Omicron: per una critica della gestione della crisi sanitaria


24 Dic , 2021|
| 2021 | Voci

Di seguito riporto un breve articolo che scrissi a Settembre di quest’anno, oggi con l’avanzare del contagio dovuto alla variante Omicron questi miei pensieri tornano drammaticamente attuali.   

“Ora come sappiamo il rischio più grande che corriamo è il presentarsi di una variante che diminuisca sensibilmente l’effetto del vaccino tale da riportarci “al momento 0” della pandemia.

Speranza and Co. ci dicono che dobbiamo vaccinarci tutti così diminuiamo le possibilità di generare varianti ma prendendo per buono il loro ragionamento dovremo assumere due condizioni necessarie affinché ciò si realizzi: o l’Italia rende i confini ermetici non facendo entrare e uscire nessuno o tutto il mondo ha un tasso di vaccinazione superiore al 90%, sembra evidente che entrambe le opzioni siano ad oggi infattibili.

Ricordate come si chiamava la variante Delta prima che gli cambiassero nome? Si chiamava “Variante Indiana” perché guarda un pò, proprio dall’India veniva, vi ricordate in quanto poco tempo questa variante è diventata endemica in tutto il mondo, facendo deragliare tutte le strategie occidentali  di contrasto alla pandemia?

Ecco dunque assumiamo che a Novembre si sviluppi una variante, che sò, “thailandese” e che tale variante  faccia scendere l’efficacia dei vaccini sotto il 50%, ecco in questo scenario cosa succede dopo qualche mese? E’ realistico prendere per certo che nel breve saremo di nuovo sotto lock-down con migliaia di cittadini che muoiono come mosche, in pratica si ripresenta lo stesso scenario di Febbraio 2020 (al netto di un miglioramento determinato dell’economie di apprendimento) . Ora essendo che questa ipotesi non è così preregrina ma è in realtà uno scenario di rischio che esiste (e quindi se il rischio esiste dovremmo avere politici in grado di gestirlo)  mi domando: ma il nostro Ministro della Salute come sta preparando il sistema sanitario nazionale a questa evenienza?

A me sembra che la strategia italiana non vada più in la del Vaccina,Vaccina,Vaccina,Vaccina,Vaccina,Vaccina e se si verifica lo scenario di cui sopra, eh signori miei purtroppissimo ci ha detto male, non si poteva fare di meglio e adesso ahimè vi tocca stare a casa mentre gli altri muoiono intubati in ospedale, sempre che riescano ad arrivarci all’ospedale.

Ecco, io in questo periodo nutro questi timori e quando sento Speranza e la sua claque ripeterci che il “vaccino è la nostra unica salvezza” scorgo dei limiti logici a tale affermazione (che vi ho espresso precedentemente) e anche una verità economica che da loro viene sottaciuta; La campagna vaccinale genera spesa “una tantum” e non spesa “ricorrente” (che è quella che si genera  pagando nuovi medici, infermieri, e tecnici specializzati per le terapie intensive).

Inoltre dovete sapere che il Recovery Plan anche in questo caso non aiuta perché non è consentito utilizzare i fondi proprio per le voci di spesa ricorrenti (che di conseguenza può essere finanziata solo con un aumento della spesa pubblica).

Questo è il vero nocciolo della questione, perché va bene fare tutto per salvare vite umane ma questo non può essere fatto se ciò determina una nuova voce di spesa strutturale nel nostro bilancio pubblico.

In sintesi le vostre/nostre vite sono messe a rischio dalle rigide regole di bilancio europee, e queste regole sono le stesse che hanno portato negli anni passati al taglio draconiano della spesa pubblica sanitaria e che hanno reso il nostro sistema sanitario estremamente fragile nel gestire la prima ondata pandemica.

Ah per chi non lo sapesse il nostro Ministro Speranza quando era capogruppo alla camera del PD nel triennio 2013/2016  votò a favore  di tagli per la sanità per un totale di 30 miliardi di euro, avete capito il paladino della sanità cosa ci combinava qualche anno fa?

Lo sapete che la corte dei conti nel “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica” ha dichiarato che i tagli alla spesa pubblica e il pareggio di bilancio sono causa diretta della fragilità con cui il paese si è trovato ad affrontare la pandemia?

Di seguito riporto uno stralcio del rapporto della Corte dei Conti che non lascia spazio ad interpretazioni di sorta:

“La crisi ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero . Se aveva sicuramente una sua giustificazione a tutela della salute dei cittadini la concentrazione delle cure ospedaliere in grandi strutture specializzate riducendo quelle minori che, per numero di casi e per disponibilità di tecnologie, non garantivano adeguati risultati di cura (la banca dati Esiti da questo punto di vista ne forniva una chiara evidenza), la mancanza di un efficace sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione senza protezioni adeguate. Se fino ad ora tali carenze si erano scaricate non senza problemi sulle famiglie, contando sulle risorse economiche private e su una assistenza spesso basata su manodopera con bassa qualificazione sociosanitaria (badanti), finendo per incidere sul particolare individuale, esse hanno finito per rappresentare una debolezza anche dal punto di vista della difesa complessiva del sistema quando si è presentata una sfida nuova e sconosciuta. È, infatti, sempre più evidente che una adeguata rete di assistenza sul territorio non è solo una questione di civiltà a fronte delle difficoltà del singolo e delle persone con disabilità e cronicità, ma rappresenta l’unico strumento di difesa per affrontare e contenere con rapidità fenomeni come quello che stiamo combattendo. L’insufficienza delle risorse destinate al territorio ha reso più tardivo e ha fatto trovare disarmato il primo fronte che doveva potersi opporre al dilagare della malattia e che si è trovato esso stesso coinvolto nelle difficoltà della popolazione, pagando un prezzo in termini di vite molto alto. Una attenzione a questi temi si è vista nell’ultima legge di bilancio con la previsione di fondi per l’acquisto di attrezzature per gli ambulatori di medicina generale, ma essa dovrà essere comunque implementata superata la crisi, così come risorse saranno necessarie per gli investimenti diretti a riportare le strutture sanitarie ad efficienza”.

Prosegue:

Il vincolo finanziario ha inciso finora anche sugli investimenti. Come per il complesso delle Amministrazioni pubbliche, anche in sanità la riduzione dei nuovi investimenti ha fatto sì che dal 2012 la dotazione di capitale fisso si sia ridotta di poco meno dell’8 per cento (Tavole §7.8 e §7.9). Un andamento che, sotto questo profilo, differenzia l’Italia dalle maggiori economie europee. Con riferimento al 2017 (ultimo anno per cui sono disponibili i dati per un confronto internazionale), in Italia meno dello 0,4 per cento del prodotto è destinato ad accumulazione, contro l’1,1 della Germania, lo 0,6 della Francia e della Spagna. Superiore l’importo anche in Portogallo (0,7 per cento del prodotto). Un risultato che non sembra essersi riflesso, tuttavia, nelle dotazioni di attrezzature sanitarie, che continuano a presentare livelli particolarmente elevati, ma che può incidere su un più rapido invecchiamento delle apparecchiature in esercizio.”

Vedo un dibattito pubblico ridotto a si-vax e no-vax senza che nessuno si prenda la briga (specialmente lato opposizione) di far emergere queste contraddizioni che giocoforza saranno i temi dirimenti nei prossimi mesi. Nessuno che “chieda il conto” di quanto sopra riportato al Ministro della Salute e a tutti quei politici che hanno avvallato negli ultimi 20 anni la distruzione e il depauperamento del nostro Sistema Sanitario Nazionale.”

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