemici giurati” oggi vanno allegramente a braccetto.

Rimangono fuori Azione, Più Europa e Centro Democratico, mentre arriva un Ministero a testa per Italia Viva e Liberi e Uguali che mantengono la loro bandierina anche in questo Governo. Se la riconferma di Speranza alla Salute era cosa quasi certa ed era l’unica alla quale LEU potesse ambire, Italia Viva si ritrova ora con un Ministro in meno rispetto al Governo Conte II.

Tre Ministri a Forza Italia (ma tutti senza portafoglio), con un revival da anni ’00: Carfagna, Gelmini e Brunetta ritrovano un Ministero, l’ultimo menzionato torna allo stesso che già aveva condotto in passato attuando una riforma nel pieno spirito massacratore del pubblico che aveva investito in particolare la stagione post-crisi, ma che ergeva le sue basi su un trend precedente.

Tre Ministri anche al Partito Democratico, così, per soddisfare tutte le correnti interne con Guerini e Franceschini confermati e l’ingresso di Orlando.

Tre Ministeri pure alla Lega, di cui due con portafoglio e l’importante Ministero dello Sviluppo Economico a Giorgetti, amico stretto di Mario Draghi.

Quattro sono i Ministeri per il Movimento 5 Stelle, di cui due senza portafoglio e due con portafoglio, non è arrivata la nomina al “Supermegaiper Ministero della transizione ambientale”, c’è da chiedersi quanto siano felici gli iscritti a Rousseau.

54 anni l’età media (Di Maio, 34, il più giovane e Brunetta, 70, il più anziano), otto donne (nessuna da PD e LEU) e quindici uomini, quindici Ministri “politici”, con un discreto equilibrio in Consiglio dei Ministri tra i vari partiti che va anche oltre quelli che sono stati i risultati elettorali del 2018, e otto Ministri “tecnici”, anche se in realtà sappiamo che non esistono né i governi tecnici, né tantomeno i Ministri tecnici.

E mentre Draghi viene eretto a salvatore della patria a reti unificate e senza contraddittorio, mentre la politica abdica e non solo viene presa a schiaffi, ma partecipa al gioco e si prende a schiaffi da sola, la squadra di governo presentata risulta decisamente in continuità con gli ultimi venticinque anni, senza distinzione di esecutivi e con la stessa colata di neoliberismo che ci ha portati alla condizione attuale.

Nel frattempo, rimangono da conoscere i Sottosegretari, ma se c’è una cosa che sappiamo già è che in questo marasma Mario Draghi non avrà difficoltà ad imporre la sua agenda “draconiana” e, mentre questo accade con la complicità totale dei partiti, dovremo prendere atto che alla fine di questa legislatura ci saranno polvere e macerie, e un Paese da ricostruire.

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