Blockchain e NFT: nuovi paradigmi economici e trasformazioni sociali


29 Dic , 2021|
| 2021 | Visioni

Una data cruciale per comprendere le trasformazioni attuali è quella della crisi finanziaria del 2008. Lì sono nate le prime criptovalute prodotte per “estrazione” da un algoritmo, inventate per contrastare il potere assoluto della finanza responsabile della crisi e fondato sull’inganno fiduciario perpetrato ai danni delle persone. La tecnologia blockchain, l’invenzione che sta alla base di tutte le criptovalute, è un registro  condiviso  che permette a queste valute virtuali di esistere e, soprattutto, di essere accettate  indipendentemente dall’emissione e dal  controllo di autorità centrali.  L’idea che la sorregge è che la fiducia possa scaturire liberamente tra le persone senza bisogno di intermediari evitando così l’esposizione a pericoli di manipolazione, appropriazione, monopoli e falllimenti. Lo sfondo teorico da cui prendono le mosse i primi sviluppatori di blockchain è il microcosmo delle comunità anarchiche dei primi anni Novanta del secolo scorso che hanno iniziato a riflettere sul ruolo sociale ed emancipativo dello sviluppo tecnologico, in un momento in cui  la tecnofinanza dagli anni Ottanta iniziava a gettare la sua rete su tutto il pianeta.

Da molti vista come nuova possibilità di decentramento , da altri come un rinnovato strumento di finanziarizzazione del capitalismo, la blockchain e tutti gli strumenti che mette a disposizione come gli Nft e i token sono  diventati di interesse mondiale e  hanno un impatto crescente sulle condizioni di vita di fasce sempre più ampie della popolazione.

La decentralizzazione è un’idea che  sta assumendo le caratteristiche di un vero mutamento di paradigma nelle relazioni commerciali. Se ha fissato inizialmente il proprio nemico in chi del denaro ha fatto un valore riproducibile per se stesso, ora si affacciano nuovi progetti economici che si propongono di estendere la disintermediazione ai servizi più diversi,  sfruttando le potenzialità di un coinvolgimento attivo di tutte quelle persone ai margini o escluse dal sistema socio-economico , attraverso una rappresentazione collettiva della catena del valore. Nelle catene di produzione dell’agroalimentare ad esempio -che coinvolgono più di un miliardo di persone in tutto il mondo  prive dei diritti primari-  la tracciabilità consentita dalla blockchain permette una condivisione del controllo  sull’intera catena produttiva,  rende riconoscibili processi di sfruttamento del lavoro e genera modalità più inclusive.[1]

Una metafora adeguata per comprendere l’infrastruttura blockchain è quella di tessitura: le transazioni su di un registro condiviso creano dei fili, una trama , come nel campo dell’ informazione quella che compone il sistema comunitario di Wikipedia.  In un sistema in cui sono le disuguaglianze ad essere  la vera patologia, che produce la perdita del senso della coesione sociale, il fatto che nascano delle tecnologie che  promuovono  modelli economici condivisi è da seguire con attenzione. Sarà la blockchain a creare una nuova economia? Si possono formulare delle ipotesi. Cosa può succedere all’apparato di potere finanziario globale di fronte al possibile sviluppo di un’economia basata su principi di decentramento, di libertà finanziaria e pari opportunità fra gli attori sociali? Se sotto alcuni importanti aspetti il decentramento è una nuova democratizzazione tuttavia non bisogna pensare che automaticamente questo produca un decentramento del potere. Come sostiene l’attivista Geraldine Juàrez  la fiducia automatizzata e l’immutabilità delle transazioni -i due valori principali della blockchain- sono elementi facilmente compatibili e  implementabili dal sistema finanziario e da forze oscure prive di intenzioni progressiste.[2]  Inoltre possono essere portatrici di un pericolo incipiente ossia quello di spostare il sentimento di fiducia, sebbene imperfetto,  dalle relazioni umane alle macchine, privando l’essere umano della propria discrezionalità, rispetto all’incognita del futuro.

Sul protocollo blockchain oggi sono esplosi programmi come  i non fungible token (Nft)  che consentono  nuove forme di commercio in criptovalute ibridando sempre di più il mondo fisico con quello virtuale. Essi consentono di “marchiare” un qualsiasi prodotto  digitale rendendolo unico, trasferendo cioè quel concetto di irriproducibilità o di “scarsità” che attribuiva valore ai beni fisici. Inizialmente usati nel campo dell’arte e della musica, stanno espandendo la loro funzione in settori e a oggetti di consumo più disparati ; i volumi di vendita mondiali di Nft hanno raggiunto un aumento nel 2021 del 38.000% . Da queste sintetiche premesse si può presagire come l’ecosistema cripto avrà  un ruolo importante nella trasformazione industriale, ma non bisogna perdere di vista i rischi speculativi e quelli di una nuova egemonia della finanza con altri mezzi che, a ben vedere,  sta già utilizzando le nuove tecnologie digitali per organizzare il lavoro in nuove forme e per detenere la libera  proprietà dei dati in vario modo estratti dalle persone. Come si traduce in pratica un pensiero politico che  voglia contrastare  i possibili pericoli insiti in queste trasformazioni ?  Dall’Asia possono venire alcuni esempi che vanno nella direzione di  una forma di sorveglianza e adesione a regole stringenti stabiliti dai governi per le imprese che vogliano commerciare in dati, Nft , cripto valute ecc. all’interno dei confini nazionali.

