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I mercati fingono di essere atterriti dal teatrino della FED e dell’Ucraina (tutto condito con gocce di astrofisica)


3 Feb , 2022|
| 2022 | Visioni

Se apriamo i quotidiani in questi giorni teoricamente ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli: l’Ucraina sull’orlo di una guerra con la Russia, la FED che si accinge a marzo ad alzare i tassi ed, addirittura, gli astrofisici hanno individuato un’entità, verosimilmente una stella collassata, che emette con cadenza di 20 minuti onde radio ai limiti della Galassia: una cosa mai vista né udita nella storia contemporanea dell’Umanità. Senza contare che, negli Usa, il gradimento di Biden è in picchiata. Insomma o si mette la testa sotto la sabbia o ci si rassegna, con disperazione, all’evidenza dell’Armageddon, dell’Apocalisse.

Questo di primo acchito! Noi siamo però i soliti scettici rompiscatole e non ci arrendiamo alla prima impressione. L’occhio, in mezzo ad un simile scenario apocalittico, cade infatti sui mercati, dove, si sa, non si regala nulla per nulla. Si scopre così che gli indici azionari USA, cuore pulsante dell’avidità globale, hanno corretto in misura assai marcata “prima” del FOMC dell’altro ieri, mercoledì 27 gennaio, ma ieri ed oggi tutto sommato non si stanno comportando male. Anzi, con un guizzo di velato e nascosto ottimismo, sembrano mettere le premesse (in slang dice “bottoming out”) per un ritorno di fiamma. 

Insomma, non appare strano che dopo una raffica, una scarica di cazzotti come quella summenzionata, rimanga la voglia di sorridere, di essere ottimisti? Allora un dubbio sorge e viene voglia di mettere in campo una finzione scenica. Chiamiamola, meglio, “un’ipotesi per assurdo”, evitando così il rischio di essere tacciati di “complottismo”. 

Quale sarebbe? Beh, supponiamo per un momento che sia tutta una farsa, una meravigliosa operazione di comunicazione, non necessariamente orchestrata (no di certo!!), ma un fenomeno che si autoalimenta e si “auto-organizza” per il convergere di interessi separati ed indipendenti, che però beneficiano e beneficeranno tutti di un quadro dipinto a tinte oltremodo fosche. Quali sarebbero quindi i tratti di questa finzione scenica? Quale il gioco delle parti? Presto detto! Vediamolo per punti:

  1. Powell finge di essere aggressivo sui tassi di riferimento ma rimanda in realtà un pronunciamento definitivo a marzo, sapendo che tra oggi ed allora possono succedere molte cose (in primis “qualcosa” in Ucraina o “nello spazio siderale”).
  2. I mercati fingono di essere spaventati, ma poi la “smart money”, che aveva già tirato la corda dello sciacquone prima del FOMC di martedì/mercoledì, inizia a comprare quando il parco-buoi ha ormai capitolato.
  3. Biden finge di essere determinato a difendere l’Ucraina ma, un attimo dopo, il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, martedì 25 gennaio, annuncia che l’alleanza non dispiegherà truppe da combattimento in Ucraina, non essendo essa membro. Della serie “se volete l’Ucraina, cari russi, potete prendervela con le armi ma la cosa finisce lì”.
  4. Al tempo stesso il Segretario di Stato Usa ha dichiarato “Dal nostro punto di vista. Non posso essere più chiaro: la porta della NATO è aperta, rimane aperta e questo è il nostro impegno”. Della serie “se volete invadere l’Ucraina, cari russi, fatelo prima che aderisca al Patto Atlantico”.
  5. I russi, dal canto loro, fingono di essere piccati ma anche più prudenti. Intanto, però, ammassano truppe ai confini con l’Ucraina. Del resto cosa hanno fatto gli USA con la crisi di Cuba nel 1962? Nessuno si sente a suo agio con i missili del nemico, o presunto tale, alle porte di casa. 
  6. inoltre, simulando rammarico, sempre i russi affermano di essere costretti a togliere il gas all’Europa per la sua posizione filo-Atlantica. E nel breve periodo lo fanno! Sanno anche però benissimo che, una volta eventualmente invasa l’Ucraina e lasciata depositare la polvere, torneranno a vendere la loro preziosa materia prima, il gas naturale, come se niente fosse accaduto.
  7. Intanto il prezioso gas, non instradato verso l’Europa, prende la via dell’Asia affamata energivora, specie la Cina, in concomitanza con una ripresa economica globale esplosiva nei mesi precedenti che, seppur in attenuazione, rimane sempre abbastanza vigorosa. Un altro punto per i russi che stringono i lacci delle amicizie asiatiche e spuntano prezzi migliori.
  8. Agli americani non sembra vero: grazie alla decisione russa possono stabilire un ponte navale verso l’Europa e rifornirla con il gas dell’Henry Hub, stringendo di nuovo, anche loro, i lacci e lacciuoli che legano i paesi del continente europeo – un po’ meno l’Italia che ha fornitori anche a Sud – al vecchio liberatore della 2° guerra mondiale.
  9. Il mancato afflusso di gas naturale da Est fornisce poi alla Germania una freccia in più per la sua faretra: può così spingere con maggior impulso i piani di sviluppo delle fonti energetiche “green”, cavallo di battaglia del nuovo Governo tedesco.
  10.  Le corporation del mondo dell’energia nucleare festeggiano. Questo perché, stanti la scarsità di gas naturale e le prospettive assai scarse per le altre tecnologie di produzione energetica da fonte fossile, l’ipotesi di affidarsi ai reattori nucleari di nuova generazione, i cd. mini-reattori, prende peso in diversi paesi, anche dell’Unione Europea.
  11.  L’Italia, grazie alla diversificazione degli approvvigionamenti di gas (anche dal Nordafrica) e vista la zavorra energetica ai piedi dei partner nord-europei, si riprenderebbe la sua rivincita con un tasso di crescita che finalmente supera quello dei alcuni dei vicini “rigorosi” in tema di finanza pubblica e “frugali” (a parole o, ora, per necessità).
  12.  Ancora i russi smentiscono categoricamente l’intenzione di invadere l’Ucraina bollandola come “inimmaginabile”, timeo danaos dona ferentes o fanno sul serio? …. Mah.
  13. Infine, ci accorgiamo che Powell ha solo ridotto il ritmo di espansione della crescita monetaria e non ha ancora iniziato effettivamente a stringere la corda, un prerequisito affinché si arrivi ad un rialzo dei tassi di riferimento.

