Green Pass: una questione di sovranità o di legittimità?


27 Ago , 2021|
| 2021 | Visioni

“Mi ha chiesto di dirle che cosa significa governare – disse Paul. – e io le ho risposto: il comando di uno solo. E lei mi ha detto che ci sono cose che devo disimparare. Ha detto che un governante deve convincere, e non obbligare.” (Dune, Frank Herbert)

Molto spesso a chi critica le misure imposte dal governo sulla pandemia, e in particolare nell’ultimo periodo sul green pass, viene mossa l’accusa di essere dei libertari anti-statalisti che mettono la libertà individuale davanti a quella collettiva. Questo soprattutto avviene quando chi critica proviene da una cultura, diciamo per semplificare, socialista e che negli anni scorsi ha portato avanti battaglie a favore della sovranità statale/nazionale. Sembrerebbe, per gli accusatori, quindi esserci una contraddizione in termini tra quello che i critici hanno sostenuto nel passato e i rilievi mossi all’operato dello stato in questa fase di emergenza pandemica.

Vorrei provare qui a smontare brevemente queste argomentazioni. A mio parere (da statalista convinto) il problema non è se lo stato possa o meno implementare, tramite le propria sovranità, una misura che possa incidere sulle libertà individuali, se questa misura rientra nei dettami costituzionali e se è volta a tutelare l’interesse collettivo, ma, oltre alle questioni di merito, è importante capire se e quanto lo stato è legittimato a imporre certe misure e come la questione della legittimazione è strettamente legata alla fiducia che le persone, i cittadini, nutrono verso l’istituzione che impone tale misura.

E come è possibile che ci sia fiducia, e quindi legittimazione, se non c’è un dibattito sano, aperto e razionale sulla situazione politico sanitaria del paese? Se il tutto viene ridotto a una questione di fede invece che di fiducia. A questo punto la polarizzazione è servita, ma così decade ogni tipo di legittimità, perché non sostenuta da un consenso nelle misure costruito tramite una sana dialettica politica e democratica. A questo punto il governo non può far altro che imporre, controllare e sanzionare gli “infedeli”.

Come è possibile che ci sia legittimazione se, per alimentare “il credo”, si mistificano le reali motivazioni che portano a introdurre una certa misura? Il Green Pass non è una misura sanitaria, è una scelta politica, che serve a introdurre un obbligo vaccinale surrettizio. Ma cosa succederà quando (e già si vedono le prime avvisaglie) sarà palese che il green pass non incide per nulla sui dati di contagi e ricoveri? Lo stato, e i grandi media che sono corresponsabili, sarà rafforzato o meno nel momento in cui si vedrà che la narrazione utilizzata per introdurre la misura era in realtà una menzogna? Aumenteranno o diminuiranno le persone che si fideranno ancora delle prossime misure messe in campo dalle istituzioni?

Uno stato che tra l’altro, non ha fatto nulla su tutti gli altri versanti su cui doveva agire: non ha aumentato i mezzi pubblici a disposizione, non ha assunto tutti i medici che servirebbero, non ha investito sulla medicina territoriale riaprendo o aprendo nuovi presidi ospedalieri locali, non ha potenziato la rete dei medici di base, non ha assunto insegnanti e riqualificato e aumentato le strutture scolastiche per permettere di avere meno alunni per classe, etc etc…

L’unica cosa fatta è stata organizzare la campagna vaccinale, ma anche qui andando ad agire solo su un unico versante, senza toccare minimamente questioni dirimenti come: il problema della trasparenza dei contratti stilati dalla commissione europea con le grandi case farmaceutiche, il problema dei brevetti dei vaccini che non permettono la produzione in loco, il problema del sottofinanziamento della ricerca pubblica e il non finanziamento delle aziende italiane che potevano sviluppare un vaccino.

Davanti a tutto questo lo stato e i media non hanno permesso nessun tipo di discussione e di dibattito, “o credi” o sei un pericoloso no-vax (che pure esistono), lasciando come uniche opzioni di gestione politico sanitaria l’obbligo (surrettizio per ora) e la repressione del dissenso.

Da statalista convinto e da sostenitore della sovranità nazionale incarnata nella nostra costituzione, credo che questo sia il modo migliore per minare alla base la (poca) legittimità rimasta nelle nostre istituzioni.

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