Far pagare le cure ai non vaccinati: eticamente distorsivo e politicamente aberrante


19 Nov , 2021|
| 2021 | Visioni

Il ministro Speranza alcuni giorni fa si è pronunciato negativamente sulla proposta di escludere dalle cure garantite per diritto i non vaccinati da covid-19, con una tassatività che si spera seppellisca questo dibattito surreale.

A prescindere dall’opinione che si ha in merito ai vaccini e alla relativa obbligatorietà, tali argomenti vanno respinti in blocco in quanto non solo contrari alla Costituzione ma in base alla loro sostanziale infondatezza. Va considerato il fatto che “far pagare le cure” significa togliere il diritto a riceverle. Alcune stime calcolano il costo della terapia intensiva nell’ordine di 2.800,00 € al giorno, e subordinarla al suo pagamento significa negarla a vastissimi strati popolari. Non è far pagare un ticket, insomma. Con questo la discussione potrebbe chiudersi, perché è evidente che una misura così abnorme e sproporzionata di negare le cure volte a garantire l’integrità psicofisica e magari la vita, cioè un diritto fondamentale, sulla base di un comportamento – che è peraltro consentito dalla legge – sarebbe assolutamente impensabile. Ma dato che è stata affermata da persone delle istituzioni – horribile dictu – e rilanciata – forse provocatoriamente – da qualche magistrato dotato di visibilità, è meglio prenderla di petto e capire perché non solo è insostenibile ma recherebbe danno agli stessi obiettivi di tutela della salute.

Ma vediamo le motivazioni più ricorrenti alla base di tali proposte.

  • La più banale è che vaccinarsi dovrebbe costituire un atto di solidarietà a favore della collettività, e che chi si sottrae a tale “dovere” non possa nemmeno riceverla, la solidarietà. In altre parole, il non-vaccinato va punito come egoista che per le sue inutili paturnie mette a rischio la salute pubblica.

Sicuramente è vero che molti si vaccinano in base ad un senso di responsabilità collettiva, e fra coloro che non si vaccinano senza dubbio alcuni escludono dalle loro considerazioni la sfera collettiva. Ma nessuno sa quanti siano. Posto che l’atto oggettivo  – vaccinarsi o no – è ben visibile e constatabile, l’intenzionalità non è altrettanto evidente. Se ci si getta sul versante puramente morale con un’etica della intenzione, bisogna capire cosa passa nella testa delle persone. Se un antivaccinista per esempio non crede che il Covid rappresenti un reale pericolo, il suo non vaccinarsi – per quanto lo si possa considerare illogico e infondato – non ha alla base alcuna intenzionalità che possa essere considerata ostile o indifferente verso la collettività. D’altro canto quanti si vaccinano esclusivamente per la loro sicurezza e la loro vita? Non lo sappiamo. D’altronde è cosa nota che la irremovibilità sui brevetti sostenuta dagli Stati più forti priva della possibilità di ottenere un vaccino molti paesi poveri. Se si scorpora il numero di coloro convintissimi di vaccinarsi (una flagrante maggioranza, secondo molti sondaggi) con coloro che aderiscono convintamente alle campagne che consentirebbero di beneficiare molte popolazioni africane – per esempio – non pare troppo fantasiosa l’idea che una larga (quanto?) fetta di popolazione desidera una immunizzazione per sé e per i propri cari ma non pare particolarmente preoccupata per la vita degli altri, sempre che siano sufficientemente lontani da non costituire un veicolo di contagio. In definitiva chi si vaccina per mero egoismo e chi non lo fa sulle stesse ragioni non paiono distinguersi troppo se non in base ad un diverso calcolo in termini costi-benefici. Per cui la “superiorità morale” di chi si vaccina non è così scontata. Un tribunale della coscienza che commini costi o neghi cure in base ad una analisi della interiorità morale è oltre che improponibile di principio, inattuabile – sempre che non si abbia nostalgia delle pratiche del S. Uffizio. Se si deve punire per fatti di coscienza  – posto che questo possa essere pensabile in una società che si consideri ancora democratica – bisogna entrare in qualche modo nella coscienza.

  • Una seconda linea argomentativa è più pragmatica: chi non si vaccina va ad ingolfare le terapie intensive, quindi, a prescindere dalle intenzioni, oggettivamente, toglie risorse agli altri, ed è giusto che subisca un trattamento diverso.

In questo caso, l’obiettivo è confuso. Se si tratta di una sorta di sanzione di carattere dissuasivo  forse non sarebbe così efficace contro gli antivaccinisti più incalliti. Ed in ogni caso si potrebbe erogare una molteplicità di sanzioni, pecuniarie e non; perché negare le cure o farle pagare? Assomiglia un po’ alle punizioni corporali già squalificate dal diritto contemporaneo. È chiaro il retroterra moralista di tale misura: hai trasgredito ed ora devi patire. Ma così torna l’argomento punitivo del punto precedente.

