Un’altra narrazione è necessaria


10 Dic , 2021|
| 2021 | Visioni

Questa storia recente: la politica si è smarrita

Questa era smarrita testimonia ormai con evidenza del tratto fosco che la nostra epoca ha assunto, di decadenza e passaggio. A Roma e a Glasgow, I «grandi del mondo» a confronto senza una prospettiva comune, incapaci di scelte che richiederebbero condivisione e decisione, davanti alle ferite del mondo. Il progresso tecnologico – mai come oggi tanto potente quanto fragile, perché guidato dalla ricerca dell’efficienza (del più con meno), in nome del «benessere» – appare impotente, se spogliato dal «motore» del mercato. E incapace di riparare i suoi stessi danni, provocati dall’idea che la natura, il pianeta, potesse essere «sfruttata» inesauribilmente. E la politica, che non sa più coniugare il dominio dei forti – del più «avanzato» sul più «arretrato» – con l’emancipazione dei deboli, è inerte.

La sinistra, emersa nel Novecento sulla spinta del movimento operaio e dei movimenti di liberazione, dopo aver progressivamente abbandonato l’idea di un «mondo senza classi» – plasmata sul modello sovietico che dalla curvatura staliniana in avanti era apparso vieppiù improponibile – e dopo aver convintamente sposato la prospettiva democratica, ha finito per stingersi di ogni coloritura, senza più vedere nella trasformazione la sua ragione di esistere, facendo di democrazia liberale e un capitalismo ben temperato con lo Stato del welfare i pilastri della sua azione. Il mondo, però è cambiato. Il capitalismo predatorio della globalizzazione ha portato il conflitto di classe su un altro piano, le «classi» stesse essendo mutate, e la pendenza neo-liberista ne ha segnato il definitivo dominio, cui gli antagonismi si oppongono esplodendo caotici e indeterminati. Senza trovare più nella sinistra il loro riferimento.

In questo, la piccola Italia testimonia di come va il mondo.

Guardarsi indietro, rileggere la storia mentre si compie non è semplice, schiacciati come siamo sul presente che opprime. Ma pensiamo per un momento a cosa è successo, a quel che ci è caduto «tra capo e collo». L’avevate voluto, verrebbe da dire: avete sfruttato questo pianeta terra fino a farlo bruciare, piegando tutto alla sola logica che vi ha sempre guidato, pur di conseguire il vostro «benessere». Ora che cieli e mari infuriati vi si rivoltano contro, venti torridi alimentano le fiamme che divorano foreste e giardini e nuovi faune batteriche si moltiplicano in allevamenti «intensivi», dove miliardi di animali nutriti con l’imbuto ingurgitano sbobbe prodotte da milioni di chilometri di terreni. «Hanno fatto un deserto e lo hanno chiamato sviluppo», parafrasando Tacito. Chi l’avrebbe detto, nemmeno il più acuto film di fantascienza avrebbe immaginato un mondo di umani che circolano mascherati, iniettati, con il chip pronto per accedere ad un qualunque luogo. Una Gattaca più sottile e pervasiva.

Lo sapevate, era stato persino previsto, ma forse lo mettevate in conto. Eppure, ogni vostro governante è parso cadere dalle nuvole, come il povero Giuseppi, che ancora dopo ben venti giorni di contagio diffuso non sapeva che pesci pigliare, «le mascherine non servono, no, servono». E il pio Beppe Sala, «Milano riparte», e tutti allo stadio a vedere l’Atalanta. E centinaia di migliaia a contagiarsi e morire. Poi, messo insieme il comitato tecnico scientifico, contrordine: urge il coprifuoco totale. Mentre medici e infermieri cominciano a infettarsi. I tamponi che non si trovano, le mascherine introvabili.

Dopo migliaia di morti, e l’Italia ne ha più di altri, l’Italia «portata ad esempio», i lavoratori «essenziali» lasciati a contagiarsi, gli altri tutti a casa – un’ecatombe, chi paga sono i più esposti, al solito, e i più poveri (di reddito e di salute) – arriva l’estate. Si discute di «ripresa», quanto tenere lontano ombrelloni e tavolini ai bar. Arriva l’autunno e di nuovo tutti a casa, il lavoro «da remoto» per chi può permetterselo, la «didattica a distanza» (dad). E chi non può, pazienza. Poi la «seconda ondata», in attesa del miracoloso vaccino.

