Coronavirus in Germania: diario di una crisi


17 Apr , 2021|
| 2021 | Visioni

Le inconsuete immagini dello scorso 24 marzo, con la cancelliera tedesca Angela Merkel che in parlamento si scusa di fronte al Paese per l’errore commesso e chiede perdono ai cittadini tedeschi per aver causato ancora più confusione e smarrimento, hanno fatto velocemente il giro del mondo lasciando l’opinione pubblica altrettanto sorpresa e sconcertata. L’errore cui si riferisce Merkel, mai in difficoltà nella sua carriera politica come in questi ultimi mesi che mancano alle prossime elezioni federali del 26 settembre – cui peraltro Merkel ha più volte fatto sapere che non si ricandiderà – riguarda la decisione di aver introdotto, per poi annullarlo circa 33 ore dopo, un lockdown dal 1° al 5 aprile (chiamato Osterruhe, riposo pasquale, aggiungendo il Giovedì santo e parte del sabato ai già festivi venerdì, domenica e lunedì) per far fronte all’allarmante espansione in Germania della terza ondata del coronavirus. L’accordo fra la cancelliera Merkel e i presidenti dei Länder su una chiusura protratta di tutte le attività durante il periodo pasquale era arrivato al termine di una sfibrante videoconferenza (Ministerpräsidentenkonferenz, MPK) dai toni molti accesi conclusasi alle tre di mattina di martedì 23 marzo.

Già prima dell’impasse dell’Osterruhe, il settimanale Der Spiegel, nel suo numero del 20 marzo significativamente dedicato alla «nuova incompetenza tedesca», scriveva degli incontri della Bundeskanzlerin con i capi di governo dei Länder come l’esempio più evidente della disfunzionalità delle istituzioni tedesche nel combattere l’emergenza del Covid-19. Scrive il giornale di Amburgo: «Nell’anno del Corona, la conferenza fra la Bundeskanzlerin Merkel e i Ministerpräsidenten dei Länder è diventata il simbolo del caos amministrativo e dell’incapacità politica tedeschi; un palcoscenico sul quale molti uomini e poche donne mettono in scena un pezzo intitolato “Vuoto di potere”» Der Spiegel, Nr°12/20.3.2021).

Da quello che scrive Robin Alexander nel suo articolo su Die Welt del 25 marzo 2021 non è facile capire quando Angela Merkel ha iniziato a cambiare parere. Nel pomeriggio di martedì 23 marzo, infatti, durante una riunione con i membri del gruppo parlamentare dell’Union (CDU/CSU), la cancelliera ha confermato il provvedimento. Sempre dai resoconti giornalistici si apprende che nella giornata di martedì la Cancelleria federale veniva inondata di proteste e contestazioni che giungevano da tutte le parti: dalla Confindustria tedesca, dalle associazioni dei commercianti, degli albergatori e da tutta l’industria del turismo. Netto il rifiuto del provvedimento da parte dell’opposizione e anche dello stesso gruppo parlamentare dell’Union. La Chiesa evangelica stessa era rimasta molto sorpresa dalla richiesta di Merkel di celebrare online le funzioni religiose del Venerdì Santo.

Al palazzo del Kanzleramt, la cancelleria, in Willy-Brandt-Straße 1 a Berlino nessuno però era in grado di rispondere alle molte questioni giuridiche, tecniche e organizzative che venivano sollevate: cosa significa tutto ciò per imprenditori e lavoratori? I dipendenti perdono la giornata di lavoro? Ricevono un’indennità? Cosa succede in settori cruciali come la sanità? Cosa accade se, ad esempio, in questo giovedì sono programmate importanti consegne?

