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Fondata sul lavoro


1 Mag , 2022|
| 2022 | Sassi nello stagno

La recente querelle tra il ministro Orlando e Confindustria è andata in scena in un intorno temporale assai significativo: nella settimana che precede la festa dei lavoratori, il padronato italiano non poteva scegliere occasione migliore per indossare gli abusati panni del pianto greco. Come? Niente aiuti statali se non si aumentano i salari? Ma stiamo scherzando, signor ministro, questo è un ricatto bello e buono! L’inflazione corre follemente? Non crederete mica che possiamo farci qualcosa, noi. Siamo vittime, esattamente come i nostri amati dipendenti.

E mentre la radio raccontava la tragedia del capitalista nostrano, la memoria andava all’articolo 1 della nostra Costituzione, L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Frase meritoria, ma che oggi suona sinistra e farsesca. Su quale lavoro è fondata la nostra repubblica? La sovranità appartiene al popolo?

No. Lapidarei, lo diciamo subito. L’Italia di oggi è l’esatto opposto di quanto ventilato tra il 1946 e il 1947 dall’Assemblea costituente, espressione finale di quel tormentato processo antifascista che dalle galere all’esilio, dalle persecuzioni alle fucilazioni, aveva sempre lottato per la dignità e la libertà dei lavoratori italiani, fino alla vittoria repubblicana e alla sanzione solenne in una nuova carta costituzionale di una società diversa. Letti oggi, i lavori della Costituente fanno male: per l’eccelsa qualità intellettuale e cultura politica oggi introvabile, ma soprattutto per una fortissima tensione morale. Ogni deputato sapeva di avere dietro di sè milioni di sfruttati, di derelitti, di miserabili. Secoli di abbruttimento, di degrado e di squallore rappresentavano l’eredità infame delle classi dirigenti fino ad allora succedutesi al governo della nazione.

Era tempo di dire basta, e di costruire un’Italia diversa, libera e finalmente in grado di dare a ognuno la possibilità di realizzare la propria esistenza, consci del fatto che non può esistere libertà senza giustizia sociale. Al vecchio edificio liberale decrepito e crollante si sostituiva la civiltà del lavoro.

Non era la rivoluzione socialista, beninteso. Ma la consegna dell’art. 3, dove – caso unico al mondo – una Costituzione si erge polemicamente contro la realtà attuale obbligando lo Stato a promuovere e incentivare la lotta di classe degli sfruttati contro gli sfruttatori dà l’idea delle capacità progressive della nostra carta fondamentale. Non si spiegherebbe altrimenti come mai il padronato abbia ossessivamente lavorato per distruggere e svuotare di contenuto l’azione rivoluzionaria prodotta dalle istituzioni repubblicane: si pensi soltanto allo scempio delle privatizzazioni, al macello dovuto allo sfascio del welfare, al crimine dell’euro.

Del resto, nonostante mille problemi, fintanto che il movimento operaio è stato vivo ed ha tratto dalla Costituzione la propria forza, il padronato non ha potuto che battere in ritirata. La storia d’Italia dal 1948 ad oggi può essere letta senza tema come una continua dialettica tra le forze reazionarie e quelle costituzionali, tra il capitalismo straccione e il movimento di classe, oscillando dalle conquiste dell’autunno caldo al tradimento concertativo e al disastro contemporeaneo. Una prova storica della bontà “proletaria” della Costituzione, che andrebbe oggi studiata e sviluppata, proprio oggi che trent’anni di restaurazione liberale ci hanno portati alle soglie di una guerra mondiale, in una società anti-umana che ha prodotto soltanto miseria, alienazione ed emarginazione.

Il primo maggio, festa dei lavoratori, vale oggi dentro l’italietta europeista quanto il 25 aprile: da date simbolo dell’Italia popolare e “di classe” a feticci vuoti, gonfi solo di retorica parolaia e inutile. Le retribuzioni sono ferme da tre decenni, ogni settore della vita sociale è corrotto dalla logica speculativa e dalla rendita parassitaria, la disoccupazione e l’inattività hanno strangolato milioni di nostri compagni, la gran parte galleggia tra salari da fame e contratti precari. Riprendiamoci la vita e la dignità di uomini liberi attraverso la lotta. Studiamo, prepariamoci, creaiamo reti e collegamenti: facciamo della Costituzione la stella polare della nostra accidentata corsa nella notte della ragione. Onoriamo la memoria e l’impegno di generazioni di lavoratori costruendo qualcosa di vivo, di forte, di serio, contro il pressapochismo e l’arrogante idiozia delle classi dominanti: oggi più che mai, alziamo alto la bandiera del lavoro per gridare ancora viva i lavoratori!

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