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Storie di ordinario sfruttamento


25 Mar , 2022|
| 2022 | Voci

Mi piacerebbe che tutti ascoltassero semplicemente la nostra voce continuamente taciuta. Mi piacerebbe che tutti capissero in modo sincero la nostra situazione. Mi piacerebbe che tutti quanti, noi compresi, potessimo fare qualcosa per migliorare la vita di noi tutti come migliaia di lavoratori nelle nostre stesse condizioni. Il tempo di starsene zitti è terminato. È ora di prendere coraggio e di denunciare questa infamante situazione.

Ho iniziato a lavorare come Steward allo stadio di San Siro quando avevo ancora 19 anni, con la solita ingenuità di chi, alla sua prima esperienza lavorativa, non si aspetta minimamente il vero sfruttamento finché non lo vive sulla propria pelle. La voglia di guadagnare il primo piccolo stipendio, la voglia di iniziare ad essere indipendenti dai propri genitori e la voglia di riuscire ad acquistare il materiale universitario o pagarsi le vacanze con i primissimi soldi messi da parte faceva da padrone insieme al desiderio di iniziare a fare qualcosa al di fuori degli studi e del tempo libero. Lavorare allo stadio a contatto perennemente con il pubblico ha sicuramente il suo perché, questo non si può negare. Garantire la loro sicurezza (finché si può), aiutarli in qualsiasi difficoltà e far sì che tutto vada per il meglio in virtù di un corretto svolgimento dell’evento sono le principali mansioni di noi steward. Con il tempo, però, ti accorgi di innumerevoli cose che non vanno affatto bene. La voglia impetuosa dei primi servizi si trasforma in rabbia dopo aver vissuto l’ambiente in tutte le sue sfaccettature. Ero presente a San Siro e ho visto con i miei occhi l’invasione di campo avvenuta durante il Derby del 5 febbraio 2022. Un ragazzo del catering che scavalca facilmente la barriera del primo arancio sotto il naso degli innumerevoli uomini in servizio ed essere placcato dopo un giro di capo. Io non so se quel ragazzo intendesse veramente, come svelato da Fanpage a seguito di un’intervista, denunciare il lavoro precario che si nasconde dietro il mondo milionario del pallone, ma quell’intervista e quello stesso gesto hanno suggerito un fatto da non sottovalutare: la pura verità riguardo il nostro sfruttamento a pochi euro. Se ci fermiamo a riflettere per un momento e osserviamo attentamente quanto accaduto, il ragazzo che ha invaso il terreno di gioco e gli steward che lo fermano selvaggiamente, come emerso in seguito, navigano nella stessa situazione. Due identiche condizioni, la metafora perfetta della guerra tra poveri che si cela sotto il naso indifferente di tutti i signorotti seduti in poltrona e nei palazzi del potere, completamente ignari del disagio sociale dilagante. Purtroppo, tutti noi abbiamo vissuto situazioni identiche a quelle vissute da quel ragazzo. Mi è capitato di prestare servizio in abito al ristorante nella zona executive dello Stadio. Sono stato testimone, in particolar modo, di indecenti sprechi di cibo mentre a noi semplici operai neanche il sacchetto con il panino o la semplice bottiglietta d’acqua è permesso avere. Obbligati il più delle volte a non fare la pausa a causa della carenza di personale, neppure per andare in bagno. Costretti a fregarcene altamente per non avere un mancamento o un calo di zuccheri per il troppo tempo passato in piedi. Costretti a cibarci letteralmente davanti ai giocatori che passavano, completamente ignari dei nostri disagi. Sempre costretti a mangiare quel poco che ci portiamo da casa sugli scalini fuori dallo stadio in balia del freddo, continuando a controllare l’orario per non sfiorare i 10 minuti di pausa tassativi (quando ti va bene) dati dai nostri superiori per 9 ore di lavoro. Mi indegno a non vederci offerta neanche una tazza di tè caldo soprattutto in questi mesi invernali appena passati. Siamo costretti a non farci vedere quando mangiamo, anche con la pettorina messa giustamente via, per non offendere la sensibilità dei vari capoccia che non possono tollerare la presenza di un semplice steward che dopo ore passate interamente in piedi si gode la sua meritata pausa e le sue umili vivande, prostrato come un senzatetto e magari anche tristemente deriso.