L’idea di una chiusura prolungata delle attività durante i giorni di Pasqua era stata suggerita da Angela Merkel e dal direttore della Cancelleria federale Helge Braun (CDU) durante un colloquio con il ministro delle Finanze e vicecancelliere Olaf Scholz, il sindaco di Berlino Michael Müller, entrambi SPD, e il presidente della Baviera Markus Söder (CSU). Merkel voleva in tutti i modi impedire le cosiddette vacanze brevi a Maiorca, l’isola delle Baleari metà preferita di milioni di tedeschi, ma alla cancelleria non erano riusciti a fornire in tempo la documentazione legale necessaria. Non essendo riuscita ad imporre la sua linea più dura, e temendo le pressioni dei presidenti dei Länder per una maggiore apertura verso i viaggi nelle seconde case e nei campeggi all’interno delle loro regioni, Merkel ha pensato con l’Osterruhe di dare almeno un segnale.

Invece, già mercoledì mattina Angela Merkel aveva capito che la scelta era stata se non altro avventata. Dopo aver informato i capigruppo dei partiti al Bundestag e aver convocato per le 11:00 un’affrettata conferenza telefonica con i governatori della MPK, che costringe gli interessati ad interrompere o rinviare gli impegni, comunica la sua nuova decisione: scusate, ho sbagliato. Provvedimento annullato. Armin Laschet, Ministro presidente del Nordrhein-Westfalen e neoleader federale della CDU corre in suo aiuto: «La colpa è di tutti … non si può introdurre un giorno festivo in soli dieci giorni», ma poi dice anche, sbalordito: «Non possiamo andare avanti così … questa conferenza dei ministri ha deluso la gente … Adesso devono cambiare i metodi della Governance». Più dura invece la critica di Volker Bouffier, governatore dell’Hessen, anche lui della CDU: «Quello che facciamo qui è la prova che abbiamo fallito. Abbiamo fatto la figura dei dementi e questo mi disturba».

La gaffe di Merkel, Müller e Söder, infatti, non solo danneggia l’immagine del governo e della Merkel (i sondaggi riguardanti le preferenze politiche sono chiari: meno 10 punti, dal 35% al 25%, nel giro di pochi giorni per la CDU di Armin Laschet), ma rinforza e allarga la schiera di coloro che in Germania hanno perso la fiducia nella politica tedesca. Dai media locali l’impressione che si ricava è che la maggior parte della popolazione sia arrabbiata, esasperata dall’enorme mole di regolamenti che cambiano in continuazione, come se la Germania sapesse reagire a questa pandemia solo con la burocrazia. Durante un noto programma televisivo andato in onda domenica 28 marzo, la conduttrice Anne Will ha fatto vedere alla cancelliera, che era ospite della trasmissione, un sondaggio-studio dell’Università di Erfurt da cui risulta che il 61,4% della popolazione ha poca fiducia nel governo.

Nella giornata di mercoledì Angela Merkel ripeterà poi gli stessi concetti e le stesse parole con cui aveva informato i membri della MPK per altre due volte: prima di fronte alla stampa e poi al Bundestag, dove, ironia della sorte, per il pomeriggio del 24 marzo era in calendario una delle tre sedute annuali in cui la Cancelliera è chiamata a rendere conto di fronte ai deputati dell’operato del governo. Le parole che mai uno si aspetterebbe da Merkel e che entreranno nei libri di storia sono già diventate famose:

«Innanzitutto, l’idea dello shutdown di Pasqua era stata sviluppata con tutte le migliori intenzioni (…) Tuttavia, su questo non ci possono essere dubbi, l’idea della cosiddetta Osterruhe è stata un errore. Questo errore è unicamente e solamente un mio errore. Perché alla fine io ho l’ultima responsabilità di tutto (Merkel usa l’espressione qua Amt)». Dice di sentirsi profondamente addolorata per aver creato ulteriore smarrimento e dichiara: «Per questo chiedo perdono a tutte le cittadine e a tutti i cittadini».

