Questo non è un gioco, e non lo è mai stato


8 Ott , 2021| and
| 2021 | Visioni

Il periodo storico che stiamo vivendo è influenzato da una spessa coltre antidemocratica. Ci sono tutti i segni di un passato evidentemente rimosso, di quell’epoca delle ideologie violente che pensavamo di avere archiviato. Invece, un evento invisibile, il virus, è bastato a riportare tutto a galla. Ora sembra che una nuova stagione, più torbida e ambigua di quella appena trascorsa, sia già alle porte. Il clima oscurantista pare aver annebbiato la vista di molti ingenui osservatori, mentre pochi osano dire, come nell’icastica fiaba di Andersen: «Il re è nudo!».
Non c’è da stupirsi, anche questo è un refrain che ritorna sempre in superficie ogni qual volta la storia diventa cieca e si incupisce. Certamente ogni epoca ha la sua peculiarità, perciò i paragoni appaiono sempre un po’ azzardati, ma ciò che rimane invariato è il delirio di onnipotenza, quel piglio prometeico tipico delle visioni totalitarie che oggi si esprime con ancor più forza grazie all’ausilio tecnologico e alla infantilizzazione generale della politica. Per questo viene spesso da domandarsi se esista ancora qualcuno in grado di leggere la storia in questo modo, di fare cioè della vicenda umana una grande opera di psicoanalisi collettiva volta a ricercare cure più precise di quelle fin ora trovate, al fine di evitare facili ricadute nelle solite fughe dalla ragione.

Intanto, ciò che salta all’occhio è l’atteggiamento generale della cultura dominante che sembra aver perso totalmente quello spirito critico indispensabile per regolare i rapporti di forza vigenti all’interno di uno Stato democratico. A parte qualche intervento qua e là, spesso ridicolizzato e messo immediatamente all’indice da quei serial killer dell’informazione che sono i conduttori televisivi e direttori dei “grandi” giornali, si assiste a un servilismo che non è nemmeno governato da una caparra di tipo economico, ma direttamente da uno spirito di “servitù volontaria” (Etienne de La Boëtie) da fare impallidire le corti del Settecento.


Ad accorgersene non è soltanto il povero cittadino, il quale può giusto alzare le braccia di fronte alla immoralità di questi figuranti. No, non è solo lui. Se proviamo a leggere fra le righe delle dichiarazioni, per esempio, del sindacato, è difficile non vedere come questo sistema di potere si palesi sempre più quale monarchia tecnocratica assoluta, completamente cieca e tirannica nei confronti dei più deboli e dei lavoratori. Dice infatti Landini: “C’è un serio problema di metodo con Draghi: inaccettabile confrontarsi solo quando è stato già deciso tutto”[1]. Bravo! Peccato però che non si vedano reazioni all’altezza del pericolo che si denuncia (sempre e comunque a bassa voce). Se davvero l’intento di chi governa è quello di decidere da solo, e non ci sono dubbi che sia così, allora, come minimo, bisognerebbe manifestare tutti i giorni. Un po’ come accadde per gli scioperi operai del marzo 1943. Dire che non c’è confronto democratico e poi fare poco o nulla equivale a non dare il giusto peso alle parole, a sottovalutare il problema, oltre a perdere quella poca credibilità che si aveva.


Questo non è un gioco, e non lo è mai stato. È bene ricordarselo. Ed è per questo che le parole devono tornare ad avere un peso reale all’interno del dibattito pubblico. Su temi come quelli del lavoro, della discriminazione sociale, del rispetto della Costituzione non ci si può limitare alla lamentela o pensare, come fanno alcuni, che ci siano altre cose ben più importanti che incaponirsi sulla protesta nei confronti del Lasciapassare verde e sulla illegittimità di questi ultimi decreti-legge (salvo poi accorgersi stupefatti delle numerose manifestazioni di piazza che si susseguono ogni settimana in tutta Italia!).

Tornando al ruolo della cultura: come è possibile essere caduti così in basso? Dove sono finiti gli spiriti rivoluzionari che qualche decennio fa per molto meno di ciò che siamo costretti a subire oggi avrebbero gridato in ogni luogo per condannare la degenerazione in atto?


Nelle epoche dove in Europa i regimi sbattevano in carcere gli intellettuali più scomodi, quelli caparbi e vitalmente critici – e noi ci siamo quasi – la voce di costoro metteva tutti in guardia, invitandoci a sostenere un atteggiamento «sempre critico e mai dogmatico»[2].
La filosofia della praxis, come ribadisce anche Diego Fusaro nel suo bel libro Bentornato Gramsci, andrebbe oggi ritematizzata e, attualizzando il suo sistema strategico-filosofico, cercare di organizzare un «nuovo universo simbolico» guidato, come scrive Fusaro, dagli «alfieri di un’egemonia alternativa»[3].

