La propaganda ai tempi della crisi democratica


17 Ago , 2021| and
| 2021 | Visioni

“La manipolazione consapevole e intelligente delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese”[1].

Così inizia uno dei libri più precisi ed esaustivi, fin dal titolo, sul tema del potere dell’informazione. Edward Bernays, pubblicista padre del famoso modello delle public relations, già nel 1928 con il suo libro-manuale Propaganda riuscì a condensare in poche pagine l’enorme capacità di manipolazione e di “produzione del consenso” che la macchina mass mediatica possiede in modo velato ed enigmatico.
La nascita, di lì a poco, di governi assolutistici e antidemocratici, a destra come a sinistra, fece subito pendere il discorso, inizialmente analitico e non necessariamente critico di Bernays, dalla parte della preoccupazione fondata nei confronti di una propaganda di regime che noi oggi dovremmo aver studiato nei minimi particolari. Infatti, ciò che per gli specialisti della comunicazione come Bernays, Le Bon o Lippmann, vissuti prima degli orrori scaturiti dall’utilizzo di una certa stampa totalitarista, era da intendere come strumento potenzialmente utile per mantenere l’ordine, nel caso ci fossero state delle iniziative dal basso che avessero messo a repentaglio il buon funzionamento dello Stato, oggi, col senno di poi, possiamo tranquillamente parlare di una propaganda che fu (e che sarà sempre) manipolatrice, pericolosa e dannosa. L’idea di una strumentalizzazione dell’informazione per fini “buoni”, “ideali” o peggio ancora “nobili”, è stata condannata definitivamente dalla storia. Il tempo delle menzogne a fin di bene non regge più. Chiunque si faccia promotore di una disinformazione con l’intento di nascondere all’opinione pubblica come stanno realmente le cose, finirà presto col doversi rimangiare tutto.


Se c’è un modo per governare il malessere sociale che sta crescendo esponenzialmente in tutto il Paese, questo risiede nel capovolgere drasticamente l’impostazione autoreferenziale e governocentrica del sistema informativo italiano. Nessuna stampa degna di questo nome può strisciare ai piedi del potere politico dominante senza subire lo stigma, da parte dei cittadini, di una comunicazione corrotta e polarizzante. A fomentare il panico e a giocare sadicamente sul clima d’incertezza cavalcante (da ben prima della pandemia) è dunque il sistema di comunicazione mediatico. Un sistema terribilmente complice e a-dialettico. Bisogna infatti compiere un vero sforzo ai limiti della pazienza per riuscire a trovare, all’interno del panorama dell’informazione mainstream, una qualche denuncia autorevole contro questo modo palesemente arrogante e paranoico con cui vengono via via a formarsi decreti legge sempre più ridicoli, se non fossero anche preoccupanti, in quanto forieri di discriminazioni sociali e giuridicamente antidemocratici[2].

 
Per riuscire a rimanere desti occorre affinare l’olfatto ed essere molto scaltri in materia di psicologia politica, se si vuole partecipare in modo cosciente alla vita democratica.
È bene ribadire queste motivazioni di carattere generale proprio perché in questa fase stiamo assistendo a una caduta verticale di quelle che sono le basi del diritto e del vivere civile. L’errore più grande che si potrebbe fare, in un momento storico così delicato, è quello di pensare di poterne uscire con una risposta di contestazione violenta e altrettanto antidemocratica. L’istigazione dei legislatori è evidentemente molto forte, ma proprio per questo motivo la tenacia dell’onesto, della persona che sa di essere nel giusto, sarà l’elemento fondamentale per non cadere nel tranello della storia di sangue che, come sappiamo, tende a ripetersi.

La cabina di regia del pensiero unico, sosteneva già Bernays, è in mano all’informazione. Essa però non pilota tutto da sola, ma si muove a braccetto con le grandi multinazionali oligopolistiche seguendo una linea di narrazione pubblicitaria studiata ad arte per ipnotizzare i cittadini ormai percepiti quali utili consumatori-consumati[3].


Arrivati a questo punto, se nessuno sarà in grado di organizzare un’aggregazione di intellettuali, filosofi, scienziati, politici e uomini di cultura, capaci di muoversi coraggiosamente in direzione ostinata e contraria rispetto alla mentalità neoliberista e scientista oggi dominante, che permette e avalla questo sistema disumano senza batter ciglio, allora temo che il conflitto aumenterà e la possibilità che si vengano a creare delle realtà sociali parallele interne allo Stato, come già accade per le minoranze etniche non integrate, diventerà un dato di fatto.


Le possibilità di una svolta in favore di una maggiore trasparenza, vista la drammatica diagnosi fin qui mostrata, sono a portata di mano, anche se può sembrare strano. Il fatto che il mondo politico, al pari di quello scientifico e tecnologico, venga sottoposto a continue trasformazioni, accelerazioni, tassellature che farebbero impallidire il genio di Escher, non deve solamente spaventarci. Il pensiero del cittadino del nuovo mondo sarà necessariamente un pensiero più complesso, ramificato, poliedrico e infinitamente più creativo. La guardia rimarrà alta, deve rimanere alta! Ma senza rimpianti o disperazioni eccessive. In questo momento forse non siamo ancora pronti per varcare le soglie di un mondo così interconnesso e variopinto. Perciò prevalgono le paure, la rigidità del potere, la negazione e le separazioni incisive. Gli occhi e le menti dovranno forgiarsi in altro modo, vedere più in profondità dell’apparenza, questo è sicuro. Oggi probabilmente non siamo ancora pronti a vivere l’esperienza di un dinamismo ordinato, che non ci faccia perdere continuamente l’orientamento e che ci dia il senso di una vita meno deprimente. Non siamo pronti. Eppure, ciò che sta accadendo può essere letto anche come un addestramento. Sì, un duro addestramento. E questo, forse, è proprio lo spirito giusto per non cedere di fronte all’arroganza del potere e doversi sottomettere fino a rinunciare a vivere. Finito il periodo di prova, allora saremo pronti.


[1] Edward Louis Bernays, Propaganda. Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia, Logo Fausto Lupetti Editore, Bologna, 2008

[2] Generazioni Future “Osservatorio per la legalità costituzionale”: https://www.questionegiustizia.it/data/doc/2968/green-pass-e-costituzione-1.pdf?fbclid=IwAR2i58wOK0k67MsEFkTLYf__Cv-GzEbIZoJQOSS2BuZO4vLvPlsalxq_KZM

[3] Benjamin R. Barber, Consumati. Da cittadini a clienti, Einaudi, Milano, 2010

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