Altre volte in passato Merkel ha riconosciuto i suoi errori e chiesto pubblicamente scusa ma, come scrive il Süddeutsche Zeitung, non era mai stato nel pieno della più grave crisi dai tempi della Seconda guerra mondiale, come Merkel stessa dice sempre. Gli stessi presidenti dei sedici Stati membri e anche quasi tutti i parlamentari del Bundestag hanno riconosciuto a Merkel durante l’audizione nel pomeriggio di mercoledì 24 marzo che l’ammissione delle proprie responsabilità merita rispetto, ma hanno anche criticato aspramente le modalità della gestione della crisi. Critiche che arrivano anche dai partner della coalizione: «Un governo che annulla le proprie decisioni nemmeno 48 ore dopo averle prese fa male proprio fisicamente e mette confusione nella popolazione», ha detto al Berliner Zeitung la deputata socialdemocratica Bela Bach, che ha stigmatizzato la poca chiarezza dei regolamenti e ha auspicato un maggiore coinvolgimento del parlamento nella governance della crisi (Berliner Zeitung, 25 marzo 2021). In tal senso, è del deputato capogruppo del FDP (Freie Demokratische Partei, il partito liberale) Marco Buschmann la domanda che dà voce al pensiero di molti tedeschi e tedesche: «Signora Merkel, quando è che finalmente si separerà da questo meccanismo decisionale della Ministerpräsidentenkonferenz, che produce sistematicamente errori, visto che si prendono decisioni sulla vita di milioni di persone nel mezzo della notte, a porte chiuse, stanchi per non aver dormito abbastanza?».

La MPK, infatti, e non poteva essere diversamente dopo l’ultima, assurda seduta, da tempo era finita sul banco degli imputati. Dobbiamo qui ricordare che la MPK non è un organo costituzionale, bensì una commissione informale dei sedici presidenti e serve all’auto coordinamento degli Stati membri nella cornice del federalismo tedesco. Dal 1954 si riunisce regolarmente due volte all’anno e da allora a questi incontri hanno sempre partecipato i cancellieri di turno. Tuttavia, dal marzo 2020, dall’inizio cioè dell’emergenza del Covid-19 in Germania, la MPK è balzata agli onori della cronaca per avere assunto un ruolo determinante nella governance della crisi. La cronologia delle numerose riunioni di questo ultimo anno, a partire dal 22 marzo 2020, quando Merkel e i ministri presidenti hanno mandato per la prima volta il Paese in lockdown e introdotto l’obbligo del distanziamento sociale, è stata un susseguirsi di discussioni e aspri confronti nei quali «c’è sempre stato qualcuno che era sempre contro qualcosa: contro la chiusura delle scuole, contro il divieto di uscire di casa, contro questo e contro quello»(Fried-Rossbach, Gegen die Wand, Süddeutsche Zeitung, 25.3 2021)

Riguardo all’ultima riunione, Merkel ha detto che la notte fra lunedì e martedì rappresenta per lei una Zäsur per la strategia politica anti-Covid del Paese. «Così non si può andare avanti (…) Ci incontriamo ogni quattro settimane e accade sempre la stessa cosa». La cancelliera ha criticato il ministro della Saarland Tobias Hans (CDU) per le aperture di teatri, cinema e negozi e il sindaco-governatore di Berlino Michael Müller per la sua politica del bummeln und testen (shopping e test, ovvero si entra nei negozi con appuntamento e presentando un corona-test negativo). Ma fra i bersagli della critica di Merkel quello che fa più rumore è sicuramente Armin Laschet, governatore della Nordrhein-Westfalen, presidente della CDU e in corsa per la candidatura a cancelliere per le elezioni del prossimo autunno. La cosa ha scatenato in questi ultimi giorni all’interno della CDU la cosiddetta questione K, ovvero chi sarà il candidato cancelliere di un partito spremuto da 16 anni di leadership di Angela Merkel? Nella già citata trasmissione televisiva di Anne Will, di fronte ad un pubblico di milioni di spettatori, Angela Merkel si riferiva proprio al presidente della CDU, anche se non lo ha menzionato, quando ha detto che si sentiva delusa da qualche Stato membro che non si era attenuto alle regole concordate nella MPK del 3 marzo scorso. In quell’occasione era stato deciso che se il numero di contagi avesse superato la soglia di 100 nuove infezioni su 100.000 abitanti in sette giorni, allora sarebbe entrato in azione il Notbremse, il freno di emergenza, che prevede l’applicazione delle misure più restrittive, cosa che Laschet non ha fatto, benché la fatidica soglia dei 100 nuovi infettati fosse stata abbondantemente superata. I test, ha spiegato Merkel, non devono essere usati quando l’incidenza è alta, ma servono a tenere sotto controllo la diffusione del virus quando l’incidenza è bassa. La realtà, denuncia Der Spiegel è che ogni Land finora ha applicato le proprie regole. «È il tipico panorama tedesco: ogni Land ha il proprio regolamento, alla fine tutto è cosa privata dei Länder (…) Della responsabilità nazionale nessuna traccia» (Der Spiegel Nr°12/20.3.2021). Il paese si chiede se le colpe siano di Angela Merkel, che sembra arrivata alla fine della sua forza di autorità e capacità di azione o se, fra le altre cose, il “disfunzionamento” sia un altro effetto collaterale della struttura federalista tedesca, alla base delle molte differenze e disomogeneità all’interno della Repubblica federale.

