Il Covid lungo dei banchieri centrali


9 Nov , 2021|
| 2021 | Scienze e potere

Per tutta la vita le pecore hanno paura del lupo, ma poi vengono mangiate dal pastore. 

Proverbio africano

La gestione sanitaria del COVID-19 ci appare oggi, essenzialmente, come sintomo della degenerazione del capitale finanziario. Più in generale, è il sintomo di un mondo che, non essendo più in grado di riprodursi estraendo profitto dal lavoro umano, si affida a una logica compensativa di doping monetario perpetuo. La ‘pandemia’, in altre parole, è la leva di comando delle stampanti di denaro in mano alle banche centrali (Federal Reserve in testa). Se la contrazione strutturale dell’economia del lavoro finisce giocoforza per gonfiare il settore finanziario, la volatilità di quest’ultimo può essere contenuta solo attraverso emergenze globali, propaganda di massa, e sottomissione agli imperativi della biosicurezza. Come uscire da questo circolo vizioso?

A partire dalla terza rivoluzione industriale (microelettronica negli anni ’70), il capitalismo automatizzato (ovvero a sempre più alta ‘composizione organica’, per dirla con Marx) ha gradualmente distrutto il lavoro salariato quale sua propria sostanza. Da tempo abbiamo superato il punto di non ritorno, per cui molto più lavoro viene eliminato di quanto ne venga riassorbito. A causa dell’incremento esponenziale del progresso tecnologico, il capitale è dunque sempre più impotente rispetto alla sua missione storica di spremere plusvalore dalla forza-lavoro. Con l’arrivo dell’intelligenza artificiale (quarta rivoluzione industriale), ci troviamo di fronte a una vera e propria mission impossible – game over.

Ciò significa che le fondamenta delle società capitalistiche non risiedono più nel lavoro socialmente necessario contenuto in beni come automobili, telefoni, o dentifrici. Piuttosto – come evidenziato dalla crisi del 2008 e successivo ricorso sistematico al Quantitative Easing (acquisto di titoli da parte della Banca Centrale volto a aumentare l’offerta di denaro e a ridurre i tassi di interesse) – tali fondamenta risiedono in speculazioni a debito altamente infiammabili su strumenti finanziari quali azioni, obbligazioni, futures, e specialmente derivati, il cui valore è cartolarizzato all’infinito. Solo la fede religiosa nel valore di questi asset ci impedisce di vedere l’abisso che ci si spalanca sotto i piedi. E quando viene meno la fede interviene la provvidenza, ipnotizzandoci attraverso racconti apocalittici di contagio corredati da grottesche narrazioni salvifiche.

Eppure la realtà è ostinata, e continua a bussare alla nostra porta. Mentre il virus finanziario si diffonde inesorabilmente nel corpo sociale, il capitale manda in campo il suo doppio leviatanico, un vampiro che si nutre di emergenze globali legate a doppio filo a una trasformazione intra-sistemica in grado di polverizzare ciò che rimane del ‘mondo del lavoro’, rimpiazzandolo con modelli di gestione tecnocratica. Il destino sembra segnato, e una ‘dittatura soft’ è già tra noi, come testimoniano le leggi eccezionali promulgate in questi due anni di pan-demenza. Oggi resistere alla deriva autoritaria mascherata da umanitarismo emergenziale significa innanzitutto difendere la dimensione inviolabile della dignità umana, un punto di partenza non negoziabile per la costruzione di un progetto sociale alternativo. C’è ancora tempo, ma abbiamo innanzitutto bisogno di consapevolezza critica, coraggio, e risveglio collettivo.

Il Pandexit, un animale in via d’estinzione

Quanto è vicino il Pandexit? La risposta più realistica è riassunta nel seguente passo tratto da un recente articolo di Bloomberg: “Gli scienziati hanno cattive notizie per chi, nei prossimi sei mesi, spera di vedere la luce alla fine del tunnel del Covid-19: prepariamoci a ulteriori dosi della medesima medicina.” Per contestualizzare questa fosca previsione, supponiamo che il nostro futuro sia caratterizzato dai seguenti avvenimenti: 1. Le banche centrali continueranno a creare dal nulla enormi quantità di denaro, per lo più destinate a gonfiare i mercati finanziari; 2. La narrazione del contagio (o simile) continuerà a ipnotizzare intere popolazioni, almeno fino a quando i passaporti sanitari digitali non saranno resi obbligatori ovunque; 3. Le democrazie liberali verranno smantellate e infine sostituite da regimi basati su un panopticon digitalizzato, un metaverso di tecnologie di controllo legittimate da assordante battage emergenziale.

