Campagna vaccinale e principio di precauzione


4 Ago , 2021|
| 2021 | Visioni

Errare è umano, ma perseverare è diabolico.
Seneca
La storia della tecnica è costellata di disastri che potevano essere evitati. Dal Titanic al DDT, da Chernobyl alla Exxon Valdez, da Bhopal a Fukushima, tanto per citarne alcuni tra i più tristemente noti. All’origine dei disastri potrebbe esserci ciò che gli antichi greci chiamavano hybris, la tracotanza intesa come empietà, presunzione, arroganza, superbia, prevaricazione. Il comune denominatore dei disastri appena menzionati è forse l’eccesso di sicurezza – o, se vogliamo, il difetto di prudenza – dovuto all’ignoranza dei nostri limiti. Per questo Aristotele poteva dire “chi non conosce i propri limiti tema il destino”: la tracotanza può risolversi nella catastrofe. Se siamo sull’orlo del collasso ambientale, se le risorse strategiche sono agli sgoccioli, se il pianeta è disseminato di rifiuti, vorrà pur dire qualcosa. I disastri particolari elencati a titolo di esempio si sono consumati perché abbiamo ceduto alla presunzione di poter controllare la materia inanimata: quello che viene chiamato “problema tecnico” altro non è che un “errore umano” indotto dalla sicumera con la quale manipoliamo il mondo. Oggi non solo perseveriamo nella convinzione di padroneggiare la materia inanimata. Da tempo abbiamo preso a manipolare persino gli esseri viventi, e non proprio come faceva Mendel. I sistemi organici sono incomparabilmente più complessi – e dunque molto più imprevedibili – di quelli inorganici. Un reattore a fissione nucleare è un sistema estremamente più semplice – e dunque largamente più prevedibile – del nostro sistema immunitario. Eppure abbiamo sbagliato lo stesso, e più di una volta. Non ho motivo di pensare che i biologi siano più accorti dei fisici, dei chimici o degli ingegneri, anche se lavorano su faccende molto più complesse. Per questo, quando sento parlare i promotori della vaccinazione di massa, mi pongo qualche domanda.. A scanso di equivoci, mi corre il dovere di precisare quale sia il limite che ritengo pericoloso ignorare. Non metto in dubbio la competenza degli scienziati. Molti di loro sanno tutto quello che, in questo momento storico, è dato sapere sui sistemi che manipolano. Il fatto è che non sanno tutto. Sanno una parte di quello che ci sarebbe da sapere. Diversamente, potremmo chiudere i laboratori di ricerca, e destinare ad altri usi il denaro dei contribuenti. Qualcuno potrebbe facilmente obiettare che, se avessimo aspettato di sapere tutto, non avremmo mai fatto niente: non saremmo ancora entrati nel paleolitico. La scienza procede per prove ed errori, perché chi non risica non rosica. Accolgo l’obiezione, ma respingo il liberismo scientifico che sembra voler autorizzare. La scienza può oggi escludere che i vaccini a mRNA abbiano effetti collaterali importanti a medio o lungo termine? Se lo può fare, mi ritiro in buon ordine. Se non lo può fare, vado avanti.Il principio di precauzione non è un principio scientifico, è uno strumento che la politica può adottare nella gestione del rischio. Come si potrebbe declinare il principio di precauzione nel caso della somministrazione di vaccini a mRNA?Uno degli argomenti che i cosiddetti “no-vax” portano a sostegno della loro posizione è che si tratta di terapie sperimentali, e non sono disposti a fare da cavie. Per quanto mi riguarda il punto non è questo. Anche i primi vaccini erano, a loro tempo, terapie sperimentali: se nessuno avesse fatto da cavia, staremmo ancora morendo di vaiolo. Il punto, a mio parere, è che la sperimentazione dei primi vaccini – e di quelli sviluppati successivamente – ha sempre coinvolto un numero di individui relativamente limitato. Ben diversa è la situazione attuale, per le ragioni che conosciamo tutti. Certo, se anche fosse possibile farlo, sottoporre tutti a un trattamento sanitario sperimentale sarebbe una lucida follia. Un esperimento è una sorta di “domanda” che lo scienziato pone alla Natura per mettere alla prova le proprie teorie. Come ha osservato Albert Einstein, la Natura risponde spesso “No”. Quando va bene risponde “Forse”, ma non dice mai “Sì” a una teoria. La conoscenza scientifica non è mai