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“Un dittatore di cui si ha bisogno” e un’emergenza di cui si ha estremo bisogno!


14 Lug , 2022| and
| 2022 | Sassi nello stagno

Per quanto tempo ancora dovremo subire la sciagurata ipocrisia di questo governo “dei peggiori”? Perché ancora così pochi cittadini (elettori) sembrano sdegnarsi concretamente di fronte alla malafede e all’indecenza di codesti politici voltagabbana? Un tempo per lo meno ci si sarebbe vergognati a dire certe cose urbi et orbi. Mentre quello che siamo costretti a sentire ogni giorno, dalle voci che compongono questo accrocchio istituzionale, è un susseguirsi di menzogne e di boutade degne di un film di Fantozzi. Qualche scricchiolio interno cominciamo a vederlo, ma se aspettiamo che Conte, Salvini o Letta facciano cadere un governo adesso, con tutti i giornalisti pronti a far loro la morale sulla inopportunità (sempre inopportuna) di andare all’elezioni anticipate, stiamo freschi. Certo, non c’è limite alla Provvidenza. E viste le ultimissime dichiarazioni del M5S[1] può darsi pure che accada. Ma ciò non cambierebbe di molto la tristezza dello scenario politico dominante.

Nemmeno su una cosa elementare come il principio di non contraddizione, che dovrebbe essere una base acquisita una volta entrati nell’età della ragione, questo premier (eletto da nessuno) sembra avere piena consapevolezza. Per lui infatti Erdogan è un dittatore, ma accettabile. Al contrario Putin è sempre un dittatore, ma non più accettabile. E quale sarebbe la differenza sostanziale fra l’uno e l’altro? Non ci è dato sapere. Intanto possiamo dire di aver barattato la guerra ai Curdi in cambio dell’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato. Questo esempio di gioco geopolitico ci spinge a dire che siamo inzuppati dalla mattina alla sera nella contraddizione, nell’equivoco e nella parola morta. Ed è così che si possono permettere ormai impunemente di dire e fare qualsiasi cosa.

Mi ha sempre fatto sorridere l’espressione dell’ex magistrato Piercamillo Davigo che recita pressappoco così: “i politici non hanno smesso di rubare, hanno smesso di vergognarsi”. E guardando ai tecnocrati, spesso considerati virtuosi rispetto ai politicanti, viene da aggiungere che sono addirittura capaci di trasformare la vergogna in vanto nazionale. Come dimostra proprio il caso Erdogan con il quale il banchiere Mario Draghi e il ministro degli affari esteri Luigi Di Maio fanno i fidanzatini in favore di telecamera (vedi vertice ad Ankara del 5 luglio 2022). Quanta miseria…

Una miseria ancora maggiore però, se possibile, è quella culturale. Saggisti come Federico Rampini infatti arrivano a difendere il governo Draghi dicendo che l’accordo con Erdogan “è un prezzo dolorosissimo e molto grave” che però “se potesse salvare attraverso lo sblocco delle vie del grano milioni di vite umane in Nordafrica e in Medioriente, forse alla fine quel prezzo si rivelerebbe doloroso, ma accettabile”[2]. O ancora quando è arrivato a dichiarare, senza nessun imbarazzo, che “la nostra recessione sarà la prima vera sanzione economica che farà male sul serio a Putin”[3]. Praticamente il motto machiavellico del fine che giustifica i mezzi in confronto è un’apoteosi di moralismo puritano. Cose dell’altro mondo.

Ovviamente nessuno può pensare che ciò a cui stiamo assistendo sia il frutto di un’ingenuità generale. Quello che sta avvenendo è un riposizionamento geopolitico di tutti i poteri economici interni ed esterni ai confini europei. Con la pandemia prima e con la guerra oggi, si sono create le condizioni (volute o meno poco importa) affinché si riaprissero questioni di carattere egemonico. Di volontà di potenza avrebbe detto Nietzsche. In questo momento “stiamo vivendo – scrive il Giurista Ugo Mattei – una nuova grande trasformazione che sta travolgendo i capisaldi della tradizione giuridica e politica occidentale”[4]. “La fase traumatica che il mondo sta vivendo – continua Mattei nel suo ultimo libro Il diritto di essere contro – è la rappresentazione geopolitica del declino del prestigio globale con cui l’asse atlantico, pur fra alti e bassi, era stato capace di tramutare la bruta forza in egemonia dal dopoguerra a oggi”[5].

