Comunicazioni di Mario Draghi al Senato in vista del Consiglio europeo del 25 e 26 marzo 2021


24 Mar , 2021|
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Signor Presidente, onorevoli senatrici e senatori, le comunicazioni del Governo alle Camere prima del Consiglio europeo consentono un pieno coinvolgimento del Parlamento nei temi di discussione con i nostri partner. Si tratta di un passaggio importante per dar conto a voi delle posizioni che intendiamo assumere. Nelle mie comunicazioni intendo descrivere i principali temi all’attenzione del Consiglio che inizierà domani: la risposta alla pandemia di Covid-19, l’azione sul Mercato unico, la politica industriale, la trasformazione digitale, le relazioni con la Russia e la situazione nel Mediterraneo orientale.

Prima di tutto però vorrei esprimere forte soddisfazione per la partecipazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden ad un segmento del Consiglio europeo. La sua presenza conferma la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti.

Nel mio primo discorso in Senato ho indicato come l’ancoraggio alle relazioni transatlantiche sia insieme all’europeismo uno dei pilastri della politica estera di questo Governo. Intendiamo perseguirlo sia sul piano bilaterale, sia negli ambiti multilaterali, come la Presidenza italiana del G20.

Covid-19; il 26 marzo il Consiglio europeo riconosceva la pandemia di Covid-19 come una sfida senza precedenti per l’Europa. Ad un anno di distanza dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria. Sappiamo come farlo; abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci, tre sono già in via di somministrazione e il quarto, quello di Johnson & Johnson, sarà disponibile da aprile. Ora il nostro obiettivo è vaccinare quante più persone possibile nel più breve tempo possibile.

Vorrei che il messaggio di oggi a voi fosse un messaggio di fiducia, un messaggio di fiducia a tutti gli italiani. Ho ripetuto in queste settimane che il Governo è determinato a portare avanti la campagna vaccinale con la massima intensità e siamo già all’opera per compensare i ritardi di questi mesi. Dobbiamo farlo per la salute dei cittadini, per l’istruzione dei nostri figli e per la ripresa dell’economia. L’accelerazione della campagna vaccinale è già visibile nei dati: nelle prime tre settimane di marzo la media giornaliera delle somministrazioni è stata quasi di 170.000 dosi al giorno, più del doppio che nei due mesi precedenti.

Questo è avvenuto nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfeizer, ma il nostro obiettivo è portare presto il ritmo delle somministrazioni a mezzo milione al giorno. Accelerare con la campagna vaccinale è essenziale per frenare il contagio, per tornare la normalità e per evitare l’insorgere di nuove varianti.

Se paragonate con il resto d’Europa, le cose qui già ora vanno abbastanza bene (per vaccini fatti l’Italia è seconda dopo la Spagna), ma per i noti motivi l’Unione europea si colloca dietro a molti altri Paesi. Nel Regno Unito, giusto per fare un esempio, la campagna vaccinale procede più rapidamente, anche se bisogna dire che il numero delle persone che hanno ricevuto entrambe le dosi è paragonabile a quello dell’Italia. Vediamo però cosa abbiamo da imparare da quella esperienza e anche da quella di altri Paesi. Ovviamente hanno iniziato due mesi prima (anche questo per i noti motivi), ma lì si utilizza un gran numero di siti vaccinali e un gran numero di persone è abilitato a somministrare i vaccini; inoltre, ovviamente il richiamo della seconda dose è stato spostato nel tempo rispetto a quanto avviene in Europa. Insomma, quel che abbiamo da imparare è che, una volta che abbiamo una logistica efficiente (e l’abbiamo), con meno requisiti formali e con un maggior pragmatismo si arriva anche ad una maggiore velocità.

