La verità, vi prego, sui navigator


18 Feb , 2021|
| 2021 | Voci

Il varo ufficiale dell’esecutivo Draghi e le prime indiscrezioni circa la linea che verosimilmente seguirà l’azione del suo governo portano a pensare che ben poco sarà conservato di quanto implementato dai governi Conte per quanto riguarda le misure per l’occupazione. In particolar modo, sembra avvicinarsi sempre più la fine dell’esperimento del Reddito di Cittadinanza. Inizialmente pensato come grande intervento atto a “superare” la logica del reddito da lavoro in favore di un reddito universale garantito, è poi stato riformulato come strumento adibito soprattutto alla lotta alla disoccupazione. Di fatto, infine, la versione implementata si riduce al  tentativo di far incontrare, su scala nazionale, la domanda di lavoro con la sua offerta. A tal fine è stata creata una nuova figura professionale, il navigator, consulente del lavoro sui generis, con compiti tanto precisi quanto ampi, che ha affiancato i centri per l’impiego territoriali coadiuvando la loro azione e caratterizzandosi per la sua dedizione al disoccupato e alla sua ricerca di lavoro. In questo senso il navigator, novello Caronte, si trova a dover svolgere un ruolo atipico di traghettatore-targettatore, accompagnando il disoccupato verso la domanda di lavoro ad esso più confacente, non essendo però egli deputato all’incrocio vero e proprio di domanda e offerta, al contrario di quanto la vulgata giornalistica ci ha portato a pensare.

Di seguito riportiamo la testimonianza di un navigator, che traccia un profilo chiaro e smaliziato del lavoro fin qui svolto, presentandone tanto i lati positivi quanto quelli negativi. Nell’attesa di capire se l’esperienza nazionale del Reddito di Cittadinanza vedrà presto la sua conclusione, o, contro ogni pronostico, troverà ancora linfa e respiro, questa testimonianza è utile a far comprendere come il nocciolo della questione sia ancora una volta l’anoressia del settore pubblico italiano, che anche in questo settore trova nell’inadeguatezza quantitativa del proprio organico la radice prima del suo fallimento. Qui come altrove lo Stato non fallisce perché è “troppo”, bensì perché è costantemente “troppo poco”.

  • Presentazione

Sono un navigator e svolgo attività di consulenza presso un Centro per l’Impiego italiano. La figura del navigator è nuova – nonché presumibilmente prossima alla rottamazione – e non c’è mai stata vera chiarezza sul ruolo che noi abbiamo assunto nel sistema laburistico italiano.

L’incipit degli articoli giornalistici che parlano di noi fa spesso riferimento a “coloro che avrebbero dovuto trovare lavoro ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza”, ma questo è un abbrutimento – nonché una storpiatura – di un ruolo, in realtà, differente, più ampio, per certi versi meno ambizioso, per altri più complesso.

I navigator sono stati assunti da ANPAL Servizi S.p.A., società in house controllata al 100% da ANPAL (Agenzia Nazionale delle Politiche Attive del Lavoro), ad inizio 2019 con una procedura selettiva pubblica. Da contratto, i circa 3000 collaboratori coordinati e continuativi di ANPAL Servizi S.p.A. avrebbero dovuto eseguire:

  • una pianificazione mensile delle convocazioni dei beneficiari per ogni Centro per l’impiego;
  • una segmentazione del bacino dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza, realizzata e periodicamente aggiornata;
  • almeno 150 beneficiari accolti e presi in carico;
  • tutti i beneficiari del Reddito di Cittadinanza, caratterizzati da un bisogno complesso e multidimensionale e interessati dal patto per l’inclusione sociale, informati e presi in carico;
  • un piano personalizzato relativo al patto per il lavoro, predisposto per ogni beneficiario preso in carico;
  • almeno un incontro individuale o di gruppo, organizzato durante il percorso personalizzato di ogni beneficiario preso in carico, volto a sostenere la proattività e la ricerca attiva del lavoro;
  • almeno un contatto ogni quindici giorni e un incontro ogni tre mesi per ogni beneficiario preso in carico, per la verifica della realizzazione delle azioni previste dal piano personalizzato;
  • una mappa (elaborata per ogni semestre) dei trend occupazionali e professionali del mercato del lavoro di riferimento da mettere a disposizione dei beneficiari;
  • almeno un’opportunità lavorativa congrua e/o un’offerta formativa resa disponibile ai beneficiari presi in carico;
  • almeno 150 imprese incontrate o contattate per la promozione delle opportunità previste dal Reddito di Cittadinanza, per la rilevazione dei fabbisogni di professionalità e/o per la sottoscrizione del patto per la formazione;
  • una rilevazione mensile sull’andamento degli esiti dei piani personalizzati dei beneficiari presi in carico.