Troppo pessimistico? Non credo, almeno se consideriamo come le montagne russe della crisi sanitaria (lockdown seguiti da aperture parziali alternate a nuove chiusure causate da mini-ondate, e così via) assomigliano sempre più a un gioco delle parti globale, dove gli attori si passano la patata bollente per assicurarsi che il fantasma dell’emergenza continui a circolare. La ragione di questo giochetto è molto semplice: senza Virus a legittimare le ragioni dello stimolo monetario, il settore finanziario iper-indebitato crollerebbe come un castello di carte esposto a un refolo autunnale. Allo stesso tempo, però, questa logica del denaro gratis creato a nastro dalle banche centrali sotto protezione semi-emergenziale si scontra con l’implosione in atto dell’economia reale. Mentre nell’Olimpo finanziario si festeggiano le ennesime proroghe dei QE, sulla terra il combinato dei colli di bottiglia delle catene di fornitura (microchip in primis) e dell’inflazione dei prezzi causa riaperture, minaccia ora una devastante recessione. Che a sua volta innesca il ritorno in pompa magna di chiusure da Virus in versione variante – persino in Cina, dove si registrano nuovi focolai in 11 province, guarda caso proprio dopo il salvataggio di Evergrande e la scoperta del PIL in frenata.

Allora è del tutto evidente che uscire indenni da questa spirale è pressoché impossibile, poiché, proprio per tenere oliate le stampanti delle banche centrali, la casta non può permettersi di allentare la presa sulla sempre più tragicomica narrazione emergenziale. In effetti, dal punto di vista del capitalismo a trazione finanziaria l’unica via d’uscita da questa logica da contrappasso dantesco sembrerebbe consistere nella demolizione controllata dell’economia reale (e relative infrastrutture liberali), mentre l’aerostato monetario continua a gonfiarsi artificialmente. Quest’ultima vocazione ipertrofica del capitalismo contemporaneo si nutre ora di cinici espedienti come il greenwashing finanziario, per esempio attraverso investimenti ‘responsabili’ in titoli ESG; in particolare, quelli che rimandano a un ‘ambientalismo per allocchi’ volto esclusivamente a legittimare ulteriori espansioni del debito. Nulla a che vedere con la salvezza del pianeta.

Stiamo dunque assistendo allo smantellamento del capitalismo liberale, che è ormai obsoleto. Le prospettive sono oggettivamente deprimenti. Gli interessi finanziari e geopolitici globali potranno essere gestiti solo attraverso regimi di schiavitù monetaria, coadiuvati sia dall’utilizzo coercitivo di tecnologia blockchain, che dalla nostra spontanea adesione a infrastrutture digitali spacciate per innovazione etica e eco-sostenibile. La causa profonda di questa vera e propria mutazione antropologica è la spietata logica evolutiva del nostro sistema socioeconomico. Per sopravvivere, il capitalismo è costretto a riprodursi a un più alto livello di violenza strutturale. Deve cioè sacrificare l’attuale impalcatura democratica per abbracciare una dittatura finanziaria sostenuta da scienza & tecnologia®, propaganda mediatica, e Grandi Narrazioni Emergenziali accompagnate da un nauseante filantropismo pseudo-umanitario.

Facendo leva sul nostro personale senso di colpa per aver ‘distrutto il pianeta’, i lockdown climatici prossimi venturi sono la continuazione ideale delle chiusure da Covid. Se Virus era l’antipasto indigesto, una generosa porzione di ideologia dell’impronta del carbonio mista a scarsità energetica ci viene già servita come primo piatto. Ci stanno insomma convincendo che il nostro ‘impatto negativo’ sul pianeta merita di essere severamente punito. Già terrorizzati da Virus, ci troviamo ora altrettanto indifesi rispetto all’accusa di aver egoisticamente abusato di Madre Terra. Una volta interiorizzato, il peccato ambientale serve a farci comprendere che il nostro diritto naturale alla vita dev’essere guadagnato attraverso masochistico assenso a bastonate ecologiche imposte dalla Banca Mondiale o dal Fondo Monetario Internazionale, e ratificate dalla solerte polizia di governi tecnocratici. È il realismo capitalista, baby – nella sua forma più cinica.