Procedere spediti con le somministrazioni è importante, ma è altrettanto cruciale vaccinare prima i nostri concittadini anziani e fragili, che più hanno da temere per le conseguenze del virus. Abbiamo già ottenuto degli importanti risultati: l’86 per cento degli ospiti delle residenze sanitarie assistenziali ha già ricevuto una dose di vaccino e oltre due terzi ha completato il ciclo vaccinale. Un recente studio dell’Istituto superiore di sanità ha stimato che il numero di nuovi casi di Covid-19 diagnosticati nelle RSA tra fine febbraio e inizio marzo è rimasto sostanzialmente stabile a fronte di un chiaro aumento dell’incidenza nella popolazione generale.

Per quanto riguarda la copertura vaccinale di coloro che hanno più di 80 anni, persistono purtroppo importanti differenze regionali che sono molto difficili da accettare. Mentre alcune Regioni seguono le disposizioni del Ministro della salute, altre trascurano i loro anziani in favore di gruppi che vantano priorità, probabilmente in base a qualche loro forza contrattuale. Dobbiamo essere uniti. Dobbiamo essere uniti nell’uscita della pandemia, come lo siamo stati soffrendo insieme nei mesi precedenti. Tutte le Regioni devono attenersi alle priorità indicate dal Ministero della salute. In tempo di pandemia, anche se le decisioni finali – come è noto – spettano al Governo, come ha ricordato anche una recente sentenza della Corte costituzionale, sono pienamente consapevole che solo con una sincera collaborazione tra Stato e Regioni in nome dell’unità d’Italia il successo sarà pieno. Il Governo intende assicurare la massima trasparenza ai dati sui vaccini e renderà pubblici tutti i dati sul sito della Presidenza del Consiglio, Regione per Regione e categoria di età per categoria di età.

Mentre stiamo vaccinando, mentre la campagna di vaccinazione procede, è bene cominciare a pensare e a pianificare le riaperture.

Ora stiamo guardando attentamente – anche ieri c’è stata una riunione della cabina di regia – i dati sui contagi, ma se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la scuola in primis. Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare, subito dopo Pasqua.

In sede europea, dobbiamo esigere dalle case farmaceutiche il pieno rispetto degli impegni. L’Unione europea deve fare pieno uso di tutti gli strumenti disponibili, incluso il Regolamento dell’Unione europea per l’esportazione dei vaccini, approvato il 30 gennaio. Questo Regolamento fa chiarezza sulla distribuzione dei vaccini al di fuori dell’Unione europea, in particolare verso Paesi che non versano in condizioni di vulnerabilità e riteniamo – e l’abbiamo dimostrato – vada applicato quando è necessario. La pandemia rende evidente l’opportunità di investire sulla capacità produttiva di vaccini in Europa, dobbiamo costruire una filiera che non sia vulnerabile rispetto agli shock e alle decisioni che vengono dall’esterno e abbiamo già iniziato a stabilire, sostenuti dal Governo, accordi di partnership con case internazionali per la produzione in Italia. La Commissione europea ha istituito una task force guidata dal commissario Thierry Breton per rafforzare la produzione continentale. Si parla molto di autonomia strategica, spesso se ne parla con riferimento alla difesa, alla sicurezza, al mercato unico, ma credo che oggi la prima autonomia strategica sia in fatto di vaccini. 

La sicurezza riguarda anche le materie prime e le catene del valore della transizione ecologica. La salute pubblica globale richiede un impegno comune da parte di tutti i principali attori internazionali nei confronti anche dei Paesi più vulnerabili. D’altronde, con un virus così insidioso, nessuno sarà davvero al sicuro finché non lo saremo tutti. L’Italia ne è pienamente consapevole, come è anche consapevole che sia necessaria una rafforzata credibilità europea sui vaccini perché si abbia un’autentica solidarietà internazionale in questo campo. Il dispositivo COVAX è lo strumento migliore per raggiungere questo obiettivo. Gli Stati aderenti includono Stati Uniti e Cina; l’Unione europea vi partecipa in modo cospicuo, la Commissione europea ha impegnato un miliardo di euro; l’Italia è stata la prima a contribuirvi nel 2020 con 86 milioni. Il grande merito di COVAX è garantire la distribuzione dei vaccini secondo le effettive necessità dei Paesi riceventi e non in base all’interesse politico, economico o geopolitico dei donatori. Finora ha assicurato consegne di quasi 30 milioni di dosi di vaccini a 50 Paesi. Il nostro auspicio è continuare a rafforzare questo meccanismo e renderlo sempre più efficace.