Molto probabilmente Merkel ha pensato all’inizio che incontrarsi in videoconferenza con i suoi colleghi presidenti, che sono comunque i responsabili della protezione civile nel proprio Land, fosse lo strumento più adatto per giungere pragmaticamente a intese il più omogenee possibile sul territorio nazionale. In un primo momento forse era così, anche se Der Spiegel suppone che invece il format della conferenza Bund-Länder si addica alla natura di Angela Merkel, che preferisce moderare anziché condurre. Con l’inizio dell’anno delle super elezioni, però, le cose sono cambiate e la politica ha ripreso ad influenzare le decisioni (Superjahrwahl 2021: nel corso dell’anno, oltre alle elezioni politiche federali, verranno eletti i parlamenti regionali di sei Stati membri). La ministra presidente del Rheinland-Pfalz Malu Dreyer (SPD), ad esempio, si è opposta alla decisione di introdurre nel suo Land limitazioni al traffico frontaliero con la Francia, Lussemburgo e Belgio nel periodo di Pasqua. E anche la sua collega di partito, Manuela Schwesig, capo del governo in Mecklenburg-Vorpommern, non perde occasione per attaccare il governo sui test e sulla strategia vaccinale che sta andando molto a rilento. In altri Länder prevale l’opportunismo: aperture o chiusure a seconda della situazione.

Tutto questo accade mentre le vittime del Covid-19 in Germania hanno superato velocemente la soglia di 80.000, il numero dei casi ha raggiunto i 3 milioni, il tasso di incidenza sui sette giorni è di 153 nuovi contagiati su 100.000 abitanti e Lothar Wieler, presidente del Robert Koch Institut, avverte che se non si prendono misure più restrittive per fronteggiare la versione inglese di SARS-CoV-2, più contagiosa e letale, dopo Pasqua ci dobbiamo aspettare almeno 100.000 nuovi contagi al giorno. Venerdì 9 aprile, la Divi (Deutsche Interdisziplinäre Vereinigung für Intensiv- und Notfallmedizin, Associazione tedesca interdisciplinare per la terapia intensiva e la medicina d’urgenza) ha lanciato in un’urgente conferenza stampa un appello indifferibile alla politica tedesca. «Abbiamo bisogno immediatamente di un lockdown duro», ha detto Gernot Marx, presidente del Divi. Si dichiara profondamente preoccupato sull’attuale situazione nelle terapie intensive a causa del drammatico aumento del numero di pazienti nelle ultime settimane: il 9 aprile c’erano 4501 malati di covid in terapia intensiva in tutta la Germania, quasi il doppio dei 2713 del 13 marzo. «La situazione si aggrava. Ogni giorno conta, veramente», ha affermato Gernot Marx. Marx dice che il sistema sanitario si sta sovraccaricando; poi le sue parole si fanno veramente allarmanti quando parla delle vittime della variante inglese del coronavirus, che colpisce sempre di più le persone fra i 50 e i 60 anni. Uno su due muore, e i decorsi della malattia sono complicati e difficili. Sotto i 50 anni muore uno su 5. «La chiave è vaccinare. Siamo sul rettilineo d’arrivo» (Frankfurter Allgemeine Zeitung, 10.4.2021)

