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La Scuola e i “valori occidentali”


22 Apr , 2022|
| 2022 | Visioni

I giornali italiani, così solerti, specie di questi tempi, nel difendere i “valori occidentali”, hanno glissato sul progetto di riforma scolastica promosso dal governo spagnolo (a guida PSOE) che prevede, per la scuola secondaria dell’obbligo (12-16 anni), l’eliminazione della filosofia e la sua sostituzione con l’Educazione alla cittadinanza (memoria democratica, etica della differenze, buone pratiche sociali) e la storia con “blocchi tematici” irrelati, ove non si vedano i nessi causali tra i processi, si elimini il procedere diacronico-cronologico (in ossequio all’eterno presente in cui viviamo) e ci si limiti a nozioni che completano la formazione come fossero dei “gadget”.

Non se la passa meglio la matematica, invitata a lasciare da parte la dimensione ideativa, teoretica e concettuale, per divenire puro eserciziario computazionale, in linea con la logica dell’efficienza produttiva.

Alla dimensione riflessiva e immaginativa e al rigore logico-dimostrativo, si preferiranno le competenze “psico-socio-affettive” (per la gioia del nostro ministro Bianchi) che producono allievi “resilienti”, cioè flessibili, adattabili ai contesti emergenziali, pronti (e proni) a inibire e disattivare sul nascere ogni pretesa trasformativa dell’esistente.

Questa pericolosa deriva, naturalmente, non è un fatto isolato ad uno specifico contesto nazionale, ma è in corso in Europa da molti anni. Per una disamina più completa del caso italiano rimando a un articolo dello scorso anno[1], scritto in occasione dell’insediamento dell’attuale governo, in cui si ipotizzava uno scenario che si è poi immancabilmente attuato: scuola delle competenze ad impianto “econometrico”, valorizzazione dei saperi “spendibili”, riduzione dei docenti a nuovi “scribi” esperti nel rendicontare e compilare moduli.

La motivazione ufficiale di questo modello scolastico è quella di eliminare il sapere mnemonico e nozionistico. La motivazione reale, invece, è squisitamente ideologica: liberarsi finalmente delle ultime resistenze disciplinari (materiali) al dispiegarsi totalitario della forma di vita liberale che pensa solo in termini binari (costi/benefici), immagina la formazione esclusivamente come un momento propedeutico alla produttività (si veda, oltre alla nuova manualistica scolastica orientata ai “compiti di realtà”, anche l’ostinazione dell’alternanza scuola-lavoro) e rimuove qualsiasi interrogativo di senso. Una crociata culturale con l’obiettivo di plasmare ab origine l’uomo nuovo.

Oltretutto, è quantomeno singolare che la lotta al nozionismo si faccia incrementando il numero delle cosiddette “prove strutturate” (quiz), sia nella selezione dei docenti che nella valutazione – a tutti i livelli – degli alunni, “testati” non sulla capacità di ragionare e argomentare ma sull’efficienza nel rispondere.

Nell’ideo-logica dominante che piega la “Scuola Occidentale” alla forma mentis produttivistica, lo studente, più che un cittadino pensante, deve divenire un “cittadino competente” (cioè: pronto a “competere”) e il docente deve accompagnare e favorire quest’esito eliminando il tempo dello studio individuale a vantaggio dell’aggiornamento professionale continuo su temi quali le metodologie didattiche innovative e l’uso delle tecnologie.  

Le conoscenze e le capacità critiche globali, sgradite e faticose, devono cedere il posto alle competenze pragmatiche, frammentarie e funzionali alla catena di montaggio sociale. Per questo una disciplina come la filosofia, che insegna ad indagare con rigore logico il reale e che tiene vivo negli alunni il desiderio della conoscenza disinteressata, è un fastidioso (e pericoloso) intralcio al procedere astratto della logica neoliberale.

L’obiettivo, non tanto velato, è quello di smantellare la tradizione greco-rinascimentale-illuministica della formazione radicata sul logos e la ragione autonoma, per generare docili esecutori di compiti che non si fanno domande ma producono risultati tangibili, non pongono questioni ma si adattano flessibilmente alla risoluzione “tecnica” dei problemi, non coltivano lo scetticismo fondativo della ricerca (skepsis) ma implementano atteggiamenti “proattivi”. Non ragionano ma operano.

Questo è il disegno (nemmeno tanto occulto: chi lavora nella scuola ed ha conservato un briciolo di lucidità sa benissimo di cosa si sta parlando) promosso da tutti i governi europei, su indicazioni stringenti degli apparati decisionali dell’Ue e col sostegno incondizionato dei partiti “progressisti”.

Saranno mica questi i valori occidentali che vogliamo difendere?


[1] https://www.lafionda.org/2021/02/18/la-pedogogia-econometrica-e-loblio-della-conoscenza/

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