Entriamo però nei dettagli di ogni singolo punto. Senza commentare le dichiarazioni USA, che lasciano trasparire una modalità di difesa dell’Ucraina che farebbe arrossirebbero i Sordi e i Gassman della Grande Guerra, ci sembra cruciale sottolineare come in questo quadro l’unico agnello sacrificale rimane proprio l’Ucraina. Anzi, ad essere precisi, la vittima sacrificale sarebbe l’Amministrazione ucraina in carica. Questa probabilmente non capisce cosa succede, o fa finta di non capire visto che comunque avrebbe poche carte oltre a rivendicare a gran voce – senza possibilità di “enforcement” – il rispetto degli impegni statunitensi, scritti sulla sabbia.

Del resto, considerando l’entità dei vantaggi potenziali (visto che stiamo parlando di “finzione scenica”) se non per tutti per una larghissima parte dei soggetti geopolitici interessati o toccati dalle vicende ucraine, viene naturale parafrasare la storica affermazione di Napoleone, asserendo che “l’Ucraina val bene una Messa”. Diciamoci poi la verità apertis verbis, anche se cruda: “Chi se lo fila un paese che conta meno di un due di cuori quando la briscola è coppe sullo scacchiere geopolitico globale?” Il buon cuore, purtroppo, non è pane per i big della geopolitica, che hanno come missione quella di provvedere innanzitutto ai bisogni essenziali ed agli interessi, non sempre confessabili, dei Paesi che rappresentano (e non solo).

Detto ciò, viene spontanea la domanda (retorica): “Perché tutta la serie di (cinici) interessi convergenti, che praticamente coinvolgono mezzo mondo, pur non essendo tra loro coordinati – sfumando così l’ipotesi ardita del “complotto” – si lascerebbero sfuggire un’occasione così ghiotta come quella ucraina senza trarne vantaggio? Anzi, in qualche caso, enorme vantaggio!”.

Certo, visto che la decisione dipende esclusivamente da Mosca, i russi in extremis potrebbero veramente non invadere l’Ucraina, come in effetti hanno dichiarato. Beh, allora sorgerebbe un problema: perché, se è giusto il ragionamento sopra articolato, gli USA si troverebbero con le terga al vento e nessun alibi per lanciare un programma bello pesante di spese militari, che attiverebbe nuovamente la leva fiscale dopo il buco nell’acqua del “Build Back Better”.

Per fortuna corre in soccorso una giustificazione che potrebbe fare da back-up: è proprio notizia di mercoledì 26-01 che, ai confini della nostra galassia, è stato individuato un oggetto misterioso che sprigiona enormi quantità di energia ogni 20 minuti, inviando segnali radio attraverso il cosmo. Ha dichiarato a NBC News Natasha Hurley-Walker, un’astronoma della Curtin University e dell’International Center for Radio Astronomy Research in Australia: “non c’è nulla di noto nel cielo che lo faccia”. La sua ricerca è stata pubblicata mercoledì sulla rivista Nature. 