Mi sono stancato di vedere colleghi provenienti da altre parti d’Italia venire in trasferta per il servizio a Milano ed essere trattati in modo disumano durante il viaggio su uno scomodo pullman e con condizioni igieniche non ottimali. Mi sono stancato vedere questi colleghi trasfertisti pagarsi con le proprie tasche addirittura l’ostello per la doppia (in gergo la trasferta che dura un fine settimana intero, equivalente a due partite, una al sabato e una alla domenica in città differenti del nord Italia).

È una vergogna soprattutto per i miei colleghi più anziani. Persone di mezza età obbligate a venire allo stadio perché un lavoro non ce l’hanno. Mi fa rabbia che soprattutto loro vengano trattati in questa maniera, non rifocillati a spese delle nostre società e venire costretti a sopportare fatiche di ogni genere. In più, e questo vale per tutti noi, essere in balia molte volte di comportamenti non troppo decorosi da parte del pubblico più violento. Perché si sa, l’adrenalina gioca brutti scherzi ed essere insultati e non essere prima di tutto rispettati è la cosa peggiore, oltre che magari strattonati e malmenati. Specialmente in questo periodo di pandemia in cui le file fuori dagli ingressi e i conseguenti animaleschi assembramenti senza mascherine, fanno sì che la nostra salute sia messa a repentaglio per poi, fare il buon viso all’interno dello stadio solo perché la presenza di telecamere lo richiede.

Il servizio a volte è addirittura inesistente e la sicurezza non è affatto garantita. Questo è uno dei motivi che mi fa credere che il lavoro dello steward non serve se ti trovi davanti gente che ti vuole sfidare. Noi non possiamo neanche farci niente. Tutta questa autorità che viene decantata forsennatamente non ce l’abbiamo. I nostri capi unità che dicono tutto il contrario di tutto, regole che vengono cambiate di domenica in domenica senza interpellarci fa sì che l’organizzazione sia rasente allo zero. La sicurezza, appunto, non è mai garantita al cento per cento. Chi desidera portare all’interno dello stadio qualcosa, la porta se non c’è un controllo approfondito sulla persona, fatto impossibile se non usi il metal detector. Tra l’altro, a proposito di questi strumenti, vengono utilizzati in quasi tutti gli stadi ma purtroppo, molti di essi, sono senza batterie e vengono dati in dotazione pur sapendo della loro inefficacia. Sembra veramente una grandissima presa per i fondelli ed è la verità. È tutta solamente pura scena.

Mi è capitato di sentire davanti ai miei occhi tre persone di alto rango, conosciute all’interno dello stadio, riguardo la già citata invasione nel derby della settimana prima, adirarsi della pessima figura fatta, secondo la loro opinione. Inveire contro il ragazzo che aveva invaso il campo additandolo, riferendosi alla intervista di fanpage, come bugiardo sul fatto che i lavoratori vengano pagati poco. Parlare sul come la società aveva perso la sua credibilità a seguito del fatto e che per riacquistarla c’era bisogno di un’altra invasione da risolvere con il “pugno duro” oppure «con una bella falciata sulle gambe» (testuali parole di uno di loro). Ho assistito a tutta la scena non credendo a quello che avevo appena sentito. In quello stesso istante sono stato anche malamente fissato da una di esse prima che si allontanassero frettolosamente, forse per paura che qualcosa di quella conversazione potesse uscire dal loro piccolo circolo. Forse si erano resi conto pure loro che non tutti gli steward sono remissivi in tutto e per tutto.

Questa è solo una piccola parte di tutto ciò che avviene ad ogni servizio. Basterebbe andare ad intervistare ognuno di noi per sapere qualcosa in più e nuove storie su questo scempio. Denuncio pubblicamente tutte le società di servizio Steward per la loro indifferenza nei nostri confronti. Rivendichiamo soprattutto rispetto e paghe dignitose. Rivendichiamo la stessa paga delle nostre colleghe hostess retribuite quasi il doppio di noi ma con la metà del lavoro da fare. Il giorno in cui anche l’Italia avrà la decenza di imporsi una legge sul salario minimo come tutti i Paesi civilizzati, sarà il giorno in cui tutti i lavoratori avranno raggiunto la più legittima delle loro conquiste.   

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