certa, definitiva, esaustiva. Per questo, credo, deve essere utilizzata con estrema prudenza, soprattutto quando riguarda mondi molto diversi dal nostro. Come lo sono il mondo atomico e quello microbiologico, nei quali valgono regole che abbiamo iniziato a conoscere e comprendere in tempi relativamente recenti. Il problema, per come lo vedo io, sta nel fatto che “la necessità (intesa come legge di natura) è di gran lunga più forte della tecnica”, lo sapeva già la mitologia greca. Una cosa è sperimentare su un ristretto gruppo di volontari. Altra cosa è sperimentare su una massa di individui, in parte volontari e in parte costretti – direttamente o indirettamente – a subire il trattamento. Se qualcosa nella sperimentazione va storto, se abbiamo trascurato qualcuno dei dettagli nei quali si dice si nasconda il diavolo, la vaccinazione di massa può risolversi in un disastro di proporzioni colossali? Se la risposta è no, tolgo il disturbo. Altrimenti proseguo. A me pare che i disastri accadono generalmente quando viene trascurato qualche dettaglio non trascurabile: un errore che abbiamo commesso parecchie volte, ultimamente. Sarebbe sciocco applicare il principio di induzione, di per sé debole, quando sono già passati parecchi corvi bianchi. Ma sarebbe altrettanto sciocco presumere che la raccolta degli “inconvenienti tecnici” sia terminata, che questa volta certamente non sbaglieremo. Del resto, non possiamo nemmeno permetterci di stare con le mani in mano ad aspettare che la pandemia faccia il suo corso. E allora, che fare? Nella gestione del rischio covid, forse, adottare il principio di precauzione potrebbe voler dire vaccinare solamente una parte della popolazione.Quale parte? Quella necessaria a raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”? Se questa soglia viene raggiunta su base volontaria, non ho alcunché da eccepire. Se invece, per arrivarci, si adottano metodi coercitivi più o meno espliciti, la faccenda si fa più delicata. Per chi non ha competenze di altissimo livello in campo microbiologico, cioè per quasi tutta la popolazione, la vaccinazione mRNA richiede un atto di fede nei confronti delle istituzioni che la propongono, e nella tecno-scienza che la rende disponibile. La salvezza, che sia quella ultraterrena promessa dalla religione, o quella terrena più modestamente perseguita dalle istituzioni e dal progresso tecnico-scientifico, mi sembra una questione di fede. Almeno dal momento che  la salvezza abita nel futuro, ma del domani non v’è certezza.Il covid arriva in un’epoca in cui la fede nelle istituzioni e nella tecno-scienza è ai suoi minimi storici. La deriva neoliberista ha esasperato tanto la corruzione quanto le disuguaglianze. La tecno-scienza, invece, ci ha consegnato strumenti estremamente potenti. Nel bene e nel male, s’intende. Il fatto è che, come sosteneva qualcuno, “gli uomini sono sempre stati più bravi a inventare nuovi strumenti che a usarli saggiamente”. Se guardiamo come stiamo messi in termini ambientali, e se è vero che in giro ci sono arsenali zeppi di armi di distruzione di massa pronte per l’uso, forse quel qualcuno non aveva tutti i torti.  In queste condizioni, chiedere un atto di fede nelle istituzioni neo-liberiste e ne tecno-scienza mi sembra, francamente, chiedere troppo. Per come si sono messe le cose negli ultimi decenni, solo una pericolosa setta di invasati potrebbe esigerlo, e pretenderlo al punto tale da perseguitare gli infedeli. Spero davvero che nessuno voglia arrivare a tanto. Resta da capire se i veri superstiziosi sono quelli che, nonostante l’evidenza, continuano a credere nel liberismo economico e tecno-scientifico, o quelli che, sulla base della stessa evidenza, si stanno ponendo delle domande. Nel dubbio, ripongo la mia fiducia nelle persone che incontro. In quelle che si sono vaccinate, in quelle incerte e in quelle che non vogliono farlo. Nella situazione in cui siamo, la libertà di scelta può avere delle conseguenze importanti, sarebbe patetico negarlo. Ma, come ho cercato di sostenere, forse è tutto da dimostrare che le altre opzioni comportino rischi accettabili.
L’assenza di prove non è prova di assenza. Carl Sagan

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