Povera la mia generazione


14 Giu , 2021|
| 2021 | Sassi nello stagno

Questa faccenda dei vaccini mi ha rattristato, profondamente. E non parlo inizialmente delle controindicazioni, degli effetti collaterali, di Astrazeneca ed altro. So bene che ogni farmaco ha effetti indesiderati. E gli studi sul vaccino di Pfizer in Israele per i giovani sembrano lasciar emergere diverse problematiche.

Il punto è un altro. È culturale.

Vedere queste orde di adolescenti, intervistati dai TG, che parlavano del vaccino come il nuovo orizzonte di salvezza, che venivano elogiati dai giornali come esperienze di “cittadinanza attiva”, che si entusiasmavano nel partecipare a qualcosa di importante e significativo. Tutto questo mi ha fatto un po’ di tenerezza, insieme anche a rabbia e senso di impotenza. Il punto non è volersi vaccinare, o uscire dalle restrizioni.

Dopo aver criticato i riti religiosi, e ridicolizzato i riti politici, la cultura di questo mondo si è messa ad esaltare i riti sanitari, ultimo baluardo per una sacralità pubblica, per sentirci parte di un destino comune, di una missione.

Ecco, vedere questi giovani utilizzati dai media, dalla politica, mi ha fatto tristezza. Povera la mia generazione, pensavo, dopo essere stata precarizzata a livello lavorativo ed esistenziale, dopo essere stata gettata nell’angoscia di una vita senza punti di riferimento, in questo disordine cupo e isolato spacciato per libertà, ora è anche manipolata in questa gestione sanitaria, che appare sempre più discutibile e confusa, e che dà dei vaccini sconsigliati per la nostra fascia d’età (addirittura domenica 13 giugno il capo della task force europea suggerisce su La Stampa di vietare Astrazeneca per tutti!).

Povera la mia generazione

Il mio non è un discorso sanitario perché qui la questione non è sanitaria. L’approccio che si è dato a questa campagna vaccinale è di natura escatologico-religiosa. E questo stona. Stona con la sedicente scientificità dell’intera campagna. E quindi il mio è un discorso spirituale: di quale spirito ci stanno nutrendo in questi anni?

Vedere questo nostro entusiasmo, di condividere una foto su Instagram, per sentirci partecipi di qualcosa, non ci dovrebbe provocare astio, ma sincera compassione. Come ci siamo ridotti… come ci hanno ridotti, per decenni, con un palinsesto culturale di nichilismo radicale, di intellettualismo vuoto, di mancanza di leve critiche di pensiero. Quale tabula rasa hanno prodotto nei meandri culturali della nostra generazione, per privarci di quel minimo di anticorpi politici per proteggerci da questo istupidimento collettivo. Questo bisognerebbe pensare. E non con rabbia, ma con misericordia, con amore sincero.

Se si fosse mantenuto un approccio veramente scientifico, non sarebbero emersi questi dubbi. Se si fosse mantenuto un approccio trasparente, non sarebbe cresciuta nella popolazione, e anche in soggetti che mai avevano messo in dubbio la medicina ufficiale, una radicale perplessità su questa faccenda.

C’è la sensazione, magari sbagliata, che si voglia enfatizzare questa campagna oltre ciò che dovrebbe rappresentare. Il perché, non lo so. So che i sospetti sono crescenti, e non è opportuno risolverli con questo messianismo vaccinale. Non funziona, e porta rapidamente a contrappassi di ulteriori sospetti e diffidenze.

La questione dei vaccini per i giovani è la punta dell’iceberg. Un qualcosa di clamoroso e vergognoso, che solo perché al potere oggi ci sono i famosi competenti si cerca di nascondere. Mi chiedo se ci fosse ancora Conte, o qualsiasi altro governo, cosa starebbero dicendo i giornali.

Ecco, vorrei che questo disastro, che è primariamente culturale, fosse per la mia generazione un’occasione di rilancio, di reazione contro questa cultura retorica, violenta e superficiale. Vorrei che rappresentasse un momento di rivolta gioiosa, per proporre un linguaggio radicalmente nuovo, più forte, più libero, più semplice, più realistico. Il punto sconvolgente è che in questi discorsi manca sempre la realtà. C’è un’ideologia latente che ricorda quella dei totalitarismi. Ecco, torniamo alla realtà, alle cose. Solo nell’ascolto umile del reale già si scorge la via che ci fa uscire da questo Egitto di volgarità e polarizzazioni

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