L’introduzione dei passaporti sanitari digitali (solo un anno fa ridicolizzati come complottismo!) rappresenta uno snodo fondamentale nella marcia globale verso le distopie del futuro. Marchiare digitalmente le masse nevrotizzate è imprescindibile per le élite, se vogliono davvero guadagnarsi la nostra fiducia rispetto a un sistema di potere sempre più centralizzato ma subdolamente reclamizzato come opportunità di autonomia ed emancipazione. Dopo aver attraversato il Rubicone dell’Identità Digitale, è probabile che il giro di vite prosegua gradualmente, come nel famoso aneddoto narrato da Noam Chomsky: se gettiamo una rana in una pentola d’acqua bollente, essa ne uscirà immediatamente con un balzo prodigioso; se invece la immergiamo in acqua tiepida e alziamo lentamente la temperatura, la rana non si accorgerà di nulla, anzi ne godrà; finché, indebolita e incapace di reagire, finirà morta bollita.

La previsione di cui sopra, tuttavia, dev’essere contestualizzata in uno scenario conflittuale profondamente incerto. In primo luogo, abbiamo ora la prova (per quanto pesantemente censurata) di una genuina resistenza popolare all’operazione pandemica e, insieme, al Grande Reset. In secondo luogo, chi siede nella cabina di regia della governance globale sembra prendere tempo, come suggerisce il fatto che diversi paesi hanno optato per la de-escalation dell’emergenza sanitaria. Sarebbe dunque un errore fatale attribuire ai burattinai del capitalismo 4.0 un’intelligenza che non hanno. Piuttosto, vale la pena ribadire che la magagna è, fondamentalmente, di natura economico-finanziaria: si tratta di gestire l’estrema volatilità del settore finanziario mantenendo il controllo di denaro e privilegi; e, insieme, assorbendo le conseguenze dell’inevitabile danno collaterale. Il sopramondo della finanza è sempre più ingestibile. Se coloro che lo amministrano dovessero perdere il controllo della creazione di liquidità finalizzata alla monetizzazione del debito, l’esplosione risultante avrebbe l’effetto di una passata di napalm sull’intero tessuto socio-economico sottostante. Allo stesso tempo, una violenta e improvvisa recessione priverebbe la classe politica di ogni residua credibilità. Questo è il motivo per cui l’unica visione praticabile dai funzionari del capitale sembrerebbe consistere nel sincronizzare la demolizione controllata dell’economia (collasso delle catene di fornitura con conseguente everything shortage, o carenza di tutto) con l’implementazione di un’infrastruttura digitale che faciliti la presa di controllo tecnocratico-monetaria, già da tempo programmata. Il tempismo di questa operazione è essenziale alla sua riuscita.

Doping emergenziale

Rispetto a una potenziale recessione, l’analista finanziario Mauro Bottarelli ha sintetizzato così la logica dei vasi comunicanti della pand-economia: “uno stato di semi-emergenza sanitaria permanente è preferibile a un crollo verticale dei mercati in grado di trasformare il ricordo del 2008 in una passeggiata nel parco.” Come ho cercato di ricostruire in un recente saggio, la ‘pandemia’ si è rivelata nei fatti una scialuppa di salvataggio lanciata a un sistema economico-finanziario che stava annegando già nel settembre del 2019, con la crisi del mercato dei Repo. In senso stretto, si tratta dunque di un evento monetario volto a prolungare l’esistenza di un modo di produzione ormai ostaggio della finanza.