“Quando il sole della cultura è basso, i nani hanno l’aspetto di giganti” – scrivere Karl Kraus – e noi siamo stufi di doverci limitare a un confronto che punta sempre al ribasso, allo stimolo di impulsi animaleschi incapaci di leggere la complessità e obbligati (fra le altre cose) a ragionare secondo dinamiche on-off. C’è necessità di articolare un pensiero nuovo, denso e furente.

La direzione d’altronde non può che essere questa, se si vuole tentare una rivoluzione, efficace perché “furba”, basata sulla conversione di una specifica forma mentis che concepisce l’essere umano e il mondo come mero bene di consumo, proprietà da smerciare, se non addirittura semplice dato da manipolare secondo schemi predittivi di neuromarketing. La via è dunque segnata da tempo, ed è la stessa per tutti coloro che vogliono stravolgere da capo a fondo questo stato di cose; poi sul come reimpostare il tutto sarà persino entusiasmante mettersi a ragionare a mente lucida e serena.

In questo momento occorre ripetere a gran voce la pericolosità della china presa da questo Stato “dei migliori”, anche a costo di passare per complottasti e no-tutto. Tanto è ormai dichiarata la strategia manichea che i nostri media hanno deciso di attuare: dividere la società fra cittadini buoni, quelli a favore delle leggi discriminatorie, e i cittadini cattivi, quelli che mettono a repentaglio – dicono loro – la vita degli altri. Siamo entrati all’interno di uno scenario politico e sociale governato da logiche categoriche, tecno-scientiste e totalitarie che solo fino a qualche mese fa ci sarebbero parse impensabili e incompatibili con il nostro ordinamento costituzionale. Dov’è finita allora la nostra sana indignazione? Il limite e stato superato da un pezzo, eppure ci sono ancora chaperones del nuovo governo che vanno in giro a educare gli altri e a difendere queste decisioni autoritarie in tutto e per tutto. L’accelerazione verso il baratro dell’imbarbarimento, dall’inizio di questa triste storia ad oggi, è vertiginosa. Chiunque possegga un minimo di dignità non può che ribellarsi di fronte ai toni e alle violenze che si stanno perpetrando in nome di una visione scientocratica del mondo. “Non c’è alcun rispetto per tutto quello che costituisce il fondamento di uno Stato di Diritto”[4] ha infatti dichiarato l’Avv. Olga Milanesi, promotrice del famoso referendum No Green Pass che sta facendo molto discutere.
Una guerra orizzontale è stata cercata, incentivata, promossa; e continua a essere fomentata persino dalle più alte cariche dello Stato, con il beneplacito di tutte le forze di maggioranza che, nonostante abbiano delle frange ampie di contestazione al loro interno, restano supine e silenziose.

Stiamo precipitando in quello che il poeta tedesco Friedrich Hölderlin ha nominato “Spirito della notte”. Che infatti si presenta esattamente come “Assalitor del cielo” riempiendo la terra di “chiacchiere” e di “linguaggi impoetici”[5].

Chi non riconosce di stare dentro lo spirito della notte non potrà muoversi verso la via d’uscita. Abbiamo urgente bisogno di occhi e menti capaci di “un alto grado di organizzazione e di combattività”[6]. Altrimenti, il piano inclinato resterà tale e le disuguaglianze, l’odio sociale e il discrimine (a norma di legge) diverranno i princìpi fondativi del nuovo ordine costituito. Non succederà.


[1]https://www.repubblica.it/economia/2021/09/19/news/landini_per_lavorare_non_si_deve_pagare_i_tamponi_restino_gratis_-318423021/?ref=RHTP-BH-I317191762-P2-S2-T1

[2] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere (citato a pag. 27 di Bentornato Gramsci, Diego Fusaro, La Nave di Teseo, Milano, 2021)

[3] Diego Fusaro, Bentornato Gramsci, La Nave di Teseo, Milano, 2021 pag. 356

[4] https://www.radioradicale.it/scheda/648405/quattro-quesiti-referendari-per-abrogare-le-norme-sul-green-pass-il-punto-con-lavv

[5] Martin Heidegger, La poesia diHölderlin, Adelphi, Milano, 1988 pag. 151

[6] Antonio Gramsci, Tesi di Lione (citato a pag. 36 di Bentornato Gramsci, Diego Fusaro, La Nave di Teseo, Milano, 2021)

Di: and