Come emerge dal su riportato elenco, le attività richieste al navigator si dividono in due: quelle rivolte ai beneficiari e quelle rivolte alle imprese. A febbraio 2021 è tempo di tirare le somme.

  • Per i beneficiari

Le attività che nel concreto sono state svolte a favore dei beneficiari variano da Regione a Regione e sono dipese dal grado di coordinamento che ANPAL Servizi S.p.A. (al tempo Italia Lavoro S.p.A. dal 1997 al 2016) è riuscita a sviluppare negli ultimi 24 anni con gli enti territoriali e con le strutture regionali dei servizi per il lavoro, nonché dall’affinità politica tra la misura del Reddito di Cittadinanza e i vertici politici delle singole Regioni.

Per quello che concerne lo scrivente, i beneficiari sono stati seguiti dapprima con un incontro conoscitivo (anagrafica, profilazione, aspirazioni e individuazione vulnera del soggetto), poi con un secondo incontro di carattere più amministrativo, per supportare coloro che non avessero strumenti informatici – o non avessero le competenze per farlo – nell’iscrizione al portale MyAnpal e ai singoli portali regionali per l’incrocio domanda-offerta e, infine, colloqui di orientamento e formazione, redazione e aggiornamento CV, oltre a una costante attività di formulazione di vacancy lavorative sul territorio.

È opportuno precisare, poi, che il navigator non può svolgere attività di incrocio domanda-offerta in quanto tale attività non è loro permessa. Questa operazione deve essere svolta dai Centri per l’Impiego (da ora in poi C.P.I.), come da mandato istituzionale. Il navigator, pertanto deve segnalare al beneficiario l’offerta e lasciare che sia lui a candidarsi, ovvero segnalare il potenziale match impresa-lavoratore al C.P.I., ma se l’operatore non procede alla formalizzazione della candidatura, l’intero processo si arresta.

Il navigator, poi, deve sondare costantemente le opportunità formative proposte dai diversi enti (pubblici e privati) da mettere a disposizione del beneficiario, la cui partecipazione è sempre, ovviamente, a discrezione del beneficiario stesso.

Tutto questo è risultato essere sostanzialmente fallimentare, nonché una riproposizione delle solite trite e ritrite politiche attive del lavoro fini a sé stesse.

Le vincitrici della partita hanno continuato ad essere esclusivamente le Agenzie del Lavoro (private) le quali, causa organico sottodimensionato di ogni singolo C.P.I., si alimentano come sanguisughe delle prebende regionali e nazionali, come corrispettivo per la “formazione” e il “ricollocamento” dei soggetti disoccupati (nella maggior parte dei casi si tratta di corsi di qualità infima sulla redazione di CV e sulla ricerca del lavoro).

Gli stessi C.P.I., “sollecitati” dai preposti dirigenti delle strutture regionali, invitano i disoccupati a rivolgersi alle strutture private per spendere il proprio “Assegno di ricollocazione/Assegno per il lavoro”[1], quando, in realtà, anche i C.P.I. sarebbero abilitati a svolgere queste attività, ma non hanno il personale per farlo.

In aggiunta a quanto sopra, il navigator non ha ancora accesso allo strumento delle famose “tre offerte di lavoro congrue” che il beneficiario avrebbe dovuto accettare a scapito del sostegno al reddito, perché il famoso/famigerato portale di incrocio domanda-offerta non è ancora operativo. Pertanto, l’unico strumento che il collaboratore di ANPAL Servizi ha per “far sanzionare” (dal responsabile del singolo C.P.I., considerato che il navigator non dispone di potere disciplinare, né può impegnare la P.A. con un provvedimento amministrativo sanzionatorio) il beneficiario che non collabora nella ricerca del lavoro è quello di convocarlo presso il C.P.I. ed aspettare che questo non si presenti (si badi, questo non determina comunque una decadenza dal beneficio, bensì solo una sanzione economica sul beneficio percepito. Per aversi decadenza il comportamento deve essere ripetuto, ma in molte Regioni ogni navigator ha a proprio carico centinaia di beneficiari da convocare con costanza, quindi questa risulta un’arma spuntata per sfrondare chi non collabora).

