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Noi vogliamo glorificare la Pace – sola igiene del mondo


4 Apr , 2022| and
| 2022 | Visioni

Eccoci ripiombati nel Novecento. Qualcuno si chiederà, giustamente, se mai ne fossimo usciti. La guerra è una cosa orrenda; le armi fanno schifo; le macerie e i cadaveri dei giovani civili buttati ai crocicchi delle strade sono immagini terrificanti. Sì, tutto vero. Eppure a sentire certi discorsi, come ad esempio l’ultimo di Mario Draghi in dialogo con Zelensky al Parlamento italiano, sembrerebbe proprio che ci sia una volontà di affermazione della guerra quasi più forte degli espliciti guerrafondai.

Dal nostro punto di vista, non ci possiamo meravigliare. Sono anni che riflettiamo sulla natura intrinsecamente bellica dell’essere umano. Una natura conflittuale, polemica, divisiva e fondamentalmente incapace di coltivare la pace e il rispetto per le diverse tradizioni e libertà. I motivi di questa ancestrale contraddizione sono molteplici, e vanno ricercati contemplando il profilo di una forma di umanità che oggi sembrerebbe essere arrivata a una soglia antropologica.

Hans Küng nel 1974 scriveva – quasi volendo ribadire l’ovvio – che “l’uomo vuol essere oggi soprattutto uomo. Non un superuomo, ma neppure una sottospecie di uomo. Uomo integrale in un mondo il più possibile umano[1]. E che cos’è un mondo umano? Questa domanda è una domanda che ci interroga ancora oggi, nonostante si voglia far finta di nulla alzando lo sguardo al cielo con aria saccente quando qualcuno prova a chiedere se sia o no umano l’espansionismo americano o il colonialismo francese o quello “difensivo” della Nato. Ci si scandalizza tanto quando a fare un atto di guerra (esecrabilissimo) è qualcuno che non riteniamo nostro amico né alleato, ma si sta zitti e disincantati quando siamo noi a compiere massacri, per giunta chiamandoli operazioni di Peacekeeping. Così è troppo facile.

Arrivati a questo punto, dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti che la posta in gioco è proprio il senso di questa umanità che non ha ancora chiarito a sé stessa quale sia la mèta del suo passaggio sulla terra. Nessuno infatti dei big players coinvolti in questa ennesima guerra fratricida riesce a parlare in modo semplice e diretto del perché sia inevitabile uccidersi a vicenda quando è evidente a tutti (da millenni) che ciò non è utile ad alcunché. Certo, se invece riteniamo di dover ancora sposare una visione della guerra come quella espressa – per esempio – nel Manifesto futurista del 1909, dove si diceva esplicitamente che la guerra è la “sola igiene del mondo”, allora è tutto un altro discorso.

Una cosa è certa: un’esplosione di violenza come quella a cui stiamo assistendo era del tutto prevedibile. Addirittura, potremmo dire, annunciata (basta rileggere il libro Viva gli immigrati! di Alessandro Orsini o riascoltare le parole di fuoco del compianto Giulietto Chiesa per rendersene conto). Ma gli esseri umani sembrano davvero favorire ogni modalità di rimozione, di amnesia storica e di menefreghismo culturale, tanto da inseguire la narrazione dei potenti di questo mondo ad occhi chiusi, imitando il famoso quadro di Bruegel la Parabola dei ciechi.

Sotto la minaccia di una detonazione nucleare tattica o di una recrudescenza del conflitto, fino ad arrivare all’uso di armi batteriologiche, è impossibile non domandarsi quale possa essere un’alternativa distensiva, di pacificazione momentanea, che dia la possibilità alle euforie belligeranti di placarsi e di non mettere a repentaglio la vita loro e di migliaia di civili. È possibile che a parlare di vergogna, di scandalo, di disumanità e di fermare immediatamente l’invio delle armi sia rimasto solamente il vescovo di Roma, Papa Francesco? È possibile che le istituzioni intergovernative – una su tutte l’Onu – si limitino a dire un generico “cessate il fuoco” lavandosi la coscienza e praticamente non intervenendo con nessuna azione diplomatica forte ed efficace?

Tutto questo ci lascia sgomenti. La tragicità della situazione Ucraina entra nelle coscienze di ognuno di noi attraverso immagini di morte che fanno il paio con le infinite immagini di terapie intensive e di forni crematori che siamo stati costretti a vedere giorno e notte nelle nostre case, perseguitati da quei commenti terroristici e sadici di un’informazione ormai palesemente menzognera e distopica. Eppure, superando l’ostacolo della comunicazione di propaganda, è ancora possibile riuscire a prospettare un futuro ragionevole e pienamente umano? Noi del Movimento L’Indispensabile crediamo di sì.
Analizzando le viscere del presente possiamo dire che in queste ore ci troviamo iscritti in quello che Ernesto Balducci amava definire “momento aureo”, il quale, se attraversato con occhi perlustranti e sufficientemente autocritici, sarà esso stesso a manifestarci i segni di una nuova epoca dell’umanità. Un’epoca ricca di svolte turbolente, certamente, che però se affrontate nello spirito giusto ci condurranno verso un orizzonte antropologico sicuramente meno ostile e più pacificato. Tutto questo non sarà facile, lo sappiamo, ma l’alternativa, come vediamo, può essere solo la catastrofe.


[1] Hans Küng, Essere cristiani, Mondadori, Milano, 1976 pag. 14

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