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2023: ultima fermata


11 Gen , 2022|
| 2022 | Visioni

Se Draghi verrà eletto al Quirinale ci troveremmo in una situazione simile a quella in cui si trovarono gli aventiniani durante il secondo ministero Mussolini, dopo l’uccisione di Matteotti, meno cruenta ma altrettanto drammatica. Purtroppo per noi però qui i parlamentari che si ritirerebbero sull’Aventino sono ben pochi. Mettendo insieme i 37 deputati di Fratelli d’Italia con i 16 di Alternativa si arriverebbe a 53, più forse qualche altro sparso, su un totale di 629. Tra i senatori va persino peggio: oltre ai 21 di Fd’I, 2 di Italexit, 1 di Pap, 1 del PC (potrei dimenticarne qualcuno). Il Governo Draghi ha una maggioranza che forse neanche Mussolini al tempo aveva. E non è un Esecutivo di emergenza bensì di normalizzazione, ormai in carica da un anno.

A questo punto le contromosse vanno prese seriamente e a prescindere dallo scenario. Se Draghi dovesse andare al Colle ci troveremmo un Paese così asservito all’equilibrio euroatlantico che nessun partito e nessun Esecutivo potrebbero aspirare a interpretarlo secondo gli interessi nazionali (figuriamoci sganciarsene). C’è persino il rischio, paventato da qualcuno e auspicato da qualcun altro, che Draghi possa interpretare due ruoli, di Capo di Stato e di Governo insieme; ma se anche così non fosse il Capo di Governo sarebbe comunque pilotato dal Quirinale e sostenuto dalla solita maggioranza bulgara. Ci sarebbe al limite la possibilità di scatenare le contraddizioni interne alla Lega guadagnandone qualche parlamentare. Se Draghi invece non dovesse andare al Colle allora la situazione rimarrebbe invariata, con lo stesso Esecutivo fino alle elezioni del 2023.

In entrambi i casi lo scenario è drammatico. Al di là della bullizzazione della popolazione intera attraverso la politica sanitaria, sul piano internazionale si muovono i pezzi grossi. La proposta di costituire un’agenzia o un fondo che incameri i debiti pubblici comprati dalla Banca Centrale durante la pandemia, da alcuni è stata letta come una possibilità per il MES di entrare finalmente a fare quello che i federalisti avrebbero sempre voluto: un fondo (che sia un organo dell’Unione) per ripianare gli squilibri finanziari. Il dibattito è in corso e qualcun altro ha proposto di impegnare anche le riserve auree nazionali: significherebbe per l’Italia la fine di ogni velleità di uscita dall’euro. Se veramente il MES dovesse acquisire il nostro debito pubblico avremmo la sorveglianza macroeconomica di Regling attivata da un giorno all’altro: in una parola, austerità. Il nostro debito è già esposto perché la BCE ha annunciato la fine del piano di acquisti. La FED sta incominciando a rialzare i tassi e presto la BCE dovrà fare lo stesso. Insomma abbiamo le mani legate dietro la schiena e ci potremmo persino trovare nuovamente di fronte a una crisi dei debiti sovrani; la proposta sul MES è coerente dal punto di vista federalista e l’unica soluzione coerente dal nostro punto di vista invece è l’uscita dall’euro.

La partita è tutta da giocare, ma giocarla con Draghi al Quirinale non sarà facile, perché un Governo tipo quello giallo-verde sarebbe difficilmente possibile. L’unica speranza che abbiamo di influire su questo processo è avere un risultato consistente alle prossime elezioni. Molto dipenderà anche dalla legge elettorale, ma lo sciagurato taglio dei parlamentari di per sé non rende le cose facili. Per ottenere questo risultato occorre che tutte le liste di alternativa si riuniscano in un cartello, una sorta di riedizione del fronte popolare per combattere la dittatura neoliberale: da Italexit ad Alternativa, a Riconquistare l’Italia, al Partito Comunista, a Potere al Popolo, a chi altro vorrà starci. Non è il momento di fare distinguo o di avere atteggiamenti settari. Occorre inoltre che in Parlamento si coordini l’azione di opposizione insieme a tutti i gruppi che non si riconoscono nella torsione autoritaria federalista neoliberale, incluso persino Fratelli d’Italia se dimostrerà di essere affidabile (cioè di non eleggere Draghi al Colle).

Se così non fosse, ogni speranza di dare indipendenza al nostro Paese sarà perduta. Diventeremo territorio di predazione industriale e saremo costretti alla fame. Saremo solo buoni come portaerei per le sporche guerre francesi e americane, bastione contro turchi e russi, suolo di sbarco di migranti schiavi da cui attingere manodopera di riserva, luogo di vacanze estive per tedeschi, terra di pomodori da esportare, bacino di risparmio privato da svenare. Bisogna fare presto.

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