E anche quello, quando arriva, è un prendere o lasciare. Big Pharma vende al miglior acquirente e detta le regole, non si discute. Che poi possa garantire un’immunità che «svanisce col tempo» non importa. Ora veniamo a sapere che quello di J&J – e non è uno shampoo – vale due mesi appena. Non lo sapevate, vero? È quanto di meglio «la scienza» poteva fare, si dice, un modo per sottoporre tutti alla routine di una puntura periodica, non importa se vi siano «effetti collaterali».

Non bastava, però, avere promosso una profilassi potente come se fosse effettivamente un vaccino. Si è introdotto il «lasciapassare verde» (anche qui, noi primi della classe), senza il quale non si accede più a nulla. Non sei inoculato? Allora, fuori. Per chi, come me, si è fatto inoculare il J&J, peccato, è già contagiabile come prima, ma il pass mi consente di contagiare anche quei poveretti che non si sono ancora piegati, sicuri di non esserlo con il loro tamponcino. Forse che questo era il piano fin dall’inizio: una puntura periodica e via. E chi non ci sta, sia escluso.

Certo, in una prospettiva «normale», ci vorrebbe tempo per venire a capo di una pandemia. Invece, si è preferito prendere la via rapida (non si sa se in nome dell’economia o che), con tutte le contro-indicazioni che ora vengono fuori. E noi, più bravi degli altri, abbiamo anche imposto il green pass, invece di puntare sulla prevenzione (mascherine, tamponi). Che è divenuto subito un pasticcio, non solo una forzatura non necessaria.

Una fetta di società, che mette insieme complottisti, incerti, perplessi e contrari, è stata messa alla porta. Bollata come «no-vax», lasciata alle lusinghe di una destra orribile. Ma è una fetta cospicua, anche se ai margini. Un’indagine Yougov (per Global Progress oggi all’incontro patrocinato da Enrico Letta) dice che in Italia solo il 66% delle persone era favorevole al pass (e ci sono paesi anche più favorevoli, che pure non ce l’hanno). Gli altri, il 34%, devono abbozzare. Perché non interessano. E non importa se perderanno il lavoro.

Voi, sinistra al governo e all’opposizione che vi dite «solidali», pentastellati «egalitari», il partito di Draghi e tutti i media consenzienti, voi tutti avete accettato che andasse così, come se non si potesse fare altrimenti, ma tant’è (pure Bersani loda Draghi «per come sta gestendo la pandemia»). Del resto, vi basta che due terzi della società vi seguano, forse anche solo la metà, come dimostra il vostro gaudio per i risultati elettorali recenti, nonostante l’alto astensionismo.

Stiamo entrando in una nuova epoca. Già da tempo la democrazia ha perso consensi, non riesce più a tenere insieme una società diseguale e divisa. E pure le sinistre si stanno abituando all’idea che basta il sostegno di una parte soltanto e se qualcuno resta escluso, peccato, anche se è tra quelli che andrebbero protetti. Il salubrismo, nuovo abito per una società sotto controllo, si coniuga bene con l’inclusione «tecnologica», certificata dal chip. Peccato che doveva essere la sinistra a fare degli esclusi «i protagonisti della storia». Nel buio di questa nuova epoca, resteranno i dannati della terra.

Questo governo è inadempiente e la sinistra gli è complice

Certo è noioso, ma occuparsi di come il governo sta gestendo la pandemia è necessario. Perché non è affatto vero che sta facendo «tutto il possibile» né per contenere il contagio né per uscire dall’emergenza. Non occorre essere «esperti» di sanità pubblica né virologi per rendersi conto delle molte incongruenze dei provvedimenti presi con il supporto di comitati tecnico-scientifici e le casse di risonanza dei media governativi. Perché non riusciamo a credere, come sottolinea Marco Bascetta, che poche centinaia di «no-vax» siano «l’ostacolo più grande al superamento della pandemia». O che il problema principale siano i 7,4 milioni di italiani con più di 12 anni ancora non vaccinati (a cui andrebbero sottratti, però, buona parte di quei 5 milioni che il Covid lo hanno già avuto).

Il virus circola, non conosce frontiere. Sono migliaia i cittadini che vanno e vengono da Slovenia, Croazia e Austria, dove i contagiati sono percentualmente molti di più che da noi (il che spiega, da solo, perché i diagnosticati siano così tanti di più a Bolzano e in Friuli, al di là dell’esitazione vaccinale forse più alta in quelle aree). E sono miliardi coloro che nel mondo non hanno accesso al vaccino, perché noi ricchi occidentali ce ne siamo accaparrati il 95% che le Big Pharma ci hanno venduto con lauti guadagni.

