Giacomo Mancini, un socialista italiano


21 Apr , 2021|
| 2021 | Voci

Cento anni fa, il 21 aprile 1921, nasceva quello che fu per lungo tempo un caro amico e compagno di lotta di mio nonno.

Parliamo di Giacomo Mancini, il “leone socialista”, Sindaco di Cosenza, Ministro dei Lavori Pubblici per due legislature e Ministro Della Salute nella stagione lunga e travagliata del centrosinistra (1963-1968).

Era espressione di un socialismo riformista, che rivendicava però crescenti spazi di autonomia politico-strategica all’interno di uno scenario dominato dal PCI e dalla DC.

Lontano anni luce dalle velleità rivoluzionarie dell’allora sinistra antagonista, coltivava grande attaccamento alle istituzioni repubblicane e alle promesse di trasformazione sociale iscritte nella Costituzione del 1948.

La sua lunga carriera politica ha lasciato un’impronta forte, con particolare riferimento agli investimenti sul fronte lavoro pubblici.

La legge 765 del 1967, da lui ispirata e nota come Legge Ponte, impose un cambio di passo in tema di lotta alla speculazione edilizia.

La sua idea di grandi opere era un’idea di interventi messi al servizio delle esigenze profonde dalle masse popolari: il tentativo era quello di offrire servizi pubblici a condizioni di economicità coerentemente con quanto previsto dall’art. 43 della Costituzione.

Ha sostenuto inizialmente l’ascesa di Bettino Craxi, per poi allontanarsene quando vide nella sua proposta di politica economica una certa subalternità al pensiero liberale.

Meridionalista nell’accezione gramsciana del termine, naturalmente critico verso qualsiasi nostalgia neoborbonica, considerava le possibilità di crescita economica e sociale del Mezzogiorno unicamente nella cornice dell’unità nazionale.

Denunciò a più riprese i limiti e le insufficienze della politica per il Mezzogiorno, incapace di capire nei suoi termini più acuti la questione meridionale per come investiva aspetti fondamentali della vita nazionale (Gramsci docet).

Nel 1994 la Procura di Palmi lo indaga per concorso esterno per associazione mafiosa, un’indagine poi rivelatasi infondata.

Visse quell’accusa come un’aggressione a un preciso metodo di contrasto all’organizzazione criminale: un metodo che fosse in grado di estirpare le ragioni che alimentano il fenomeno mafioso, dalla speculazione edilizia alle logiche più biecamente clientelari.

Ma non fu solo: in suo favore si levò un coro di indignazione che coinvolse anche intellettuali a lui lontani come ad esempio il compianto Valentino Parlato, storica firma del Manifesto, che accorse in territorio calabrese per partecipare alle mobilitazioni a sostegno di Mancini.

Lo vogliamo ricordare infine nella sua attività di sindaco, da sempre attento alle questioni legate alla mobilità sostenibile e alla necessità di potenziare il trasporto su ferro (avviò la costruzione della Cosenza-Paola, opera rivoluzionaria per il materiale rotabile usato, che ridusse di mezz’ora i tempi di percorrenza tra i due snodi ferroviari).

Insomma, la storia di Giacomo Mancini è la storia di un socialista italiano che nel termine riforme vedeva la possibilità di migliorare le condizioni concrete di vita dei lavoratori italiani. In maniera graduale certo, ma progressiva, perché il cammino è tutto, mentre il fine è nulla.

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