La Presidenza italiana del G20 ha posto al centro della sua agenda la salute globale e il rafforzamento della cooperazione internazionale in materia sanitaria. In questo giocherà un ruolo di primo piano il vertice mondiale della salute, che ospiteremo a Roma il 21 maggio insieme alla Commissione europea. Intendiamo confrontarci con gli altri Paesi sulle esperienze fatte nella lotta contro il Covid-19. Vogliamo lavorare fin da ora per migliorare la nostra preparazione di fronte a futuri eventi pandemici e sostenere le capacità internazionali per la ricerca. La ricerca e l’industria italiana nel settore delle scienze della vita sono già in prima linea a livello europeo e mondiale e faremo di tutto perché continuino a restarci.

Il 17 marzo 2021 la Commissione europea ha presentato una proposta volta a creare un certificato verde digitale per permettere una libera e sicura circolazione dei cittadini dell’Unione europea. L’obiettivo è dare, entro tre mesi, un certificato digitale a coloro che sono stati vaccinati, che hanno effettuato un test diagnostico per il SARS-CoV-2 o che sono guariti. La libertà di movimento deve andare di pari passo con la garanzia della salute. Occorre però raggiungere questo obiettivo senza discriminazioni e nel rispetto della tutela dei dati sensibili dei cittadini. È un progetto complesso; la Commissione dovrà presentare delle linee guida dettagliate e gli Stati membri dovranno essere in grado di renderle operative.

Passo ora ai temi dello sviluppo, del mercato unico, della politica industriale e del digitale. In Consiglio europeo verranno trattati anche temi relativi al mercato unico, alla politica industriale e alla digitalizzazione. Per me non c’è veramente bisogno di ribadire l’importanza del mercato unico per il nostro sviluppo e il processo di integrazione europea. Dal 1992 al 2018 le esportazioni tra Paesi europei sono cresciute fino a raggiungere il 20 per cento del prodotto interno lordo dell’Unione, dimostrando quindi che un mercato europeo unico, coeso e con stessi standard, permette anche uno sviluppo delle esportazioni intraeuropee. Pertanto, dovremmo gradualmente dipendere sempre meno dal resto del mondo per le nostre esportazioni, così come avviene per tutti i grandi mercati e Paesi. Sono inoltre cresciute moltissimo le catene del valore attraverso i vari Paesi europei. Anche gli investimenti diretti esteri dal resto dell’Unione europea verso l’Italia, con il rafforzarsi del mercato unico, sono aumentati. In sostanza, difendere l’unicità del mercato significa difendere le aziende italiane che ne beneficiano in grande misura.

Alcune iniziative di politica industriale comune possono contribuire a rafforzare la capacità di innovazione in Europa, soprattutto in quei settori in cui l’Unione europea è rimasta indietro. Penso alla crescita di nuove grandi imprese che operano nel settore della tecnologia dell’informazione e della comunicazione. La cosiddetta bussola digitale proposta dalla Commissione europea il 9 marzo scorso elenca gli obiettivi per rafforzare il ruolo dell’Europa nell’economia digitale in termini di competenze e infrastrutture. Non sarà facile, visto il divario accumulato con gli Stati Uniti e la Cina. Questo processo richiederà profondi cambiamenti nella formazione dei lavoratori, nella cultura degli imprenditori e nei processi della pubblica amministrazione.

