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Landini difende l’Iva: imposta incostituzionale voluta dall’Europa


28 Lug , 2022|
| 2022 | Sassi nello stagno

Si è tenuto ieri un incontro tra governo (quello sugli affari correnti “allargati” alla Mattarella maniera) e le parti sociali.

Si è accennato, tra le varie cose, all’ipotesi di soppressione (forse congelamento) dell’Iva per i beni di prima necessità. Mi ha colpito (in effetti no) la dichiarazione a caldo di Maurizio Landini: «il governo non ha parlato del taglio dell’Iva, noi non pensiamo sia uno strumento prioritario perché se tagli l’Iva il taglio vale per tutti a prescindere dal reddito», così come riportata ad esempio dal Fatto Quotidiano.

Rispetto a quanto l’Iva abbia inciso nel trasformare il nostro sistema di imposizione fiscale, a partire dalla sua introduzione negli anni ’70, disegnando fondamentalmente un modello anticostituzionale e regressivo così come chiestoci dalla istituzioni comunitarie, ha già scritto l’amico Thomas Fazi.

Vorrei aggiungere però un elemento, di natura meramente razionale e logica, che davvero mi spinge a pensare come oggi si dia fiato alla bocca, ammesso che certe dichiarazioni vengano rilasciate in buona fede (dobbiamo e vogliamo credere di si), pronunciando parole e concetti che sono ben oltre il limite del delirio.

Per definizione, infatti (se ne faccia una ragione Salvini), qualsiasi imposta ad aliquota fissa uguale per tutti (come l’Iva) è regressiva: essa infatti colpisce in egual misura il cittadino a prescindere dalla sua condizione economica.

Vale la pena considerare, peraltro, che esistono alcune eccezioni davvero curiose: si applica l’Iva in misura ridotta del 5% a tartufi freschi o refrigerati, ma se li preferite congelati, essiccati o preservati immersi in acqua salata o solforata, l’Iva sale al 10%; sempre al 10% è l’aliquota applicata a francobolli da collezione e intere collezioni di francobolli; ancora al 10% è l’aliquota applicata a oggetti d’arte, di antiquariato, da collezione. Tutti beni tipicamente nel carrello dei morti di fame.

Attenzione, però, perché il centro-destra (Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e ovviamente il PD che finge di stare dall’altro lato) nell’aprile scorso ha votato, nel silenzio generale della stampa serva e venduta, l’abolizione dell’Iva sulle armi: la von der Leyen lo aveva chiesto già nel 2021.

Ora, al netto di queste piccolissime contraddizioni delle quali ovviamente nessuno parla, c’è da affermare qualcosa di meramente logico: assunto che un intervento sia per definizione regressivo, va da sé che la sua abolizione non possa che risultare progressiva, vi torna? A Landini non torna.

La cosa è piuttosto preoccupante, laddove l’art. 53 della nostra scomodissima Costituzione è assolutamente chiaro sul punto: «Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Ciò che ad ogni modo davvero mi sconvolge nella posizione del nostro Maurizio è il ragionamento: sarebbe contrario alla abolizione dal momento che agevolerebbe tutti, ricchi e poveri. Il punto però è proprio questo: lo strumento non fa distinzioni nella sua abolizione, vero, ma esattamente come non le fa nella sua vigenza, proprio per la sua natura intrinsecamente incostituzionale e regressiva. Peraltro, qualche distinzione in effetti la fa perché incide sui consumi e coloro i quali sono costretti a spendere tutto ciò che guadagnano (i poracci), a mio sommesso avviso sono più esposti di coloro i quali invece possono ancora permettersi il lusso di risparmiare e accumulare capitale. Ma io non sono un economista, mi fermo qua.

Insomma, il ragionamento di Landini è pressappoco questo: pur di non aiutare (meno) qualcuno, io massacro tutti, in particolar modo quelli che hanno poco. Francamente si resta basiti, sconcertati, dinanzi all’ennesima circostanza nella quale un silenzio sarebbe paradossalmente risultato assai più costruttivo ed edificante dell’ennesima fregnaccia.

Continuiamo così, facciamoci del male.

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