Se le cose stanno così, e purtroppo stanno così, allora ecco che il combinato disposto di emergenza perenne (oggi anche ambientale) e nuova Guerra Fredda (Nato-Russia) formano inevitabilmente lo scenario perfetto entro il quale riprogrammare il destino incerto e dell’occidente e dell’oriente. Almeno questo è il progetto folle dell’élite finanzcapitalistiche globali che imperversano da decenni in occidente e che si infiltrano in modo nemmeno poi così tanto mascherato nei sistemi democratici, annichilendoli dall’interno fin dentro i punti cardine delle loro costituzioni sovrane, mirando all’eliminazione totale di qualsiasi anelito di libertà soggettiva e comunitaria. Quella che si aprirà in autunno sarà dunque una stagione di lotta all’ultimo sangue. Già adesso cominciano a seminare le nuove parole chiave: emergenza climatica, quarta dose, blackout, economia di guerra, risparmio idrico[6], razionamento del cibo. Il tutto ovviamente condito da un linguaggio Armageddon che oltre a servire da sfinimento progressivo di quel residuo nucleo di cittadini ancora pronti alla resistenza, ha l’intento psicopolitico di governo delle popolazioni attraverso l’incitamento alla paura. D’altronde per esserne certi basta sentire alcune voci allineate al Sistema come quella dello scrittore Paolo Giordano che l’altra sera ha detto testualmente: “l’approccio razionale [nella strategia di comunicazione politica-sanitaria] funziona fino a lì, ma in questo momento non lavoriamo più con l’aiuto della paura delle persone”[7]. Un po’ come a dire che dobbiamo avere sempre paura e che invece, adesso, ci stiamo rilassando troppo: guai a noi!

Una cultura che si esprime in questo modo dimostra davvero di essere arrivata al capolinea. Ormai è persino superfluo indagarne i tratti di decadenza. Basta lasciarla parlare e si scopre da sé. Al contrario, dovremmo tutti sforzarci di elaborare un linguaggio agli antipodi di quello ansiogeno e terroristico tipico della “società del controllo”. Dove l’accento viene continuamente spostato sulla malattia, sulla morte, sulla guerra, sul malessere e sull’indifferenza nei confronti dell’altro, il compito di una nuova cultura risiede nello sforzo incessante di riportare l’attenzione sulla guarigione, sulla vita, sulla pace, sul benessere e sulla vicinanza umana all’altro. Anche, e soprattutto, quando l’altro è il più distante da me. Il giorno che saremo in grado di compiere questa ri-voluzione allora potremmo dirci soddisfatti. Fino ad allora, occorre denunciare con forza l’abuso di potere sempre e ovunque.


[1] https://www.repubblica.it/politica/2022/07/13/diretta/conte_consiglio_nazionale_m5s_crisi_di_governo-357598900/

[2] https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/07/07/curdi-prezzo-doloroso-ma-accettabile-botta-e-risposta-a-la7-tra-rampini-e-lattivista-marcucci-e-lui-parla-di-canea-dei-putiniani-contro-erdogan/6653563/?fbclid=IwAR1oIKzgxrvlS8cQJD0g_RQ4sLa2StG4NJ7AUCuCQzU0VAMLG5CfE2s57w4

[3] https://www.ilsussidiario.net/news/federico-rampini-choc-recessione-occidente-vera-sanzione-che-fara-male-alla-russia/2371808/

[4] Ugo Mattei, Il diritto di essere contro, Piemme, Milano, 2022 pag. 12

[5] Ivi, pag. 15

[6] https://www.adnkronos.com/siccita-vademecum-in-20-punti-per-il-risparmio-idrico_6UcSE0Zl1qbgAWgHKPSUrz

[7] https://www.la7.it/in-onda/rivedila7/in-onda-puntata-del-772022-08-07-2022-444868

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