Ora che la «quarta ondata» è arrivata, si additano i non vaccinati come responsabili. Ma è il governo che è inadempiente, se non responsabile di una strategia che ha ben altro come obiettivo. Perché questa storia della «emergenza» comincia davvero a rivelarsi sotto altra luce.

Da quando la pandemia ha preso piede, il governo ha sistematicamente evitato di istituire un efficace sistema di monitoraggio e informazione. L’uso della sola informazione «sanitaria», infatti, appare limitante (e quella, poi, viene resa disponibile solo in forma parziale e in modo distorto dai media). Tutta la discussione sulle misure per prevenire il contagio è infatti sempre e soltanto basata su convinzioni che non sono supportate da dati. Non abbiamo informazioni su come e dove le persone si contagino, settimana per settimana, luogo per luogo. Non può essere il sistema sanitario a fornire questa informazione. Da mesi ormai doveva essere approntato un apposito sistema statistico di rilevazione con indagini a tappeto. Un esempio: si è deciso di limitare a due persone l’accesso ai taxi. E i treni locali? E le metropolitane, gli autobus? Ha forse il governo un’informazione che dice che sono i taxi luogo di contagio? Su questo, come su altri aspetti simili, il governo va a tentoni. Perché non c’è mai stato nessuno sforzo di monitorare statisticamente, con indagini ad hoc, il contagio e come avviene.

Lo stesso si può dire riguardo all’esitazione vaccinale. Chi sono, quali sono le caratteristiche sociali, di istruzione e professionali, di chi non si vuole far inoculare? Abbiamo una comprensione del fenomeno? E perché non si vuole dare cittadinanza a chi non si sente tranquillizzato dalla medicina ufficiale, che ha fatto delle medicine alternative una pratica di vita (e non parliamo di stregonerie). È che il governo, in modo miope e incompetente, ha sistematicamente voluto far fronte alla pandemia facendo solo ricorso agli strumenti che il sistema (sanitario) poteva fornire, senza cambiare o aggiungere nulla. Ma quello non è in grado di sapere cosa succede «là fuori», nel corpo vivo della società. E, in più, non riesce a fare quello che dovrebbe: non tamponi velocizzati per la scuola (con classi costrette ad andare in «dad»), nessun personale aggiuntivo. But dad’s gonna kill me.

E, però, in tutto questo, «dagli» al no-vax, untore e finanche «terrorista». Certo, ci sono fascisti e complottisti che rimestano nel torbido. Ma non è deridendo e oltraggiando chi critica il pass, come fanno i Molinari, i Gramellini, i Feltri (Domani), o limitando il diritto a manifestare che se ne esce e non sarà l’obbligo a far cambiare idea ai recalcitranti. Se c’è una motivazione forte per l’esitazione vaccinale (accanto a quella di chi ha resistenze di ordine sanitario) è la totale perdita di fiducia nei confronti del governo e dell’autorità. Ma, su questo, ovviamente, è troppo attendersi una riflessione da parte dei nostri governanti.

Un’altra narrazione sulla pandemia è possibile, e necessaria

Se anche tutta l’attenzione dei media è rivolta alle aberrazioni dei «no-vax», non si può non pensare che faccia comodo, al governo come a certa stampa, che gli oppositori (o anche solo i critici), dell’attuale «gestione della pandemia» vengano tutti dipinti alla guisa di complottisti, negazionisti, fascisti e neonazi estremisti, ché andare per il sottile porterebbe a troppi distinguo. Perché non è affatto vero che si sta facendo «tutto il possibile» né per contenere il contagio né per uscire dall’emergenza, né per dare a tutti il modo di saperne di più o che non vi siano «altre strade». La «narrazione» a senso unico sulla pandemia è diventata insopportabile.

I dati e l’informazione di cui disponiamo sono insufficienti e incompleti, ciò che contribuisce ad alimentare l’isterismo. I provvedimenti governativi – vacciniamoci tutti, anche i bambini, chiudiamo le frontiere – paiono improvvisati, per quanto rechino il timbro della «scienza».

Già su The Lancet, rivista scientifica ormai nota anche al grande pubblico, si è ribadito che non si deve chiamare questa «la pandemia dei non vaccinati», perché così non è. Perché i vaccini perdono di efficacia, in misura che ancora è variabile, ma su cui gli studi concordano, ragione per cui chi è vaccinato può essere ricontagiato ed essere, quindi, contagioso. Perché molti che sono stati contagiati mantengono un’immunità alta e non sono quindi ricontagiabili e, anzi, non abbisognano di vaccino. Perché i vaccini in circolazione non sono stati testati su persone affette da una serie di patologie, anche se gli studi sembrano mostrare che i vaccini non dovrebbero avere, su alcuni di loro, particolari effetti. Perché «l’esitazione» vaccinale può avere ragioni molto serie che vanno prese in considerazione (e noi abbiamo lasciato che tutti gli incerti venissero accomunati ai «no-vax»). Perché non viene fatto nulla per potenziare il trattamento precoce della malattia, invece di contare solo sull’ospedalizzazione.

