Alitalia, l’ala spezzata


8 Ott , 2021|
| 2021 | Sassi nello stagno

I dipendenti Alitalia sono stati sempre considerati dei privilegiati dall’opinione pubblica, perché ancorati probabilmente al ricordo degli stipendi della compagnia di bandiera negli anni ‘80/90 soprattutto del personale di condotta e di cabina, ma a partire dai processi di privatizzazione, con il susseguirsi di vicende che hanno totalmente modificato lo scenario competitivo del trasporto aereo, i salari hanno subito forti decurtazioni in particolare per i nuovi assunti.

Con l’arrivo delle low cost il mercato si è fatto sempre più competitivo tanto da ridurre nel corso degli anni sempre più traffico leisure alla compagnia di bandiera, ciò non ha portato però ad una politica aziendale attenta ad evitare sprechi e ad offrire un trasporto aereo concorrenziale, ma le colpe si sono scaricate integralmente sui lavoratori. Dapprima tagliando interi settori produttivi considerati nel mondo del trasporto aereo delle assolute eccellenze (tecnici, meccanici, ecc.), poi scaricando il peso della concorrenza sulla compressione dei salari dei lavoratori.

Il personale di terra riceve da tempo uno stipendio inferiore alla maggior parte delle compagnie aeree operanti sul mercato (tutte ad eccezione di alcune low-cost), scatti di anzianità bloccati, impossibilità di fare straordinari e di ottenere passaggi di livello.

La chiusura di Alitalia oggi comporta un danno sul piano sociale che coinvolge non solo i più di 7000 dipendenti che rimarranno a casa, ma anche l’indotto che ruota intorno alla compagnia, tra addetti pulizie, catering e negozi (si calcola che verranno coinvolte quasi 20.000 famiglie nei comuni di Fiumicino e Roma).  Numeri enormi che non saranno assorbibili in un territorio già sofferente economicamente, soprattutto dopo la pandemia.

Era necessaria l’operazione imposta da Bruxelles di porre fine ad Alitalia e far partire una “nuova” compagnia di bandiera?

Assolutamente no, visto che le altre compagnie europee sono state allegramente sostenute dagli aiuti di Stato ed invece qui l’unica discontinuità con il passato sono i dipendenti lasciati a casa e le rotte tagliate.

La vecchia Alitalia deteneva 105 aerei in flotta per il corto medio e lungo raggio, ITA 52 presi in affitto da Alitalia.

In un mercato del trasporto aereo super competitivo e con una previsione di traffico in ripresa per il 2022 la nuova compagnia parte già svantaggiata e verrà schiacciata dalle big dei cieli Lufthansa e Air France e dalle low cost in primis Ryanair che già attualmente è la prima compagnia in Italia sul medio raggio per percentuale di passeggeri trasportati annui.

ITA si è concentrata in particolare sulle rotte in partenza da Linate, perché se avesse lasciato gli slots (diritti di decollo e atterraggio) su Linate in futuro non avrebbe avuto la possibilità di ottenerli nuovamente, lasciando così pochi voli a Fiumicino e un lungo raggio quasi inesistente che poi è quello che porta cassa in una compagnia aerea.

L’attuale Direttore Generale di ITA Fabio Maria Lazzarini proviene dalla Direzione Vendite Alitalia, lo stesso per Andrea Benassi colui che si occupa del network in ITA e che se ne occupava anche in Alitalia, così come tutti i dirigenti e la gran parte dei quadri sono stati traghettati da Alitalia ad ITA mantenendo, loro soltanto, le stesse condizioni economiche e contrattuali.

Mentre la discontinuità si gioca solo sui dipendenti, che avevano gli stipendi più bassi e che certo non avevano voce in capitolo sulle scellerate decisioni aziendali che più volte hanno portato in crisi la compagnia.

Caro Presidente del Consiglio Mario Draghi, vorrei chiederle onestamente se sono io il problema con un CUD di 18.500 euro l’anno come personale di staff?

La mia dignità come persona e lavoratrice con un know how di più di quindici anni nel trasporto aereo non vale evidentemente nulla, ma l’importante è riconfermare management e dirigenti, sempre gli stessi degli ultimi tre fallimenti, che porteranno anche questa nuova compagnia ad un esito prevedibile.

Evidentemente è così, visto che ITA mi ha imposto di inviare un CV, fare un colloquio online e che non volendo applicare il contratto nazionale del trasporto aereo mi obbliga ad accettare un regolamento interno con tre mesi di prova, il job act e un salario di 1250 euro per otto ore di lavoro al giorno senza possibilità di una crescita economica futura.

Come mai questa transizione gestita dallo Stato tramite Cassa depositi e prestiti, ha cercato in ogni modo e cerca ancora di aggirare la contrattazione collettiva per sottopagare i dipendenti? Come mai il governo che Lei presiede non ha garantito il rispetto della legge sul trasferimento di ramo di azienda camuffando questa operazione di ITA come la creazione di una società in concorrenza con Alitalia stessa? Come mai si è fatto di tutto per non salvaguardare i contratti in essere dei lavoratori, ma poi in questi ultimi mesi, si è chiesto a noi lavoratori Alitalia di lavorare per ITA? Come mai si è lasciata mano libera ad ITA di assumere chiunque volesse, anche persone estranee ad Alitalia, senza che i sindacati potessero toccare palla nella individuazione di criteri giusti per l’assunzione?

Caro Presidente Draghi ha portato mai i suoi nipoti al Bioparco di Roma?

E’ a conoscenza del fatto che 2 ghiaccioli (acqua, zucchero e un po’ di succo di limone) costano 6 euro? Lo può spiegare lei ai miei figli che con il mutuo, le spese fisse, la mamma con 1200 euro non solo non li può portare al bioparco, ma neanche pensare di comprare due ghiaccioli, se mai se ne avesse il tempo, considerata la riduzione delle ferie che il passaggio ad ITA avrebbe comportato.

Vi rendete conto che non si può lavorare per essere poveri? La politica di fronte a questo dovrebbe vergognarsi del suo silenzio. Solo l’onorevole Fassina si è speso in questa battaglia al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori Alitalia sostenendo che accettare un contratto capestro aprirebbe la pista all’annullamento dei contratti collettivi a favore di regolamenti interni privi di tutele per il lavoratore, mentre tutte le altre forze politiche che sostengono il governo hanno accettato supinamente tutto questo.

La mia voce, come quella di tanti altri, continuerà a denunciare tutto questo. Alla sera, voglio addormentarmi senza il peso di aver messo io il cappio al collo alle nuove generazioni che si affacciano al mondo del lavoro. Lo devo a me stessa, alla mia coscienza e soprattutto ai miei figli.

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