A volte, scriveva Der Spiegel nel numero del 20 marzo, si ha la spiacevole sensazione di vivere in un Paese guasto. «Il tedesco scolaro modello di una volta, che su tutto imprimeva il sigillo di qualità “Made in Germany”, sul piano internazionale è diventato su molti campi un apatico ritardatario». Anche per il Süddeutsche Zeitung, l’errore della notte del 23 marzo è «in realtà solo il simbolo di un’incapacità molto più grande, di una profonda incertezza nella gestione della pandemia e di una evidente mancanza di metodo e strategia» (Gegen die Wand, Süddeutsche Zeitung, 25.3.2021).

Dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Horst Seehofer, secondo le quali «la strategia di lotta al Coronavirus della Ministerpräsidentenkonferenz è fallita» (Süddeutsche Zeitung, 30.3.2021) e dopo il rimpallo di accuse e responsabilità fra la cancelliera e alcuni ministri presidenti, che per alcuni giorni ha infiammato il dibattito pubblico, venerdì 9 aprile si è arrivati all’annuncio ufficiale della vice portavoce del governo Ulrike Demmer: Bund und Länder hanno trovato l’accordo per rafforzare il ruolo dello Stato federale nella battaglia contro il coronavirus. Ciò accadrà attraverso lo strumento, già disponibile dal 2000, della Infektionsschutzgesetz (Legge sulla protezione dalle malattie infettive) che, come ha annunciato il governo federale, deve essere solo ridiscussa ed emendata in parlamento e quindi anche nel Bundesrat, l’organo attraverso il quale gli Stati membri partecipano al processo legislativo.

Nella motivazione di fondo del progetto di modifica della legge si dice che «si introduce un freno di emergenza obbligatorio a livello nazionale a partire da un tasso di incidenza sui sette giorni superiore a 100. Se il numero di nuove infezioni con il coronavirus Sars-CoV-2 per 100.000 abitanti supera per tre giorni consecutivi la soglia di 100 in un Land o una città-Stato, vi si applicano misure supplementari proporzionate a partire dal giorno successivo”. Le presunte misure “proporzionate”, che si basano solo sul valore arbitrario dell’incidenza, includono un coprifuoco notturno e una rigida restrizione dei contatti. Il progetto di legge del governo su una modifica della Infektionsschutzgesetz ha trovato però già i suoi oppositori, che hanno evidenziato il carattere di incostituzionalità della legge. Infatti, come scrive il Berliner Zeitung nella sua edizione online del 13 aprile 2021, «la prevista legge è già di per incostituzionale, perché introduce misure che non rispettano l’essenza di molti diritti fondamentali, utilizzando un criterio di incidenza che, come ha reso noto il Bundestag a marzo, non può essere preso come unico e solo valore assoluto» (Jessica Hamed, Berliner Zeitung, 13.4.2021

L’obiettivo che si pone ora (ad un anno dallo scoppio dell’epidemia in Germania) il governo tedesco con la Infektionsschutzgesetz è quello, come fa sapere il ministro delle Finanze Olaf Scholz, di offrire «più chiarezza e trasparenza per i cittadini» (Der Tagesspiegel, 10 aprile 2021). Dalle prime reazioni politiche, la strada non sembra essere in discesa per la cancelliera Merkel, che, forse, a tutto pensava meno al fatto che gli ultimi mesi della sua carriera politica sarebbero stati anche quelli più difficili.

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