Gli ultimi dati dell’ISS (4 dicembre) dicono che nei 30 giorni più recenti i contagiati sono stati 75.512 tra i non vaccinati e 134.075 tra i vaccinati (con una, due o tre dosi). Non fatevi ingannare: tra i non vaccinati i contagiati (in aumento del 22%) sono 102 ogni 10mila, mentre tra i vaccinati (in aumento del 30.1%) sono solo 29 (tra i 7795 ospedalizzati, poi, il 47% non è vaccinato). Il dato dei vaccinati positivi, però, è senz’altro sottostimato. È solo il tampone, infatti, che fa emergere i «diagnosticati»: verosimilmente, solo chi ha sintomi (o ha un familiare contagiato) se ne fa uno, o chi è costretto (come i non vaccinati). Quanti vaccinati «asintomatici» sfuggono alla casistica? Questi, però, possono tranquillamente circolare (e contagiare). Senza aggiungere che, nonostante vi sia in giro solo il 13.7% di non vaccinati, il numero dei casi ha cominciato a salire proprio quando la protezione vaccinale ha iniziato a venire meno.

E, infatti, abbiamo vaccinati contagiati (e contagiosi), che pure sono dotati di valido green pass, mentre solo quelli che ottengono il pass temporaneo grazie al tampone sono sicuri di non essere infetti e contagiosi. Eppure, «guardate i dati», ci viene detto, «sono i non vaccinati ad essere i più contagiati! È per questo che il contagio sta aumentando!» Non è il virus che ha «alzato la testa», sono i vaccini che sono sempre meno efficaci (e, in più, ci sono molti under 12 contagiati). E il problema è che, ancora, non sappiamo dove e come si diffonde (ci vogliono i dati!).

Eppure, una «narrazione» unica prevale. Non si sapeva che la protezione sarebbe svanita pian piano? Certo! Ma allora, perché non ci si è preparati per tempo, avvertendo tutti i vaccinati che dopo qualche mese avrebbero dovuto avere un richiamo? Forse perché si temeva una reazione di rifiuto? Per ogni misura, si invoca la «scienza», senza però spiegare quale scienza sia quella che dice che per l’Italia saranno 5 i mesi sufficienti per la terza dose (per l’Austria, invece solo 4). Vien da pensare, quasi, che la Omicron è arrivata a puntino, per incentivare una macchina che stava per andare «in panne». E perché, allora, se il vaccino “dura” solo 5 mesi, il green pass ne deve valere 9? Mistero.

Da quando è iniziata la pandemia – e sono più di 20 mesi – i dati pubblici di cui possiamo disporre sono quelli di allora. Come non è stato fatto nulla sul fronte «strutturale». Oggi, come venti mesi fa, il problema sono ancora le terapie intensive che si riempiono, i tamponi per gli studenti per non far «andare in dad» intere classi, il personale che manca, la sanità territoriale. Poco o niente è stato fatto per potenziare il sistema sanitario nel suo insieme. In barba al «nulla sarà più come prima» e al «nessuno sarà lasciato indietro».

Come fosse il toccasana, si insiste sul «green pass», rendendolo ora «super», più restrittivo, accarezzando l’idea dell’obbligo vaccinale (mica un vaccino una tantum, però, ma ripetuto nel tempo!). La sensazione è che, introducendo il pass, il governo abbia scelto solo la strada più «facile». Invece di investire sulla prevenzione per limitare davvero il contagio con un uso dei tamponi gratuito e generalizzato, ha scelto un’altra strada (e che importa se divisiva). Che ha portato solo a un lieve aumento delle nuove vaccinazioni (e, al contrario, ora produce i suoi danni, con migliaia di vaccinati contagiosi che circolano liberamente, ritenendosi immuni). Che è anche una strada obbligata, non avendo fatto nulla per cambiare le condizioni di base. Perché l’obiettivo, in fondo, era di uscire dalla pandemia senza misure straordinarie per la sanità, senza cambiare impostazione. Che il governo sta perseguendo, contando su una «emergenza» che non ha fine, ben lieto di potersi così tenere lo sfuggente Paese in pugno.

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