In India, ad esempio, qualsiasi azienda privata che, attraverso le transazioni finanziarie,  estragga dati dalle persone li deve lasciare nella disponibilità del governo indiano, in modo che restino una risorsa pubblica con possibilità d’impiego per istituzioni, studiosi, società civile, attori privati che li devono usare, protetti dall’anonimato, per creare o migliorare servizi sociali.

Alla dirigenza cinese non sono mai sfuggiti i  fenomeni che assumono un rilievo globale e   gli Nft-criptovalute hanno raggiunto in Cina una diffusione di massa, facendo alzare le antenne dell’attenzione. Se già il governo aveva vietato l’attività di mining, cioè l’estrazione (e lo scambio) di criptovalute sul territorio cinese, ora  ha già bollato  come “rischi speculativi” tutto ciò che si muove all’interno delle blockchain e degli Nft. Il principio che guida le azioni del Partito è quello del controllo e dell’orientamento politico e strategico dei processi tecnologici che stanno rimodellando la struttura economica globale, in nome della sovranità digitale.  Nel lessico politico di Xi Jinping sono presenti da tempo tutti i termini che costellano  questo nuovo regime socio-economico. In un discorso del 2018 aveva osservato come una nuova generazione di tecnologia rappresentata da Intelligenza Artificiale, computer quantistici, internet delle cose e blockchain sta accelerando applicazioni rivoluzionarie. La Cina si muove anche un questo campo secondo gli orientamenti che ne guidano l’azione politica in tutti i settori, ossia: ingresso nella globalizzazione ma controllo dall’alto per evitare disequilibri e rischi speculativi. Secondo Andreas Arauz politico di sinistra ecuadoriano nonché studioso delle innovazioni fondate su blockchain, la sinistra in occidente ha un rifiuto ad  approfondire questi argomenti. Ad essa sfugge come il mondo delle criptovalute abbia aperto possibilità a coloro che per status sociale era escluso dalle transizioni finanziarie ovvero unbankable[3], e introdotto una grande consapevolezza nelle persone rispetto ad altre forme di finanziarizzazione, per esempio quella dei beni comuni non fungibili da un regime privatizzato e concepiti come un diritto di libero accesso alle risorse.  Pertanto comprendere meglio la “questione sociale” che sta dietro alla finanziarizzazione dell’economia dovrebbe diventare un imperativo di ogni azione politica progressista.

Il capitalismo finanziario  è un modello già attivo dagli anni ’80 e che ha  modificato profondamente il ruolo degli attori sociali e il loro reciproco rapporto: individui, Stati, imprese, mercati sono entrati in relazioni diverse rispetto al passato e ciò costringe la politica (la sinistra politica) a reinventarsi se vuole resistere all’egemonia delle istituzioni che lo riproducono.

La lotta sociale – sostiene il filosofo Michel Feher- si gioca ora sui mercati finanziari: i protagonisti non sono più il capo e il dipendente, ma “l’investitore” e “l’investito”. [4] Il capitalismo ha mutato strategie e ora gravita attorno ai mercati finanziari dove tutto è ridisegnato in termini di investimento. Ciò non vuol dire che siano scomparsi i rapporti di lavoro e lo sfruttamento dei lavoratori , ma che i rapporti di forza stanno mutando e ora vanno letti più  nei termini di una relazione tra “progetto” e di “investimento sul progetto”. E ciò modifica  le azioni contrastive da opporre, richiede di entrare in competizione  con la temporalità diversa degli investitori, una temporalità continua e non occasionale come può essere una manifestazione o uno sciopero.

La politica  e gli stati sono oggi chiamati a rinnovare il proprio immaginario politico e, per concludere con le parole di Feher, se l’idea di socialismo è nata dalla resistenza al capitalismo liberale, dobbiamo pensare che un altro modello sociale emergerà dalla resistenza al capitalismo finanziario.


[1] Cfr. intervista a Sara Roversi curatrice di Bridges Festival:from gold to crypto, intervista a Il Sole 24ore del 15/12/2021

[2] Intervista a G.Juarez dal sito Crypto Syllabus.com

[3] Quando si parla di persone unbankable ovvero persone che non hanno accesso a servizi bancari fondamentali come l’ accesso al credito o il trasferimento di denaro da un paese all’altro, si fa riferimento a circa il 60% della popolazione mondiale, una buona parte dei quali vive e lavora nei paesi industrializzati.

[4] Cfr. Michel Feher,  Les temps des investis. Essai sur la nouvelle question sociale, 2017

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