Il beneficiario, in alcuni casi, non ha volontà di collaborare con il navigator, non risponde ai messaggi o alle chiamate, non svolge le attività proposte e si presenta agli appuntamenti solo dopo innumerevoli tentativi di contatto (talvolta, suppongo, perché occupato in attività lavorativa non regolare) e non vi sono altri strumenti per superare tale impasse.

  • Per le imprese

L’attività svolta dal navigator a favore delle imprese, invece, ha mostrato un lato interessantissimo, nonché negletto dalla stampa. Il navigator, negli ultimi mesi ha iniziato a contattare le imprese italiane in modo capillare per mappare le opportunità occupazionali presenti sul territorio e proporle ai beneficiari.

Non solo.

La mappatura è essenziale per comprendere quali siano le esigenze di personale delle imprese e quali siano le politiche formative da implementare. L’ultima rilevazione evidenzia come vi siano numerose richieste di saldatori e di programmatori a livello nazionale, ma l’offerta di lavoro non incontra nemmeno lontanamente questa domanda.

I navigator in meno di 6 mesi hanno aggiornato un obsoleto database pubblico con i dati di centinaia di migliaia di imprese italiane (il database meglio noto tra gli operatori come MOO), hanno contattato 310.000 imprese, le hanno intervistate e hanno rilevato più di 13.000 opportunità occupazionali immediatamente proponibili ai lavoratori disoccupati (prima di oggi sconosciute al circuito pubblico delle offerte di lavoro) e più di 26.000 opportunità occupazionali sul medio e lungo periodo. Tale numero aumenta costantemente ogni giorno e permette una migliore performance dei C.P.I. nel matching domanda-offerta.

I C.P.I. non svolgono con efficienza tale attività non perché “inattivi”, ma perché sottodimensionati, soprattutto in un’epoca come la presente.

Il “pubblico” soccombe, il privato prevale, certo, finché lo Stato a ciò si presta. Triste storia già sentita.

Lo Stato, in un rigurgito di coscienza, si è determinato nel 2019 ad implementare la capacità di intervento dei C.P.I. con investimenti per milioni di € tra personale, strutture e strumentazione. Al netto della provenienza politica dei fondi (gli incerti e ballerini 5 stelle, che prima affrontano a muso duro una UE “anti-operaia” e poi sostengono un Draghi “pro-sistema”), la scelta è positiva. Tuttavia, si badi, di tale scelta va sottolineata la debolezza strutturale, in quanto le risorse messe a disposizione sono ben lontane da quelle necessarie a un sistema che da quarant’anni attende una seria implementazione.

A fronte dei bisogni oggettivi, ci si è limitati a una operazione del tutto incapace di rispondere alle necessità del Paese. I navigator possono aiutare, ma non possono sopperire al radicale sottodimensionamento delle strutture istituzionalmente preposte alla soluzione del problema dell’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

  • Conclusioni

L’attività dei navigator non ha ottenuto i risultati sperati dal lato beneficiari, ma offre ottime prospettive dal lato imprese per quanto riguarda la raccolta di vacancy e di opportunità occupazionali.

I navigator hanno “ripagato” il proprio costo in posti di lavoro trovati? Domanda sbagliata.

La domanda corretta, a cui bisogna rispondere positivamente, è “i navigator hanno dimostrato che con investimenti insufficienti (180.000.000 di € annuali) i C.P.I. possono rendere superflue le Agenzie per il lavoro?”. Pensiamo cosa potrebbe fare lo Stato con un investimento strutturale non solo del sistema delle P.A.L., ma del sistema laburistico nella sua interezza.

In conclusione, mi auguro che, al netto dell’”esperienza navigator”, il Ministero del Lavoro riconosca l’operato dei collaboratori sul “lato imprese” e comprenda la necessità di implementare l’organico dei C.P.I. in tal senso.

Ciò che è emerso con chiarezza negli ultimi 16 mesi di operato presso ANPAL Servizi è che i C.P.I. sono privi del personale necessario a sostenere la richiesta di servizi proveniente dal lato delle imprese (e dal lato lavoratori, si intende).

Impariamo dai nostri errori, per costruire un sistema pubblico che non possa essere, come al solito, violentato dalle strumentalizzazioni private.


[1] Si tratta di un voucher che il disoccupato può utilizzare per ottenere corsi di formazione, orientamento, conseguire certificazioni, patenti, ecc… finanziato dalle singole Regioni.

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