Riassumo qui brevemente il motivo economico della pandemia in quanto narrazione di copertura. Il bailout seguito allo scoppio della liquidity trap nel mercato dei Repo (settembre 2019), dopo undici anni beati all’insegna del Quantitative Easing, ha comportato un’espansione senza precedenti dello stimolo monetario: la creazione di trilioni di dollari con la bacchetta magica della Federal Reserve. L’iniezione di questa sublime massa di denaro digitale direttamente nell’idraulica di Wall Street (operazione detta going direct e ideata da BlackRock, il fondo d’investimento più potente al mondo) è stata possibile solo spegnendo il motore di Main Street (l’economia reale). Dal punto di vista della miope talpa capitalista, non c’era alternativa. Il denaro creato al computer sotto forma di byte digitali non poteva riversarsi a cascata sui cicli economici sul terreno, pena uno tsunami inflazionistico alla Weimar anni ’20, ma molto più catastrofico per un’economia stagnante e globalmente interconnessa.

Inevitabilmente, la riapertura delle transazioni a credito nell’economia reale ha poi causato un aumento dell’inflazione e quindi ulteriore impoverimento delle popolazioni, intaccando il potere d’acquisto dei salari insieme ai risparmi e ai fatturati delle piccole-medie imprese. Qui vale la pena ricordare che le banche commerciali si affacciano sia sul circuito del magico mondo del denaro digitale creato delle banche centrali, che sul mondo spazzato dal gelido vento emergenziale, in cui dimora la maggior parte dei comuni mortali. Ciò significa che una parte dell’enorme mole di cash pompato nel settore finanziario durante i lockdown ha trovato modo di fuoriuscire non appena l’economia (a credito) è ripartita. L’aumento della circolazione del denaro, dovuta anche a programmi di sostegno a reddito e occupazione, ha fatalmente innescato l’inflazione dei prezzi. E le criticità nella supply chain hanno fatto il resto.

Oltre a proteggere il settore finanziario, la gestione della pandemia ha reso possibile l’accelerazione del preesistente macrotrend di espansione monetaria. Imitando la Federal Reserve, le maggiori banche centrali del mondo hanno creato oceani di liquidità, deprezzando così le loro valute a danno delle loro popolazioni. Poiché si prosegue su questa rotta, il capitale transnazionale continua a lievitare nell’orbita finanziaria a noi parallela, assorbendo quelle imprese che ha prima depresso e poi distrutto. In altre parole, non esistono pranzi gratis – almeno per noi. La stampatrice di denaro della Banca Centrale funziona solo per lo 0,001% – sempre ringraziando Virus e tutte le future minacce globali di pari o superiore entità che verranno cinicamente attivate nei prossimi anni.

Al momento, sembra che i banchieri centrali stiano temporeggiando. La Fed, riunitasi a inizio novembre, ha iniziato un timido taper (riduzione dello stimolo monetario) guardandosi però dal toccare i tassi d’interesse. Una domanda, dunque, è d’obbligo: se per caso la bolla Covid dovesse sgonfiarsi veramente, fino a divenire impraticabile come leva per ulteriori chiusure, come faranno le élite a gestire un’inflazione per nulla transitoria? Detto in modo più esplicito: quale nuova catastrofe interverrà a resettare la situazione? Se ora, fin troppo prevedibilmente, è ripartito l’allarme sanitario dei contagi, quale altra emergenza globale dovremo sorbirci nel futuro prossimo? Lo sbarco degli alieni? Un attacco cyber-terroristico al sistema bancario? Uno tsunami nell’Atlantico? Una nuova guerra al terrore? Il risveglio prematuro degli orsi polari? Il piatto è ricco, e la lista della spesa molto lunga e appetitosa.

Nel frattempo, le moltitudini finiscono schiacciate tra l’incudine della minaccia inflazionistica e il martello di opposte logiche deflazionistiche. Perché se il credito dev’essere reso disponibile alle imprese, le banche centrali devono provare a tenere l’inflazione sotto controllo, cosa che possono fare solo… drenando la circolazione del credito! Per evitare il rischio di un’inflazione galoppante – stante un’economia strutturalmente depressa – occorre infatti contenere gli effetti dirompenti della smodata creazione di denaro; cioè, in pratica, mettere in ginocchio intere società basate su lavoro e consumo. La maggior parte di noi rischia dunque di rimanere stritolata tra l’inflazione dei prezzi dei beni essenziali e un continuo prosciugamento di liquidità attraverso perdita di reddito e erosione dei risparmi.