Qualunque sia l’oggetto misterioso, al momento non sembra essere un’astronave aliena diretta verso il pianeta Terra in una missione di invasione – uno scenario che l’economista Paul Krugman, vincitore del premio Nobel, ha teorizzato mezzo decennio fa come ipotesi nel caso in cui l’economia globale avesse bisogno di scatenare un’ondata di stimolo fiscale (a proposito, il COVID di fatto l’ha scatenata).

Di certo con l’economia statunitense sull’orlo di una recessione, se la Federal Reserve dovesse intraprendere un ciclo aggressivo di rialzo dei tassi, un’invasione aliena e/o addirittura una guerra con la Russia potrebbe essere un’ottima scusa per scatenare un’altra ondata di stimolo fiscale, come sopra descritto. Ora sarà la nostra anche una finzione scenica ma, come dicono gli statunitensi, “connecting the dots” e verificando la corrispondenza con i fatti oggettivi e la loro tempistica di accadimento, forse è un caso ma la prospettiva rischia di cambiare e divenire più seria: insomma, dalla finzione senza accorgersene non sarebbe difficile passare alla realtà.

Alcuni dettagli sembrano incontrovertibili. In primo luogo che la disponibilità a difendere l’Ucraina sia una pantomima, o tuttal’più una boutade, si capisce da un elemento significativo quanto curioso: martedì scorso il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha fatto riferimento al “sacro obbligo” per gli Stati Uniti di difendere il “nostro” fianco orientale, sebbene senza specificare quale azione particolare il Pentagono stesse architettando. La sostanza è che “ben” sei caccia F-15 statunitensi schierati sul “nostro fianco orientale”, sono atterrati in una base aerea estone mercoledì 26-01. Tenuto conto che la Russia ha dispiegato di recente in Bielorussia i propri aerei da combattimento insieme ai sistemi di difesa anti-missili S-400, prima delle previste esercitazioni di guerra congiunte, è improbabile che rimanga particolarmente impressionata dallo “straordinario” dispiegamento di forze aeree statunitensi. Biden sostiene che “tutto quello che c’è a sud del confine messicano è il cortile d’ingresso dell’America”. Psaki afferma che l’Europa orientale è “il fianco orientale degli USA”. Se ne potrebbe dedurre, estrapolando, che il governo degli Stati Uniti creda fermamente che i suoi confini territoriali si estendano sino ai limiti esterni del nostro sistema solare. Direte voi: “bene, okay, la geopolitica potrebbe starci ma come si inserisce la situazione della FED e la prospettiva di un aumento, sostanzialmente forzato, dei tassi ufficiali in questo quadro?

Beh, in realtà leggendo bene le righe – e non “tra le righe” – risulta facile rispondere anche a questa obiezione. Con un’inflazione ben al di sopra al 2% e un mercato del lavoro in grande spolvero, il FOMC prevede che presto sarà opportuno aumentare il tasso sui Fed Funds. La Fed continuerà però anche ad aumentare l’offerta di moneta. Lo dice esplicitamente quando afferma: “A partire da febbraio, il Comitato aumenterà le sue partecipazioni di titoli del Tesoro di almeno $ 20 miliardi al mese e di titoli garantiti da ipoteche di agenzie per un ammontare pari almeno a $ 10 miliardi al mese.” La Fed non sta diminuendo l’offerta di moneta: ne sta solo rallentando il tasso di crescita! I tassi sui mutui potranno aumentare solo quando la Fed inizierà effettivamente a ridurre l’offerta di moneta, poiché la riduzione dell’offerta di moneta implica che la Fed smobilizzerà il suo portafoglio di MBS. Verosimilmente è per questo che il mercato, dopo la pulizia degli ultimi giorni, sta manifestando un entusiasmo graduale ma in via di rafforzamento.

Più di qualcuno se ne è accorto: tra le altre è apparsa, mercoledì 27-01, la notizia che il miliardario USA Bill Ackman, non certo un campione di altruismo, ha acquistato 3,1 milioni di azioni Netflix con il profitto di $ 1,25 miliardi ricavato da un’enorme operazione short sui titoli del Tesoro USA. E’ pur vero che le parole della FED sono già visibili: non solo l’azionario ha segnato una rapida e profonda correzione, superiore al 10%, ma anche i corsi del greggio sono caduti. Forse il detto: “Can che abbaia non morde” non si applica a questo caso? La FED ha comunque abbaiato con intensità inedita e può darsi che “la paura farà 90”, riducendo, o meglio smussando, la necessità di intervento sui tassi per domare l’inflazione rampante. Questo specie se qualche evento specifico giungerà in soccorso: insomma aspettiamo “fiduciosi” febbraio, magari nell’intorno delle olimpiadi invernali in Cina.

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