Se invece il fine è dare spazio ai vaccinati (quando la frittata è fatta), allora si dovrebbe non rendere le cure onerose ma escludere proprio i reprobi da ogni struttura pubblica: vai a cercare la clinica privata se no non vieni curato. Ma sarebbe una sorta di condanna a morte dei meno abbienti. Per quale reato? Aver sottratto posti letti necessari. Ma allora cosa si dovrebbe fare a coloro che hanno provocato un impoverimento strutturale del SSN con conseguenza di taglio posti letto? È ultranoto il taglio di 37 miliardi negli ultimi anni:

Far pagare le cure ai non vaccinati: eticamente distorsivo e politicamente aberrante

In maniera biasimevole, il dibattito si concentra sulle responsabilità dei singoli non vaccinati per glissare non solo sulle responsabilità passate, ma oscurando pure quelle presenti e future: la Nota di Aggiornamento (p. 59) presentata a settembre dal governo dei “competenti” capitanato da Draghi prevede una discesa futura della spesa sanitaria:

Far pagare le cure ai non vaccinati: eticamente distorsivo e politicamente aberrante


Insomma l’oligarchia continua a depotenziare la sanità nel disinteresse generale ma vengono indicati come criminali e irresponsabili persone le cui azioni non hanno un impatto decisivo sulle politiche pubbliche.

Si tratta di un passaggio decisivo: la possibilità di ammalarsi in generale non risiede solo nel comportamento individuale, ma nella salubrità dell’ambiente, del posto di lavoro, dei trasporti. Così è anche per il covid-19, a proposito di cui converrà notare che se a marzo 2020 si poteva considerare il contesto quale emergenziale – ricordandoci i tagli che hanno peggiorato la situazione – a fine 2021 non si registrano interventi di rilievo per la sicurezza dei trasporti pubblici nelle scuole, come ammette abbastanza significativamente un consulente del governo. Insomma in termini di politiche di prevenzione sanitaria non si è fatto granché e gli irriducibili antivaccinisti diventano il capro espiatorio su cui riversare le paure e lo scontento. Si tratta di un’operazione mediatica che nasconde le responsabilità dei decisori politici. Come un faro di luce in uno stanza buia o nella semioscurità illumina un singolo oggetto ma nasconde al contempo il resto dell’ambiente. In questo assomiglia alla criminalizzazione di singoli comportamenti antisociali – furto, borseggio – per non toccare i meccanismi politici di redistribuzione, politiche spesso attribuite alla destra legge-e-ordine.

  • Un terza linea argomentativa è che i vaccinati non dovrebbero pagare per le cure di chi si astiene dal farlo.

Se si esclude l’argomento della punizione morale o della sanzione dissuasiva resta solo quello che i vaccinati-contribuenti non vorrebbero che i loro soldi fossero utilizzati per curare persone così incaute e irresponsabili.

L’argomento si basa su una concezione del rapporto contribuente-Stato come strettamente utilitaristico: fra quanto do in termini di tasse e quanto ne ricevo in termini di servizi cerco una corrispondenza. Frasi come “perché debbo pagare io per le cure ai novax” sottendono un pensiero di tal genere, ulterioramente rafforzato dalla percezione di essi come persone irresponsabili ed immorali. Se c’è una certa parentela rispetto al primo argomento “morale”, la declinazione è più simile a quella dei gruppi religiosi che non vogliono che le loro tasse alimentino un comportamento opposto rispetto alle loro credenze, per esempio privando alle donne che vogliono abortire la possibilità di ricorrere a strutture pubbliche.

È chiaro che si tratta di qualcosa di insostenibile, la cui follia è solo velata dal contesto di allarme sociale che i media proiettano sugli antivaccinisti; ad una analisi razionale ci si può chiedere se varie categorie di responsabili di reati  – pedofilia, mafia, omicidi seriali, stupro – soggette ad una valutazione simile sarebbero semplicemente nutriti in base all’erario pubblico, vista la evidente impopolarità di tali categorie. Di fronte alla domanda “vorresti che un pedofilo venisse nutrito a tue spese” si può immaginare il tono delle risposte.

La spesa pubblica viene decisa in base a necessità pubbliche riconosciute in sede di mediazione politica, cioè nel processo democratico – il voto forma una maggioranza parlamentare che dà l’indirizzo politico all’azione di governo – e conformemente ai limiti posti dalla Costituzione; non dovrebbe essere subordinata ad umori raccogliticci sui sondaggi nazionali in relazione ai vari allarmi sociali.

Questo dovrebbe portare motivi di riflessione ai medici e sanitari che potrebbero avere simpatia per simili proposte. La possibilità di privare del diritto alle cure una porzione di popolazione spalanca la porta ad abusi e arbìtri del potere che in definitiva non possono che minare l’universalismo di tale fondamentale diritto, cui si dedicano i professionisti del comparto sanitario, e proprio loro dovrebbero essere i primi a rigettare tali barbarie e tutte le conseguenze che possono conseguirne.

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