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Venezuela: le prospettive di Caracas al tempo della guerra in Ucraina


9 Mag , 2022|
| 2022 | Visioni

L’inizio delle operazioni militare russe in Ucraina, a detta di molti politologi ed esperti di geopolitica, ha sancito un cambiamento epocale per quanto riguarda gli equilibri internazionali. E questo non è vero solo per la zona dell’Europa dell’Est o della galassia ex-sovietica, quanto anche per altri scenari come, ad esempio, l’America Latina. Del resto, ormai abbiamo già potuto familiarizzare con la globalizzazione e abbiamo imparato che in un mondo interconnesso ogni evento locale potrebbe ben presto avere ripercussioni su scala globale.

Che il conflitto tra Russia e Ucraina, e in senso lato tra Mosca e Occidente, avesse la potenzialità di cambiare molte cose a livello globale era subito ben chiaro a tutti. L’escalation militare e di sanzioni ha però reso le proporzioni di questo conflitto ancora più devastanti, e questo sia per le parti in causa (interessate in modo diretto) sia per zone teoricamente periferiche rispetto a questo conflitto. Si pensi ad esempio alla crisi alimentare che, a detta di molti, potrebbe investire i paesi del Nord Africa da qui a pochi mesi. Come abbiamo visto gli Stati Uniti sono stati subito pronti ad appoggiare Kiev nella guerra con Mosca schierandosi in prima fila per quanto riguarda le sanzioni economiche. Ad esempio il 22 aprile gli Usa hanno reso operativo il divieto di importare petrolio dalla Russia. Una decisione importante ma che ha indotto Washington a cercare di riavvicinare, se possibile, un paese considerato come “nemico” quale il Venezuela. Secondo Credit Suisse l’economia di Caracas potrebbe trarre giovamento da questa nuova congiuntura internazionale al punto che il Pil del paese sudamericano potrebbe crescere in termini reali del 20% a fronte di una produzione di greggio destinata a salire di circa un quinto.

Secondo il rapporto di Credit Suisse, nello specifico, l’economica venezuelana dovrebbe crescere molto nel 2022 anche per via della crescente domanda di petrolio da quando Mosca ha subito le sanzioni energetiche. Una data significativa per capire quali sono le prospettive di crescita del Venezuela di Nicolas Maduro è quella dell’incontro di alto livello che si è tenuto a Caracas agli inizi di marzo con gli americani che ha posto, sostanzialmente, le basi di una possibile fine delle sanzioni che Washington aveva imposto al paese latinoamericano dal 2019.

Insomma, stiamo parlando di una crescita stimata salita dall’iniziale +4,5% al +20%, una crescita importante che potrebbe segnare un momento di svolta per il governo venezuelano. La spiegazione di questa crescita, come abbiamo visto, va ricercata soprattutto nell’aumento delle estrazioni di petrolio. Solo per fare un esempio, nel febbraio del 2022 la produzione di petrolio era salita a 680.000 barili al giorno, una cifra ben superiore addirittura all’intero anno 2020, quando le estrazioni si erano attestate sui 500.000 barili.

La svolta economica per Caracas si avrebbe con l’allentamento delle sanzioni di Washington e gli Stati Uniti, da parte loro, hanno tutto l’interesse a trovare una valida alternativa al petrolio russo. Ricordiamo, inoltre, che il Venezuela è il paese con le maggiori riserve di greggio al mondo ma, nonostante ciò, ha sofferto molto per le sanzioni americane degli ultimi 4 anni. Maduro ha messo in campo diverse azioni per risollevare l’economia venezuelana come la soppressione dei controlli sui prezzi e sulle valute straniere e la riduzione dell’offerta di moneta alzando tassi e coefficiente di riserva obbligatoria per le banche. In ogni caso, anche qualora l’embargo dovesse essere tolto, Caracas dovrà comunque scontare alcuni anni di assenza di investimenti nel settore dell’estrazione petrolifera. Anche ENI sta guardando con interesse al Venezuela e uno dei motivi è che il paese sudamericano possiede qualcosa come oltre 300 miliardi di barili di petrolio a fronte di estrazioni che, a oggi, potremmo definire insignificanti.

Se le prospettive sono rosee per quanto riguarda l’export petrolifero, Caracas può sorridere anche per la stipula di nuovi accordi internazionali che rafforzano la sua posizione. Se gli Usa potrebbero anche valutare di togliere le sanzioni, almeno in parte, Caracas da parte sua sta continuando a lavorare da anni nell’ottica di evitare l’isolamento diplomatico. Il ministro degli Esteri della Turchia, Cavusolgu, ha firmato qualche giorno fa un accordo tra Ankara e Caracas in settori vitali come economica finanziaria, agricoltura, pesca, turismo, sport, salute e medicina. Questi nuovi accordi sono arrivati a seguito dei lavori delle delegazioni dei due paesi nell’ambito della III Commissione Mista di Cooperazione Turchia-Venezuela. I due paesi hanno anche firmato un memorandum d’intesa che riguarda da vicino l’istruzione universitaria e Ankara ha voluto sottolineare come la Turchia sia uno dei migliori partner di esportazione del Venezuela a dispetto di sanzioni e pandemia.
Qualche numero?
Il fatturato degli scambi tra i due paesi è passato da 300 milioni di dollari a oltre 850 milioni di dollari, e tutto lascia pensare che il trend aumenterà ancora nei prossimi anni. Cavusoglu ha poi sottolineato in modo chiaro: “Continuiamo a stare dalla parte del paese amico (…) Abbiamo sottolineato ancora una volta la nostra opposizione alle sanzioni contro il Venezuela”.

Il presunto “riavvicinamento” di Washington non andrebbe comunque letto come un riorientamento strategico da parte di Caracas. Al contrario, le relazioni tra Venezuela e Russia sembrano essere molto solide come sottolineato anche dal recente accordo raggiunto per l’esplorazione del cosmo tra i due Paesi. L’8 aprile 2022 Mosca ha annunciato un accordo di cooperazione con Caracas per l’esplorazione del cosmo e, sempre lo stesso giorno, l’Agenzia spaziale russa Roscosmos, ha annunciato di voler costruire una nuova stazione orbitale, la ROSS, in partnership con il Venezuela. La premessa a questa notizia è ovviamente la rottura di Mosca con la Stazione Spaziale Internazionale a seguito delle sanzioni imposte dall’Occidente contro la Russia dopo la guerra in Ucraina. Questo accordo prevede, tra le altre cose, anche che il Venezuela utilizzi il Global Navigation Satellite System (GLONASS), un sistema russo di navigazione globale satellitare. L’accordo prevederebbe anche collaborazione nell’ambito della scienza e della ricerca, nelle comunicazioni satellitari, nella medicina e nella geodesia astronomica.

Tutto questo indica che gli stravolgimenti globali innestati dalla crisi in Ucraina aprono a scenari molto interessanti per un paese dalle enormi potenzialità come il Venezuela, che negli ultimi anni ha dovuto sopportare importanti restrizioni a causa delle sanzioni americane. Caracas deve continuare a gestire una situazione economica e sociale non facile ma potrà farlo con qualche certezza in più e, soprattutto, potrà mettere a frutto il suo vantaggio strategico di essere un Paese ricchissimo di materie prime riuscendo a ottenere vantaggi significativi dalle sue relazioni internazionali. La costante cooperazione con Russia, Turchia e Cina e, nel contempo, l’allentamento delle tensioni/sanzioni con Washington, potrebbero inaugurare una nuova era per il Venezuela di Nicolas Maduro.

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