In Italia il programma Next Generation EU offre un’enorme opportunità. Come ricordato dal ministro Colao nella sua audizione parlamentare, il 20 per cento dei fondi destinati a finanziare i Piani europei di ripresa e resilienza riguarda proprio la trasformazione digitale. Tuttavia, lo sviluppo di questi nuovi settori non può prescindere da un’equa distribuzione dei loro proventi. Riteniamo che il Consiglio europeo debba procedere verso una soluzione globale consensuale sulla tassazione digitale internazionale entro metà 2021 nell’ambito dell’OCSE. Credo sia un apporto possibile proprio grazie alla collaborazione con la nuova amministrazione degli Stati Uniti e quindi su questo fronte noi intendiamo impegnarci. In altre parole, si vede una certa apertura e disponibilità da parte dell’amministrazione di un Paese che in passato aveva invece dimostrato completa chiusura sulla possibilità di avere una tassa digitale. La Presidenza italiana del G20 è un’occasione particolarmente adatta per farlo.

Tocco ora brevemente i temi riguardanti Russia e Turchia perché il Consiglio europeo farà anche un punto informativo sul futuro dei rapporti tra l’Unione europea e la Federazione Russa. Dibatteremo anche sullo stato del Mediterraneo orientale e sarà un’opportunità per fare il punto sulle relazioni tra l’Unione europea e la Turchia.

Il Consiglio europeo si baserà sul rapporto tra l’Unione europea e la Turchia, presentato dall’alto rappresentante Josep Borrel a seguito delle conclusioni del Consiglio europeo del dicembre 2020.

Occorre naturalmente che l’Unione europea lavori a proposte concrete per un’agenda positiva che favorisca una dinamica costruttiva anche in chiave di stabilità regionale. In altre parole, è facile coltivare le contrapposizioni in questi campi; è molto meglio cercare di costruire i rapporti futuri.

Ci sono molti temi su cui questo atteggiamento positivo è importante: il primo è lo spazio di collaborazione sulle migrazioni, sulla lotta al terrorismo e sull’unione doganale. A questo proposito ho esaminato ieri con il presidente Erdogan l’importanza di evitare iniziative divisive e l’esigenza, però, di rispettare i diritti umani.

L’abbandono turco della Convenzione di Istanbul rappresenta un grave passo indietro. La protezione delle donne dalla violenza, ma in generale la difesa dei diritti umani in tutti i Paesi sono un valore europeo fondamentale. Io direi anche di più: solo un valore identitario per l’Unione europea. 

Dobbiamo ribadire l’impegno come Governi e Parlamenti nazionali a costruire un’Europa che accolga i giovani e li formi come figli, non come riserva di lavoro, spesso sottopagato. Un futuro migliore per l’Europa unita passa attraverso un’azione concreta sull’occupazione, soprattutto giovanile, sulle parità, sulle pari opportunità, sui diritti sociali. Vogliamo occuparci di questi temi in un vertice sociale che sarà organizzato il 7 e l’8 maggio della Presidenza di turno portoghese del Consiglio dell’Unione europea. Ed è il tema che dobbiamo mettere al centro della conferenza sul futuro dell’Europa, che prenderà il via il 9 maggio: i giovani, l’occupazione giovanile; questo è il centro del futuro dell’Europa. Per questo appuntamento sollecitiamo la partecipazione attiva di tutti i cittadini europei e dei Parlamenti nazionali.

L’uscita dalla pandemia rappresenta la principale sfida di tutti i Governi europei, ma non è l’unica, e noi abbiamo ora l’atteggiamento di coloro che spronano gli altri partner e sono essi stessi consapevoli della necessità di agire urgentemente, con efficacia, senza perdere un attimo, come ho detto nel discorso.

Sono certo che, grazie al vostro sostegno, potremo meglio indirizzare e sicuramente rendere molto più forte la voce dell’Italia in Europa e negli altri contesti internazionali. 

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