Un ingegnoso strumento finanziario che impedisce alla liquidità in eccesso di raggiungere l’economia reale, e causare così ulteriore inflazione, è l’Overnight Reverse Repo facility (RRP) della Federal Reserve. Abbiamo visto come la Fed continui a inondare i terminali di Wall Street di denaro fresco di stampa. Grazie ai Reverse Repo, però, riesce ora a riassorbirne l’eccedenza. Si tratta di un giochetto a somma zero, per cui gli operatori finanziari depositano la loro liquidità inutilizzata nei conti della Federal Reserve, ricevendo in cambio quegli stessi Treasuries (bond governativi) e Mortgage-Backed Securities (mutui cartolarizzati) che la Fed bonifica dal mercato con gli acquisti da Quantitative Easing. Una partita di giro che viene completata ogni giorno nell’arco delle 24 ore. Nell’agosto 2021, l’utilizzo del RRP da parte della Fed ha superato i mille miliardi di dollari, che ha convinto il Federal Open Market Committee (FOMC) a raddoppiare il limite giornaliero dell’utilizzo RRP a 160 miliardi di dollari a partire dal 23 settembre 2021.

Ecco quindi il proverbiale elefante nella stanza: come si concilierà il taper della Fed con operazioni di tale astronomica portata? In altre parole, è davvero possibile operare una consistente riduzione dello stimolo monetario rispetto a un’enorme bolla finanziaria globale alimentata da leva a tasso zero? Numeri alla mano, la riduzione degli acquisti (scale back mensile) appena avviata da Jerome Powell manterrà comunque fuori norma il bilancio della Fed almeno fino a maggio 2022. Ma allora, com’è possibile continuare su questa strada quando dietro l’angolo già s’intravede l’ombra minacciosa di una stagnazione inflattiva (stagflazione)?

La logica dell’estremismo monetario che decide della nostra storia è chiaramente perversa. La folle danza solipsistica del capitale finanziario è ormai fuori controllo ben oltre la sua abituale follia, e la resa dei conti si avvicina rapidamente. La risposta politica all’incombere di una devastante recessione sembrerebbe mobilitare un’antica saggezza: a estremi mali, estremi rimedi. Che si traduce in: nessun crimine contro l’umanità può essere escluso quando l’implosione di sistema viene così ostinatamente negata. Non è questo che la storia ci ha sempre insegnato?

La crisi che stiamo vivendo non è epidemiologica. Piuttosto, concerne in primo luogo una catastrofica esposizione finanziaria con associato doping monetario e complicata gestione delle fiammate inflattive. All’eccesso di debito che nel 2008 ha causato lo scoppio della bolla dei mutui subprime e il fallimento di Lehman Brothers, si è risposto con programmi di indebitamento esponenzialmente superiori, ai quali ora non si riesce a porre rimedio se non con l’utilizzo strategico di stati di emergenza globali supportati da incessante propaganda mediatica. Basti pensare che, per contrastare l’inflazione, i banchieri centrali sono ben lontani dal riportare i tassi verso il target del 2%, quando negli anni ’70 furono portati a ridosso del 20%. Ma il punto su cui insistere è che acrobazie finanziarie dell’attuale portata funzionano solo dietro copertura emergenziale: lockdown, blocchi, e restrizioni di ogni tipo, magari persino venduteci come necessarie per la ripresa (quale?) e per il mantenimento delle nostre elementari forme di libertà (che invece ci vengono tolte). Lo scopo della narrazione di copertura è duplice: 1. Nascondere l’affondamento del Titanic (le ‘società fondate sul lavoro’, ormai terminalmente attaccate alla flebo finanziaria); 2. Coordinare l’attuazione di un colossale reset monetario basato sulla depressione economica controllata e sulla galoppata verso i nuovi orizzonti (verdi e digitali) del capitalismo autoritario.

