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Una breve riflessione


11 Feb , 2022|
| 2022 | Visioni

Non intendo scrivere denunce, ma solo soffermarmi a riflettere sulla condizione umana e sociale del presente.

La situazione internazionale è segnata da almeno (dico “almeno”, tra i tanti) quattro fatti: la fame terribile in Afghanistan, che uccide molte migliaia di persone, e non è che uno dei prodotti del governo talebano; fame, che segna, anche, la vita di milioni di persone nel resto del pianeta; ancora, migliaia di profughi ai confini ghiacciati dell’Europa, brutalizzati e respinti dalle guardie di frontiera; tempesta di guerra, ancora una volta ai bordi dell’Europa, per l’Ucraina.

Ma vi sono altri aspetti che si mostrano nel pianeta di tutt’altro tenore: l’arricchimento fuori misura percentuale dei grandi gestori delle piattaforme di servizi, dalla natura più varia; il ricatto, con arricchimento contestuale, di coloro che controllano le fonti di energia; l’irrobustirsi dei poteri mediatici e tecnologici sotto la specie di egemonia tecnocratica; il prender forma sempre più evidente di una polarizzazione dell’ambiente umano che si innesta su gestioni autoritarie che sono divenute ormai tendenze di governo consolidate.

Tale, dunque, mi sembra, per grandi linee, il contesto nel quale ci stiamo muovendo, ma l’ambiente umano non ne ha una percezione d’insieme, perché i media, pur dando notizia dei fatti terribili cui ho accennato, lo comunicano, tuttavia, in modo così spezzettato, da non permettere di mettere a fuoco l’immagine generale che ne deriva.

Se si riuscisse a cogliere, invece, l’immagine generale, il mondo apparirebbe spaccato in due parti inuguali; inuguali, per diversa grandezza e senza confini determinati: da una parte, una enorme e diffusa povertà, dall’altro una concentrazione smisurata di ricchezza, prevalentemente, se non esclusivamente, finanziaria. A ben guardare, tuttavia, una terza parte sembra esservi; possiamo approssimativamente identificarla con il “Vecchio Continente”; luogo, questo, dai confini determinati, nel quale esistono ancora una vita sociale di medio benessere e strutture politiche fondate nella “visione del mondo” (Weltanschaaung) democratico- parlamentare. Ma nella deriva dei continenti, il “Vecchio Mondo” potrebbe restare schiacciato tra l’onda d’urto della tecnocrazia, propria dei super poteri tecnologico-finanziari, e la povertà del resto del mondo. Le strutture democratico-parlamentari potrebbero galleggiare sulle onde, se leggere, o inghiottite dalle onde se troppo pesanti.

D’altra parte, se il modello di governo, “della quarta rivoluzione industriale” (titolo del testo di Klaus Schwab, tr.it. Franco Angeli, Milano 2019 ) è quello costruito dal potere tecnologico-finanziario e questo, per suo esplicito progetto, è del tutto contro-interessato alla sopravvivenza del mondo politico-istituzionale del “Vecchio Continente” ed alla sua storia millenaria.

In un tale contesto, l’Italia può essere la cavia ideale, come la vicenda quirinalizia non ha fatto altro che mettere a fuoco e confermare. Alcuni fattori rendono propizio l’esperimento: debito pubblico altissimo, che il danaro del Pnrr accrescerà ancora di più (debito, che negli anni dovrà essere ovviamente restituito in buona parte); una struttura amministrativa prevalentemente fallimentare, governata e vissuta dagli addetti ai lavori senza alcun senso di responsabilità e quando, anche, non emerga, talora, una passività mentale sconcertante, collegata ad una sudditanza ai sistemi informatici; un mondo scolastico ormai allo sbando e un ceto politico privo di una qualsiasi cultura istituzionale e ordinamentale in generale, ma assetato di potere personale e di sopravvivenza a qualsiasi prezzo. Non mancano, però, alcuni personaggi sicuramente intelligenti e ben formati alle logiche tecnocratico-finanziarie, i quali sono gli “effettivi” titolari del potere di governo (uso “effettivo” nel senso corrente di “quello vero!”; uso, cioè, il termine “effettività” secondo l’uso tedesco di wirklichkeit). D’altra parte, il modo nel quale sono state buttate al pubblico dis-incanto cariche istituzionali, quali quella del Presidente del Senato o quella di un altissimo funzionario dei Servizi Segreti, è la più evidente testimonianza di quale pasta sia fatta la nostra classe partitica (definirla “politica” sarebbe una incongruenza culturale; ma anche “partitica” è un eufemismo). Una schiera di individui che vivono solo per apparire mediaticamente di persona o twittando (?) (dire “cinguettando” offenderebbe gli uccelli), emettendo un fraseggio che non vale la pena di commentare. Ascoltare uno qualsiasi di tali personaggi durante un TG è come se ciò che un tempo si chiamava “ciclostile” avesse ora una sua vocalità. Siffatto contesto trova poi il suo culmine in un tessuto sociale ormai frammentato, perché ipnotizzato dalla paura del “contagio”. Segno visibile è l’uso, che definirei “paranoico”, delle mascherine, nel senso che vengono usate da moltissimi come se il “mondo esterno” nel suo complesso, e solo in quanto “esterno”, sia pericoloso. Altrimenti non si spiegherebbe perché persone al volante, e da sole in macchina, indossino la mascherina; o perché coppie in visita alla Abbazia di Fossanova, in una bella giornata di sole, in una condizione di quasi solitudine e all’aria aperta, la indossassero. Quelli che vanno in motorino con la mascherina li capisco, perché devono difendersi dallo smog!

Un’ ultima considerazione di sapore junghiano, anche se non è lecito parva componere magnis. Chiedo venia, ma una certa “sincronicità” salta agli occhi. Ancora la pietra angolare sono state le quirinalie. Fino a che non è avvenuta la elezione del Presidente i numeri dei contagi, dei ricoveri e delle terapie intensive sono stati prima in crescita e poi costanti, comunque alti e tali dunque da giustificare lo stato di emergenza fino al 31 marzo, fino cioè ad un tempo sicuramente successivo alla elezione presidenziale ed alla conseguente conferma dell’assetto governativo pre-esistente. Una volta avvenuta l’elezione e confermato l’assetto, i numeri di tutti i parametri hanno assunto un andamento discendente, le quarantene si sono ridotte (naturalmente senza che – come ho scritto altre volte – alcun fattore numerico, né prima né dopo, sia mai stato certificato) e già viene annunciato che l’emergenza dovrebbe finire dopo marzo. Insomma, una vera “sincronicità”: due eventi totalmente diversi appaiono naturalmente del tutto disgiunti, ma Jung direbbe che lo sono solo apparentemente; in realtà sono legati da un sottile, ma robusto, filo intenzionale e l’uno contiene un messaggio che rinvia all’altro.

In definitiva: alto debito pubblico, classe partitica inqualificabile e, soprattutto, frammentazione e ipnosi sociale costituiscono un ambiente umano perfetto, nel quale sperimentare quel nuovo modo di governare “snello e flessibile” progettato da Schwab, sia nel testo sopra citato, sia in quello immediatamente successivo dal titolo chiaramente evocativo: Covid-19. La grande réinitialisation (Genève 2020).

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