Fascismo digitale

Le conseguenze del capitalismo emergenziale sono enfaticamente biopolitiche. Riguardano l’amministrazione di un’ampia porzione di umanità ormai considerata superflua rispetto a un modello riproduttivo largamente automatizzato, altamente finanziarizzato, e rapidamente implosivo. Per questo motivo Virus, Vaccino e Covid Pass sono la Santa Trinità di un processo di ingegneria sociale globale nel cui ambito l’Italia di Mario Draghi sembra funzionare da apripista: un laboratorio avanguardistico in cui si testano i futuri modelli di regimentazione. I ‘passaporti Covid’ hanno il compito di addestrare le moltitudini all’uso di ‘portafogli elettronici’ che, in un futuro poco lontano, controlleranno l’accesso a tutti i servizi pubblici e al sostentamento personale. Quasi sicuramente i disoccupati a sussidio saranno i primi a fare esperienza della ferrea disciplina di sistemi digitalizzati predisposti alla gestione della povertà, e direttamente controllati dal capitale monopolistico. Il piano a medio-lungo termine è quello di tokenizzare il comportamento umano nella sua interezza mettendolo su registri blockchain gestiti da algoritmi: i nostri diritti e i beni cui avremo accesso verranno cioè convertiti in un token (gettone) digitale registrato su una blockchain e dunque completamente controllabile dall’alto. La diffusione di ondate di paura rispetto a emergenze di carattere cinematografico è il bastone ideologico ideale per farci accettare la centralizzazione digitalizzata di potere e moneta.

Mentre il dibattito pubblico viene silenziato da censura e intimidazione, l’umanità si avvia, per lo più senza neppure accorgersene, verso questa deriva bio-tecno-capitalista, il cui carattere infernale si manifesterà pienamente con la prossima crisi globale. Se tutto andrà come programmato, quest’ultima giustificherà l’inaugurazione delle Central Bank Digital Currencies (CBDC), che, nelle parole di Agustin Carstens (direttore generale della Banca dei Regolamenti Internazionali), garantiranno “il controllo assoluto sulle norme e i regolamenti che determineranno l’uso del credito della Banca Centrale; e avremo la tecnologia per farlo rispettare.” Denaro digitale legato a identità digitale significano, molto semplicemente, schiavitù monetaria hi-tech. Quando Larry Fink (CEO di BlackRock) ci dice che “i mercati preferiscono i governi totalitari alle democrazie”, dovremmo cominciare a capire che non tutte le teorie complottistiche sono ‘teorie’. E iniziare a preoccuparci.

Separare la popolazione sulla base dello stato di vaccinazione è una conquista epocale tipica dei regimi totalitari. Se la resistenza verrà sedata, sarà presto introdotta l’identità digitale obbligatoria, che si premurerà di registrare la ‘virtuosità’ del nostro comportamento e regolare il nostro accesso alla società. La ‘pandemia’ è stata utilizzata come il cavallo di Troia ideale per questa svolta. Un sistema globale di identificazione digitale basato su tecnologia blockchain è stato pianificato almeno dal 2016 dalla ID2020 Alliance, sostenuta da giganti come Accenture, Microsoft, Fondazione Rockefeller, MasterCard, IBM, Facebook e l’onnipresente GAVI di Bill Gates. Da qui, la transizione al controllo monetario sarà piuttosto breve, seppure verosimilmente a tappe. Le valute digitali permetterebbero ai banchieri centrali non solo di tracciare ogni transazione, ma soprattutto di bloccare il nostro accesso alla liquidità per qualsiasi motivo ritenuto legittimo. Il progetto di ‘digitalizzazione della vita’ prevede anche un passaporto Internet che, soggetto a revisione periodica, potrà escludere dal web chiunque sia considerato immeritevole. Se poi il punteggio di credito sociale (già operativo in Cina) dovesse scendere al di sotto di un determinato livello, trovare un lavoro, viaggiare, o ottenere un prestito dipenderà, eventualmente, dalla nostra spontanea adesione a una variegata gamma di ‘programmi di riabilitazione’. Presumibilmente, ci sarà un mercato nero per i reietti.

Un caposaldo del fascismo storico era l’industria controllata dal governo pur rimanendo di proprietà privata. È abbastanza sorprendente che, nonostante le porte girevoli sistematiche tra il settore pubblico e quello privato (il cosiddetto ‘stakeholder capitalism’), la maggior parte degli intellettuali, per ignoranza o opportunismo, non si sia ancora resa conto che questa è la strada intrapresa. Ennio Flaiano una volta disse che il movimento fascista si divide in due categorie: i fascisti e gli antifascisti. Oggi, quando la maggior parte degli antifascisti stanno silenziosamente o entusiasticamente sostenendo la svolta autoritaria guidata da Virus, questo paradosso è più rilevante che mai.

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